Servire Dio nel prossimo

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Meditare in silenzio con la più grande devozione, è una forma di meditazione. Cercare di dedicare il lavoro a Dio o al mondo, è un’altra forma di meditazione che chiamiamo manifestazione. In quel momento stiamo servendo la divinità nell’umanità. Per servire efficacemente la divinità nell’umanità, dobbiamo sentire consciamente la presenza di Dio in coloro che serviamo.

Quando parliamo con qualcuno, dobbiamo sentire che stiamo parlando alla divinità dentro quella persona, altrimenti, se aiutiamo semplicemente qualcuno nel nostro proprio modo, senza alcun sentimento consapevole di dedizione al Supremo, la nostra azione non può essere considerata una forma di manifestazione o di meditazione in azione. Se preghiamo e meditiamo sentiremo che Dio è presente in tutti, che Egli è una realtà vivente.

Dio è ovunque ed in ogni cosa, è vero, ma se preghiamo e meditiamo, questa convinzione mentale diviene per noi una verità, viva e reale. In quel momento serviremo consciamente ogni persona, precisamente perché sapremo e sentiremo che Dio è in tutti. Se non vediamo Dio, la verità, oppure la luce nelle nostre azioni, la nostra mente fisica potrebbe non sentirsi convinta del valore delle cose che stiamo facendo.

Oggi serviremo qualcuno e domani diremo: “Oh, è così sciocco! Non ha aspirazione, nessuna buona qualità! Perché dovrei servirlo?”. Se guardiamo una persona, senza la preghiera e la meditazione, separeremo la persona dall’anima. Ma se preghiamo e meditiamo, vedremo l’anima, la divinità dentro ogni persona e cercheremo di portare alla luce questa divinità. Se preghiamo e meditiamo, il nostro lavoro sarà un servizio dedicato, che ci aiuterà a fare progresso spirituale.

Ci sono molte persone che lavorano quindici, sedici ore al giorno, ma la loro azione non è servizio dedicato; esse lavorano meccanicamente, solo per fare soldi e aver cura delle loro responsabilità esteriori. Ma se desideriamo veramente dedicare la nostra vita a Dio e al genere umano, la preghiera e la meditazione ci permetteranno di farlo”.

SRI CHINMOY

Il Mantra 1

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Questo post  parla del Mantra, del suo significato, della storia e significato dei vari mantra, dell’uso che se ne può fare e delle varie modalità di pratica. Tutto questo è chiamato Mantra Yoga, l’antica scienza vedica della ripetizione continua di un mantra. Questo sistema di yoga è contenuto nel Tantra Shastra, scrittura vedica antica come il mondo, dove il praticante utilizza le vibrazioni sonore per  risvegliare ed espandere la propria coscienza spirituale latente.

La scienza del Mantra Yoga non è limitata esclusivamente alla cultura vedica dell’India, ma la si può ritrovare  in ogni grande tradizione spirituale. Il concetto di “sangha”, il ritrovarsi assieme per cantare inni sacri alla Divinità ha sempre fatto parte delle antiche culture. Col tempo molte cose vennero omesse, tralasciate, dimenticate o addirittura considerate inutili, poiché le persone avevano perso il profondo senso e valore spirituale di queste pratiche.

In India invece gli yogi, i sannyasi, i santi di ogni tradizione e le caste brahminiche preservarono queste sacre informazioni in una raccolta tramandata sia oralmente, sia come documenti scritti: i Tantra Shastra. Percorreremo assieme un viaggio nel mondo di questa antica Vidya (conoscenza, sapere) che si snoderà attraverso vari post, illustrando nel percorso le principali tradizioni che hanno utilizzato i concetti di suono, canto, controllo della mente connessi con le pratiche spirituali partendo dal nostro luogo di origine: il bacino mediterraneo con la cultura ellenistica.

Nell’antica Grecia, il dio Apollo era la divinità della musica e della medicina.
Esistevano templi di guarigione che usavano la musica come forza principale per armonizzare corpo e spirito. Uno dei pensatori greci più lungimiranti che continua ad influenzare con il suo pensiero la nostra cultura è Pitagora, filosofo del VI secolo a.C., conosciuto al giorno d’oggi come il padre della geometria.
Fu anche il primo intellettuale occidentale a mettere in chiaro le relazioni tra gli intervalli musicali.


La chiave di questa scoperta fu uno strumento molto semplice chiamato
Monocorde, costituito da una sola corda tirata su una struttura in legno. Usando il monocorde, Pitagora riuscì a scoprire che la divisione musicale creata dall’uomo dava origine a determinati rapporti. Esaminando gli intervalli creati da questa divisione, Pitagora scoprì che tutti i rapporti numerici potevano essere espressi. Questi rapporti numerici, come 2:1, 3:2, 4:3, archetipi della forma,  erano dimostrazioni dell’armonia e dell’equilibrio che si potevano osservare in tutto il mondo.
Se, per esempio, una corda viene divisa in 2 parti uguali, la nota che essa produce è di un’ottava più alta della nota prodotta dalla corda intera. Le due parti uguali vibrano in un rapporto di 2 a 1(2:1). Se, poi, la corda viene divisa in 3 parti uguali, la corda vibra in un rapporto di 3 a 1(3:1). Quando la corda è divisa in 4 parti uguali, questa crea un rapporto di 4 a 1 (4:1).

Tornando ai rapporti sviluppati dalle corde armoniche, è evidente che la divisione della corda effettuata dall’uomo segue esattamente i rapporti delle serie armoniche.
È probabile che la nostra comprensione dei rapporti e del sistema matematico che li governa si basi sulle osservazioni di Pitagora in campo musicale. Si dice che abbia detto:
“Studiate il monocorde e scoprirete i segreti dell’universo”.
Dallo studio di un unica corda vibrante si potrebbero scoprire gli aspetti microcosmici della vibrazione sonora e, grazie a questo, si potrebbero studiare le leggi macroscopiche che regolano il cosmo.
Pitagora credeva che l’universo fosse un immenso monocorde, uno strumento con una sola corda tirata tra il cielo e la terra.
L’estremità superiore della corda era legata allo Spirito Assoluto, mentre l’estremità inferiore era legata alla materia assoluta.


Attraverso lo studio della musica come una scienza esatta è possibile conoscere tutti gli aspetti della natura. Egli applicò le sue leggi sugli intervalli armonici a tutti i fenomeni naturali, dimostrando la relazione armonica insita in elementi, pianeti e costellazioni.
Pitagora parlò di “
Musica delle Sfere“.
Pensava che i movimenti dei corpi celesti che si spostavano nell’universo producessero un suono. Questi suoni potevano essere percepiti da chi si era preparato con coscienza ad ascoltarli. La Musica delle Sfere poteva anche essere suonata negli intervalli delle corde pizzicate. Per Pitagora ed i suoi studenti la Musica delle Sfere era più di una metafora. Si diceva che il maestro greco fosse in grado di sentire i suoni dei pianeti che vibravano nell’universo. Per secoli gli scienziati hanno fatto ipotesi sulla relazione tra il movimento dei corpi celesti ed il suono.

Recentemente, usando avanzati principi matematici basati sulle velocità orbitali dei pianeti, un gruppo di scienziati ha abbinato differenti suoni a differenti pianeti. Sembra che esista un’incredibile relazione armonica. Forse questo antico maestro conosceva delle pratiche simili allo yoga che lo rendevano in grado di percepire i movimenti astronomici come suono.
Nell’esempio musicale degli armonici, la loro creazione è spiegata dai rapporti matematici osservati sulla corda pizzicata. In realtà gli armonici sono una manifestazione di tutte le forme di vibrazione.
L’udito è limitato ad oggetti che vibrano con frequenze tra i 16 ed i 25.000 Hz (le vibrazioni comprese in questo campo sono percepite come suoni udibili), ma questo non significa che, solo perché non possiamo ascoltare suoni al di sopra o al di sotto di questi limiti non ci siamo onde sonore impercettibili ovunque.


Tutto ciò che vibra genera armonici.
Poiché l’universo è composto unicamente di vibrazioni, ogni cosa crea note fondamentali con armonici, dagli elettroni che ruotano attorno al nucleo ai pianeti che orbitano attorno al sole. Pitagora aveva una scuola a Crotone, dove insegnava le sue spiegazioni ai fenomeni dell’universo. L’antica scuola misterica operava a tre livelli di iniziazione.
Il primo livello, quello degli
“acoustici”, insegnava a riconoscere ed a mettere in pratica le varie proporzioni musicali, spiegate utilizzando il monocorde.
Il secondo livello, quello dei
“matematici”, approfondiva il discorso con la conoscenza dei numeri, ma anche con la purificazione individuale e l’autocontrollo mentale.
Prima di accedere al livello successivo era necessario che il discepolo fosse pienamente consapevole nel corpo e nello spirito delle responsabilità legate alle sacre informazioni che stava per ricevere.
Il terzo e più alto livello di iniziazione, quello degli
“electi”, portava all’apprendimento di procedimenti segreti di trasformazione fisica e di guarigione con il suono e la musica.


Ben poco è sopravvissuto degli insegnamenti iniziatici più elevati della scuola di Pitagora. Gli insegnamenti relativi ai suoi teoremi di geometria e delle proporzioni musicali sono parte delle nostre conoscenze attuali in campo numerico e acustico. I suoi concetti filosofici, come la Musica delle Sfere, continuano a trovare posto nelle dottrine esoteriche.
Ma fino ad ora, i segreti sull’uso del suono e della musica a scopo curativo sono andati perduti. Si dice che Pitagora morì quando la sua scuola a Crotone andò in fiamme. Alcuni suoi studenti proclamarono di aver tramandato i suoi segreti insegnandoli ad altri discepoli in altre terre. Questo ci fa capire come queste conoscenze riservati a pochi nel mondo occidentale in epoche antiche, si siano poi diffuse in altre culture come quella vedica dell’India e viceversa, rimanendo nell’ombra per secoli prima di ritornare alla luce grazie alla diffusione yoga. Con Alessandro Magno la civiltà ellenica si spinse fino agli estremi confini dell’India, travasando usi e costumi del mondo greco e assorbendo molto della civiltà ariana dell’epoca.

Fonti: Il Mantra – Satyanada Paramahansa – Satyananda Ashram Italia 1989 

Il potere di guarigione dei suoni – Jonathan Goldman

Bagliori dell’anima

“Nessuno puo’ rivelarvi nulla
se non cio’ che già si trova
in stato di dormiveglia
nell’albeggiare della nostra conoscenza.
L’insegnante che avanza
nell’ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede
e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà
nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà
alla soglia
della vostra mente”.

Fonte: Kahlil Gibran “Il profeta”

Aforismi dello Yoga di Prashant Iyengar 2

Stato

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Continua la serie di post sui neologismi introdotti da Prashant Iyengar per meglio fissare nella memoria degli allievi le azioni chiave degli asana, così da racchiudere in un modo di dire interi concetti che richiederebbero molto tempo per essere spiegati. In allievi già con esperienza sono dei memento che aiutano a meglio focalizzare l’esecuzione corretta delle posture, utilizzando un linguaggio a suo modo originale e che utilizza i giochi di parole della lingua inglese. La creatività di un grande insegnante si vede anche da come riesce a sopperire alle debolezze degli allievi, aiutandoli a mantenere l’insegnamento ricevuto nella sua più integra purezza.

Unless you improve your perception, your actions will not improve.  Le vostre azioni non miglioreranno se non migliorate la vostra percezione.

Viparita Dandasana means reverse prostration… it can also means cruel and unusual prostration.  Viparita Dandasana significa prostrazione  inversa… può anche indicare punizione crudele e insolita. Riferito all’intensità dell’asana per un principiante.

Kidneys tend to behave like kids. Suck them in. I reni tendono a comportarsi come i ragazzini. Cercate di tenerli “buoni”. Qui Prashant gioca con le parole kidney (reni) e kids (monelli).

Make the kidneys hard as stone, to prevent them from making stones. Agite sui vostri reni con la pratica degli asana, prima che si formino calcoli renali. Prevenire è meglio che curare.

They should be not floating but flying ribs. Dovrebbero essere non costole fluttuanti, ma costole volanti. Il gioco di parole floating/flying si riferisce al controllo verso il basso e al contenimento verso l’interno delle fluttuanti: non fluttuare senza controllo ma volare disciplinatamente.

Pubicize, sternumize, shoulderize your Sirsasana, Trikonasana, Viparita Dandasana.  “Pubizzate”, “sternizzate”, “spalleggiate”, i vostri Sirsasana, Trikonasana, Viparita Dandasana. Cercate di mantenere le azioni chiave nel pube, nello sterno e nelle spalle negli asana indicati.

Learn to become what you are not.  Imparate come diventare ciò che al momento non siete. L’arte di cambiare sé stessi attraverso la pratica disciplinata dello Yoga.

Always do your optimum and not your maximum. Fate sempre le cose in maniera ottimale, e non il vostro massimo. Spesso “dare il massimo” non vuol dire fare le cose al meglio e bene.

Are you resting or rusting? Vi state riposando o state arruginendo? Rest riposo, rust ruggine. Richiamo alla pratica costante.

You are now getting more composed at cost of my composure.  Ora state divenendo più composti al prezzo della mia calma e compostezza. Classico richiamo dell’insegnante all’ordine e al corretto lavoro da parte degli allievi.

From knee-cap to knee-crater. Agite sulle rotule delle ginocchia così da sollevarle e spianarle come crateri, invece che lasciarle sporgerle inattive come uno zuccotto. Rotule su!

Autowitness. Osservarsi attentamente nella pratica dello Yoga, diventando testimoni consapevoli delle nostre azioni.

Yogalisation. Il sapersi centrare in maniera yogica, corpo e mente.

Fonte: Yoga Rahasya vol.20 n.1; 2013 pag.36 – 37 – 38

Shanty: la conquista della pace interiore

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Le parole di Shivananda di Rishikesh, fondatore della Divine Life Society, risuonano come campana di consapevolezza in tempi molto difficili come questi, dove i precari equilibri tra le nazioni necessitano di profonda discriminazione da parte di chi le comanda. La pace mondiale arriverà solo dal profondo impegno di ogni singolo nella ricerca in sé di questo divino attributo. Solo allora Shanty (la pace interiore)  potrà lentamente diffondersi nella società, perché ogni individuo, ogni comunità, ogni nazione avranno messo in atto una silenziosa rivoluzione dell’anima che, come una piccola fiamma iniziale, incendierà il cuore della collettività portandola verso una più matura presa di coscienza. Om shanty, shanty shanty.

“La pace è un attributo divino. È una qualità dell’anima. Gli invidiosi non possono conservarla. Essa riempie il cuore puro. Essa abbandona il sensuale.
Fugge l’egoista. È l’appannaggio dei Paramahansa (i grandi saggi).Né ricchezze, né donne, né figli, né beni, né palazzi possono procurarvi una pace durevole.

Guardate nelle profondità del vostro cuore. Quando vi siete stabiliti interiormente nel Sé Supremo, le più gravi disgrazie, perdite o fallimenti, le vibrazioni discordanti o sgradevoli non possono più scuotervi. Supererete facilmente tutte le difficoltà, tutte le crisi della vita e uscirete trionfante da tutte le esperienze.

Misteriosa è questa pace. Realizzatela. Vivete una vita ideale di pace. Distruggete senza pietà il sospetto ed i pregiudizi di ogni sorta, l’invidia e la gelosia, l’egoismo ed i desideri di potenza e di possesso. Praticate ogni giorno la meditazione e instaurate la pace nel vostro cuore. Poi irradiatela ai vostri vicini ed a tutti coloro che verranno a contatto con voi. Diffondetela tutt’intorno, largamente.

Predicate il Vangelo della pace a tutti gli uomini ed a tutte le donne del mondo. Dimorate in una calma silenziosa. Accordatevi alla volontà divina. Abbandonate tutte le preoccupazioni. Cacciate noie ed angosce. Immergetevi nel più profondo del vostro cuore, nell’oceano della pace. Coltivate la pace, prima, nel giardino del vostro cuore, rimuovendo le cattive erbe della concupiscenza, dell’odio, dell’invidia, dell’egoismo e della gelosia.

Soltanto dopo di ciò potrete manifestare questa pace all’esterno e soltanto allora coloro che vi avvicineranno beneficeranno delle vostre vibrazioni di pace e d’armonia. Ascoltate in silenzio il sussurro divino. Prendete coscienza del potere della fede. Sentite il sostegno della grazia di Dio. Conoscete il sentiero dell’evasione.

Costruite il santuario dell’amore, o il tempio della devozione nel vostro cuore. Entrate nel silenzio grandioso. Gioite della trascendenza. Vivete in voi. Immergetevi nella vostra anima. Conoscete il Sé. Divenite Quello. Siate liberi e marciate nella gioia. La pace è il vostro diritto di nascita. Essa riempie completamente il vostro essere e vi circonda. È davanti a voi, dietro a voi, a sinistra, a destra, in alto, in basso. La pace è la sola realtà vivente. Nomi e forme sono tutti illusori. Realizzate questa pace e siate liberi.

Meraviglioso è il potere della pace che dispensa la gioia e la beatitudine eterna. La pace deriva dalla preghiera, dal japa, dai kirtans, dalla meditazione, dalla nobiltà e dall’elevazione dei vostri pensieri, come anche dalla vostra comprensione.”

Fonte: Discorsi di Swami Shivananda Saraswati

Shradda, il potere della fede

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Dedico queste parole a tutti coloro che nel più profondo del loro Cuore sanno e sentono che la morte è un velo illusorio. Momentaneamente ci impedisce di vedere i nostri cari che vivono nelle dimensioni sottili interiori, immersi nella luce e nella pace dell’anima.
Sento che l’essenza di ciò che leggerete sono le parole che mia figlia Laura mi direbbe ora, conoscendo il suo cuore. Con Lauretta ho condiviso lo Yoga, l’India, la conoscenza di Maestri spirituali ed insegnanti di yoga di alto livello. La sua consapevolezza era e rimane molto profonda. Così come l’esempio di Shraddha (fede irremovibile) e Vairagya (distacco) che fino al suo ultimo respiro mi ha donato.
In questo scenario terreno abbiamo recitato le parti di genitore e figlia. Quando il dramma terreno si concluderà per entrambi, ci si ritroverà di nuovo assieme attratti da quell’amore divino (Bhakti) che lo yoga, giorno dopo giorno, ha silenziosamente costruito nelle nostra anime. Jay Guru Lauradevi, amar gurubajni.
“La morte non è niente. Sono solamente passata dall’altra parte: è come fossi nascosta nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altra lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”.

Non ti devi mai scoraggiare

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La lettera che segue fu scritta dal Maestro spirituale Paramahansa Yogananda ad una delle discepole della S.R.F.di Mt. Washington nel luglio del 1949. Leggendola oggi sentiamo quanto ancora sia attuale come se fosse stata scritta ieri, e come parli direttamente all’anima dei sinceri praticanti dello yoga. I Veda attestano “Satyam nasti paro dharma”, cioè non esiste dharma (sentiero, via) più grande della verità (Satya). Quella stessa verità che attraverso i secoli si è espressa e continuerà ad esprimersi grazie all’amore e alla dedizione dei maestri di ogni epoca. Possiamo noi beneficiare della loro luce e diffonderla con rinnovato impegno in questo difficile momento storico.

“Non ti devi mai scoraggiare! La Madre Divina mi ha mandato per guidarti fuori dalle nubi della tua mente. Le difficoltà di ciascuno sono differenti e, che sia un lui o una lei, tutti devono vincere la prova del karma e della Madre Divina. Devi superare tutto questo con un continuo ed intimo ricorso a Dio e con la massima devozione nelle parole, pensieri ed azioni ed obbedienza al Guru. I tuoi problemi e turbamenti non mi preoccupano. Io non cesserò mai l’opera che ho iniziato su di te.E’ meglio vincere il male che convivere con esso per sempre.

Non identificare mai, nemmeno per un istante, te stessa con i momenti di caduta che puoi avere. Non avere timori nemmeno se io scompaio dalla tua vita. Tu non sarai mai sola. Io non ti potrò sgridare allora, ma sarò sempre con te ed attraverso la Madre Divina ti proteggerò da tutte le insidie, ti sussurrerò continuamente per guidarti attraverso il tuo Io devoto.

Perciò non ti scoraggiare e non ti stancare, ma sii sempre piena di voglia e di interesse di lavorare per la Madre Divina, non importa se guerre e malattie e morte danzano intorno a te. Questo è il vero segreto per vincere le delusioni e tutti i problemi. Sii superiore alle parti e non demordere mai.

Sii come il Lago Divino, sorseggia alla Fonte della Saggezza anche se ti senti ridotta a pezzetti; una vita semplice e senza ostacoli non è una vita vittoriosa, e io ti darò fiumi del mio buon karma così da permetterti di andare avanti attraverso tutto e malgrado tutto. Non mi dimenticherò mai di te, e ti rialzerò sempre, non importa quante volte cadrai.

Cerca incessantemente di vincere, non solo io ti aiuterò invisibilmente, ma molte volte sarò con te visibilmente. Io non sto costruendo per te un maniero, nè ti darò ricchezze periture, ma sto costruendoti una dimora indistruttibile con tutte le ricchezze nella casa della Madre Divina.”