SRADDHA: LA FIDUCIA DI CONTINUARE

Cosa ti spinge a continuare a praticare quando, al momento, non hai ancora prove concrete sui benefici dello yoga?

Non ogni pratica offre sempre un riscontro IMMEDIATO.

Puoi praticare Uttānāsana, per esempio, per settimane con le stesse istruzioni:
Solleva le rotule.
Porta indietro le cosce.
Allunga il busto e via dicendo.

In alcuni giorni l’azione ti sembra chiara.
In altri giorni no.

Eppure, CONTINUI a praticare.

Lo Yoga Sūtra I.20 inizia con una parola che descrive questa qualità:

ŚRADDHĀ.

Viene spesso tradotto come FEDE. Ma nella pratica, Śraddhā può essere inteso come qualcosa di molto oggettivo:
la fiducia di CONTINUARE ANCHE PRIMA che il risultato sia garantito.

Non si tratta di una fede cieca.
Non è fingere che ogni istruzione abbia un SENSO.
Non è neanche forzarsi a credere che i progressi DEBBANO arrivare.

Śraddhā è qualcosa di più silenzioso.

Qualcosa che ti dice: vale la pena di dedicarmi completamente in questa pratica.

Così torni a Uttānāsana.

Posiziona i piedi.
Sistema le gambe.
Estendi il busto.
Presta di nuovo attenzione.

La posizione potrebbe non sembrare drasticamente diversa.
Non è questo il punto.
Qualcosa dentro di te è rimasto ABBASTANZA SALDO da permetterti di continuare la tua indagine.

Patañjali pone Śraddhā prima ancora di Vīrya: energia, forza, sforzo.

Quest’ordine è importante.
Prima di uno sforzo prolungato, ci deve essere qualcosa che renda lo sforzo DEGNO di essere fatto.

Śraddhā non ti promette un risultato.

Ma ti dà una ragione per perseverare nella pratica, per continuare ad andare avanti ANCHE quando tutto sembra apparire senza un risultato apprezzabile.

SRADDHA aiuta a praticare quando i progressi non sono evidenti, quando si naviga per giorni al buio. Allora la luce di questa fulgida perseveranza ci aiuta ad intravedere per qualche attimo la terra d’approdo che, sia pur lontana, si staglia all’orizzonte e ci da nuove speranze per rimanere saldi nella nostra ricerca, senza vacillare mai nella fiducia in sé stessi. SRADDHA.

CONTINUITÀ NELLA NOSTRA PRATICA

Lo yoga non finisce quando scendiamo dal tappetino e ce ne ritorniamo alle nostre attività quotidiane

Ma allora lo yoga è qualcosa che pratichiamo per un’ora o una disciplina che continua per tutto il giorno?

Quando l’attenzione e la consapevolezza di sé entrano nelle nostre attività quotidiane, sedersi, mangiare, parlare, pensare e interagire con gli altri, allora SI: possono DIVENTARE PARTE della pratica yoga.

Prendendo ispirazione da ciò che apprendiamo nello shala di pratica, iniziamo a osservare dentro noi stessi

Da DOVE viene QUESTO pensiero?
PERCHÉ reagisco in QUESTO modo?
DOVE mi porterà QUESTA azione?

Man mano che col passare del tempo la nostra pratica si fa più matura , passiamo dall’essere completamente assorbiti dalle vrittis (onde agitate) della nostra mente mente, al diventare testimoni del suo flusso: Apprendiamo a osservare il corpo, il respiro, i pensieri, le emozioni, i gusti e le antipatie, TUTTO ciò che si agita all’interno, con maggiore OBIETTIVITÀ.

E questo punto la vita quotidiana diventa il NOSTRO laboratorio. OGNI INTERAZIONE rivela schemi abituali che si ripetono da decenni. Ogni difficoltà offre una PREZIOSA OPPORTUNITÀ di monitorare e studiare le nostre reazioni. Ogni momento ci DONA un modo di praticare la consapevolezza e l’equilibrio proprio nel luogo e nel momento GIUSTO, proprio DOVE capita di trovarci: famiglia, rapporti sociali, lavoro, relazioni.

Il tappetino da yoga ci offre un luogo DOVE IMPARARE, dove CAPIRE le strategie, ma la Vita ci offre un luogo DOVE APPLICARE ciò che abbiamo imparato e COME utilizzarlo in modo che possa essere da aiuto a noi stessi e di ispirazione agli altri

La VERA pratica non si limita a una sessione programmata di una, due o tre volte alla settimana, ma si espande in una continua ricerca di comprensione, di ascolto, di profonda osservazione e di studio giornaliero che abbraccia la globalità della nostra Vita. Non siamo fatti a compartimenti stagni, ogni cosa che facciamo in bene o in male influisce sul nostro vissuto quotidiano, per cui possiamo dirigere il focus della nostra mente verso una osservazione e uno studio di sé stessi, Swadhyaya, che possa portare pace e armonia per noi stessi e per chi circonda.

Per concludere vi chiedo in che modo la vostra pratica dello yoga arriva ad influenzare il vostro modo di reagire alla vita di tutti i giorni? Come potete utilizzare anche il più (apparentemente) piccolo ambito della vostra vita per arrivare a cambiare in meglio, gradualmente, voi stessi?

Da DOVE potete iniziare a travasare la pratica che fate sul tappetino nella Vita quotidiana?