Gabriel Garcia Marquez: il pupazzo

previati-la-danza-delle-ore[1]

 

GABRIEL GARCIA MARQUEZ

 Vi raccomando la sua lettura perche è veramente commovente.

IL PUPAZZO

” Se Dio, per un istante, dimenticasse che sono un pupazzetto di stoffa e mi donasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in fin dei conti, penserei tutto quello che dico.

Darei valore alle cose non per quanto valgono, ma per quello che esprimono .

Dormirei poco, sognerei di più, capendo che per ogni minuto in cui chiudiamo gli occhi perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei quando gli altri si fermano, mi risveglierei quando gli altri si coricano.
Ascolterei quando gli altri parlano e… come saprei godermi un buon gelato al cioccolato!

Se Dio mi facesse dono di un ritaglio di vita vestirei senza fronzoli, mi butterei di pancia al sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo, ma pure la mia anima.

Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e attenderei così l’arrivo del sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh, sulle stelle, una poesia di Benedetti; e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine, e l’incarnato bacio di quei petali…

Dio mio, se io avessi uno scampolo di vita…
Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. Ad ogni donna e ad ogni uomo farei capire che sono loro i miei prescelti e vivrei innamorato dell’amore.

Agli uomini dimostrerei che sbagliano quando pensano che uno smette di innamorarsi perché invecchia, ignorando che uno invecchia proprio perché ha smesso di innamorarsi!
A un bambino darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare.
Ai vecchi insegnerei che la morte non è fatta di vecchiaia, ma di oblio.

Tante cose ho imparato, da voi uomini…
Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza capire che la vera felicità sta nel modo di salire quel pendio.
Ho imparato che quando un neonato afferra col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo fa per sempre.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto in basso soltanto quando si appresta ad aiutarlo a rialzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma in verità di poco mi serviranno, perché quando mi metteranno dentro quella valigia starò, infelicemente, già morendo.

Dì sempre quel che senti e fa quello che pensi.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e chiederei al Signore di poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che è questa l’ultima volta che ti vedrò uscire da quella porta, ti darei un abbraccio, un bacio e ti chiamerei poi indietro per continuare a darteli.
Se sapessi che questa è l’ultima volta che sentirò la tua voce, registrerei ognuna delle tue parole per poter ascoltarle una e un’altra volta, all’infinito.
Se sapessi che sono questi gli ultimi minuti che mi restano per guardarti, ti direi “ti amo”, senza pensare, scioccamente, che tu lo sai da sempre.

C’è sempre un domani e la vita di solito ci offre la possibilità di rifare ogni cosa per bene, ma se mi sbagliassi e l’oggi fosse tutto quanto ci rimane, mi piacerebbe dirti questo, che ti amo, e che non mi riuscirà di dimenticarti.

Nessuno, vecchio o giovane, ha il domani assicurato. Oggi potrebbe essere l’ultima volta che vedi coloro che contano per te.
Per questo non aspettare, fallo ora , perchè se quel domani infine non arriva, rimpiangerai il giorno in cui non trovasti il tempo di un sorriso, un abbraccio, un bacio; troppo occupato per concedere alla vita la sua ultima grazia.
Tieni coloro che ami vicino al cuore, sussurragli all’orecchio che hai bisogno di loro, amali, trattali bene, e trova del tempo per dire “mi dispiace”, “scusami”, “ per favore”, “grazie” , voglio dire, tutte quelle parole d’amore che hai in grembo.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici quanto tieni a loro”.

E’ un invito a riflettere su tutto quello che possiamo apprendere dalla nostra esperienza terrena. E’ un invito a utilizzare il tempo che abbiamo e a non sprecarlo. Fatelo girare, stampatelo e mettetelo su un posto a portata di sguardo, leggetelo più e più volte, imparatelo a memoria perché la vita, come dice un canto vaishnava, “è come una goccia d’acqua che scivola leggera su una foglia di loto”. Un attimo…

 

Che cosa è l’Iyengar yoga

images[2]

Prendo spunto da un’intervista a Prashant Iyengarin occasione del Guru Purnima del 1998, per dare una breve spiegazione sul metodo Iyengar e i suoi benefici. L’intervista integrale è riportata su “Yoga Vaani” numero 69 del 2002.

I cinque elementi su cui si basa l’Iyengar yoga:

  • la precisione e l’allineamento
  • il timing, o capacità di mantenere l’asana a lungo
  • la sequenza corretta di asana
  • l’uso dei prop o attrezzi, come cinture, coperte, mattoni, sedie, panche di varia altezza
  • la gerarchia nella pratica

La precisione e l’allineamento

La precisione e l’allineamento sono Ie fondamenta del sistema Iyengar, e vengono insegnati ai principianti fin dalle prime lezioni. Mano mano che si prosegue nei mesi e negli anni di pratica, questi concetti vengono sempre più approfonditi e spiegati fino a interessare aree della coscienza e della mente, un lavoro prematuro per un principiante ma cosa normale per uno studente avanzato. Ma come sottolinea Prashant, spesso molti insegnanti si cristallizzano solo sul discorso fisico della precisione e dell’allineamento, perdendo il senso originario dato da suo padre. Infatti precisione e allineamento non riguardano solo la rappresentazione geometrica della struttura corporea, ma il funzionamento dell’essere umano: se il corpo è allineato con precisione, anche il respiro sarà allineato con la stessa precisione. E se il respiro è equilibrato, allora la mente, le emozioni e i sensi diventano equilibrati, quieti.

Si deve studiare come questi precisi aggiustamenti agiscono su tutta la sfera dell’essere umano, quindi precisione e allineamento dovrebbero essere uniti allo studio dei loro effetti sul respiro e sulla mente. Man mano che gli studenti progrediscono hanno bisogno di apprendere come utilizzare i sensi, la mente e il respiro per allineare il corpo con precisione.

Il timing

I praticanti di Iyengar yoga sono conosciuti per la loro capacità di mantenere gli asana per un lungo periodo di tempo. Per un principiante questo è necessario, perché insegna a forgiare la volontà attraverso la pratica data dall’insegnante. Ma in seguito il praticante deve andare oltre la fase degli asana eseguiti col mero potere della mente. La pratica dovrebbe durare per tutto il tempo in cui si desidera rimanere nell’asana: non è più la mente esterna, ma l’atma (citti) che richiede di eseguire la postura. Solo allora shtirata (la comodità) e shukata (la stabilità) avvolgeranno naturalmente l’asana, elevando la qualità della pratica.

Non si dovrebbe restare un tot di tempo solo perché i nostri vicini di tappetino riescono a restare molto più di noi, o perché il timer che abbiamo davanti non è arrivato a scandire il tempo da noi impostato.  Riflettete su questo… si dovrebbe rimanere in modo contemplativo e profondo, così che qualsiasi asana praticato abbia un mood meditativo e divenga  – come Iyengar stesso insegna –  “meditazione nell’azione”. Si deve stare nella postura il tempo giusto affinché lo sforzo sia minimo, o quantomeno diminuisca.

Non solo. Un asana ha un tempo di entrata, un tempo di mantenimento e un tempo di uscita. Una fase che non viene quasi mai curata è l’uscita dall’asana, perché si considera come valido solo il tempo di mantenimento, non calcolando che la fase di uscita è la più delicata. È lì infatti che spesso accadono tanti noiosi infortuni (stiramenti, distorsioni, ecc) perché vi si arriva senza più energie e completamente esauriti. È come se un pilota d’aereo nel suo viaggio non tenesse conto anche del carburante necessario per l’atterraggio, ed è spesso ciò che accade quando si tenta d’inseguire tempi di mantenimento prematuri per il proprio livello di pratica e di consapevolezza.

La sequenza corretta di asana

Saper ordinare una giusta seqenza di asana è un’arte che non si conoscerà mai abbastanza: più il tempo passa, più osservo che ci sono miriadi di sequenze possibili per le diverse problematiche da risolvere in me stesso e nei miei allievi. Come praticanti di Iyengar yoga riflettiamo sul fatto che una sequenza efficace di asana non dipende solo dagli asana stessi, ma da come li pratichiamo, dal tempo di mantenimento e da una intelligente sequenzialità. Il modo in cui ordiniamo le posture in sequenza dipende da diversi fattori: il fine della pratica, le condizioni climatiche, l’ora della pratica, le condizioni di salute dei praticanti, il  loro livello di pratica (principiante, intermedio, avanzato). Con oltre 200 asana codificati, il metodo Iyengar offre un ampio campo di ricerca e di studio dello yoga, per ogni livello di pratica.

L’uso dei prop

I prop sono il frutto del genio innovativo di Iyengar. È grazie all’uso dei prop che persone di ogni fascia di età e in ogni condizione di salute possono praticare lo yoga in sicurezza e godere dei benefici degli asana. Compito di ogni insegnante è spiegare sin dall’inizio ai propri studenti che gli attrezzi non sono  grucce sulle quali appoggiarsi meccanicamente, ma strumenti per capire il senso profondo di ogni asana.

La gerarchia nella pratica

Ci sono diversi livelli di pratica, ognuno in linea con la consapevolezza del praticante. Laddove un principiante lavora dal punto di vista dell’allineamento scheletrico e deve essere guidato da un insegnante, B.K.S. Iyengar lavora da uno stato meditativo dell’asana e la postura è eseguita dalla sua citti (anima). Anche se si tratta di asana molto semplici, la nostra pratica deve evolvere fino all’allineamento di respiro, mente, sensi, intelletto ed emozioni, tutti fattori che lo yoga chiama sharira, o corpi. Ecco perché Prashant menziona una gerarchia nella pratica. Da una modalità inizialmente quasi meccanica, il nostro yoga deve evolvere finché la pratica diventi governata dalla volontà, dalla mente, dal respiro, dall’intelligenza e in ultimo dalla citti. Ciò potrà accadere solo se comprendiamo a fondo questi principi, altrimenti la nostra pratica diverrà stagnante e meccanica, impedendoci di gustare il nettare dello yoga dall’anima stessa.

Il principio del vuoto di Joseph Newton

imagesCASVB0E3

Ho letto un magnifico articolo su un blog che spesso segnalo, “passoinindia“. Quì si parla del principio del vuoto secondo le teorie fisiche di Newton, e si relaziona questo concetto con il distacco che dovrebbe essere operato da ogni praticante dello yoga nella vita di ogni giorno. Nessun commento da fare perchè l’articolo è fin troppo eloquente. 

 

Il principio del vuoto di Joseph Newton

Le cose inutili (e non necessariamente quelle senza una funzione bensì quelle di cui potremo fare a meno) sono entrate nella mia casa a comprimere insicurezze, restano nella mia casa in sordina, ormai invisibili, spesso dimenticate, se ne andranno dalla mia casa quando un giorno qualcuno di caro deciderà di trattenerne qualcuna (inutile) in mio ricordo, credendo che per me fosse importante. Buffo! Forse solo allora avranno davvero un ruolo… C’è un principio da seguire…… il principio del vuoto di Newton…..

https://www.youtube.com/watch?v=a82Upg5FTrQ

“Hai l’abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chi sa quando, ne avrai bisogno?
Hai l‘abitudine di accumulare denaro , solo per non spenderlo perché pensi che nel futuro potrà mancarti?
Hai l’abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da fa molto tempo?
E dentro di te…? Hai l’abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro?
Non farlo, è necessario che lasci uno spazio, un vuoto, affinché cose nuove arrivino alla tua vita.
È necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita, affinché la prosperità arrivi.
La forza di questo vuoto è quella che assorbirà ed attrarrà tutto quello che desideri.
Finché stai, materialmente o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi ed inutili, non avrai spazio per nuove opportunità.
I beni devono circolare… Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza di arnesi, il garage…
Dà quello che non usi più…
Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita… bensì il significato dell’atteggiamento di conservare…
Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza… si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quelle necessità…
Con quell’idea, stai inviando due messaggi al tuo cervello e la tua vita: che non ti fidi del domani e che pensi che il nuovo e il migliore non sono per te, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili.

Disfati di quello che perse già il colore e la lucentezza… lascia entrare il nuovo in casa tua… e dentro te stesso.
E che la prosperità e la pace ti raggiungano presto….(J.N)

(dedicato a Elinepal, la blogger che fu il nostro primo contatto all’esordio di questo blog. Lei sollevò allora la questione….).

Il legame psiche-soma nella pratica dello yoga

imagesCAO47ALI

Il legame che intercorre tra psiche e soma, tra la nostra mente e il nostro corpo, è cosa nota sin dall’antichità. I latini sentenziavano “Mens sana in corpore sano”, e la tradizione dello yoga dall’oriente prima, la civiltà greca e l’evoluta civiltà araba poi, dimostrano quanto fosse importante la ricerca dell’armonia tra la mente e il corpo.

Nei praticanti di yoga questo legame indissolubile di psiche-soma è profondamente studiato. Per B.K.S.Iyengar  la pratica dello yoga è un viaggio che si svolge contemporaneamente dalla periferia verso il nostro centro interiore, e dal quel centro verso la  nostra periferia corporea. Una armonica simultaneità, ciclica e mai uguale nel tempo, con percezioni ogni volta sempre nuove e dalle mille delicate sfumature, che  lasciano intravedere la meravigliosa complessità del nostro essere profondo.

Chi ha vissuto l’esperienza di un corroborante shavasana (posizione di rilassamento), di una profonda seduta di pranayama, di asana con effetti introspettivi o della meditazione, sa cosa intendo dire. In quei momenti si vive il momento presente. La mente, dissolvendosi, diventa kalatita, al di là dello spazio-tempo: il tempo è come si restringesse e implodesse su sé stesso,  lasciando spazio ad una espansione della coscienza e a una accresciuta consapevolezza. In quei momenti si può avere la chiara percezione del delicato legame che intercorre tra psiche e soma, tanto è inequivocabilmente presente alla nostra coscienza.

A questo proposito segnalo un articolo interessante dal titolo Medicina psicosomatica: funziona. E la filosofia yoga l’aveva scoperta secoli fa. Gradirei avere un vostro feedback tramite i commenti a questo articolo, perché in quanto ricercatore ed insegnante di yoga sono per me importante materiale di verifica.