RESPIRA: SEI VIVO!

“Nei manuali di yoga si menzionano tre fasi del respiro: inspirazione (puraka), espirazione (rechaka) e ritenzione controllata (kumbhaka). La pausa corrisponde al kumbhaka. Deve essere controllata, deve essere sotto il vostro controllo.

Chiunque abbia controllato la pausa è vittorioso ed è libero dal richiamo della morte. Ha controllato la morte. È così che fanno gli yogi. QUESTO è il pranayama. Il respiro è legato al processo MENTALE e al corpo, è un ANELLO di congiunzione. Chi è responsabile del mantenimento di questo legame? Perché non si spezza questolegame? Il respiro è il PONTE tra i due, e finché questo respiro è INTATTO, siete vivi. Nel momento in cui si separano, si chiama morte. La separazione tra il processo mentale e il corpo è chiamata MORTE.”

Swami Rama

Il post di oggi parla del pranayama e delle sue implicazioni interiori. Possiamo resistere circa 21 giorni senza mangiare, appena poco poco più di una settimana senza bere, ma dopo massimo 3 minuti, per le persone più robuste, senza il respiro sopraggiunge la morte. Non solo: il cervello in caso di eventuale scampato pericolo, riporterà probabilmente dei danni permanenti per mancata ossigenazione delle cellule cerebrali. Che dire di più? Il respiro è il nostro sostentamento principale, senza il quale possono avvenire gravi danni nel nostro corpo e non ultima la morte.

Prima di qualsiasi pranayama — prima di Ujjayi, prima di Viloma — arriva un’istruzione più silenziosa: OSSERVA il respiro.Non modificarlo. OSSERVALO.

Geeta S. Iyengar lo ha espresso chiaramente:
“Il pranayama non è controllo del respiro.
È L’ESPANSIONE della forza vitale.
Non controlli il respiro,
RIMUOVI gli ostacoli che lo LIMITANO.”

— Geeta S. Iyengar, Yoga: A Gem for Women, Capitolo sul Pranayama

Non si parla quindi di controllo, ma di RIMOZIONE. SI rimozione di tutto ciò che lo limita e lo costringe.

In realtà il respiro sa GIÀ COME respirare. Il nostro compito è smettere di ostacolarlo, e tutto questo inizia in modo SEMPLICE. Ti siedi.Ti rilassi. OSSERVI.

L’inspirazione è lunga o corta?
L’espirazione è fluida o si blocca?
Dove si ferma il respiro: nel petto, nella gola, nella pancia? Inizialmente NON serve una tecnica, ma solo ATTENZIONE.

Solo quando OSSERVIAMO il respiro e prepariamo il corpo attraverso gli asana, iniziamo a MODELLARLO.

Il respiro è potente. Merita RISPETTO. Il pranayama si apprende PROGRESSIVAMENTE, sotto la guida di un INSEGNANTE QUALIFICATO. Prima di sederti per il pranayama, chiediti:
Riesci a osservare dieci respiri senza cercare di cambiarne nemmeno uno? Che cosa noti quando smetti di cercare di controllare il respiro? QUESTA è la maniera corretta per poter iniziare una pratica proficua di pranayama. E con questo vi invito il giovedì sera alle 19.30 nel mio Centro Yoga Civitavecchia SURYA, dove vi verranno spiegati gli elementi fondamentali per poter dare inizio alla vostra pratica personale di questa meravigliosa disciplina che è lo Yoga. Vi aspettiamo.

COSA CI INSEGNA IL TAPPETINO SUL MOVIMENTO QUOTIDIANO?

Ci esercitiamo sul tappetino.

Ma il movimento non rimane LÌ.

Prendiamo per esempio Uttānāsana.
Una flessione in avanti può sembrare semplice.Eppure, con la pratica, iniziamo a studiare ciò che di solito accade automaticamente:
DOVE si trova il peso sui piedi? COSA fanno le gambe?
COME si muovono le articolazioni dell’anca?
COSA succede alla colonna vertebrale?
DOVE c’è uno sforzo superfluo?

Geeta S. Iyengar ha detto:
“L’asana non è semplicemente una postura FISICA.
È uno STATO DELL’ESSERE.
Quando sei in un’asana, non stai solo facendo,
stai DIVENTANDO.”— Geeta S. Iyengar, Yoganusasanam Convention, RIMYI Pune, 2014

DIVENTARE…

Poi, qualcosa cade a terra…

Niente tappetino.
Niente insegnante.
Nessuna posizione da eseguire.

SEMPLICEMENTE ti pieghi. Ma forse percepisci il movimento in modo diverso.

Non perché stai cercando di ricreare Uttānāsana nella vita di tutti i giorni.

Perché la pratica ti ha insegnato a prestare attenzione a COME ti muovi.

Questo potrebbe essere UNO dei modi più silenziosi in cui l’āsana continua ANCHE al di fuori del tappetino.
La posizione finisce.

La CONSAPEVOLEZZA non deve finire.

Quale movimento quotidiano percepisci ora in modo diverso, grazie allo yoga?
Sei curioso di scoprire come lo Yoga Iyengar sviluppa l’attenzione ATTRAVERSO il movimento?
Queste sono le domande che qualunque praticante arriva a porsi, perché frutto di una indagine profonda che dovrebbe avere luogo durante la pratica degli asana e l’osservazione del flusso respiratorio nel Pranayama. Ed è proprio questo ampliamento dell’attenzione che porta la consapevolezza dal tappetino, alle piccole e grandi cose di tutti i giorni: proprio come Geeta sottolineava. Uno STATO DELL’ESSERE. Uno stato che va continuamente ricercato e affinato, per essere poi travasato nel nostro vissuto di ogni giorno. Cambia la vostra percezione della Vita. E chi è attorno a voi, lo percepisce.