IL SOLE È ALTO. CONTINUI A PRATICARE?

È un’ottima domanda, soprattutto in questo periodo che le temperature hanno raggiunto punte di massima tropicali, dove il caldo torrido toglia la voglia e l’entusiasmo di una sana pratica, e anche le cose più semplici diventano faticose.

La risposta non è semplicemente sì o no.

È una questione di consapevolezza.

Ogni sequenza di Iyengar Yoga è già di per sé un piano termico.

Le posizioni in piedi generano calore.

Le estensioni in avanti calmano il sistema nervoso.

Le inversioni completano l’integrazione.

Śavāsana suggella la pratica.

La sequenza comprende che il calore deve salire prima di poter essere rilasciato.

Ma quando il sole aggiunge il suo calore, quando il corpo è già caldo dall’esterno, il fuoco interno può passare da nutriente a debilitante.

Potresti sentire gli arti diventare pesanti. La mente inizia a vagare. Ciò che di solito ti sostiene inizia a sembrare estenuante.

Questo non è necessariamente un motivo per saltare la pratica.

È un motivo per adattarla.

Quando il sole è alto, la pratica può includere:

Meno posizioni in piedi. Più lavoro da seduti.
Estensioni in avanti mantenute un po’ più a lungo.
Un’inversione più tranquilla, come Setu Bandha Sarvāṅgāsana invece di Ūrdhva Dhanurāsana.
Śavāsana eseguita senza essere né abbreviata né affrettata.

La tradizione offre anche prāṇāyāma rinfrescante, tra cui Śītalī e Śītkarī, per i praticanti che li hanno appresi progressivamente da un insegnante qualificato.

La pratica non consiste nel trovare l’ora perfetta.

Consiste nel leggere le condizioni – il corpo, la stanza e il sole – e nel rispondere con intelligenza.

Questo è ciò che insegna il metodo.

NON IMITAZIONE: MA ADATTAMENTO

GEETAJI ha ricordato ai praticanti più anziani qualcosa di profondamente importante:

“L’ETÀ NON È UNA MALATTIA.”

È una FASE della VITA con i suoi punti di FORZA e le sue ESIGENZE.

La pratica di una persona di sessant’anni NON DOVREBBE imitare quella di una ventenne.

Questa non è una concessione.

È UN’ISTRUZIONE.

In gioventù, la pratica può essere plasmata DALL’AMBIZIONE:

FINO a che punto?

PER QUANTO tempo?

QUANTO?

Ma con il tempo, la pratica pone domande diverse:

Con QUANTA PRECISIONE?

Con QUANTA ONESTÀ?

Con QUANTA COSTANZA?

Le anche CAMBIANO.

La colonna vertebrale CAMBIA.

Il respiro CAMBIA.

I tempi di recupero CAMBIANO.

Questi non sono fallimenti.

Sono INFORMAZIONI.

Nella sala di pratica, lo vediamo ogni giorno.

Una settantenne in Supta Baddha Konasana, completamente SOSTENUTA, che si apre SENZA FORZARE.

Una sessantacinquenne in Setu Bandha CON supporto, il petto che si solleva dolcemente dopo ANNI di PRATICA.

I supporti non sono un passo indietro.

Sono un PROGRESSO in termini di CONSAPEVOLEZZA.

Il praticante maturo non smette MAI di IMPARARE.

La pratica diventa semplicemente PIÙ SAGGIA…

DISTACCO INTERIORE

Per quanto riguarda gli altri, non dobbiamo sempre REAGIRE al loro comportamento. È un problema LORO, NON NOSTRO. INTERIORMENTE, dovremmo essere RILASSATI, accettare che gli altri siano COME SONO e lasciare che le cose ci scivolino addosso, rendendo la nostra mente LISCIA come una padella ANTIADERENTE.

Non dovremmo permettere che tutto dentro di noi si SURRISCALDI sempre di più come una pentola a pressione. NON dovremmo diventare MENTALMENTE come una pentola a pressione. Dovremmo lasciare che le cose SEGUANO il LORO CORSO e non giudicare così tanto. Le persone sono PERSONE. Lasciamole essere COME SONO.

Non possiamo CAMBIARE GLI ALTRI. Ma possiamo cambiare NOI STESSI: l’unico cambiamento a cui possiamo aspirare è cambiare la NOSTRA REAZIONE alle azioni ALTRUI. QUESTO POSSIAMO FARLO.

Possiamo vederla come una replica di un programma televisivo: “Oh no, non di nuovo!” Ricicliamo all’infinito le stesse vecchie situazioni e le stesse vecchie reazioni. Quindi CAMBIAMO CANALE. Coltiviamo una mente MENO GIUDICANTE, più COMPASSIONE, più GENTILEZZA e un buon senso DELL’UMORISMO. Penso sia molto importante SORRIDERE a NOI STESSI e agli ALTRI.

JETSUNMA TENZIN PALMO

Ricerche mediche nell’ambito dello Yoga

 

 

 

Cari amici dello yoga il post di oggi è un breve sunto di solo alcuni dei profondi benefici di cui godono i praticanti di questa antica disciplina. Le ricerche medico-scientifiche hanno già da tempo iniziato a studiare le dinamiche dello yoga e i suoi profondi effetti in campo psicologico e fisico, ricavandone conclusioni a dir poco sbalorditive. Chi pratica regolarmente e con insegnanti qualificati già conosce gli effetti che il post descrive chiaramente. Questo è un ulteriore invito a iniziare la pratica di questa disciplina millenaria per coloro che ne sono affascinati, e un invito  a praticanti e insegnanti di ogni livello a non smettere mai le ricerche riguardo la pratica personale volta anche a un insegnamento sempre più evoluto.

Le pratiche Yoga ricevono sempre nuove conferme sugli effetti antinfiammatori. Riporto quelli a mio parere più rilevanti. Parliamo di infiammazione silente. L’esecuzione di asana ogni settimana per un’ora determina un aumento delle proteine antinfiammatorie chiamate apoliproteina A1 (ApoA1) e adiponectina dopo solo 6 settimane. L’apoliproteina A1 è un componente del colesterolo buono, un complesso di lipoproteine ad alta densità chiamate anche HDL che aiuta a ripulire le pareti arteriose da colesterolo e grassi e ha proprietà antinfiammatorie. L’ApoA1 protegge dalla malattie cardiache e verosimilmente anche dal morbo di Alzheimer.

L’adiponectina invece è un ormone proteico antinfiammatorio che aiuta a tenere sotto controllo la glicemia e che presenta valori più bassi nelle persone sovrappeso o con diabete.
Lo yoga fa diminuire le citochine proinfiammatorie e aumenta quelle antinfiammatorie.
Lo yoga ha dimostrato di avere effetti di cambiamento nella espressione genica, riuscendo a ridurre la trascrizione del NF-kB, che è un fattore che attiva parti del genoma che causano processi infiammatori.

Questo lo si è osservato in uno studio su 200 donne che avevano avuto un tumore al seno e che hanno praticato yoga per 3 mesi. Lo Yoga è in grado di modificare sensibilmente i livelli di neurotrasmettitori nel cervello. IL GABA è uno di questi. Chi soffre di depressione, ansia o disturbo post-traumatico da stress ha livelli di GABA inferiori, bassi. IL GABA è un neurotrasmettitore inibitore, aiuta anche a dormire.
Alla Boston University i ricercatori hanno studiato l’effetto di 12 settimane di Yoga sui livelli GABA nell’area del cervello chiamata talamo e l’hanno messo a confronto con una camminata della stessa durata.

Il risultato dice che lo yoga migliora l’ansia e l’umore più della camminata aumentando i livelli di GABA nel talamo, specialmente in quello sinistro, che è legato al sistema nervoso parasimpatico. Vi auguro una buona pratica e di godere delle infinite benedizioni che scaturiscono da una sempre più profonda ricerca.

 

La moderazione nello Yoga: praticare con equilibrio

 

Cari amici dello yoga, il post di oggi è una traduzione estratta da un discorso di Prashant su come uno studente dovrebbe approcciare la sua pratica. Come più volte spiegato da Guruji e come sottolinea Prashant stesso tuttora, la pratica è un mezzo, non un fine, della meravigliosa conoscenza dello yoga. Riporto questo suo breve estratto con le sue stesse parole per ricordarci sempre dove siamo diretti, e perché dedichiamo la nostra vita alla diffusione di questa vasta Vidya (conoscenza).

“Per qualcuno che è eccessivamente consapevole del corpo come una modella, un foruncolo sul viso è una grande tragedia. Sfortunatamente la stessa cosa accade alla maggior parte di voi che sono abituati a praticare lo yoga riferendosi al corpo. FARE FARE FARE finche arrivate ad essere come “anatre morte” (sfiniti). Quando non siete più nel fiore dell’età e il vostro corpo non farà più quel che era abituato a fare, la vostra pratica finirà invariabilmente in totale frustrazione. Posso già vedere molti di voi lamentarsi sempre: la mia schiena dolorante, il mio dolore agli inguini, i miei dolori alle ginocchia… Se la praticate gli asana come un fine quello non è yoga. Rendete gli asana un MEZZO: siate consapevoli del respiro e della mente, PIU’ CHE CONSAPEVOLI DEL CORPO”.

 

Fonte: Prashant Iyengar