Carrie Owerko: Il tuo corpo è Spazio

Cari amici dello yoga il post che vi propongo oggi è la traduzione di un articolo-poesia scritto dall’insegnante senior di Iyengar yoga Carrie Owerko. Le sue stupende parole ci fanno riflettere su come noi viviamo e percepiamo il nostro corpo. La sua profonda esperienza d’insegnamento ha distillato queste parole apparentemente semplici ma dense di profondo significato per chi, come noi, è alla costante ricerca in questo esteso campo esperienziale che è lo yoga. I centri di yoga Surya e Corpo e Mente di Civitavecchia avranno l’onore di ospitare questa grande insegnante e il piacere di poter approfondire con lei la pratica dello yoga Iyengar nei giorni 27/27/28 maggio 2017 proprio a Civitavecchia, in un albergo che si affaccia sul mare. Invitiamo tutti a partecipare e a condividere assieme il suo insegnamento in 3 giorni di pratica primaverile all’insegna di yoga, sole e profumo del mare. Buona viaggio esperienziale nel vostro corpo!

 

Canto il corpo elettrico” scriveva Walt Withman in una parte di Leaves of grasses. Si!: I nostri corpi sono spazi che cantano. “Il tuo corpo è uno spazio che vede” è una mostra della brillante artista Lia Halloran. Si! Il corpo è uno spazio che vede. Il vostro corpo è anche uno spazio che sente. Il vostro corpo ha i fossili e le impronte dei propri antenati. Il vostro corpo possiede una forza vitale antica di milioni di anni. Essa vuole esprimersi. Essa si manifesta. “Canto il corpo elettrico”  scriveva Walt Withman. Si, io lo percepisco. Il mio corpo è uno spazio che canta. Il vostro corpo era uno spazio che viveva nel mare. E’ uno spazio che uscì fuori dall’acqua. E’ stato una tenue creatura d’acqua.

E’ stato coraggioso e aggressivo. E’ stato timido e impaurito. Il vostro corpo è uno spazio antico. E’ uno spazio che ricorda. Il vostro corpo è uno spazio che è allo stesso tempo potente e fragile. Può essere ferito. Può percepire il pericolo e difendersi senza la vostra cosciente partecipazione. A volte prova a difendersi quando non c’è una minaccia presente. A volte ripone la sua fiducia nei luoghi sbagliati. Il vostro corpo è uno spazio che sente.

Noi ci ascoltiamo, ci vediamo e ci percepiamo l’un l’altro col nostro spazio-corpo e nel fare ciò ci “sentiamo” l’un l’altro. Questa è empatia. Il vostro corpo è uno spazio che conosce il canto degli uccelli e di suo cugino, il canto umano.Il vostro corpo è uno spazio che danza. Danzare è “cantare il corpo elettrico” nello spazio.

Questo spazio di espressione, di libertà, può risultare minaccioso per coloro che non hanno permesso a sé stessi, o non gli è stato permesso da altri, di avere una voce, o che non gli è stato permesso di lasciar risplendere il loro “corpo elettrico” ed esprimere la loro corrente vitale in movimento perfettamente incarnato.

Il vostro corpo è uno spazio che conosce. Il mio corpo è uno spazio che sa. Sa che   questa piccola vita  è un soffio di inalazione ed esalazione, uno sfiorar di brezza su un filo d’erba, sottili gocce di pioggia, che evaporano mentre sto scrivendo.

Il mio corpo è spazio che può scegliere di respirare profondamente col vento, e piangere liberamente con la pioggia. Può cantare con gli uccelli e danzare l’elettrica corrente che Withman descriveva. Perché il mio corpo è spazio che vive. E il mio corpo è spazio che muore.

Lo scrittore, psichiatra e reduce dell’Olocausto Viktor Frankl disse: “Fra stimolo e risposta c’è uno spazio. In quello spazio c’è il nostro potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta giace la nostra crescita e libertà”. Il mio corpo è uno spazio che vede, ed è uno spazio che canta. Scelgo di cantare per l’amore del canto, di danzare per l’amore della danza, e di vivere il più liberamente possibile col mio intero corpo, così com’è.

Fonte: Carrie Owerko, “Your body is space”

 

Prashant Iyengar e il potere dello yoga

santuario-interiore

 

Le qualità e le identità che attribuiamo a noi stessi come “Io sono indiano/americano/ cinese” oppure “Io sono un uomo, una donna, vecchio, giovane, sano, malato, ecc.” sono attrazioni gravitazionali sul nostro corpo. Sono come dei parassiti. Generalmente noi viviamo la nostra vita come “sballati”. Questo stato di “sballo” ci rende mentalmente ristretti poiché ci aggrappiamo a determinate qualità che hanno influenza su di noi.

Attraverso sarira (corpo) kriyas (azioni) di pura coordinazione vi sottraete a quello “sballo”. Entriamo in una dimensione di noi stessi che è universale e che tutto compenetra. Ci sono molti sarira (corpo) kriyas (azioni) che possono spazzare via e liberarci da questo pesante fardello. Per esempio inalate con consapevolezza dai lobi del vostro cervello, dai muscoli della vostra schiena, dai vostri inguini, dai vostri occhi. In questi momenti di intensa coordinazione, scoprirete di avere una diversa esperienza di voi stessi.

Lo yoga non sono soltanto le azioni della posizione, come girare il vostro piede sinistro in dentro e il destro in fuori. E’ saper usare i sarira-kriyas (le azioni corporee yogiche) per entrare nel santuario all’interno di voi stessi, che è universale.

 

Da un estratto di una classe di Prashant Iyengar del 9 febbraio 2017, a cura di Zoe Stewart e Bobby Clennell.

Guardare davanti a noi

 

 

avanti

 

Cari amici dello yoga, oggi voglio raccontarvi di una esperienza avuta a lezione dalla mia insegnante di Iyengar yoga Sandra Bertana. E’ un breve ma significativo episodio che illustra come la nostra mente funziona. In un progressivo raffinamento di Sirsasana e nella correzione di alcune imperfezioni nell’allineamento, mi lamentavo di non aver capito prima queste cose e perché solo ora scendeva l’informazione dentro di me, il perché non mi fossero state date prima quel tipo di correzioni ecc.

Sandra  mi disse sorridendo: “Aldo bisogna guardare avanti; non guardare più indietro”…Parole a primo impatto semplici, ma che nascondono una profonda filosofia di vita. Siamo stati in un buon ristorante, ambiente confortevole, cibo gustoso, servizio cortese, ma al momento del conto ci arriva una cifra da pagare non proprio economica. Lasciamo il ristorante ricordando la piacevole esperienza oppure lamentandoci del conto salato? Perché la mente si focalizza sulla negatività di un vissuto? Perché è più facile, come nel caso del ristorante, lamentarsi del conto piuttosto che ricordare la bontà del cibo, il servizio cortese e l’ambiente rilassante? Perché la nostra mente è progettata per uno scopo principale: la sopravvivenza.

La mente di per sé stessa non ci aiuta ad essere felici, ci aiuta a sopravvivere. Ci fa osservare qualsiasi cosa possa disturbarci ed amplifica il negativo. Ma ci rende anche in grado di tirarci fuori da condizioni di paura e di scarsità. Tutto questo se sappiamo dove avere il nostro focus mentale. Certo perché ciò che non va è sempre a portata di mano: ma lo è anche ciò che funziona ed è valido! Spesso la vita non va come abbiamo pianificato e le sorprese indesiderate sono sempre dietro l’angolo ma…piuttosto che dire a noi stessi che abbiamo perso qualcosa o siamo carenti di qualcosa, o che non raggiungeremo mai un sogno che abbiamo dentro il Cuore, prendiamo la ferma decisione di focalizzare la nostra mente su ciò di cui possiamo essere grati adesso.

Questo non vuol dire reprimere le proprie emozioni o vivere in uno stato di negazione della realtà. Vuol dire che abbiamo deciso di vivere in uno stato mentale armonioso, non importa ciò che possa accadere: “no matter what”. Se noi siamo felici solo quando le cose stanno procedendo secondo il nostro gradimento, vorrà dire che non saremo molto felici nella vita. Più riusciamo a far scorre il cursore della nostra attenzione mentale sulle cose belle che sono attorno a noi, più riusciamo a coltivare un senso di prosperità e abbondanza interna e più riusciremo a sperimentare Ananda (gioia) nella vita di tutti i giorni e a creare un ambiente interiore armonioso.

Fonte: Antony Robbins

Le risorse dello yoga per gli stati ansiogeni

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Cari amici dello yoga, il post di oggi parla delle molteplici risorse che la pratica dello yoga ci mette a disposizione per aiutarci a fare fronte verso una problematica tipica della società dei nostri giorni: gli stati ansiogeni. Nella mia esperienza di insegnamento dello yoga, svolgo un lavoro incrociato con la psicologa-psicoterapeuta Cinzia De Angelis dove spesso si integra il lavoro psicoterapeutico con le pratiche dello yoga Iyengar. I risultati sono stupendi. Persone con vissuti traumatici dolorosi riassaporano lentamente i primi barlumi di pace mentale, il ritmo sonno-veglia si ristabilisce, gli stati ansiogeni che generano diversi disturbi psicosomatici iniziano ad allentare la presa sulla mente dei praticanti. E tutto questo in tempo apprezzabile.

Ai giorni nostri la competitività in campo lavorativo, la sempre crescente velocità dei ritmi di vita, la miriade d’informazioni che il nostro cervello è costretto ogni giorno a processare causano un livello di distress ingestibile per il nostro sistema nervoso. A causa di tutto questo gli stati ansiogeni sono il vissuto emotivo quotidiano di molti e spesso si cronicizzano a tal punto da sabotare il normale svolgimento della vita personale. Sono disordini mentali da non sottovalutare e molto più comuni di quel che si immagina: panico, paure, angoscia che inabilitano le normali attività sociali di un individuo, iperattività motoria, palpitazioni cardiache, alterazione del ritmo sonno-veglia, disturbi del comportamento ecc. Le cause possono essere indotte (traumi) o genetiche, ma quel che a noi interessa è come lo yoga possa intervenire per ridurre la complessa sintomatologia di questi disordini mentali.

Negli Yoga Sutra  capitolo 2.3 Sadhana Pada, Patanjali parla dei Klesha o afflizioni mentali e di come sia indispensabile la pratica dello yoga per avere la disciplina della mente e dei pensieri. La pratica di una corretta sequenzialità di asana e di pranayama mirati a dare sollievo a queste sofferenze mentali, allevierà con successo i disturbi psicosomatici appena descritti. Uno studio pubblicato nel maggio del 2007 sul Journal of Alternative and Complementary Medicine ha dimostrato che i livelli di GABA aumentano dopo anche solo una sessione di yoga. Il GABA è il principale neurotrasmettitore che inibisce la trasmissione nervosa al cervello, agendo così come calmante. Questo indica come lo yoga contribuisce ad alleviare quei disordini legati a bassi livelli di GABA come l’ansia e la depressione.

Uno studio medico dell’Università di Westminster parla chiaramente dei profondi effetti ottenuti su un campione pazienti donne con un periodo di pratica di due mesi per cinque volte a settimana, comparato con un altro campione di pazienti donne trattate solo farmacologicamente. I risultati che ne scaturirono furono soddisfacenti. Fu effettuata una seconda indagine con lo yogaterapia sugli effetti dello yoga per la depressione e l’ansia femminile, dove un numero di 34 pazienti che praticarono due volte a settimana per novanta minuti a sessione, fu messa a riscontro con un numero di 31 pazienti che non ricevettero alcun trattamento con lo yoga. Dopo appena due mesi di pratica i livelli di ansia del gruppo delle praticanti diminuì sensibilmente, molto più che nel gruppo-controllo delle 31 che non fecero nessuna pratica. I risultati furono così sorprendenti che i ricercatori conclusero che lo yoga rappresenta un eccellente supporto di complemento nell’approccio psicoterapico ai disturbi comportamentali ansiogeni, in quanto reca sollievo dallo stress, dona una consapevolezza mentale più acuta e permette una modulazione ottimale delle endorfine: la sensazione di paura, smarrimento e impotenza viene resa gestibile, cosa che permette una migliore qualità di vita nei pazienti.

Voglio invitare voi tutti al seminario su “Yoga e gestione dell’ansia” di sabato 11 febbraio, tenuto dalla Dottoressa Cinzia De Angelis e da me nel Centro Yoga Surya di Civitavecchia. Verrà spiegato come gestire i vari disturbi ansiogeni a cura della psicologa unito ad una pratica di asana e pranayama mirata per ridurne i sintomi. Se lo yoga è studiato correttamente e correttamente praticato anche tra le quattro mura di casa, i suoi effetti sorprendenti non tarderanno a presentarsi. Vi auguro una buona pratica rigenerante!

Lo stalliere avido

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“C’era una volta un Imperatore. Egli disse al suo stalliere che se si fosse messo a cavalcare sulle sue terre, gli avrebbe donato tutta la terra che fosse riuscito a solcare col suo cavallo.
Sicuro di sè, lo stalliere montò sul suo cavallo e cavalcò più velocemente possibile ore ed ore per coprire più terra che poteva. Continuò a cavalcare. Anche quando era stanco o affamato, non si fermava perchè voleva coprire più terra possibile.
Lo stalliere arrivò ad un punto in cui aveva cavalcato su un’area enorme, ma era ormai esausto e stava morendo. “Perchè mi sono spinto cosi all’estremo per conquistare cosi tanta terra? Ora sto per morire ed ho bisogno solo di un piccolo pezzo per essere seppellito.”.

La storia dello stalliere è simile al viaggio della nostra Vita. Chiediamo sempre di più a noi stessi per guadagnare più soldi, per ottenere potere e riconoscimenti. Trascuriamo la nostra salute e il tempo che ci è stato concesso in attività senza un senso e troppo spesso nocive per noi.

Un giorno, quando ci guarderemo indietro, realizzeremo che non avevamo veramente bisogno di tutto questo, e che non possiamo piu’ far tornare indietro il tempo che abbiamo perso”.

Yama e Niyama in pillole: volare in alto

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Cari amici dello yoga, il post di oggi parla di quante occasioni per essere felici noi sprechiamo continuamente, correndo appresso alle nostre illusioni e girando vorticosamente incatenati ai nostri samskaras, le tendenze prenatali che ci inducono a seguire modalità comportamentali che troppo spesso sabotano la nostra felicità interiore. Questi punti che ho elencato rappresentano per noi una vera sfida per centrarsi armoniosamente e vivere il nostro divino diritto di nascita: avere una esistenza di gioia (Ananda) e spandere questo sottile profumo attorno a sé come le rose in primavera. Mi auguro che queste parole contribuiscano ancor più ad approfondire la comprensione degli Yama e Niyama, pietre angolari della nostra pratica yoga!

1) Lascia andare il bisogno di avere sempre ragione: in fondo, avere ragione non serve a niente.

2) Lascia andare il bisogno di avere tutto sotto controllo. Permetti a ciascuno intorno a te di rivelarsi per quello che è e vedrai quanto ti sentirai meglio quasi istantaneamente.

3) Lascia andare il bisogno di trovare un colpevole. Smettila di considerare altre persone o circostanze i responsabili di quello che hai o non hai, di come ti senti o non ti senti. Smetti di diluire il tuo potere e comincia ad assumerti la responsabilità della tua vita.

4) Lascia andare quelle controproducenti chiacchiere mentali.

5) Lascia andare le tue credenze limitanti su quello che puoi o non puoi fare, su quello che credi sia possibile o impossibile. D’ora in poi, non permettere più ai tuoi pensieri limitanti di bloccarti senza un vero motivo. Apri le tue ali e vola!

6) Smettila di lamentarti! Abbandona una volta per tutte il continuo bisogno di lamentarti per tutte quelle cose persone, situazioni e circostanze che ti rendono infelice, triste e depresso. Nessuno ha il potere di renderti infelice a meno che TU non lo permetta. Non è la situazione a scatenare quella sensazione in te, ma è come TU decidi di guardarla. Mai sottovalutare il potere del pensiero positivo!

7) Lascia andare il bisogno di critica fine a sé stesso. Lascia andare il bisogno di criticare cose, eventi persone che sono diverse da te o da come te le aspettavi. Sebbene siamo tutti diversi siamo tuttavia anche tutti uguali, nell’anima. Tutti desideriamo essere felici, tutti desideriamo amare ed essere amati e tutti vorremmo essere compresi. Tutti desideriamo qualcosa e quel qualcosa è desiderato da noi tutti.

8) Lascia andare il bisogno di impressionare gli altri. Smettila di sembrare qualcuno che non sei, soltanto per piacere agli altri. Non funziona così: nel momento in cui ti spogli di tutte le maschere, il momento in cui accetti te stesso t’ accorgerai che le persone saranno attratte a te senza nessuna fatica.

9) Lascia andare la tua resistenza al cambiamento. Il cambiamento è funzionale alla tua crescita. Il cambiamento ti aiuterà a fluiredal punto A al punto B. Il cambiamento ti aiuterà migliorare la tua vita e  quella di chi ti circonda. Segui ciò che ti rende felice, abbraccia il cambiamento e non fare resistenza al nuovo flusso di Vita. “Segui ciò che ti rende felice e l’universo aprirà porte per te là dove c’erano solo muri” diceva Joseph Campbell.

10) Lascia andare le etichette convenzionali: smettila di incollare etichette a cose, persone o situazioni che non comprendi in quanto diverse o “strane”.  Prova ad aprire la tua mente poco a poco. La mente è come un paracadute: funziona solo quando è aperta!

“La forma più alta di ignoranza si ha quando rifiuti qualcosa solo perché non la conosci affatto” ci ricorda Wayne Dyer.

11) Abbandona le tue paure: la paura è solo un’illusione. Non esiste! E’ creata da te, nella tua mente. Aggiusta l’interno e l’esterno prenderà la forma corrispondente.

12) Lascia andare le scuse: invitale a fare i bagagli e digli che sono licenziate! Non hai più bisogno di loro.Troppo spesso ci limitiamo a causa delle scuse. Invece di crescere e sforzarci di migliorare noi stessi e la nostra vita, preferiamo restare bloccati e mentire a noi stessi, adducendo tutte le scuse possibili e immaginabili. Scuse che il 99.9% delle volte non sono reali…

13) Lascia andare il passato. Comprendo: questo non è facile. Specialmente quando il passato appare molto più sicuro e confortevole del presente, mentre il futuro sembra così spaventoso. Ma quel che devi realizzare è che il momento presente è tutto ciò che hai e che avrai: sempre. Il passato che tanto desideri, quel passato che adesso continui a sognare è stato da te ignorato quando era presente. Quindi smettila di ingannarti. Sii presente in ogni singolo momento della tua vita. Dopo tutto la vita è un viaggio, non una destinazione. Abbi una chiara visione del futuro, sii pronto, ma sii anche sempre fiducioso del momento che stai vivendo.

14) Lascia andare l’attaccamento. Questo concetto è uno dei più difficile da afferrare per la maggior parte di noi: devo ammettere che lo è stato anche per me (lo è ancora, veramente). Ma comprenderlo non è impossibile. Migliorerai gradualmente con il tempo e la pratica. Il momento in cui prendi interiormente distanza dalle cose, diventi così sereno, così tollerante, così gentile e così tranquillo che non significa che smetti di amarle, poichè amore e attaccamento non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro.L’attaccamento nasce dalla paura, il vero amore è chiaro, gentile e generoso. Laddove c’è amore non può esserci paura per cui amore e paura non possono coesistere. Con la pratica regolare raggiungerai un luogo dal quale sarai in grado di comprendere tutto senza vessare la tua mente: uno stadio che va ben oltre le parole…

15) Smettila di vivere una vita all’altezza delle aspettative degli altri. Troppe persone vivono una vita che non appartiene loro. Vivono la propria vita sulla base di cosa gli altri pensano sia meglio per loro. Ignorano la loro voce interiore. Sono così occupati ad accontentare tutti che perdono la direzione armonica delle loro stesse vite. Dimenticano che cosa li rende felici, di che cosa hanno bisogno. Dimenticano il loro vero Sé.

Stai vivendo la tua vita e lo stai facendo in questo momento. Vivi interamente e con profonda gratitudine i molti talenti che l’Universo ha riversato dentro di te alla tua nascita. Inebrierai la tua anima col profumo della Pace, e chi ti sarà vicino percepirà il Suo magico e inspiegabile aroma.