Carrie Owerko: Il tuo corpo è Spazio

Cari amici dello yoga il post che vi propongo oggi è la traduzione di un articolo-poesia scritto dall’insegnante senior di Iyengar yoga Carrie Owerko. Le sue stupende parole ci fanno riflettere su come noi viviamo e percepiamo il nostro corpo. La sua profonda esperienza d’insegnamento ha distillato queste parole apparentemente semplici ma dense di profondo significato per chi, come noi, è alla costante ricerca in questo esteso campo esperienziale che è lo yoga. I centri di yoga Surya e Corpo e Mente di Civitavecchia avranno l’onore di ospitare questa grande insegnante e il piacere di poter approfondire con lei la pratica dello yoga Iyengar nei giorni 27/27/28 maggio 2017 proprio a Civitavecchia, in un albergo che si affaccia sul mare. Invitiamo tutti a partecipare e a condividere assieme il suo insegnamento in 3 giorni di pratica primaverile all’insegna di yoga, sole e profumo del mare. Buona viaggio esperienziale nel vostro corpo!

 

Canto il corpo elettrico” scriveva Walt Withman in una parte di Leaves of grasses. Si!: I nostri corpi sono spazi che cantano. “Il tuo corpo è uno spazio che vede” è una mostra della brillante artista Lia Halloran. Si! Il corpo è uno spazio che vede. Il vostro corpo è anche uno spazio che sente. Il vostro corpo ha i fossili e le impronte dei propri antenati. Il vostro corpo possiede una forza vitale antica di milioni di anni. Essa vuole esprimersi. Essa si manifesta. “Canto il corpo elettrico”  scriveva Walt Withman. Si, io lo percepisco. Il mio corpo è uno spazio che canta. Il vostro corpo era uno spazio che viveva nel mare. E’ uno spazio che uscì fuori dall’acqua. E’ stato una tenue creatura d’acqua.

E’ stato coraggioso e aggressivo. E’ stato timido e impaurito. Il vostro corpo è uno spazio antico. E’ uno spazio che ricorda. Il vostro corpo è uno spazio che è allo stesso tempo potente e fragile. Può essere ferito. Può percepire il pericolo e difendersi senza la vostra cosciente partecipazione. A volte prova a difendersi quando non c’è una minaccia presente. A volte ripone la sua fiducia nei luoghi sbagliati. Il vostro corpo è uno spazio che sente.

Noi ci ascoltiamo, ci vediamo e ci percepiamo l’un l’altro col nostro spazio-corpo e nel fare ciò ci “sentiamo” l’un l’altro. Questa è empatia. Il vostro corpo è uno spazio che conosce il canto degli uccelli e di suo cugino, il canto umano.Il vostro corpo è uno spazio che danza. Danzare è “cantare il corpo elettrico” nello spazio.

Questo spazio di espressione, di libertà, può risultare minaccioso per coloro che non hanno permesso a sé stessi, o non gli è stato permesso da altri, di avere una voce, o che non gli è stato permesso di lasciar risplendere il loro “corpo elettrico” ed esprimere la loro corrente vitale in movimento perfettamente incarnato.

Il vostro corpo è uno spazio che conosce. Il mio corpo è uno spazio che sa. Sa che   questa piccola vita  è un soffio di inalazione ed esalazione, uno sfiorar di brezza su un filo d’erba, sottili gocce di pioggia, che evaporano mentre sto scrivendo.

Il mio corpo è spazio che può scegliere di respirare profondamente col vento, e piangere liberamente con la pioggia. Può cantare con gli uccelli e danzare l’elettrica corrente che Withman descriveva. Perché il mio corpo è spazio che vive. E il mio corpo è spazio che muore.

Lo scrittore, psichiatra e reduce dell’Olocausto Viktor Frankl disse: “Fra stimolo e risposta c’è uno spazio. In quello spazio c’è il nostro potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta giace la nostra crescita e libertà”. Il mio corpo è uno spazio che vede, ed è uno spazio che canta. Scelgo di cantare per l’amore del canto, di danzare per l’amore della danza, e di vivere il più liberamente possibile col mio intero corpo, così com’è.

Fonte: Carrie Owerko, “Your body is space”

 

Le risorse dello yoga per gli stati ansiogeni

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Cari amici dello yoga, il post di oggi parla delle molteplici risorse che la pratica dello yoga ci mette a disposizione per aiutarci a fare fronte verso una problematica tipica della società dei nostri giorni: gli stati ansiogeni. Nella mia esperienza di insegnamento dello yoga, svolgo un lavoro incrociato con la psicologa-psicoterapeuta Cinzia De Angelis dove spesso si integra il lavoro psicoterapeutico con le pratiche dello yoga Iyengar. I risultati sono stupendi. Persone con vissuti traumatici dolorosi riassaporano lentamente i primi barlumi di pace mentale, il ritmo sonno-veglia si ristabilisce, gli stati ansiogeni che generano diversi disturbi psicosomatici iniziano ad allentare la presa sulla mente dei praticanti. E tutto questo in tempo apprezzabile.

Ai giorni nostri la competitività in campo lavorativo, la sempre crescente velocità dei ritmi di vita, la miriade d’informazioni che il nostro cervello è costretto ogni giorno a processare causano un livello di distress ingestibile per il nostro sistema nervoso. A causa di tutto questo gli stati ansiogeni sono il vissuto emotivo quotidiano di molti e spesso si cronicizzano a tal punto da sabotare il normale svolgimento della vita personale. Sono disordini mentali da non sottovalutare e molto più comuni di quel che si immagina: panico, paure, angoscia che inabilitano le normali attività sociali di un individuo, iperattività motoria, palpitazioni cardiache, alterazione del ritmo sonno-veglia, disturbi del comportamento ecc. Le cause possono essere indotte (traumi) o genetiche, ma quel che a noi interessa è come lo yoga possa intervenire per ridurre la complessa sintomatologia di questi disordini mentali.

Negli Yoga Sutra  capitolo 2.3 Sadhana Pada, Patanjali parla dei Klesha o afflizioni mentali e di come sia indispensabile la pratica dello yoga per avere la disciplina della mente e dei pensieri. La pratica di una corretta sequenzialità di asana e di pranayama mirati a dare sollievo a queste sofferenze mentali, allevierà con successo i disturbi psicosomatici appena descritti. Uno studio pubblicato nel maggio del 2007 sul Journal of Alternative and Complementary Medicine ha dimostrato che i livelli di GABA aumentano dopo anche solo una sessione di yoga. Il GABA è il principale neurotrasmettitore che inibisce la trasmissione nervosa al cervello, agendo così come calmante. Questo indica come lo yoga contribuisce ad alleviare quei disordini legati a bassi livelli di GABA come l’ansia e la depressione.

Uno studio medico dell’Università di Westminster parla chiaramente dei profondi effetti ottenuti su un campione pazienti donne con un periodo di pratica di due mesi per cinque volte a settimana, comparato con un altro campione di pazienti donne trattate solo farmacologicamente. I risultati che ne scaturirono furono soddisfacenti. Fu effettuata una seconda indagine con lo yogaterapia sugli effetti dello yoga per la depressione e l’ansia femminile, dove un numero di 34 pazienti che praticarono due volte a settimana per novanta minuti a sessione, fu messa a riscontro con un numero di 31 pazienti che non ricevettero alcun trattamento con lo yoga. Dopo appena due mesi di pratica i livelli di ansia del gruppo delle praticanti diminuì sensibilmente, molto più che nel gruppo-controllo delle 31 che non fecero nessuna pratica. I risultati furono così sorprendenti che i ricercatori conclusero che lo yoga rappresenta un eccellente supporto di complemento nell’approccio psicoterapico ai disturbi comportamentali ansiogeni, in quanto reca sollievo dallo stress, dona una consapevolezza mentale più acuta e permette una modulazione ottimale delle endorfine: la sensazione di paura, smarrimento e impotenza viene resa gestibile, cosa che permette una migliore qualità di vita nei pazienti.

Voglio invitare voi tutti al seminario su “Yoga e gestione dell’ansia” di sabato 11 febbraio, tenuto dalla Dottoressa Cinzia De Angelis e da me nel Centro Yoga Surya di Civitavecchia. Verrà spiegato come gestire i vari disturbi ansiogeni a cura della psicologa unito ad una pratica di asana e pranayama mirata per ridurne i sintomi. Se lo yoga è studiato correttamente e correttamente praticato anche tra le quattro mura di casa, i suoi effetti sorprendenti non tarderanno a presentarsi. Vi auguro una buona pratica rigenerante!

Yama e Niyama in pillole: volare in alto

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Cari amici dello yoga, il post di oggi parla di quante occasioni per essere felici noi sprechiamo continuamente, correndo appresso alle nostre illusioni e girando vorticosamente incatenati ai nostri samskaras, le tendenze prenatali che ci inducono a seguire modalità comportamentali che troppo spesso sabotano la nostra felicità interiore. Questi punti che ho elencato rappresentano per noi una vera sfida per centrarsi armoniosamente e vivere il nostro divino diritto di nascita: avere una esistenza di gioia (Ananda) e spandere questo sottile profumo attorno a sé come le rose in primavera. Mi auguro che queste parole contribuiscano ancor più ad approfondire la comprensione degli Yama e Niyama, pietre angolari della nostra pratica yoga!

1) Lascia andare il bisogno di avere sempre ragione: in fondo, avere ragione non serve a niente.

2) Lascia andare il bisogno di avere tutto sotto controllo. Permetti a ciascuno intorno a te di rivelarsi per quello che è e vedrai quanto ti sentirai meglio quasi istantaneamente.

3) Lascia andare il bisogno di trovare un colpevole. Smettila di considerare altre persone o circostanze i responsabili di quello che hai o non hai, di come ti senti o non ti senti. Smetti di diluire il tuo potere e comincia ad assumerti la responsabilità della tua vita.

4) Lascia andare quelle controproducenti chiacchiere mentali.

5) Lascia andare le tue credenze limitanti su quello che puoi o non puoi fare, su quello che credi sia possibile o impossibile. D’ora in poi, non permettere più ai tuoi pensieri limitanti di bloccarti senza un vero motivo. Apri le tue ali e vola!

6) Smettila di lamentarti! Abbandona una volta per tutte il continuo bisogno di lamentarti per tutte quelle cose persone, situazioni e circostanze che ti rendono infelice, triste e depresso. Nessuno ha il potere di renderti infelice a meno che TU non lo permetta. Non è la situazione a scatenare quella sensazione in te, ma è come TU decidi di guardarla. Mai sottovalutare il potere del pensiero positivo!

7) Lascia andare il bisogno di critica fine a sé stesso. Lascia andare il bisogno di criticare cose, eventi persone che sono diverse da te o da come te le aspettavi. Sebbene siamo tutti diversi siamo tuttavia anche tutti uguali, nell’anima. Tutti desideriamo essere felici, tutti desideriamo amare ed essere amati e tutti vorremmo essere compresi. Tutti desideriamo qualcosa e quel qualcosa è desiderato da noi tutti.

8) Lascia andare il bisogno di impressionare gli altri. Smettila di sembrare qualcuno che non sei, soltanto per piacere agli altri. Non funziona così: nel momento in cui ti spogli di tutte le maschere, il momento in cui accetti te stesso t’ accorgerai che le persone saranno attratte a te senza nessuna fatica.

9) Lascia andare la tua resistenza al cambiamento. Il cambiamento è funzionale alla tua crescita. Il cambiamento ti aiuterà a fluiredal punto A al punto B. Il cambiamento ti aiuterà migliorare la tua vita e  quella di chi ti circonda. Segui ciò che ti rende felice, abbraccia il cambiamento e non fare resistenza al nuovo flusso di Vita. “Segui ciò che ti rende felice e l’universo aprirà porte per te là dove c’erano solo muri” diceva Joseph Campbell.

10) Lascia andare le etichette convenzionali: smettila di incollare etichette a cose, persone o situazioni che non comprendi in quanto diverse o “strane”.  Prova ad aprire la tua mente poco a poco. La mente è come un paracadute: funziona solo quando è aperta!

“La forma più alta di ignoranza si ha quando rifiuti qualcosa solo perché non la conosci affatto” ci ricorda Wayne Dyer.

11) Abbandona le tue paure: la paura è solo un’illusione. Non esiste! E’ creata da te, nella tua mente. Aggiusta l’interno e l’esterno prenderà la forma corrispondente.

12) Lascia andare le scuse: invitale a fare i bagagli e digli che sono licenziate! Non hai più bisogno di loro.Troppo spesso ci limitiamo a causa delle scuse. Invece di crescere e sforzarci di migliorare noi stessi e la nostra vita, preferiamo restare bloccati e mentire a noi stessi, adducendo tutte le scuse possibili e immaginabili. Scuse che il 99.9% delle volte non sono reali…

13) Lascia andare il passato. Comprendo: questo non è facile. Specialmente quando il passato appare molto più sicuro e confortevole del presente, mentre il futuro sembra così spaventoso. Ma quel che devi realizzare è che il momento presente è tutto ciò che hai e che avrai: sempre. Il passato che tanto desideri, quel passato che adesso continui a sognare è stato da te ignorato quando era presente. Quindi smettila di ingannarti. Sii presente in ogni singolo momento della tua vita. Dopo tutto la vita è un viaggio, non una destinazione. Abbi una chiara visione del futuro, sii pronto, ma sii anche sempre fiducioso del momento che stai vivendo.

14) Lascia andare l’attaccamento. Questo concetto è uno dei più difficile da afferrare per la maggior parte di noi: devo ammettere che lo è stato anche per me (lo è ancora, veramente). Ma comprenderlo non è impossibile. Migliorerai gradualmente con il tempo e la pratica. Il momento in cui prendi interiormente distanza dalle cose, diventi così sereno, così tollerante, così gentile e così tranquillo che non significa che smetti di amarle, poichè amore e attaccamento non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro.L’attaccamento nasce dalla paura, il vero amore è chiaro, gentile e generoso. Laddove c’è amore non può esserci paura per cui amore e paura non possono coesistere. Con la pratica regolare raggiungerai un luogo dal quale sarai in grado di comprendere tutto senza vessare la tua mente: uno stadio che va ben oltre le parole…

15) Smettila di vivere una vita all’altezza delle aspettative degli altri. Troppe persone vivono una vita che non appartiene loro. Vivono la propria vita sulla base di cosa gli altri pensano sia meglio per loro. Ignorano la loro voce interiore. Sono così occupati ad accontentare tutti che perdono la direzione armonica delle loro stesse vite. Dimenticano che cosa li rende felici, di che cosa hanno bisogno. Dimenticano il loro vero Sé.

Stai vivendo la tua vita e lo stai facendo in questo momento. Vivi interamente e con profonda gratitudine i molti talenti che l’Universo ha riversato dentro di te alla tua nascita. Inebrierai la tua anima col profumo della Pace, e chi ti sarà vicino percepirà il Suo magico e inspiegabile aroma.

 

Thích Nhất Hạnh: la meditazione dei sassolini

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Cari amici dello yoga nel post di oggi voglio segnalarvi una semplice e stupenda pratica meditativa del Maestro buddhista vietnamita Thich Nhat Hanh, dove grazie al sostegno del respiro possiamo allentare la morsa delle vrittis mentali e posizionarci “come una solida montagna” sulla piana della nostra consapevolezza. In questo tipo di meditazione tutto ruota attorno al respiro e si dipana in un continuum spazio-temporale dove la presenza nell’attimo che fluisce è il cardine di questa pratica.

Stare e non fare. Ascoltare il flusso respiratorio. Stabilizzare la seduta per radicarsi alla Terra. Osservare le fluttuazioni della mente che arrivano, si manifestano e si dissolvono, come vapore nell’aria. Praticatelo in un ambiente naturale: al mare, in un bosco, su un prato, sotto un albero, aumentando molto gradatamente nei giorni il tempo di pratica. Iniziate con molto poco.

Cinque o dieci minuti all’inizio sono sufficienti. Dobbiamo comprendere grazie alla pratica, quanto la nostra mente sia presa nei propri meccanismi e come spesso corra come un criceto su una ruota…Man mano si creerà spazio all’interno della nostra coscienza, con il quietarsi delle onde mentali. E in quello spazio il fiore della libertà da io,mio ed Ego inizierà a sbocciare e a diffondere la sua inebriante fragranza: è l’alba del vostro risveglio dal sonno della coscienza. Vi auguro una respirazione cosciente.

“Possiamo sederci tutti in cerchio e affidare a un bambino il ruolo di maestro di campana. Ognuno avrà con sé il sacchettino con i quattro sassolini, preparato in precedenza. Ci potremo sedere sulle sedie, se ne abbiamo di altezza giusta che permettano ai bambini di avere i piedi ben appoggiati a terra, possibilmente senza appoggiarsi allo schienale, oppure ci siederemo a terra su cuscini, con le gambe incrociate. Possiamo anche sovrapporre due o più cuscini e sederci sopra di essi, dopo esserci inginocchiati con le gambe ai lati dei cuscini. L’importante è che la schiena resti eretta ma morbida e flessibile, con la cima della testa verso l’alto; possiamo tenere gli occhi aperti o socchiusi, con sguardo sfocato diretto davanti a noi verso il basso.

Ascoltiamo insieme i tre suoni di campana che aprono la meditazione dei sassolini, accompagnandoli con la consapevolezza del respiro.
…………………

Versa fuori dal sacchetto i sassolini e mettili per terra alla tua sinistra. Prendi un sassolino e guardalo: il primo sassolino rappresenta un fiore; rappresenta anche la tua stessa freschezza e la natura di fiore che è in te.
Metti il sassolino sul palmo della mano sinistra e poi appoggia la sinistra sulla destra, anch’essa a palmo in su, per dare inizio alla tua meditazione sulla tua natura di fiore:

Inspirando, mi vedo come un fiore.
Espirando, mi sento fresco. 

Non si tratta di fare finta: tu sei un fiore nel giardino dell’umanità.
Vediti come un fiore. È utilissimo sorridere durante la pratica: un fiore sorride sempre.
Pratica tre volte “fiore/fresco” ad ogni inspirazione ed espirazione …………
Ora prendi il sassolino e posalo a terra alla tua destra.

Ora prendi il secondo sassolino e guardalo.
Questo sassolino rappresenta una montagna.
Una montagna è simbolo di solidità. Tu sei te stesso, sei stabile, sei solido. Se non sei solido non puoi essere veramente felice: ti lascerai smuovere da provocazioni, rabbia, paura, rimorso o ansia.

Questa meditazione è meglio praticarla in posizione seduta perché nel mezzo loto o nel loto completo il corpo si sente molto stabile e solido: anche se arriva qualcuno e ti dà una spinta, non cadi.
Dopo aver posato il secondo sassolino nel palmo della mano sinistra e appoggiato la sinistra sulla destra, a palmo in su, cominci a meditare sulla montagna.

Inspirando, mi vedo come una montagna.
Espirando, mi sento solido.

Ripeti “montagna/solido” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione. ………….
Quando sei solido non è più tanto facile farti perdere l’equilibrio, nel corpo e nella mente.
Puoi prendere il sassolino e posarlo a terra alla tua destra.

Prendi ora il terzo sassolino e posalo sul palmo della sinistra, che andrà a raggiungere la
destra posata in grembo a palmo in su. Il terzo sassolino rappresenta l’acqua tranquilla.
Capita di vedere un laghetto o uno stagno che ha acque così calme da riflettere con precisione tutto ciò che ha intorno: è così tranquillo che riesce a riflettere il cielo azzurro, le nuvole bianche, le montagne, gli alberi; puoi puntare la macchina fotografica sul lago e fare una foto del cielo e delle montagne che vi sono riflesse, proprio identiche.
Quando hai la mente calma, questa riflette le cose così come sono e tu non sei vittima di percezioni erronee. Quando la tua mente invece è disturbata da forti desideri, rabbia o gelosia percepisci le cose in maniera sbagliata. Le percezioni erronee generano in noi molta rabbia, paura, violenza e ci spingono a fare o dire cose che distruggono tutto.
Questa pratica ti aiuta a recuperare la calma e la pace, rappresentata dall’acqua tranquilla.

Inspirando, mi vedo come acqua tranquilla.
Espirando, rifletto le cose come sono in realtà.

Ripeti “acqua-rifletto” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione……………
Non si tratta di un pensiero di buon augurio: con la consapevolezza del respiro puoi dare pace al respiro, al corpo, ai sentimenti. Ora puoi posare il sassolino alla tua destra.

Il quarto sassolino rappresenta lo spazio e la libertà. Se nel cuore non hai spazio a sufficienza, ti sarà molto difficile sentirti felice. Quando sistemi i fiori, capisci bene che i fiori hanno bisogno di un po’ di spazio, intorno, per irradiare la loro bellezza.(1)
Ogni persona ha bisogno a sua volta di spazio. Se vuoi bene a una persona, una delle cose più preziose che le puoi offrire è lo spazio, e quello non lo si può comprare al supermercato!
Visualizza la luna che veleggia nel cielo: ha un sacco di spazio intorno a sé, che fa parte della sua bellezza. Molti discepoli del Buddha hanno descritto il loro maestro come una luna piena che veleggia nel cielo vuoto.

Inspirando mi sento come spazio.
Espirando, mi sento libero. 

Ripeti “spazio – libero” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione ………….

Ogni persona ha bisogno di libertà e spazio. Anche in famiglia, offri spazio a tua volta alle persone care. Puoi offrir loro anche il dono di questa meditazione dei sassolini: così potrai aiutare ogni tuo familiare ad allontanare le preoccupazioni, le paure e la rabbia che ha dentro di sé.
Qui termina la meditazione dei sassolini. Ascoltiamo di nuovo i tre suoni di campana; poi ci alzeremo e ci inchineremo gli uni agli altri con il gesto del loto per ringraziarci di avere praticato insieme.”

(1) È una delle regole fondamentali dell’ikebana,
l’arte giapponese di disporre i fiori diffusa in tutto l’Oriente. (NdT)

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Fonte: Associazione Essere Pace

I monaci Gyuto: i cantori tantrici del Tibet

 

 

I monaci dell’istituzione monastica tibetana di Gyuto, assieme a quelli di Gyume, sono conosciuti per il loro tradizionale canto armonico, chiamato anche “accordo a una voce”. Si tratta di una forma di meditazione cantata tramandata dal fondatore del loro ordine monastico. E’ possibile ascoltare il loro coro in esibizioni pubbliche.

Chi li ascolta riferisce che il loro canto intona una nota fondamentale così bassa da sembrare un ruggito di un animale, una nota incredibilmente profonda che non sembra neanche umana, attorno alla quale altre note armoniche risuonano come fossero “un coro di scolari in falsetto” (Goldman). I monaci Gyuto fanno parte dell’antica tradizione Gelug. Esperti di canto armonico, i loro vocalizzi sono mantra rivolte alle divinità del buddhismo tibetano Vajrayana, descrivono gli stati della mente e cosa il praticante deve fare per ottenere la liberazione dalla tirannia dell’ego.

Ascoltandoli, si viene trasportati magicamente in quegli ambienti senza tempo che sono i monasteri tibetani. Ho avuto la fortuna di poter assistere ai canti mistici di questi monaci nei monasteri del Ladakh, nell’estremo nord dell’India, ai confini con il Tibet. Le loro sonorità penetrano nell’anima e risvegliano antiche memorie di vite passate. Anche se la mente razionale non comprende le parole dei mantra l’anima capisce, riconosce e ricorda. Potete utilizzare questo brano durante la vostra  pratica del pranayama, della meditazione e durante lo shavasana. La mente verrà acquietata e la nostra consapevolezza di esseri spirituali eterni che stanno sperimentando una esperienza nel mondo materiale, diverrà sempre più chiara. Buon viaggio quindi tra i picchi innevati dove i monasteri tibetani torreggiano come guardiani silenti, sulle ali impalpabili di questi mantra senza tempo: il canto eterno del Dharma.

La differenza tra respirazione profonda e pranayama

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Cari amici dello yoga il post di oggi tratterà della differenza tra respirare profondamente e l’azione scientifica del pranayama. Sarà capitato a molti di noi di avere svolto una attività sportiva dove la respirazione viene utilizzata profondamente: scatti di corsa, nuotare, saltelli sul posto, tratti più o meno lunghi di corsa, sciare. I polmoni in questi casi vengono utilizzati al massimo volumetrico sotto un intenso sforzo, ma la stessa cosa accade anche lavorando il pranayama nello yoga: ogni alveolo viene utilizzato nel flusso armonico del respiro. Qual’è la differenza in questi due casi?

Vi è mai capitato di riempire un recipiente sotto un potente getto di acqua? Se l’acqua non trova una superficie consistente sulla quale depositarsi, il recipiente verrà riempito da un ribollio di schiuma e spruzzi. Da bolle di aria. A prima vista sembrerà che il recipiente si riempia fino all’orlo ma una volta che regoliamo il flusso dal rubinetto la schiuma si abbasserà velocemente fino a segnare il vero livello. Il che vuol dire che con un flusso eccessivo di acqua non potrà mai esserci un riempimento omogeneo e regolare fino all’orlo. Non solo. Se il flusso è incontrollato il recipiente assorbirà questa forza cinetica iniziando a tremare fino a rovesciarsi. Da bambini ci divertivamo a giocare sperimentando l’irruenza dell’acqua sugli oggetti. Questo fenomeno è estendibile anche alla respirazione. Durante uno sforzo sportivo, non sapremo mai se il respiro venga assimilato omogeneamente dai polmoni.

Cosa succede quando il flusso dell’acqua viene ridotto e mantenuto costante? Non ci sono spruzzi, schiuma e turbolenze, l’acqua sale lentamente e in modo uniforme, riempiendo il recipiente fino al giusto livello. Lo stesso si verifica nella pratica del pranayama. Prendiamo per esempio Ujjaji pranayama. La glottide viene appena socchiusa e il mento correttamente abbassato verso il petto in Jalandhara Bandha, per regolare armonicamente il flusso del respiro nei polmoni: stiamo aprendo il nostro “rubinetto” al minimo per riempire lentamente i polmoni utilizzandone  la piena capienza, evitando che l’aria non irrompa violentemente nella trachea, ma venga misuratamente guidata attraverso la fessura della glottide socchiusa. L’aria passerà quindi dolcemente fino a riempire armoniosamente le sacche polmonari. Il tutto in maniera yogica e con Ahimsa, non violenza.

Che succede quando in Ujjayi il flusso del respiro viene controllato? L’aria entrando dal naso passa alla trachea che si biforca verso i polmoni, dividendosi e ramificandosi in condotti sempre più sottili. Nel pranayama il tessuto polmonare accoglie dolcemente e pienamente il flusso dell’aria, andando a risvegliare ogni alveolo fino all’estrema periferia. Niente respiro affannoso, niente “turbolenze” né “schiuma”: ogni spazio vuoto tra alveoli polmonari e bronchioli viene colmato. Il tutto nella pace e nell’armonia della pratica. Lo stesso non si può dire in uno sforzo respiratorio affannoso, dove non avviene un ricambio ottimale in quanto i tessuti si irrigidiscono. Quando la muscolatura intercostale diventa dura, il respiro non riuscirà a toccare armoniosamente le zone periferiche dei polmoni, privandole così del tocco risanante dell’aria. Per cui effettuando il pranayama il flusso di inspirazione ed espirazione dovrà essere lento, ampio e profondo ma estremamente delicato, come quando il mare si distende sulla battigia in un giorno assolato d’estate senza vento (di bonaccia).

A seconda degli asana che pratichiamo scopriremo che il respiro tocca più o meno facilmente varie parti del corpo: differente sarà la sensazione del respiro inalato ed esalato nel torace a seconda di ciò che stiamo facendo: archi, capovolte, asana in piedi, rotazioni. La respirazione non sarà mai la stessa in tutti gli asana. Tuttavia questo ci insegna a distribuire correttamente e in modo uniforme il respiro durante l’esecuzione di ogni asana. Iyengar paragona questo fenomeno alla terra quando viene bagnata dalle piogge.

“Quando inspirate o espirate a fondo, tendete a restare in contatto solo con la parte raggiunta dal respiro e trascurate le altre, lasciandole secche e insensibili. Quando la terra è arida si crepa. Lo stesso avviene nella respirazione: le parti toccate dal respiro vengono alimentate mentre quelle escluse dal flusso respiratorio restano denutrite. Vale a dire che esiste una progressione da una parte e una regressione da un’altra. Quando eseguite un asana, imparate a distribuire uniformemente il respiro inalato o l’espirazione in tutto il torace.”

L’esperienza di pratica nel pranayama prima su me stesso e poi con gli studenti nella classe, mi ha insegnato che il tempo, la regolarità, la disciplina e la costanza sono le colonne portanti di questa profonda Vidya (conoscenza), senza le quali è impossibile procedere oltre. Vi auguro una luminosa pratica di pranayama!

“Come le foglie si muovono nel vento, la vostra mente si muove col vostro respiro”

“Come il fuoco brilla vividamente quando la copertura della cenere su di esso viene dispersa dal vento, così il Fuoco Divino risplende in tutta la sua maestà quando le ceneri del desiderio sono disperse dalla pratica del pranayama”.

“Non considerate la pratica del pranayama come un esercizio, ma come una preghiera. Il respiro è Vita”.

– B.K.S.Iyengar

 

Fonte: B.K.S.Iyengar – Teoria e pratica del Pranayama – Edizioni mediterranee

Pashima Pratana Sthiti: un ponte verso il Pratyahara

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Cari amici dello yoga il post di oggi è rivolto alla pratica degli asana in avanti e alla qualità energetica che essi racchiudono e donano al praticante. Nelle lezioni di questa settimana abbiamo preso in esame gli asana in avanti, o Pashima Sthiti, cercando di percepire il profondo bhava (sentimento interno) che questi asana donano al corpo e alla mente del praticante. Le gambe e la schiena degli studenti sono riallungati, mentre nel cavo addominale gli organi interni sono ridisposti nel nuovo spazio che si crea e gentilmente massaggiati. L’apparato digestivo e l’apparato riproduttore sono tonificati per l’incrementata circolazione sanguigna che avviene nella pelvi. Questo è buono per le praticanti di ogni età perchè regola sia il ciclo mestruale, sia l’entrata in quella seconda fase della vita di una donna che è la menopausa, modulandone armonicamente il flusso vitale.

Dal punto di vista psicologico i Pashima Stithi sono asana che calmano la mente e rinfrescano il sistema nervoso, quietandolo. Hanno quindi un effetto contrario a quello degli archi all’indietro, che hanno invece un risultato più tonico ed energizzante e di apertura del cuore, mentre gli asana in avanti hanno un effetto più rinfrescante e calmante sul cervello. Ogni volta che ci sentiamo irritati e la mente è “surriscaldata”, Rajasica, la pratica degli asana in avanti può riarmonizzarne l’umore.

Più l’asana in avanti viene mantenuta (parliamo di un tempo di mantenimento di 3/10 minuti) più l’effetto calmante percola in ogni cellula del corpo e nel sistema nervoso. Il respiro rallenta e diventa lieve, la mente si interiorizza e il processo del Pratyahara inizia ad instaurarsi: il flusso dei sensi inizia a ritornare dall’esterno verso l’interno. Geeta Iyengar ci insegna che i Pashima Sthiti portano cuore e cervello a uno stato di riposo; rinfrescano il sistema nervoso e la mente; tonificano il sistema digestivo dando sollievo a disturbi come vomito, gas intestinali, e acidità di stomaco; regolano il benessere di ovaie, gonadi e ghiandole surrenali. Non solo. Chi soffre di ipertensione, insonnia, stati di ansia, emicrania, glaucoma e miopia trova sollievo poiché questi asana regolano la pressione del sangue. Ottimi per dare aiuto in caso di stress, fatica cronica e piccole febbri ricorrenti. Guruji insegnava che la posizione eretta dell’uomo, con il cuore posizionato anteriormente nel torace, crea stress nel muscolo cardiaco nell’essere umano: il cuore è costretto a pompare costantemente sangue ossigenato al cervello. Con le posizioni in avanti, specialmente quelle sedute, il cuore si trova orizzontale al piano terrestre e può rilassarsi. La posizione vicina alla terra, parallela alla terra, permette un profondo riposo del cuore e un riequilibrio della pressione arteriosa.

Voglio citare le parole profonde tratte dallo stupendo libro di Christian Pisano, La contemplazione dell’eroe in merito a questi asana: “Negli allunghi in avanti l’abbandonare il capo verso le ginocchia simbolizza l’arrendersi (Ishvara Pranidhan) e la resa di tutte le strategie (della mente). La percezione del cervello frontale si estingue e fa strada all’umiltà della terra. Si è incoronati dalla propria Vacuità”. Altro non voglio aggiungere se non la testimonianza dei miei studenti dopo il lavoro dei Pashima Sthiti. Pace mentale, silenzio del Cuore, senso di profondo rilassamento, silenzio verbale che si instaura appena dopo la pratica, quiete nel sistema nervoso. Questi sono gli allunghi in avanti. Questo è lo yoga. Questa è il Sentiero sul quale l’insegnante ci spinge a ricercare e a fare esperienza. Buona pratica!