Alzatevi! Risvegliatevi!

Alzatevi! Svegliatevi! E non fermatevi fino a che la mèta non sia raggiunta.

Noi siamo ciò che i nostri pensieri ci hanno reso; perciò abbiate cura a cosa pensate.”

Sii un eroe. Di sempre: “Io non ho paura”.

Apprendi ogni giorno. Nessuna conoscenza proviene dall’esterno. La conoscenza è tutta interiore.”

Non pensare mai che ci sia qualcosa d’impossibile per l’anima.”

Come il fabbro mantiene vivo il fuoco della sua fornace soffiando col mantice, così la mente dovrebbe essere mantenuta pulita e lucente con l’aiuto di sante compagnie.”

Ogni cosa si trova all’interno (di noi stessi). Tu detieni il potere.”

Fare va bene, ma questo scaturisce dal pensare. Riempi quindi la mente con pensieri elevati, con gli ideali più alti; ponili innanzi a te giorno e notte, e da questi ne scaturirà un enorme lavoro.”

Abbi fede in te stesso. La concentrazione su un punto unico è la chiave.”

Per riuscire dovete avere  tremenda perseveranza, tremenda volontà. ‘Inghiottirò l’oceano’, dice l’anima perseverante; ‘Le montagne si sgretoleranno per mia volontà’. Abbi quel tipo di energia, quel tipo di volontà, lavora duro e raggiungerai la mèta”.

Prendete un idea, consacratevi ad essa, applicatevici con pazienza, e il sole sorgerà per voi.”

Sono solo alcuni dei pensieri di Swami Vivekananda, uno dei giganti spirituali dell’India. Sono pillole di saggezza concentrata da ripetere nei momenti difficili, da scrivere su un foglietto tenendolo in vista, da imparare a memoria e interiorizzare. Sono risorse da tenere a portata di mano, da utilizzare e condividere con chi, come voi, ricerca modalità sempre nuove di poter applicare il Dharma.

Condividerò altri post come questo per far conoscere il pensiero degli yogi che hanno contribuito a rendere grande il nome dell’India.

Il legame psiche-soma nella pratica dello yoga

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Il legame che intercorre tra psiche e soma, tra la nostra mente e il nostro corpo, è cosa nota sin dall’antichità. I latini sentenziavano “Mens sana in corpore sano”, e la tradizione dello yoga dall’oriente prima, la civiltà greca e l’evoluta civiltà araba poi, dimostrano quanto fosse importante la ricerca dell’armonia tra la mente e il corpo.

Nei praticanti di yoga questo legame indissolubile di psiche-soma è profondamente studiato. Per B.K.S.Iyengar  la pratica dello yoga è un viaggio che si svolge contemporaneamente dalla periferia verso il nostro centro interiore, e dal quel centro verso la  nostra periferia corporea. Una armonica simultaneità, ciclica e mai uguale nel tempo, con percezioni ogni volta sempre nuove e dalle mille delicate sfumature, che  lasciano intravedere la meravigliosa complessità del nostro essere profondo.

Chi ha vissuto l’esperienza di un corroborante shavasana (posizione di rilassamento), di una profonda seduta di pranayama, di asana con effetti introspettivi o della meditazione, sa cosa intendo dire. In quei momenti si vive il momento presente. La mente, dissolvendosi, diventa kalatita, al di là dello spazio-tempo: il tempo è come si restringesse e implodesse su sé stesso,  lasciando spazio ad una espansione della coscienza e a una accresciuta consapevolezza. In quei momenti si può avere la chiara percezione del delicato legame che intercorre tra psiche e soma, tanto è inequivocabilmente presente alla nostra coscienza.

A questo proposito segnalo un articolo interessante dal titolo Medicina psicosomatica: funziona. E la filosofia yoga l’aveva scoperta secoli fa. Gradirei avere un vostro feedback tramite i commenti a questo articolo, perché in quanto ricercatore ed insegnante di yoga sono per me importante materiale di verifica.

Maha Khumb Mela di Allahabad

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Segnalo un interessante post sul Maha Kumb Mela, festa che si tiene da gennaio a febbraio 2013 ad Allahabad, nel nord dell’India: La grande brocca e le quattro gocce.
Scriverò in seguito un approfondimento sul significato interno del Khumb Mela alla luce delle pratiche del kriya yoga.
Vi auguro una buona lettura e per qualche attimo condivido con voi tutti un frammento della terra benedetta d’India.

Neurofisiologia della meditazione

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Dhyana o meditazione è il settimo angha, o ramo, dell’ottuplice sentiero di Patanjali e in chi pratica lo yoga è un elemento da sviluppare accanto alla pratica degli asana.

Il grande rishi Patanjali aveva così strutturato l’Ashtanga Yoga od ottuplice sentiero: Yama, Nyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana, Samadhi. Come si può notare, Dhyana viene dopo Pranayama (controllo del flusso del prana tramite il respiro), Prathyahara (il ritiro del flusso degli organi dei sensi verso l’interno) e Dharana (la concentrazione).

Nella tradizione del kriya yoga di Lahiri Mahasaya viene insegnato al praticante a regolare il flusso del prana vayu per renderlo calmo, con una quotidiana e regolare pratica del pranayama. Attraverso la pratica si placa il flusso tumultuoso di respiro e prana, ottenendo così gradualmente il Pratyahara, ovvero il ritiro della mente dai sensi  verso l’interno. Solo allora la mente non sarà trascinata come le foglie dal vento nei vortici delle attrazioni o repulsioni dei sensi: a quel punto la mente viene resa ekagrata, fissa cioè in un unico punto. È lo stadio di Dharana o concentrazione. E quando Dharana viene mantenuto yogicamente, come un filo di olio che scorre ininterrottamente da un recipiente all’altro, esso pian piano ci introduce allo stato di meditazione, o Dhyana.

Riflettete perciò su quanto sia sottile il lavoro che sottende la meditazione: stabilità e capacità di poter sedere in una postura comoda e stabile; controllo del flusso del prana per poter stabilizzare la mente; capacità di poter ritirare la mente dai sensi verso l’interno; mantenere la mente su un unico punto, concentrandola come si fa con i raggi solari convogliandoli in un punto con una lente d’ingrandimento; mantenere gradualmente  quel flusso di concentrazione per poi fluire con la luce del proprio essere più profondo, o Dhyana.

Scriverò altri post più approfonditi sui vari angha dell’ottuplice sentiero, per poterne avere  una visione anche alla luce delle pratiche meditative e per potervi lasciare ulteriori spunti per la vostra pratica e la vostra ricerca personale.

Aggiungo il link a un post di Yoga Sutra  un interessante blog che ho avuto la fortuna di incontrare e che condivido con tutti i sinceri ricercatori dello yoga: 4 studi scientifici su meditazione, sistema nervoso e circolazione. Tratta degli effetti meravigliosi sul sistema sul sistema nervoso quando si effettua anche un minimo di pratica meditativa.

L’importanza di una sequenza di asana ben strutturata

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Structure is the secret to an enjoyable yoga practice

“Asanas cannot be jumbled together any which way. The proper sequencing of poses is crucial to the effective opening and closing of the body. Each posture has a specific effect on the body. When combined with another posture, these effects can be used to heal, raise energetic states, and soothe.
The proper combination of asanas is crucial to an intelligent understanding of yoga that goes beyond mere repetition of postures.
Yoga is an art and a science. The sequencing of asanas is the science of yoga”.
Questo è un post che ho trovato su un blog di yoga Iyengar di David e Jurgen, due insegnanti certificati che vivono in Sud Africa e che lì hanno un centro. Sono poche parole ma che arrivano al cuore di qualunque praticante, principiante o avanzato che sia. Che suonano all’incirca così:
“Gli asana non possono essere in alcuna maniera ammucchiati alla rinfusa. La sequenza appropriata di posizioni è fondamentale per una efficace chiusura ed apertura del corpo. Ogni postura ha un effetto specifico su di esso.
Quando viene combinata con un altra posizione,  questi effetti possono essere usati per vivificare, far aumentare degli stati energetici, e calmare.
La giusta combinazione degli asana è fondamentale per una intelligente comprensione dello yoga, cosa che va oltre la semplice ripetizione delle posizioni.
Lo yoga è un’arte e una scienza. Il saper mettere in sequenza gli asana è la scienza dello yoga”.
E’ un invito a praticare usando le giuste direttive date dai propri insegnanti e la giusta discriminazione che, come il Buddha insegna, ci guidano verso “l’aurea via di mezzo”.