NON IMITAZIONE: MA ADATTAMENTO

GEETAJI ha ricordato ai praticanti più anziani qualcosa di profondamente importante:

“L’ETÀ NON È UNA MALATTIA.”

È una FASE della VITA con i suoi punti di FORZA e le sue ESIGENZE.

La pratica di una persona di sessant’anni NON DOVREBBE imitare quella di una ventenne.

Questa non è una concessione.

È UN’ISTRUZIONE.

In gioventù, la pratica può essere plasmata DALL’AMBIZIONE:

FINO a che punto?

PER QUANTO tempo?

QUANTO?

Ma con il tempo, la pratica pone domande diverse:

Con QUANTA PRECISIONE?

Con QUANTA ONESTÀ?

Con QUANTA COSTANZA?

Le anche CAMBIANO.

La colonna vertebrale CAMBIA.

Il respiro CAMBIA.

I tempi di recupero CAMBIANO.

Questi non sono fallimenti.

Sono INFORMAZIONI.

Nella sala di pratica, lo vediamo ogni giorno.

Una settantenne in Supta Baddha Konasana, completamente SOSTENUTA, che si apre SENZA FORZARE.

Una sessantacinquenne in Setu Bandha CON supporto, il petto che si solleva dolcemente dopo ANNI di PRATICA.

I supporti non sono un passo indietro.

Sono un PROGRESSO in termini di CONSAPEVOLEZZA.

Il praticante maturo non smette MAI di IMPARARE.

La pratica diventa semplicemente PIÙ SAGGIA…

DISTACCO INTERIORE

Per quanto riguarda gli altri, non dobbiamo sempre REAGIRE al loro comportamento. È un problema LORO, NON NOSTRO. INTERIORMENTE, dovremmo essere RILASSATI, accettare che gli altri siano COME SONO e lasciare che le cose ci scivolino addosso, rendendo la nostra mente LISCIA come una padella ANTIADERENTE.

Non dovremmo permettere che tutto dentro di noi si SURRISCALDI sempre di più come una pentola a pressione. NON dovremmo diventare MENTALMENTE come una pentola a pressione. Dovremmo lasciare che le cose SEGUANO il LORO CORSO e non giudicare così tanto. Le persone sono PERSONE. Lasciamole essere COME SONO.

Non possiamo CAMBIARE GLI ALTRI. Ma possiamo cambiare NOI STESSI: l’unico cambiamento a cui possiamo aspirare è cambiare la NOSTRA REAZIONE alle azioni ALTRUI. QUESTO POSSIAMO FARLO.

Possiamo vederla come una replica di un programma televisivo: “Oh no, non di nuovo!” Ricicliamo all’infinito le stesse vecchie situazioni e le stesse vecchie reazioni. Quindi CAMBIAMO CANALE. Coltiviamo una mente MENO GIUDICANTE, più COMPASSIONE, più GENTILEZZA e un buon senso DELL’UMORISMO. Penso sia molto importante SORRIDERE a NOI STESSI e agli ALTRI.

JETSUNMA TENZIN PALMO

Ricerche mediche nell’ambito dello Yoga

 

 

 

Cari amici dello yoga il post di oggi è un breve sunto di solo alcuni dei profondi benefici di cui godono i praticanti di questa antica disciplina. Le ricerche medico-scientifiche hanno già da tempo iniziato a studiare le dinamiche dello yoga e i suoi profondi effetti in campo psicologico e fisico, ricavandone conclusioni a dir poco sbalorditive. Chi pratica regolarmente e con insegnanti qualificati già conosce gli effetti che il post descrive chiaramente. Questo è un ulteriore invito a iniziare la pratica di questa disciplina millenaria per coloro che ne sono affascinati, e un invito  a praticanti e insegnanti di ogni livello a non smettere mai le ricerche riguardo la pratica personale volta anche a un insegnamento sempre più evoluto.

Le pratiche Yoga ricevono sempre nuove conferme sugli effetti antinfiammatori. Riporto quelli a mio parere più rilevanti. Parliamo di infiammazione silente. L’esecuzione di asana ogni settimana per un’ora determina un aumento delle proteine antinfiammatorie chiamate apoliproteina A1 (ApoA1) e adiponectina dopo solo 6 settimane. L’apoliproteina A1 è un componente del colesterolo buono, un complesso di lipoproteine ad alta densità chiamate anche HDL che aiuta a ripulire le pareti arteriose da colesterolo e grassi e ha proprietà antinfiammatorie. L’ApoA1 protegge dalla malattie cardiache e verosimilmente anche dal morbo di Alzheimer.

L’adiponectina invece è un ormone proteico antinfiammatorio che aiuta a tenere sotto controllo la glicemia e che presenta valori più bassi nelle persone sovrappeso o con diabete.
Lo yoga fa diminuire le citochine proinfiammatorie e aumenta quelle antinfiammatorie.
Lo yoga ha dimostrato di avere effetti di cambiamento nella espressione genica, riuscendo a ridurre la trascrizione del NF-kB, che è un fattore che attiva parti del genoma che causano processi infiammatori.

Questo lo si è osservato in uno studio su 200 donne che avevano avuto un tumore al seno e che hanno praticato yoga per 3 mesi. Lo Yoga è in grado di modificare sensibilmente i livelli di neurotrasmettitori nel cervello. IL GABA è uno di questi. Chi soffre di depressione, ansia o disturbo post-traumatico da stress ha livelli di GABA inferiori, bassi. IL GABA è un neurotrasmettitore inibitore, aiuta anche a dormire.
Alla Boston University i ricercatori hanno studiato l’effetto di 12 settimane di Yoga sui livelli GABA nell’area del cervello chiamata talamo e l’hanno messo a confronto con una camminata della stessa durata.

Il risultato dice che lo yoga migliora l’ansia e l’umore più della camminata aumentando i livelli di GABA nel talamo, specialmente in quello sinistro, che è legato al sistema nervoso parasimpatico. Vi auguro una buona pratica e di godere delle infinite benedizioni che scaturiscono da una sempre più profonda ricerca.

 

L’uso dei supporti nell’Iyengar Yoga

 

 

Cari amici dello yoga riprendiamo la serie dei post sull’origine dei supporti e di come furono ideati, quali esigenze ne hanno richiesto la creazione e il perché del loro uso nella pratica dell’Iyengar Yoga. Il prop che prenderemo oggi in esame sarà il Viparita Karani box, utilizzato per eseguire Viparita karani e non solo, in quanto il suo utilizzo si estende a molti altri asana.

Grazie alle riflessioni di B.K.S. Iyengar in merito alla elaborazione di questo raffinato supporto, capiremo come il suo genio creativo era sempre e costantemente rivolto al miglioramento della pratica dello yoga e come questo miglioramento potesse essere di beneficio non solo per gli studenti con evidenti difficoltà, ma anche per approfondire l’ esplorazione di aspetti profondi della sadhana negli studenti più avanzati. Spesso si utilizzano questi supporti meccanicamente, senza riflettere sui laboriosi anni di ricerca spesi dal fermento creativo di B.K.Iyengar così da permetterci l’utilizzo di cinte varie, cunei, quarti di tondo, sedie, planks, il cavallo, i vari archi di differenti misure e molto, molto altro ancora che hanno permesso a molti studenti nello yoga di poter accedere in maniera sicura ed incolume ad asana altrimenti inaccessibili per loro.

Ed ogni volta che ci serviamo di un supporto, per quanto semplice ed umile esso sia, rivolgiamo un pensiero di gratitudine a colui che ha reso oggi possibile tutto questo per la moltitudine dei praticanti sparsi nel mondo…

 

“L’aspetto esteriore dell’asana può essere perfetto, ogni criterio soddisfatto, ogni punto ben indirizzato, ma la comunicazione interna, la circolazione e la consapevolezza hanno bisogno di una maggiore attenzione. La maggior parte delle volte, quando si raggiunge il cosiddetto “asana corretto”, gli studenti tendono a diventare compiacenti e iniziano a ignorare l’essenza dell’ asana, pensando che possono spontaneamente “eseguire la posizione”.
La compiacenza e l’ignoranza sono assassini silenziosi della sadhana. Bisogna essere estremamente consapevoli di entrambi.
Setubandha Sarvangasana è un asana molto benefico. Io potevo stare in questo asana per 10-15 minuti. Tuttavia, altri non potevano rimanere nella posa indipendente persino neanche 2 o 3 minuti. Sulla panca, l’intensità era carente.

Così, ho cominciato ad assecondare l’idea su come la posa potesse essere fatta con il supporto, ma che fosse efficace, fedele al valore intrinseco della posizione. Sul mio corpo ho compreso che, quando la zona renale è sostenuta con le mie mani e arcuata, l’asana si dimostrava efficace. Per questo motivo ho progettato il Viparita Karani box principalmente per Setubandha Sarvangasana, dove i reni devono essere arcuati sul supporto.

Un nuovo pensiero o un’idea può essere vaga all’inizio. Bisogna essere pazienti e perspicaci per svilupparlo in qualcosa. Ho raffinato i props passo dopo passo, a volte scartando completamente il prodotto e partendo da capo.
La percezione, la sensazione, l’osservazione e la saggezza dovrebbero riflettersi in tutto ciò che si crea. “

 

Fonte: B.K.S. Iyengar da ” Il corpo è il mio primo prop” calendario

Il potere del Pranayama

 

Cari amici dello yoga, il post di oggi è dedicato alla intrinseca bellezza che lo studente scopre approcciando gradualmente la pratica del pranayama. Anche se sono tanti anni che svolgiamo le nostre pratiche di pranayama, rivederne le basi, scendere ancor più approfonditamente nei dettagli, avere il dono di saper guardare nella vastità dell’attimo, tutto ciò conduce a quel che Patanjali illustra nel secondo Pada al verso 44 : “Svadhyayat Ista Devata Samprayogah”, ovvero Ritornare al Sé (in Sé stessi), Riscoprire il Divino. Queste brevi ma incisive parole di B.K.S.Iyengar che seguono, descrivono fedelmente quegli “attimi di Grazia” dove è possibile, sia pur per qualche istante, fluire con la Bellezza inerente la pratica del pranayama.

 

“Quando digiuniamo, purifichiamo i nostri corpi; otteniamo un apprezzamento del cibo che solitamente diamo per scontato. Abbiamo anche l’opportunità di riconoscere quanto ci basiamo sul cibo per il nostro benessere emotivo e anche come fonte d’intrattenimento. Quando evitiamo pettegolezzi inutili, risparmiamo energia ele nostre menti potrebbero divenire più focalizzate.

Quando controlliamo la nostra respirazione, interrompiamo un processo automatico che avviene in ogni momento, Questo è un metodo molto profondo e intenso di tapas che è prontamente accessibile a qualsiasi praticante. Sebbene molti nell’odierna società hanno una pratica di asana ben sviluppata, sono pochi gli studenti che svolgono delle pratiche profonde nel pranayama.

Il pranayama ha una intima relazione con la pazienza: la tecnica può essere di qualsiasi tipo ma la consapevolezza è il fattore più importante. L’attenta consapevolezza condurrà la mente a percepire il respiro. Attraverso questa osservazione si insediano equilibrati movimenti ritmici. E nel momento in cui diveniamo consapevoli del nostro respiro, cambia il modello del respiro stesso: e questa è la sua bellezza”.

Fonte: B.K.S. Iyengar