L’importanza della meditazione quotidiana

Le parole di Swami Vishnudevananda Saraswati, fondatore dello Yoga Vedanta Kutir a Prayag (Allahabad), sono uno squarcio di un’India dell’epoca vedica e sottolineano la pratica quotidiana delle pratiche meditative. I sottotitoli in inglese permetteranno di capire il senso profondo delle parole di questa Luce dello yoga. Buona visione e…commentate!

Incontri di anime

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Lettera di un bimbo diversamente abile alla sua mamma

“Cara Mamma,
lo so che non è stato facile… ma ti voglio raccontare una cosa, che forse non sai.
Ogni anima, prima di incarnarsi, sa già quale percorso deve compiere, così anch’io sapevo che sarei nato per vivere un certo tipo di esperienza. Lo sapevi?…
Ci sono anime più e meno evolute, ma adesso non pensare quello che viene più logico… non è proprio così.

La scelta di nascere e vivere un’esistenza, diciamo “difficile”, è una scelta dura e faticosa, ma anche una scelta d’amore che solo anime molto sensibili ed elevate possono possono permettersi di fare.
Non riesci a spiegartelo? Non è facile da capire, non tutto è semplice, ma credimi, non è la manifestazione fisica che conta. E tu sai che la mia è un’anima pura e bellissima: questo conta, questo lo hai capito subito dalla prima volta che mi hai preso tra le braccia… Del resto ognuno di noi si sceglie i genitori, ed io vi ho cercati e vi ho trovati: che bello!
Dovevo essere sicuro di essere accettato e amato completamente, dovevo trovare due persone così stupendamente… insomma voi due.
 Spero ti faccia piacere sapere che stai svolgendo un compito superiore, che non è da tutti, che ti viene affidato dal cielo. Sai, alcune mamme, non tu lo so, vivono questa esperienza male, quasi come una punizione e non sanno che è un premio da un “essere” che ha tutta la capacità e l’amore per vivere un tipo di esperienza così delicata e a volte faticosa, ma che sa dare momenti così unici che non è possibile descrivere… però io e te li conosciamo, vero mamma?

Non si possono spiegare con le parole, ma solo con le emozioni… e con le energie sottili che si scambiano.
Mamma, come vorrei che tu riuscissi a comunicarlo a tutte quelle persone che ignorano la danza delle nostre varie esistenze… ma per ora non importa, mi basta averlo comunicato a te, che in fondo lo sapevi già… ma volevo darti una conferma della tua intuizione.

Noi tutti siamo esseri di luce, che ogni tanto scendono sulla terra ad imparare una “pagina” di lezione. Le nostre due luci sono così simili che si sono riconosciute, tu sei nata per aspettarmi ed io sono arrivato, tutto come era scritto: con una penna dall’inchiostro dorato.
Ti abbraccio, mamma, ti ringrazio e di essere come sei e di darmi tutto il tuo amore. Non preoccuparti mai, stai già facendo tutto, abbi solo fiducia quanta io ne ho in te e continuiamo la nostra danza, con la musica che gli Angeli hanno composto solo per noi.

Ti amo, mi ami… perché l’amore è la risposta ad ogni cosa.

Il tuo bambino”.

Fonte: “Fiori di Bach per bambini”, Barbara Mazzarella

Praticare con animo sereno

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Con il post di oggi voglio invitarvi a praticare con tranquillità. Come si pratica è molto più importante di cosa si pratica, che siano asana, pranayama o meditazione.

Si può praticare in maniera aggressiva, provando a forzare impropriamente i limiti del proprio corpo, digrignando i denti e corrugando la fronte nello sforzo oppure…  permettere al corpo di muoversi e riallungarsi in tranquillità, rendendo la respirazione lunga, ampia e profonda e godendosi il viaggio all’interno dell’asana e del pranayama!

Siete voi e solo voi che decidete come praticare. Se praticate con tensione, non farete altro che aggiungere ulteriore tensione allo stress accumulato alla fine di una dura giornata di lavoro. Lo yoga serve per rigenerarsi, ricordatelo, non a generare ulteriore stress!

Ricordo i primi tempi del mio approccio con lo yoga, e ripenso a tanta energia sprecata nel forzare il mio povero rigido corpo a fare asana che per me erano allora proibitive, per l’integrità della mia schiena e delle mie giunture. Col tempo i preziosi insegnamenti dei miei maestri, l’esperienza e la maturità sopraggiunta con l’età hanno trasformato la mia visione della pratica dello yoga e del suo insegnamento.

Per cui invito voi che amate lo yoga, principianti ed esperti, a praticare con tranquillità. Riuscirete a ottenere molto più dal vostro corpo e dalla vostra mente e con uno sforzo minore: lo stress si ridurrà grazie a questo “nuovo” approccio da parte vostra. Raccontate le vostre preziose esperienze di pratica, commentando e… buona pratica rigenerante!

Il mantra 4

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Proseguiamo il nostro viaggio nella misteriosa terra dei mantra. Vi rimando all’ultimo post, il Mantra 3, dove ho scritto che ci sono diverse modalità di ripetere un mantra. Quando noi ripetiamo il mantra in forma udibile o mentale, questo processo nel linguaggio yogico viene denominato japa. In questa pratica lo yogi fa uno sforzo cosciente (tapas) per rendere continua la ripetizione del mantra. L’etimologia della parola sanscrita japa  deriva dalla radice sanscrita jap, che significa ripetere a bassa voce, internamente; mormorare. Questo da già un’idea di come venga effettuata la pratica dei mantra nello yoga: interiorizzando la mente. Come ho già scritto ripetendo il mantra in forma udibile usiamo il suono fisico come tramite per calmare la mente. Lo yoga contempla tre modalità di ripetere un mantra:

  • Baikhari
  • Upanshu
  • Manasik

Baikhari, dalla radice sanscrita vakh, parola, indica il mantra ripetuto udibilmente. Questo tipo di pratica è utile per coloro che hanno una mente agitata, depressa o introversa, perché rende consapevoli del placido e naturale flusso del respiro durante la ripetizione vocale. Molto indicata per coloro che si approcciano alla pratica del canto dei mantra. Il fatto stesso di curare la corretta pronuncia sanscrita del mantra conduce il praticante sulla via di dharana (concentrazione) aiutando a pacificare la mente. Ogni qual volta la mente si distrae, la si riporta pazientemente sulla corretta intonazione del suono in lingua sanscrita. Eccellente per i principianti.

Upanshu. Quì il suono è sussurrato. La tradizione dello yoga considera questa modalità molto più potente del Vaikhari, e la maggior parte dei praticanti avanzati utilizza questa tecnica nel recitare i mantra. Ne ho avuto testimonianza diretta nei miei viaggi in Orissa, tra i vaishnava, e nel Ladakh, ospite di molti monasteri tibetani. Il suono in Upanshu dovrebbe essere udibile solo al praticante. Solo quando la pratica Baikhari è stata perfezionata, si diventa idonei per accedere a questo stadio di recitazione. Parliamo di mesi, forse anni, quando la mente inizia a perdere la sua agitazione.

Manasik. In questa modalità di pratica non si produce alcun suono. La ripetizione del mantra è solo mentale. Le labbra non si muovono, la lingua è immobile. Nessun movimento a parte quello del mala nella mano destra, il rosario di 108 grani utilizzato nel japa yoga. Manasik japa è estremamente potente e viene in genere praticato quando la mente è resa quieta e silente dalla ripetizione sussurrata del mantra e da altre pratiche yogiche fondamentali come il pranayama, i mudra e i bandha.

Vedremo durante questo meraviglioso viaggio l’importanza del mala, i tipi di materiali con i quali è costruito, i mantra collegati ai vari tipi di mala e lo studio del mantra cantato con il respiro nel pranayama, o Ajapa japa. Vi ringrazio di avermi accompagnato in questa parte del lungo viaggio alla riscoperta dell’antica tradizione yogica dei mantra, e vi aspetto nei prossimi post per terminare questo itinerario nel tempo e nella tradizione vedica.

Saggezza di Sri Yukteswar

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Si afferma Sri Yukteswar pronunciasse spesso questa frase durante le iniziazioni:

“Ascolta! Non devi pensare che questo tocco ti libererà da solo o che arriverà un carro a portarti in cielo! Non devi mai permettere a te stesso di avere una fede cieca di questo tipo per quanto riguarda il raggiungimento del Kaivalya! Il tocco iniziale del Guru ti aiuta ad incoraggiare la realizzazione! Tu devi praticare con la massima sincerità per raggiungere l’obiettivo divino e questo avverrà grazie al tuo sforzo personale

Samadhi – B.K.S.Iyengar

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Stupendo video in bianco e nero datato 1977 dove Iyengar insegna ad una classe di studenti avanzati, bambini e donne. All’epoca il maestro aveva 59 anni, e il filmato è un raro documento sulle didattiche di questo prezioso metodo di studio che è l’Iyengar yoga. Le parole sono superflue: gustatevi il video e venite a sperimentare il benessere che scaturisce da una pratica regolare, attenta e disciplinata.

Kali, simbolo del pranayama

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Nel post di oggi spiegherò la simbologia dei deva vedici, come sono raffigurati nell’iconografia indiana e cosa rappresenta la murti (forma) con la quale sono stati rappresentati. Ogni particolare di queste raffigurazioni racconta dei processi interiori della pratica yogica, con riferimenti al pranayama e ai suoi effetti sulla mente dello yogi. Oggi prenderò in esame la dea Kali e come viene rappresentata nel Bengala orientale, India,  dove ho effettuato la mia formazione nella pratica del pranayama e della meditazione. Spero che questi elementi poco conosciuti in occidente, siano per tutti voi uno stimolo per approfondire la vostra ricerca dello yoga.

Kali è una dea considerata un aspetto di Durga, la manifestazione potente della Madre Divina, la Shakti come viene chiamata nella tradizione yogica. E’ lei che ha ucciso il dèmone Raktabij, che rappresenta la moltitudine dei desideri egoici. Questi desideri terreni distolgono il praticante dal seguire il sentiero del Dharma.

Yogicamente parlando Kali è l’Energia Primordiale femminile. Rappresenta lo stato cinetico del Prana dal quale scaturisce tutta la creazione. L’individuo ordinario considera la conoscenza mondana essere la vera conoscenza. Per questa ragione Kali è raffigurata di color nero perché, nel suo primo stadio di manifestazione, la conoscenza mondana non ebbe evoluzione dalla creazione.

La sua lunga lingua protratta in fuori simboleggia il Kechari mudra, utilizzato nelle pratiche superiori del pranayama. La roncola brandita nella sua mano destra e la testa mozzata nella sua mano sinistra, simboleggiano l’ego reciso (testa, mente) del praticante yoga, l’annullamento dell’ignoranza (Avidya) e l’entrata nel regno della Conoscenza (Vidya). Con l’ardente pratica del pranayama uno yogi ottiene elevati stati di coscienza e quindi raggiunge l’onniscienza, come  molti Guru e Rishi autorealizzati.

La ghirlanda di 108 teste che porta al collo indica le 108 propensioni demoniache dell’ego umano. Queste scaturiscono dallo stato agitato del prana (Kinetic state) e impediscono al praticante il distacco dal mondo sensoriale. Ma quando il Prana è reso quieto con la pratica del pranayama, le attività di queste propensioni demoniache cessano: l’estinguersi di queste attività è per l’ego sinonimo di distruzione.

Kali inoltre è raffigurata mentre decapita con la sua roncola i 108 demoni. Questa decapitazione dell’ignoranza è necessaria affinché lo yogi sia purificato e ottenga la conoscenza dell’anima. I piedi di Kali indicano il respiro che si muove nelle due nadi Ida e Pingala. Quando i suoi due piedi diventano uno simbolizzano uno stadio del pranayama: il flusso respiratorio dello yogi continua nello Sushumna, il sottile canale energetico all’interno della spina dorsale.

Grazie alla pratica regolare e determinata (tapas), lo yogi si eleva oltre lo Sushumna fondendosi con l’Assoluto: in questo momento i piedi di Kali diventano evanescenti alla vista del praticante. Kali è raffigurata con un piede che poggia sul petto del Signore Shiva e con l’altro piede che poggia sulla Sua coscia, simboli della sua natura duale.

Il piede sul petto di Shiva indica la quiete silenziosa del Samadhi, mentre il piede sulla coscia indica il dinamismo energetico. Kali sopra Shiva simbolizza l’unione del dinamismo energetico e della quiete meditativa. Il dinamismo del Prana agitato trasformato nella quiete silenziosa e, al suo opposto, il dinamismo creativo che nasce dalla quiete profonda ottenuta con la pratica yogica.