Karuna, la Compassione.

 

La parola compassione ha assunto un significato dispregiativo e viene associata alla carità o alla pena. Vale lo stesso per la parola “autocommiserazione”, che richiama alla mente il vittimismo. Niente di più lontano dall’essenza di questi concetti, che, invece di promuovere un’immagine deteriorata dell’altro o di se stessi, la esaltano.

Ne è prova il successo della terapia incentrata sulla compassione. Come indica il nome stesso, si tratta di un intervento terapeutico che vede nella compassione un mezzo per migliorare la situazione di molte persone che soffrono. È consigliata in particolare per chi è molto critico con se stesso o con gli altri.dal latino: cum insieme patior soffro.

La parola compassione scaturisce la sua etimologia dal latino CUM insieme e PATIOR, soffro. Nei secoli, la parola compassione prende forma sul concetto di pietà : una pietà che è quasi disprezzo. Eppure la sua radice, il significato originale dei suoi componenti è tanto più nobile, di respiro tanto più ampio.

La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell’altro. Non un sentimento di pena che va dall’alto in basso. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta ad un’unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. E’ la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio. Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche di gioia vitale, di entusiasmo.

Ne è prova il successo della terapia incentrata sulla compassione. Come indica il nome stesso, si tratta di un intervento terapeutico che vede nella compassione un mezzo per migliorare la situazione di molte persone che soffrono. È consigliata in particolare per chi è molto critico con se stesso o con gli altri.

L’aspetto più interessante di questa innovativa terapia è che la sua efficacia è stata scientificamente dimostrata in laboratorio, ovvero è stato dimostrato che la compassione può essere appresa e allenata. Ed è anche stato sottolineato che, nel farlo, il cervello cambia e migliora. Si è riscontrato, infatti, che essere compassionevoli aumenta la serenità, l’allegria e la motivazione in varie aree della nostra vita.

Un esperimento sulla compassione

Wisconsin, negli Stati Uniti. Dopodiché venne pubblicato sulla rivista Psychological Science. I responsabili dello L’esperimento è stato realizzato presso il Center for Investigating Healthy Minds, dell’Università del studio hanno fatto allenare un gruppo di volontari ad una forma di meditazione chiamato “meditazione compassionevole” o “Tonglen”.

Questo tipo di meditazione sfrutta una tecnica basata sull’identificazione e sulla comprensione del dolore negli altri esseri umani. Il tutto va combinato con esercizi di respirazione: quando inspiriamo, visualizziamo la sofferenza altrui e la interiorizziamo; quando espiriamo, ci ritroviamo in uno stato di benessere che irradiamo all’esterno e, dunque, a chi ci circonda.

Gli studiosi chiesero ai partecipanti di immaginare qualcuno che stesse soffrendo e di desiderare di eliminare tale dolore. Potevano aiutarsi con frasi come “ti auguro di liberarti di questo dolore”, “ti auguro di essere felice” e altre espressioni di questo genere. In un primo momento, realizzarono tale esercizio pensando prima alle persone care e poi a sconosciuti. Alla fine invece, dovettero farlo con qualcuno con cui erano in conflitto.

I ricercatori monitoravano i cervelli dei partecipanti attraverso la risonanza magnetica funzionale, prima e dopo l’allenamento. In questo modo, è stato possibile dimostrare i cambiamenti cerebrali verificatesi nei volontari. In particolare, vi era stato un incremento dell’attività nella corteccia parietale inferiore e in altre zone. Questo sottolineò che l’empatia, la compassione e la bontà potevano svilupparsi come un muscolo.

La compassione e il benessere dell’individuo

prospettiva rilassata e positiva. Piuttosto, ogni avvenimento si converte in una battaglia dove l’importante è prevalere.

La terapia focalizzata sulla compassione allena l’abilità di percepire la sofferenza altrui e di desiderarne la guarigione. Allo stesso modo, insegna che questo esercizio deve essere applicato anche e soprattutto a se stessi. Essere auto-compassionevole È frequente che una persona estremamente critica con gli altri lo sia anche con se stessa; e viceversa, naturalmente. Sono casi in cui l’individuo si focalizza in maniera esagerata sul suo ego. Questo gli impedisce di provare compassione per gli altri, ma anche per se stesso. È un processo che implica molta sofferenza, poiché si prova un orgoglio smisurato che non permette di vedere la vita da una non significa provare pena per se stessi né piangere poiché ci si sente inferiori o incapaci. Si tratta di imparare a non colpevolizzarci per i nostri errori, i nostri sbagli o le nostre sviste; di non giudicarci in modo troppo rigoroso, col vantaggio di conoscere il risultato.

I popoli dell’oriente praticano la compassione di sé e degli altri da migliaia di anni ormai. La terapia focalizzata sulla compassione fa capo a principi buddisti, ma ha anche elementi delle neuroscienze. Nell’esperimento già menzionato, è stato dimostrato anche che, allenando la compassione, il cervello secerne ossitocina, il cosiddetto “ormone della felicità”. Si verificano anche dei cambiamenti a livello di insula, ippocampo e ipofisi. Questo accresce nell’individuo una sensazione di tranquillità, sicurezza e benessere.

Vi sono molti messaggi nel mondo attuale che ci spronano ad agire in funzione della competenza e del successo. Questo si è tradotto in un peso enorme sulle spalle di molti. Una condizione che, prima o poi, sopraffa l’individuo e lo porta a provare ansia e depressione. La terapia incentrata sulla compassione è un richiamo a ristabilire la bontà come il valore umano per eccellenza e sostiene che tale bontà debba iniziare dal trattamento che ciascuno riserva a se stesso. La compassione apre il cuore e ci rende più felici Quando ci preoccupiamo per qualcuno che ne ha bisogno, stiamo compiacendo cuore e stiamo offrendo vera compassione per alleviare una sofferenza.

 

“Ogni vero e puro amore è compassione, e ogni amore che non sia compassione è egoismo”.  -Arthur Schopenhauer-

 

Fonte: Rielaborazione di un articolo sulla Compassione, tratto dal Buddhismo

 

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