Guardare davanti a noi

 

 

avanti

 

Cari amici dello yoga, oggi voglio raccontarvi di una esperienza avuta a lezione dalla mia insegnante di Iyengar yoga Sandra Bertana. E’ un breve ma significativo episodio che illustra come la nostra mente funziona. In un progressivo raffinamento di Sirsasana e nella correzione di alcune imperfezioni nell’allineamento, mi lamentavo di non aver capito prima queste cose e perché solo ora scendeva l’informazione dentro di me, il perché non mi fossero state date prima quel tipo di correzioni ecc.

Sandra  mi disse sorridendo: “Aldo bisogna guardare avanti; non guardare più indietro”…Parole a primo impatto semplici, ma che nascondono una profonda filosofia di vita. Siamo stati in un buon ristorante, ambiente confortevole, cibo gustoso, servizio cortese, ma al momento del conto ci arriva una cifra da pagare non proprio economica. Lasciamo il ristorante ricordando la piacevole esperienza oppure lamentandoci del conto salato? Perché la mente si focalizza sulla negatività di un vissuto? Perché è più facile, come nel caso del ristorante, lamentarsi del conto piuttosto che ricordare la bontà del cibo, il servizio cortese e l’ambiente rilassante? Perché la nostra mente è progettata per uno scopo principale: la sopravvivenza.

La mente di per sé stessa non ci aiuta ad essere felici, ci aiuta a sopravvivere. Ci fa osservare qualsiasi cosa possa disturbarci ed amplifica il negativo. Ma ci rende anche in grado di tirarci fuori da condizioni di paura e di scarsità. Tutto questo se sappiamo dove avere il nostro focus mentale. Certo perché ciò che non va è sempre a portata di mano: ma lo è anche ciò che funziona ed è valido! Spesso la vita non va come abbiamo pianificato e le sorprese indesiderate sono sempre dietro l’angolo ma…piuttosto che dire a noi stessi che abbiamo perso qualcosa o siamo carenti di qualcosa, o che non raggiungeremo mai un sogno che abbiamo dentro il Cuore, prendiamo la ferma decisione di focalizzare la nostra mente su ciò di cui possiamo essere grati adesso.

Questo non vuol dire reprimere le proprie emozioni o vivere in uno stato di negazione della realtà. Vuol dire che abbiamo deciso di vivere in uno stato mentale armonioso, non importa ciò che possa accadere: “no matter what”. Se noi siamo felici solo quando le cose stanno procedendo secondo il nostro gradimento, vorrà dire che non saremo molto felici nella vita. Più riusciamo a far scorre il cursore della nostra attenzione mentale sulle cose belle che sono attorno a noi, più riusciamo a coltivare un senso di prosperità e abbondanza interna e più riusciremo a sperimentare Ananda (gioia) nella vita di tutti i giorni e a creare un ambiente interiore armonioso.

Fonte: Antony Robbins

Gabriella Giubilaro insegna Adho Mukha Vrkshasana

 

 

Cari amici dello yoga, oggi condivido con voi una lezione su Adho Mukha Vrkshsana tenuta da Gabriella Giubilaro, insegnante senior e mia formatrice nello yoga Iyengar. Anche se in lingua inglese, le spiegazioni sono chiare e gli allievi che eseguono l’asana mostrano tipologie di corpi differenti che approcciano l’asana con lievi variazioni, pur rispettando le linee-guida e le azioni dettate da Gabriella.

Viene spiegato cosa fare e cosa non fare. Come preparare il corpo alla posizione estendendo le gambe e la schiena correttamente, dove posizionare le mani nella giusta distanza e come salire. Ad uno studente viene suggerito l’uso di una cinta per ottimizzare la presa dell’asana e il suo mantenimento. La stessa precisione nelle azioni viene descritta anche nella discesa dall’asana, fase non meno importante della salita.

Un utile promemoria per i miei studenti e per chiunque voglia rinfrescare la memoria delle azioni da fare in Adho Mukha Vrikshasana. Gabriella Giubilaro sarà ospite nel nostro nuovo centro di yoga Surya a Civitavecchia il giorno 28/05/2016. E’ un onore e una gioia per me averla nel mio studio: ripenso a quel lontano giorno del 2002 alla convention con Geeta Iyengar a Montecatini quando la conobbi a gli chiesi di poter iniziare a studiare con lei.

Da quel giorno quel dorato filo didattico non ha mai cessato di dipanarsi, e questo sodalizio nello yoga si va sempre più rinsaldando: è grazie a Gabriella e alla sua forte spinta che sono quel che sono in questo yoga, e per me sarà sempre un punto di riferimento. Buona pratica!

Antichi suoni per il nostro shavasana

Cinque minuti per gustare nel nostro shavasana, il rilassamento dopo la pratica dello yoga, le antiche melodie senza tempo di un popolo con tradizioni a noi ancora sconosciute: i mongoli. Questi suoni entrano come un vento tiepido nelle profondità della nostra anima, facendo vibrare le corde del nostro cuore come le arpe eoliche degli antichi Celti. Suoni e melodie antiche come l’Universo, riscoperte nell’infinita cassa di risonanza del Cosmo per riconnettere gli “entronauti” di ogni epoca con la Luce dentro di sé. Utilizzateli per il vostro shavasana, per una breve meditazione, per sciogliere i nodi del Cuore e per ricollegarsi con il Sé infinito.

 

 

 

 

La melodia del vento
È la canzone che racconta il ritmo del vento, dell’andatura del cavallo, dell’avvicendarsi di laghi e foreste. Dall’imitazione dei suoni della natura nasce a sua volta l’hoomiy, canto di gola, la raffinata tecnica vocale che consente di riprodurre il fruscio delle fronde, i versi degli uccelli, lo scrosciare dei fiumi. Con uno spericolato alternarsi di respirazione addominale, canto di naso e di gola e uso del torace.

Le anime mistiche ameranno la produzione sacra: buddhista (mutuata dal Tibet lamaista) e sciamanica, solitamente accompagnata dal tamburo, che simboleggia la cavalcatura utilizzata nel rito. Ma tutti si lasceranno commuovere dal khoomei, il canto armonico e persuasivo che i nomadi usano per sussurrare alle loro greggi. Gorgheggiare agli animali? Sì, e se ne è fatto anche un film di successo, “La storia del cammello che piange.” Perché accade che un cucciolo sia rifiutatodalla madre. E accade che il pastore, cantando di gola, modulando la voce, sussurrando melodie alla madre fedifraga, alla fine la convinca a prendersi cura del negletto piccino. Un trionfo della pastorizia mongola e del potere del canto. A tanta ricchezza sonora corrisponde un adeguato campionario di strumenti musicali.

Su tutti domina il morin khuur (in alto a destra), strumento nazionale del Paese, insostituibile accompagnamento dell’urtyn duu, entrato nel 2010 nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, insieme al khoomi, il canto di gola. Simile a una viola da gamba, si suona tirando o spingendo di lato le corde (a differenza degli strumenti occidentali, in cui le corde si schiacciano e si pizzicano). Della stessa famiglia fanno parte l’Ikh Khuur (contrabbasso), l’Huu-Chir (violino), la Yatga (cetra), lo Yoo-Chin (salterio a percussione), il Tobs Khuur e lo Shanz (liuto).

Gli strumenti a fiato si vantano del Limbe, secondo per importanza solo al Morin Khuur. Simile al flauto traverso, possono suonarlo solo gli uomini, che adottano una tecnica di respirazione particolarmente difficoltosa, detta “circolare”, con cui si soffia nello strumento e contemporaneamente si inspira nuova aria. Meno ostici da affrontare lo Tsuur (flauto dritto), il Bishur (oboe), l’Ever Buree (clarinetto), il Rapal (tromba d’ottone), il Ganlin (o Gandan, o Dun, tromba corta usata per i rituali buddisti), il Buri (colossale tromba in rame rosso lunga quasi cinque metri).

Di derivazione cinese o tibetana le percussioni: Rnga (grande tamburo orizzontale), Damaru (tamburo a clessidra), Khets (tamburello con sonagli), Tsan (piatti), Gong, Aman Khhur (scacciapensieri). Tra tanta musica tradizionale, un “orecchio di riguardo” la merita anche la musica classica occidentale. Nel 1957 è stata istituita la Filarmonica Nazionale, che ha fatto conoscere e amare ai mongoli le composizioni occidentali più famose.

L’apoteosi ha avuto luogo nel 1980, quando il maestro Ts. Namsraijav ha commosso il suo popolo con un’impeccabile esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven. Altro momento grandioso il 3 maggio 2003: per ricordare l’anniversario della nascita di Gengis Khan (840 anni, e il suo mito è ancora fresco come una rosa) il più grande compositore mongolo, B. Sharav, ha rappresentato al Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto la sua opera Chinggis. Forma sonora occidentale per cantare il più grande eroe asiatico.

A proposito di canto: le capriole vocali e le strepitose qualità richieste al più normale dei mongoli per intonare una canzoncina fanno sì che molti di loro si avventurino in Italia a studiare lirica. Gioco da ragazzi, per le loro ugole altamente esercitate!

 

Fonte: www.mongolia.it

 

Luce sul Sentiero: il coraggio nelle sfide quotidiane.

bilancia2

“Quando meno ce lo aspettiamo, la vita ci mette alla prova con una sfida per testare il nostro coraggio e la volontà di cambiare; in quel momento, non c’è
alcuna possibilità di far finta che non sia successo niente o nel dire che non siamo ancora pronti. La sfida non aspetta. La vita non guarda indietro.”
 Paulo Coelho

 

Le parole di Paulo Coelho esprimono una dura lezione di vita: i periodi delle prove sono inevitabili. Noi vorremmo andare contro ogni tipo di difficoltà, deviazione, cercando situazioni per attraversare la nostra vita. Spesso sembra che proprio quando le cose cominciano ad andare per la strada da noi desiderata, ci imbattiamo in un problema che può sfidare il nostro morale, l’integrità, o la forza. E, come Coelho così eloquentemente dice, questi momenti arrivano quando meno ce lo aspettiamo.

Autunno: tempo di bilanci. In questo periodo dell’anno, la vita ci pone una sfida che ci possiamo aspettare, a differenza delle sfide che dobbiamo affrontare durante il resto dell’anno. Non possiamo rimandare questo potente periodo dell’anno .Arrivano: che siamo pronti o no.

La sfida che abbiamo davanti è duplice: identificare le parti di noi stessi che non vogliamo più avere (comportamento negativo e pensieri) e quindi, rimuovere quei tratti e tendenze dalle nostre vite. Affrontare questa sfida colossale interesserà l’intero anno a venire, liberando l’abbondanza di benedizioni e doni. Durante i dieci giorni dopo l’equinozio di autunno, le nostre azioni positive e negative sono poste davanti a noi. Siamo in grado di trasformare la nostra negatività nella Luce riconoscendo le nostre carenze e le modalità con cui invitiamo il caos nella nostra vita, e poi intraprendere azioni positive per migliorare i nostri pensieri  e comportamenti.

L’umiltà è la chiave di questa trasformazione. L’umiltà elimina il caos che invitiamo nella nostra vita attraverso le emozioni come la gelosia, l’ego, o la rabbia (per citarne alcuni). L’umiltà ci purifica da questa negatività e ci prepara al cambiamento.

I mesi che verranno offrono potenti opportunità di cambiamento e di crescita. Sono lezioni che attendono di essere abbracciate. Dobbiamo affrontarle al fine di ricevere le benedizioni che ci attendono nei mesi successivi. Quando siamo colpiti da una sfida o ci sentiamo bloccati nella vita, mai ci si sente comodi e piuttosto che affrontare la sfida, spesso cerchiamo di evitarla o ignorarla.

“Ma ho una scadenza.” “I suoceri stanno arrivando in città.” “La casa potrebbe avere davvero necessità di una nuova mano di vernice.” Noi afferriamo le scuse nella speranza che possiamo sottrarci al compito che la vita ci pone davanti. “Tante volte, nella nostra vita, arrivano situazioni e momenti difficili, condizioni in cui ci sentiamo completamente bloccati, e vogliamo solo andare, per trovare una via d’uscita”, dice Michael Berg. “Quello che non capiamo, in quei momenti, è che ogni singolo blocco deve diventare un’apertura, e che, all’interno di ogni singolo blocco, c’è l’apertura.” Ogni volta che riconosciamo una parte poco attraente del nostro comportamento, ci si può sentire inclini a guardare in un’altra direzione. È estremamente scomodo. In questo momento, siamo di fronte a una porta. Riconoscendo questo comportamento e prendendo l’impegno a porvi fine, ci aiuta ad andare avanti e a sbloccare quella porta.

E così, ci troviamo di fronte al dubbio e all’incertezza. “Non girare intorno al dubbio”, dice Michael Berg. “Non girare intorno ad una sfida. Non girare intorno ad una difficoltà. Lotta con loro. La trasformazione si verifica quando andiamo incontro alla sfida con tutto noi stessi. Ponendoci limiti nell’affrontare questa sfida, ci limitiamo l’amore, la gioia, e Luce a nostra disposizione nei prossimi mesi anno.” 

 

Bilancia

Con queste parole nella mente e nel cuore, vi auguro un fruttuoso periodo di raccolta durante questo autunno. Dissodate la mente dalle pietre, estirpate le erbacce e proteggete la vostra pianta dell’Autorealizzazione con la pratica della meditazione. Seminerete così le premesse per la nascita delle piantine delle buone qualità interiori, dei buoni pensieri e dei nobili sentimenti. Allora il raccolto del prossimo autunno produrrà abbondanti frutti non solo per voi stessi, ma anche a beneficio di chi vi circonda.

 

 

Fonte: Kabbalah Centre Italy

Iyengar yoga come preparazione atletica

Questo post illustra come nella preparazione atletica della squadra di rugby australiana, lo yoga Iyengar venga incluso come parte integrante del loro allenamento settimanale, e come questo creativo stile di yoga sia utile per la riabilitazione dei traumi sportivi e il recupero psico-fisico degli atleti. Buona visione e…buona preparazione atletica con l’Iyengar yoga!