Carrie Owerko: Il tuo corpo è Spazio

Cari amici dello yoga il post che vi propongo oggi è la traduzione di un articolo-poesia scritto dall’insegnante senior di Iyengar yoga Carrie Owerko. Le sue stupende parole ci fanno riflettere su come noi viviamo e percepiamo il nostro corpo. La sua profonda esperienza d’insegnamento ha distillato queste parole apparentemente semplici ma dense di profondo significato per chi, come noi, è alla costante ricerca in questo esteso campo esperienziale che è lo yoga. I centri di yoga Surya e Corpo e Mente di Civitavecchia avranno l’onore di ospitare questa grande insegnante e il piacere di poter approfondire con lei la pratica dello yoga Iyengar nei giorni 27/27/28 maggio 2017 proprio a Civitavecchia, in un albergo che si affaccia sul mare. Invitiamo tutti a partecipare e a condividere assieme il suo insegnamento in 3 giorni di pratica primaverile all’insegna di yoga, sole e profumo del mare. Buona viaggio esperienziale nel vostro corpo!

 

Canto il corpo elettrico” scriveva Walt Withman in una parte di Leaves of grasses. Si!: I nostri corpi sono spazi che cantano. “Il tuo corpo è uno spazio che vede” è una mostra della brillante artista Lia Halloran. Si! Il corpo è uno spazio che vede. Il vostro corpo è anche uno spazio che sente. Il vostro corpo ha i fossili e le impronte dei propri antenati. Il vostro corpo possiede una forza vitale antica di milioni di anni. Essa vuole esprimersi. Essa si manifesta. “Canto il corpo elettrico”  scriveva Walt Withman. Si, io lo percepisco. Il mio corpo è uno spazio che canta. Il vostro corpo era uno spazio che viveva nel mare. E’ uno spazio che uscì fuori dall’acqua. E’ stato una tenue creatura d’acqua.

E’ stato coraggioso e aggressivo. E’ stato timido e impaurito. Il vostro corpo è uno spazio antico. E’ uno spazio che ricorda. Il vostro corpo è uno spazio che è allo stesso tempo potente e fragile. Può essere ferito. Può percepire il pericolo e difendersi senza la vostra cosciente partecipazione. A volte prova a difendersi quando non c’è una minaccia presente. A volte ripone la sua fiducia nei luoghi sbagliati. Il vostro corpo è uno spazio che sente.

Noi ci ascoltiamo, ci vediamo e ci percepiamo l’un l’altro col nostro spazio-corpo e nel fare ciò ci “sentiamo” l’un l’altro. Questa è empatia. Il vostro corpo è uno spazio che conosce il canto degli uccelli e di suo cugino, il canto umano.Il vostro corpo è uno spazio che danza. Danzare è “cantare il corpo elettrico” nello spazio.

Questo spazio di espressione, di libertà, può risultare minaccioso per coloro che non hanno permesso a sé stessi, o non gli è stato permesso da altri, di avere una voce, o che non gli è stato permesso di lasciar risplendere il loro “corpo elettrico” ed esprimere la loro corrente vitale in movimento perfettamente incarnato.

Il vostro corpo è uno spazio che conosce. Il mio corpo è uno spazio che sa. Sa che   questa piccola vita  è un soffio di inalazione ed esalazione, uno sfiorar di brezza su un filo d’erba, sottili gocce di pioggia, che evaporano mentre sto scrivendo.

Il mio corpo è spazio che può scegliere di respirare profondamente col vento, e piangere liberamente con la pioggia. Può cantare con gli uccelli e danzare l’elettrica corrente che Withman descriveva. Perché il mio corpo è spazio che vive. E il mio corpo è spazio che muore.

Lo scrittore, psichiatra e reduce dell’Olocausto Viktor Frankl disse: “Fra stimolo e risposta c’è uno spazio. In quello spazio c’è il nostro potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta giace la nostra crescita e libertà”. Il mio corpo è uno spazio che vede, ed è uno spazio che canta. Scelgo di cantare per l’amore del canto, di danzare per l’amore della danza, e di vivere il più liberamente possibile col mio intero corpo, così com’è.

Fonte: Carrie Owerko, “Your body is space”

 

Le risorse dello yoga per gli stati ansiogeni

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Cari amici dello yoga, il post di oggi parla delle molteplici risorse che la pratica dello yoga ci mette a disposizione per aiutarci a fare fronte verso una problematica tipica della società dei nostri giorni: gli stati ansiogeni. Nella mia esperienza di insegnamento dello yoga, svolgo un lavoro incrociato con la psicologa-psicoterapeuta Cinzia De Angelis dove spesso si integra il lavoro psicoterapeutico con le pratiche dello yoga Iyengar. I risultati sono stupendi. Persone con vissuti traumatici dolorosi riassaporano lentamente i primi barlumi di pace mentale, il ritmo sonno-veglia si ristabilisce, gli stati ansiogeni che generano diversi disturbi psicosomatici iniziano ad allentare la presa sulla mente dei praticanti. E tutto questo in tempo apprezzabile.

Ai giorni nostri la competitività in campo lavorativo, la sempre crescente velocità dei ritmi di vita, la miriade d’informazioni che il nostro cervello è costretto ogni giorno a processare causano un livello di distress ingestibile per il nostro sistema nervoso. A causa di tutto questo gli stati ansiogeni sono il vissuto emotivo quotidiano di molti e spesso si cronicizzano a tal punto da sabotare il normale svolgimento della vita personale. Sono disordini mentali da non sottovalutare e molto più comuni di quel che si immagina: panico, paure, angoscia che inabilitano le normali attività sociali di un individuo, iperattività motoria, palpitazioni cardiache, alterazione del ritmo sonno-veglia, disturbi del comportamento ecc. Le cause possono essere indotte (traumi) o genetiche, ma quel che a noi interessa è come lo yoga possa intervenire per ridurre la complessa sintomatologia di questi disordini mentali.

Negli Yoga Sutra  capitolo 2.3 Sadhana Pada, Patanjali parla dei Klesha o afflizioni mentali e di come sia indispensabile la pratica dello yoga per avere la disciplina della mente e dei pensieri. La pratica di una corretta sequenzialità di asana e di pranayama mirati a dare sollievo a queste sofferenze mentali, allevierà con successo i disturbi psicosomatici appena descritti. Uno studio pubblicato nel maggio del 2007 sul Journal of Alternative and Complementary Medicine ha dimostrato che i livelli di GABA aumentano dopo anche solo una sessione di yoga. Il GABA è il principale neurotrasmettitore che inibisce la trasmissione nervosa al cervello, agendo così come calmante. Questo indica come lo yoga contribuisce ad alleviare quei disordini legati a bassi livelli di GABA come l’ansia e la depressione.

Uno studio medico dell’Università di Westminster parla chiaramente dei profondi effetti ottenuti su un campione pazienti donne con un periodo di pratica di due mesi per cinque volte a settimana, comparato con un altro campione di pazienti donne trattate solo farmacologicamente. I risultati che ne scaturirono furono soddisfacenti. Fu effettuata una seconda indagine con lo yogaterapia sugli effetti dello yoga per la depressione e l’ansia femminile, dove un numero di 34 pazienti che praticarono due volte a settimana per novanta minuti a sessione, fu messa a riscontro con un numero di 31 pazienti che non ricevettero alcun trattamento con lo yoga. Dopo appena due mesi di pratica i livelli di ansia del gruppo delle praticanti diminuì sensibilmente, molto più che nel gruppo-controllo delle 31 che non fecero nessuna pratica. I risultati furono così sorprendenti che i ricercatori conclusero che lo yoga rappresenta un eccellente supporto di complemento nell’approccio psicoterapico ai disturbi comportamentali ansiogeni, in quanto reca sollievo dallo stress, dona una consapevolezza mentale più acuta e permette una modulazione ottimale delle endorfine: la sensazione di paura, smarrimento e impotenza viene resa gestibile, cosa che permette una migliore qualità di vita nei pazienti.

Voglio invitare voi tutti al seminario su “Yoga e gestione dell’ansia” di sabato 11 febbraio, tenuto dalla Dottoressa Cinzia De Angelis e da me nel Centro Yoga Surya di Civitavecchia. Verrà spiegato come gestire i vari disturbi ansiogeni a cura della psicologa unito ad una pratica di asana e pranayama mirata per ridurne i sintomi. Se lo yoga è studiato correttamente e correttamente praticato anche tra le quattro mura di casa, i suoi effetti sorprendenti non tarderanno a presentarsi. Vi auguro una buona pratica rigenerante!

Thích Nhất Hạnh: la meditazione dei sassolini

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Cari amici dello yoga nel post di oggi voglio segnalarvi una semplice e stupenda pratica meditativa del Maestro buddhista vietnamita Thich Nhat Hanh, dove grazie al sostegno del respiro possiamo allentare la morsa delle vrittis mentali e posizionarci “come una solida montagna” sulla piana della nostra consapevolezza. In questo tipo di meditazione tutto ruota attorno al respiro e si dipana in un continuum spazio-temporale dove la presenza nell’attimo che fluisce è il cardine di questa pratica.

Stare e non fare. Ascoltare il flusso respiratorio. Stabilizzare la seduta per radicarsi alla Terra. Osservare le fluttuazioni della mente che arrivano, si manifestano e si dissolvono, come vapore nell’aria. Praticatelo in un ambiente naturale: al mare, in un bosco, su un prato, sotto un albero, aumentando molto gradatamente nei giorni il tempo di pratica. Iniziate con molto poco.

Cinque o dieci minuti all’inizio sono sufficienti. Dobbiamo comprendere grazie alla pratica, quanto la nostra mente sia presa nei propri meccanismi e come spesso corra come un criceto su una ruota…Man mano si creerà spazio all’interno della nostra coscienza, con il quietarsi delle onde mentali. E in quello spazio il fiore della libertà da io,mio ed Ego inizierà a sbocciare e a diffondere la sua inebriante fragranza: è l’alba del vostro risveglio dal sonno della coscienza. Vi auguro una respirazione cosciente.

“Possiamo sederci tutti in cerchio e affidare a un bambino il ruolo di maestro di campana. Ognuno avrà con sé il sacchettino con i quattro sassolini, preparato in precedenza. Ci potremo sedere sulle sedie, se ne abbiamo di altezza giusta che permettano ai bambini di avere i piedi ben appoggiati a terra, possibilmente senza appoggiarsi allo schienale, oppure ci siederemo a terra su cuscini, con le gambe incrociate. Possiamo anche sovrapporre due o più cuscini e sederci sopra di essi, dopo esserci inginocchiati con le gambe ai lati dei cuscini. L’importante è che la schiena resti eretta ma morbida e flessibile, con la cima della testa verso l’alto; possiamo tenere gli occhi aperti o socchiusi, con sguardo sfocato diretto davanti a noi verso il basso.

Ascoltiamo insieme i tre suoni di campana che aprono la meditazione dei sassolini, accompagnandoli con la consapevolezza del respiro.
…………………

Versa fuori dal sacchetto i sassolini e mettili per terra alla tua sinistra. Prendi un sassolino e guardalo: il primo sassolino rappresenta un fiore; rappresenta anche la tua stessa freschezza e la natura di fiore che è in te.
Metti il sassolino sul palmo della mano sinistra e poi appoggia la sinistra sulla destra, anch’essa a palmo in su, per dare inizio alla tua meditazione sulla tua natura di fiore:

Inspirando, mi vedo come un fiore.
Espirando, mi sento fresco. 

Non si tratta di fare finta: tu sei un fiore nel giardino dell’umanità.
Vediti come un fiore. È utilissimo sorridere durante la pratica: un fiore sorride sempre.
Pratica tre volte “fiore/fresco” ad ogni inspirazione ed espirazione …………
Ora prendi il sassolino e posalo a terra alla tua destra.

Ora prendi il secondo sassolino e guardalo.
Questo sassolino rappresenta una montagna.
Una montagna è simbolo di solidità. Tu sei te stesso, sei stabile, sei solido. Se non sei solido non puoi essere veramente felice: ti lascerai smuovere da provocazioni, rabbia, paura, rimorso o ansia.

Questa meditazione è meglio praticarla in posizione seduta perché nel mezzo loto o nel loto completo il corpo si sente molto stabile e solido: anche se arriva qualcuno e ti dà una spinta, non cadi.
Dopo aver posato il secondo sassolino nel palmo della mano sinistra e appoggiato la sinistra sulla destra, a palmo in su, cominci a meditare sulla montagna.

Inspirando, mi vedo come una montagna.
Espirando, mi sento solido.

Ripeti “montagna/solido” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione. ………….
Quando sei solido non è più tanto facile farti perdere l’equilibrio, nel corpo e nella mente.
Puoi prendere il sassolino e posarlo a terra alla tua destra.

Prendi ora il terzo sassolino e posalo sul palmo della sinistra, che andrà a raggiungere la
destra posata in grembo a palmo in su. Il terzo sassolino rappresenta l’acqua tranquilla.
Capita di vedere un laghetto o uno stagno che ha acque così calme da riflettere con precisione tutto ciò che ha intorno: è così tranquillo che riesce a riflettere il cielo azzurro, le nuvole bianche, le montagne, gli alberi; puoi puntare la macchina fotografica sul lago e fare una foto del cielo e delle montagne che vi sono riflesse, proprio identiche.
Quando hai la mente calma, questa riflette le cose così come sono e tu non sei vittima di percezioni erronee. Quando la tua mente invece è disturbata da forti desideri, rabbia o gelosia percepisci le cose in maniera sbagliata. Le percezioni erronee generano in noi molta rabbia, paura, violenza e ci spingono a fare o dire cose che distruggono tutto.
Questa pratica ti aiuta a recuperare la calma e la pace, rappresentata dall’acqua tranquilla.

Inspirando, mi vedo come acqua tranquilla.
Espirando, rifletto le cose come sono in realtà.

Ripeti “acqua-rifletto” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione……………
Non si tratta di un pensiero di buon augurio: con la consapevolezza del respiro puoi dare pace al respiro, al corpo, ai sentimenti. Ora puoi posare il sassolino alla tua destra.

Il quarto sassolino rappresenta lo spazio e la libertà. Se nel cuore non hai spazio a sufficienza, ti sarà molto difficile sentirti felice. Quando sistemi i fiori, capisci bene che i fiori hanno bisogno di un po’ di spazio, intorno, per irradiare la loro bellezza.(1)
Ogni persona ha bisogno a sua volta di spazio. Se vuoi bene a una persona, una delle cose più preziose che le puoi offrire è lo spazio, e quello non lo si può comprare al supermercato!
Visualizza la luna che veleggia nel cielo: ha un sacco di spazio intorno a sé, che fa parte della sua bellezza. Molti discepoli del Buddha hanno descritto il loro maestro come una luna piena che veleggia nel cielo vuoto.

Inspirando mi sento come spazio.
Espirando, mi sento libero. 

Ripeti “spazio – libero” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione ………….

Ogni persona ha bisogno di libertà e spazio. Anche in famiglia, offri spazio a tua volta alle persone care. Puoi offrir loro anche il dono di questa meditazione dei sassolini: così potrai aiutare ogni tuo familiare ad allontanare le preoccupazioni, le paure e la rabbia che ha dentro di sé.
Qui termina la meditazione dei sassolini. Ascoltiamo di nuovo i tre suoni di campana; poi ci alzeremo e ci inchineremo gli uni agli altri con il gesto del loto per ringraziarci di avere praticato insieme.”

(1) È una delle regole fondamentali dell’ikebana,
l’arte giapponese di disporre i fiori diffusa in tutto l’Oriente. (NdT)

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Fonte: Associazione Essere Pace

Pashima Pratana Sthiti: un ponte verso il Pratyahara

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Cari amici dello yoga il post di oggi è rivolto alla pratica degli asana in avanti e alla qualità energetica che essi racchiudono e donano al praticante. Nelle lezioni di questa settimana abbiamo preso in esame gli asana in avanti, o Pashima Sthiti, cercando di percepire il profondo bhava (sentimento interno) che questi asana donano al corpo e alla mente del praticante. Le gambe e la schiena degli studenti sono riallungati, mentre nel cavo addominale gli organi interni sono ridisposti nel nuovo spazio che si crea e gentilmente massaggiati. L’apparato digestivo e l’apparato riproduttore sono tonificati per l’incrementata circolazione sanguigna che avviene nella pelvi. Questo è buono per le praticanti di ogni età perchè regola sia il ciclo mestruale, sia l’entrata in quella seconda fase della vita di una donna che è la menopausa, modulandone armonicamente il flusso vitale.

Dal punto di vista psicologico i Pashima Stithi sono asana che calmano la mente e rinfrescano il sistema nervoso, quietandolo. Hanno quindi un effetto contrario a quello degli archi all’indietro, che hanno invece un risultato più tonico ed energizzante e di apertura del cuore, mentre gli asana in avanti hanno un effetto più rinfrescante e calmante sul cervello. Ogni volta che ci sentiamo irritati e la mente è “surriscaldata”, Rajasica, la pratica degli asana in avanti può riarmonizzarne l’umore.

Più l’asana in avanti viene mantenuta (parliamo di un tempo di mantenimento di 3/10 minuti) più l’effetto calmante percola in ogni cellula del corpo e nel sistema nervoso. Il respiro rallenta e diventa lieve, la mente si interiorizza e il processo del Pratyahara inizia ad instaurarsi: il flusso dei sensi inizia a ritornare dall’esterno verso l’interno. Geeta Iyengar ci insegna che i Pashima Sthiti portano cuore e cervello a uno stato di riposo; rinfrescano il sistema nervoso e la mente; tonificano il sistema digestivo dando sollievo a disturbi come vomito, gas intestinali, e acidità di stomaco; regolano il benessere di ovaie, gonadi e ghiandole surrenali. Non solo. Chi soffre di ipertensione, insonnia, stati di ansia, emicrania, glaucoma e miopia trova sollievo poiché questi asana regolano la pressione del sangue. Ottimi per dare aiuto in caso di stress, fatica cronica e piccole febbri ricorrenti. Guruji insegnava che la posizione eretta dell’uomo, con il cuore posizionato anteriormente nel torace, crea stress nel muscolo cardiaco nell’essere umano: il cuore è costretto a pompare costantemente sangue ossigenato al cervello. Con le posizioni in avanti, specialmente quelle sedute, il cuore si trova orizzontale al piano terrestre e può rilassarsi. La posizione vicina alla terra, parallela alla terra, permette un profondo riposo del cuore e un riequilibrio della pressione arteriosa.

Voglio citare le parole profonde tratte dallo stupendo libro di Christian Pisano, La contemplazione dell’eroe in merito a questi asana: “Negli allunghi in avanti l’abbandonare il capo verso le ginocchia simbolizza l’arrendersi (Ishvara Pranidhan) e la resa di tutte le strategie (della mente). La percezione del cervello frontale si estingue e fa strada all’umiltà della terra. Si è incoronati dalla propria Vacuità”. Altro non voglio aggiungere se non la testimonianza dei miei studenti dopo il lavoro dei Pashima Sthiti. Pace mentale, silenzio del Cuore, senso di profondo rilassamento, silenzio verbale che si instaura appena dopo la pratica, quiete nel sistema nervoso. Questi sono gli allunghi in avanti. Questo è lo yoga. Questa è il Sentiero sul quale l’insegnante ci spinge a ricercare e a fare esperienza. Buona pratica!

 

Il potere risanante della Pazienza

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Cari amici dello yoga, oggi voglio prendere come spunto un pensiero del Maestro bulgaro Aivanhov per fare un parallelo tra gli Yama e i Nyama dell’ottuplice sentiero di Patanjali, e la virtù della pazienza. Sia nello yoga che in qualunque altra tradizione spirituale come quella antica dei Padri del deserto, la Pazienza viene spesso citata ed elogiata come una potere che può cambiare la realtà circostante.

 Gandhi ne fece l’arma principale nel suo movimento Satyagraha che, a lunga scadenza, fiorì e fruttificò con la liberazione pacifica dell’India. Si potrebbero citare infiniti episodi dove il Buddha, i maestri del buddhismo tibetano e tante altre tradizioni spirituali elogiano il potere spirituale trasformante della Pazienza. Aivanhov addirittura descrive il benefico influsso che questa virtù possiede nel rimodulare la reattività del nostro carattere verso gli episodi quotidiani della vita.

 Lasciandovi alle sue penetranti parole do a voi, come piccolo esercizio, il fare un parallelo tra la pazienza e gli Yama e i Nyama di Patanjali. Sono sicuro che troverete tanti elementi di riflessione dentro il vostro Cuore, elementi che potrete donare ai vostri allievi per chi insegna, e grazie ai quali irrobustire la vostra pratica, per gli studenti e gli allievi. E questo si chiama Swadhyaya

 « Siate pazienti e vivrete a lungo. Voi direte: «Ma non è possibile. Bisogna spendere talmente tante energie per sopportare le situazioni e le persone difficili!». No, al contrario. È proprio nell’impazienza che sprecate più energie. La calma e la pazienza rafforzano la vitalità e allungano la vita. Chi, dopo essere esploso contro le persone o gli avvenimenti, esclama: «Ah, ora mi sento meglio!», non si rende conto che quel “meglio” in realtà è una grande perdita. Provi ad analizzarsi per sapere cos’è che in lui si sente meglio: la sua natura superiore o la sua natura inferiore? E un attimo dopo, ripensando a quell’esplosione, è davvero contento di sé? Non dice forse a se stesso che sarebbe stato preferibile potersi controllare?
Cercate di sperimentare in voi l’efficacia di quella virtù che è la pazienza. Piuttosto che ricorrere a ogni sorta di sciroppi, pozioni, elisir e altre bevande, bevete un po’ di pazienza! Sarà quest’ultima a rianimare in voi le potenze della vita, che sono potenze inimmaginabili.  »

Fonte: Omram Mikhael Aivanhov, Pensieri quotidiani 2016

 

Il potere degli Utthita Sthiti

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Il post di oggi cari amici dello yoga, è dedicato all’importanza dello studio e della pratica degli asana in piedi. Generalmente si presta poca attenzione al modo corretto di stare in piedi. Questo perchè spesso le persone stanno in piedi poggiando su una gamba sola, quando addirittura non girano di lato l’altra gamba. Se vediamo come vengono consumate le suole delle scarpe scopriamo molte spiacevoli verità: non poggiamo ugualmente sui due piedi, suole e tacchi molto spesso sono consumati all’esterno soltanto e così via.

Quando si assume una posizione eretta non allineata e quando il peso non viene ugualmente distribuito sui due piedi, si generano delle disarmonie posturali che compromettono la naturale elasticità della colonna vertebrale. Ma quando grazie allo studio di Tadasana e di molti altri Utthita Sthiti (asana in piedi) si comincia a capire come poggiare correttamente sui piedi e, da un appoggio saldo e stabile, come poter estendere naturalmente e senza sforzo la spina dorsale.

Quando siamo in una postura eretta col peso che gravita solamente sui talloni, improvvisamente il nostro baricentro cambia. Si perdono le anche, l’addome protrude in fuori, il corpo tende a piegarsi all’indietro e il tutto va a discapito della colonna che risente di questo sforzo: come conseguenza la mente diventa intorpidita, tamasica, per usare un termine yogico.

Ma quando, al contrario, grazie alla pratica dello yoga si compattano le anche, l’addome va indietro e il torace inizia a riaprirsi, si acquisisce gradualmente sempre più agilità nella mente e leggerezza nel corpo. Vi è mai capitato di andare a lezione svogliati e stanchi dicendo – “No, stasera non riesco a fare neanche un Tadasana, sono a pezzi!” e invece a fine lezione “misteriosamente” ci sentiamo con ogni cellula del corpo che canta e con la mente sollevata dai vari pesi della giornata? A me è successo molte volte.

Queste sono le risorse che, fortunatamente, la pratica dello Yoga ci dona: rigenerare e rinnovare noi stessi. I piedi riacquistano la loro forma naturale, le gambe diventano più proporzionate, elastiche e forti. Il portamento e l’andatura dei praticanti vengono sensibilmente influenzati in meglio, in quanto si favorisce la crescita simmetrica del corpo e l’elasticità della colonna. Quando siamo in piedi in modo scorretto col peso solo sui talloni, si impedisce una armoniosa crescita simmetrica del corpo, e chi ne paga le conseguenze è al solito la colonna vertebrale, nostro più intimo sostegno.

Stabilità ed equilibrio vengono notevolmente migliorati. Non solo: il lavoro con gli asana in piedi favorisce un corretto metabolismo favorendo la digestione e aiutando a ridurre il peso del corpo. Quando lo studente ha iniziato ad avere una buona confidenza con gli asana in piedi, ha preparato il proprio corpo e la propria mente per iniziare lo studio di quegli asana che comportano i piegamenti in avanti: i Pashima Pratana Sthiti. Gli Utthita Stithi avranno donato allo studente quella fermezza e stabilità di cui necessita per affrontare la sfida di asana ancor più complessi.

La libertà di mente e di corpo è uno dei prerequisiti per procedere negli stadi successivi della pratica. La pratica meccanica degli asana da sola non porterà da nessuna parte, mentre comprendere il proprio corpo, la mente ed il respiro attraverso la pratica è tutt’altra cosa. Il corpo è lo strumento che abbiamo a disposizione, e dobbiamo saperlo usare con saggia discriminazione. Cari amici dello Yoga, non usate MAI la forza bruta di volontà per andare oltre i vostri limiti corporei. Se lo strumento non è stato adeguatamente forgiato nel fuoco della lunga pratica in piedi, ciò che ne scaturirà sarà dolore, come ci insegna Patanjali. Ricordate sempre che l’asana è un processo che ci aiuta a fare un focus interno, ad osservare meglio noi stessi DENTRO. Guruji ha cesellato dall’antica tradizione dello Yoga gli Utthita Sthiti con le loro infinite varianti: corde, mattoni, muro, a coppia, ecc. Il dono degli asana in piedi ci darà quel Virya (forza interna) prezioso per procedere in avanti nella nostra ricerca. Buona pratica!