Elevarsi dal sé verso il Sé

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“Meditazione è la scoperta che
la meta dell’esistenza
è sempre raggiunta
nell’istante presente”
(Alan Watts
)

La poesia che oggi voglio proporvi è stata composta dal maestro ch’an Han Shan, vissuto tra la seconda metà del 1500 e la prima del 1600 secolo. L’esperienza delle realtà interiori sono senza età e senza tempo. Ciò che è stato testimoniato poco più di quattrocento anni prima risuona come attuale e familiare, perché il nostro Sé come attestano i Veda è “kalatitam”, oltre la dimensione temporale. O per ricordare il Mahatma Gandhi – “La Verità (Satya) è antica come le montagne” – . E’ un piccolo affresco poetico dove l’esperienza meditativa viene resa scrittura, tipico dei mestri Zen (Chan) che illustravano con brevi e coincise poesie delle insondabili realtà spirituali.

Purifica la tua mente

La vera natura è pura e profonda, Come acqua quieta e limpida. Se è agitata dall’amore e dall’odio, Sorgono onde di passioni. E continuando così, Renderanno torbida la natura del sé. Gli affanni e l’ignoranza Aumenteranno a tua insaputa.
Quando il sé si aggrappa all’altro, È come gettare fango nell’acqua. Se il sé è mosso dall’altro, È come se si versasse olio sul fuoco. Anche se i fenomeni esterni sono caos, il Sé è vero. Quando il caos è considerato reale, nasce l’ego. Se l’ego cessa di levarsi, Anche le passioni, bruciate per eoni di tempo, si congelano.
Perciò un uomo saggio Abbandona sempre il suo ego. Se non vi è un ego, Come potranno i fenomeni esterni essere un ostacolo? L’abbandono dell’ego Conduce all’elasticità. Quando le passioni compaiono, Le riconosci immediatamente.
La vigilanza porta alla consapevolezza; Nell’istante in cui si vigila un pensiero, Ogni traccia è spazzata via. Subito sarai limpido e sereno, In questa immobilità serena e pura, Solo e sovrano tu godrai L’armonia più perfetta, Che nessuna cosa esteriore può eguagliare.

Fonte: Meditare.net (meditazione, benessere, spiritualità)

Meditate gente, meditate…

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 Oggi voglio proporvi un articolo interessante tratto da “La Stampa.it” salute, del 06/6/ 2013, dove vengono trattate molti temi della medicina allopatica e delle cure alternative naturali. Si stanno sempre più diffondendo le pratiche meditative anche come supporto per le terapie della mente, la dove a volte i farmaci sono completamente inefficaci. Cosa aggiungere all’articolo? Nulla direi, se non il fatto che scriverò molti altri post più approfonditi e “tecnici” in merito alle pratiche meditative, le varie tradizioni dalle quali hanno avuto origine e la loro diffusione nella nostra società tecnologica, tanto bisognosa del silenzio naturale dell’anima. Buona lettura e…commentate!
 La meditazione Mindfulness pare abbia un evidente effetto anti-ansia. Ecco come la meditazione Mindfulness aiuta a ridurre l’ansia. Uno studio mette in luce quali sono le funzioni cerebrali coinvolte nella pratica della meditazione che agiscono con un effetto calmante. Questo è un problema che attanaglia milioni di persone, e lo testimonia la gran quantità di farmaci ansiolitici venduti ogni giorno. Questi farmaci, che possono essere utili – a volte indispensabili – nel trattamento dei sintomi dell’ansia, non sono tuttavia esenti da effetti indesiderati, tra cui dipendenza, sonnolenza e altri ancora.Esistono delle alternative più naturali e, magari, prive di effetti collaterali? Qualcuna sì, e una di queste pare sia la meditazione.
Sebbene l’effetto anti-ansia della meditazione sia stato provato da diversi studi, il meccanismo per cui tutto questo avviene non è del tutto chiaro. Così, per comprendere meglio, i ricercatori statunitensi del Wake Forest Baptist Medical Center (WFBMC) hanno condotto uno studio in cui sono riusciti a identificare le funzioni del cervello coinvolte in questo processo.
Il dottor Fadel Zeidan e colleghi del WFBMC hanno reclutato 15 volontari che soffrivano di ansia di intensità media, o a livelli definiti normali, non patologici, per avviarli a un programma di meditazione Mindfulness, o Consapevolezza. Il programma prevedeva quattro sessioni della durata di 20 minuti ciascuna. Tutti i partecipanti non avevano mai praticato la meditazione. Durante il training, ai volontari è stata insegnata la tecnica Mindfulness, che consiste nel concentrare l’attenzione sul momento presente; prendere consapevolezza del proprio respiro e delle sensazioni che il corpo trasmette. Allo stesso tempo si fa attenzione ai pensieri, per identificare le fonti di disturbo o distrazione. Tuttavia non si attua una strategia di opposizione, ma si osserva e si lascia andare.
«Anche se abbiamo scoperto che la meditazione può ridurre l’ansia, non avevamo individuato i meccanismi cerebrali specifici coinvolti nella alleviare l’ansia in individui sani – ha spiegato il dottor Fadel Zeidan, autore principale dello studio – In questo studio, siamo stati in grado di osservare quali aree del cervello sono state attivate e quali sono state disattivate durante la meditazione per combattere l’ansia».
Ai partecipanti, sia prima che dopo le sessioni di meditazione, sono state eseguite delle scansioni cerebrali per immagini con una speciale risonanza magnetica particolarmente efficace nel rilevare i processi cerebrali in attività con la meditazione. Allo stesso modo sono stati valutati i report sull’ansia prima e dopo la scansione del cervello. I risultati dello studio, pubblicati su Social Cognitive and Affective Neuroscience, hanno mostrato che la maggior parte dei partecipanti ha riportato una diminuzione nei livelli di ansia: nello specifico, l’ansia si era ridotta del 39 per cento.

Le scansioni del cervello hanno evidenziato che quando i volontari praticavano la meditazione Mindfulness vi era un’attivazione della corteccia cingolata anteriore e la corteccia prefrontale ventromediale, le aree del cervello coinvolte nelle funzioni di livello esecutivo. Durante la meditazione, poi, si è osservata una maggiore attività nella corteccia prefrontale ventromediale, l’area del cervello che controlla la preoccupazione. Infine, a seguito di un aumento dell’attività nell’area che governa il pensiero e l’emozione – la corteccia cingolata anteriore – l’ansia è diminuita.
«Questi risultati dimostrano che pochi minuti di meditazione Mindfulness possono aiutare a ridurre l’ansia normale di tutti i giorni – fa notare Zeidan – La Mindfulness ha come premessa il mantenere l’attenzione nel momento presente e il controllare il modo in cui reagiamo ai pensieri e sentimenti quotidiani. E’ interessante notare che gli attuali risultati rivelano che le regioni del cervello associate con la meditazione per il soccorso in caso d’ansia sono notevolmente coerenti con i principi dell’essere consapevoli». Consapevoli, dunque, e meno ansiosi. Pensiamoci, prima di impasticcarci.

I vrittis o modificazioni della mente

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“Yoga chitta vritti nirodha” dice Patanjali negli Yoga Sutra: lo yoga controlla le vritti (onde fluttuanti) di chitta (la mente instabile). Ma cosa sono in realtà questi vritti? Come agiscono dalla mente e perché ciò accade? In questo brano che vi propongo Swami Shivananda di Rishikesh da questa sublime spiegazione alla luce della disciplina yogica, spiegando alcuni  punti chiave per capira le nostre pratiche dello yoga, conoscere noi stessi un pochino di più  e rendere funzionali questi insegnamenti antichi come le montagne. Questo è solo un primo flebile accenno riguardo alla vastità dell’argomento. Ma come insegnava Lahiri Mahasaya – Banat, banat, ban jay – facendo gradatamente la nostra pratica giornaliera un giorno si arriverà alla mèta desiderata. Scriverò ancora sui processi interni dello yoga, toccando ogni volta argomenti che riguardano le nostre pratiche quotidiane. Vi auguro una buona lettura e… scrivetemi le vostre esperienze perché sono un prezioso feedback per me e per gli altri che leggeranno i vostri commenti. Grazie.

“Vrittti significa mulinello,vortice; è un’onda di pensiero che sorge dall’anthakarana (mente involuta interna). I vritti sono modificazione della mente, sono un effetto dell’ignoranza (avidya). Quando l’ignoranza viene distrutta dalla conoscenza yogica (jnana), i vritti vengono riassorbiti nel Brahman (il sé infinito), come l’acqua messa in un tegame caldo è assorbita dal tegame  .

 Da dove sorge un vritti? Dalla mente, o citta. Perchè nasce? Fa parte della  natura dell’anthakarana. Qual’è la sua funzione? Rimuovere il velo dell’ignoranza grossolana che avvolge gli oggetti; favorire l’evoluzione dell’uomo fino al raggiungimento della perfezione. In un saggio è un vritti che fa ascendere Kundalini all‘ajna chakra per congiungerla al sahasrara. Questa è una via.

Il citta è la sostanza mentale. Il vritti o onda pensiero è una modificazione della sostanza mentale. Come sulla superficie dell’oceano si formano onde e bollicine, così i vritti si levano dalla superficie dell’oceano della mente. Come dal sole emanano tanti raggi, così dal sole della mente emanano questi raggi mentali (modificazioni di vritti). Come il sole al tramonto s’immerge nell’orizzonte raccogliendo i suoi raggi, così dovrete immergervi nel Sole dei soli – la Coscienza Assoluta, la Pace Eterna – raccogliendo tutti i raggi mentali sparpagliati e dissolvendo la mente stessa.

Secondo il raja yoga di Maharishi Patanjali ci sono 5 vritti o funzioni mentali: pramana (giusta nozione o giusta prova), viparaya (malinteso), vikalpa (fantasia o immaginazione), nidra (sonno) e smriti (memoria). Tutti questi vritti vanno assolutamente tenuti sotto controllo dalla disciplina yogica. La mente assume la forma di qualsiasi oggetto su cui si concentra con i propri sforzi. Se pensa a una donna o a un uomo, assume la forma di una donna o di un uomo. Questo vritti si chiama “tadakara”. Se pensa a Dio o a Brahman, si sviluppa il “Brahmakara vritti”. Nel primo caso nella mente verrà infuso rajas (la passione), nel secondo caso verrà infuso sattva (la purezza, virtù).

Quando la mente pensa agli oggetti e vi si sofferma, assuma la forma di quegli oggetti. Questo si chiama vishayakara vritti. Quando pensa a Brahman o all’Infinito, si forma il Brahmakara vritti. Il sadhaka (praticante di yoga) deve essere molto vigile, guardingo e attento nell’osservare la mente e le sue attività; deve trasformare il vishayakara vritti in Brahmakara vritti. Si tratta di una lotta veramente ardua. Non è l’oggetto che ci lega, ma il vritti; l’identificazione con il vritti causa attaccamento e schiavitù. Ci identifichiamo con il vritti a causa di avidya, l’ignoranza, come quando diciamo “Sono proprio arrabbiato ! “. Quando con le pratiche di pranayama e meditazione cercate di sentire che siete il Sé infinito si genera Brahmakara vritti. E nel Brahman (il Sé infinito) non vi è più vritti.

Fonte: La mente – i suoi misteri e il suo controllo – Swami Sivananda, Edizioni Vidyananda

“Quando non sarò più che un sogno”

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Questa meravigliosa poesia, tratta dal libro di Paramahansa yogananda  “Sussurri dall’Eternità”, parla dell’amore immortale che unisce Guru e discepolo, una volta che il Guru ha accettato di guidare vita dopo vita questo discepolo, e quando l’abbandono incondizionato alle istruzioni del Guru permette al discepolo di bruciare gradualmente i semi del proprio karma terreno. Da stampare e da tenere costantemente sotto i nostri occhi, in un punto della nostra casa dove risalta allo sguardo. Il nostro amore spesso è mutevole, instabile e tiepido, e le relazioni umane sono molte volte soggette a condizioni. Ma la parola del Guru è una. E per sempre.

“Vengo a voi per dirvi di Lui e della via per chiuderlo nel vostro cuore e della disciplina che porta la Sua grazia.

Per mezzo della mia mente che in silenzio vi parla, io comunico con voi che mi avete chiesto di guidarvi alla presenza del mio Amato o vi parlo con un dolce sguardo espressivo o con amore vi dico parole sommesse o, in modo chiaro, vi induco a non allontanarvi da Lui.

Ma quando non sarò più che un ricordo o un’immagine mentale, o una voce silente, quando nessun richiamo terreno potrà mai rivelare la mia dimora nello spazio inesplorato, quando né lievi implorazioni, né duri, possenti comandi vi porteranno la mia risposta, sorriderò nella vostra mente quando sarete nel giusto e quando avrete torto piangerò coi miei occhi osservandovi nell’oscurità, e piangerò coi vostri occhi, forse; e, sussurrando, parlerò nella vostra coscienza e ragionerò con voi attraverso la vostra ragione e amerò tutti attraverso il vostro amore.

Quando non potrete più parlare con me, leggete i miei Sussurri dall’Eternità; attraverso di essi vi parlerò eternamente.

Sconosciuto camminerò al vostro fianco e vi proteggerò con braccia invisibili. E non appena conoscerete il mio Amato e udrete la Sua voce nel silenzio voi conoscerete anche me in un modo tangibile, più di quanto mi abbiate conosciuto su questo piano terrestre.

E, inoltre, quando non sarò più che un sogno per voi verrò a ricordarvi che anche voi non siete altro che un sogno del mio Celeste Amato, e quando anche voi saprete di essere un sogno, come lo so io ora, saremo tutti per sempre desti in Lui.

Paramahansa Yogananda

Yoga: tempi duri per la depressione

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Oggi voglio proporvi un brano di una lunga intervista fatta a Prashant Iyengar per riflettere sugli stati emotivi e i benefici della pratica yoga. Ad ogni stato psichico disarmonico ci sono numerose asana che possono essere d’aiuto per ristabilire l’equilibrio umorale nel praticante. Durante l’inizio della primavera, nei caldi e afosi periodi estivi e nelle crepuscolari giornate autunnali, l’umore di molti soggetti che risentono dei cambi energetici stagionali può essere modulato grazie ad una sapiente combinazione di asana e pranayama, suggerita da un insegnante qualificato.

L’aiuto che possiamo ricevere da una pratica regolare è molto efficace anche per alleviare quegli squilibri dovuti a menopausa, andropausa, sbalzi umorali dovuti a sindromi premestruali, depressioni post-parto, traumi subiti e via dicendo. Dico questo perché condivido le mie ricerche e applicazioni terapeutiche dello yoga con la Dottoressa Cinzia De Angelis, psicologa e psicoterapeuta specializzata in E.M.D.R. Ognuno di noi due si occupa del proprio campo specifico. Coniugando assieme le psicoterapie con mirate pratiche yoga diverse per ogni caso, ho potuto riscontrare un notevole miglioramento del tono umorale di questi studenti/pazienti e anche di molti praticanti che non lamentavano disturbi specifici. La parte psicologica dei vari studenti che ho potuto seguire viene dolcemente modulata , con effetti molto positivi sulla loro emotività, che si stabilizza e diviene più armoniosa. Del resto chi non ha sperimentato i potenti effetti di semplici asana rigeneranti quando siamo in un mood negativo, e di come hanno migliorato la nostra giornata o ci hanno preparato per un profondo sonno ristoratore?

Domanda rivolta a Prashant Iyengar, Poone, Luglio 2004.

Può dirci qualcosa sulla depressione e cosa fare per alleviarla?

“Esiste una gerarchia di depressioni. Ci sono diversi livelli di sorgenti dalle quali la depressione scaturisce. Alcune delle pratiche yoga che danno sollievo alla depressione sono le aperture del torace, le capovolte, le posture supine, e il focalizzarsi sull’inspirazione. I livelli di depressione sono:

1) Nella mente – a causa di un ego “ammaccato” o “bastonato” –  Rimedio: fare dei piegamenti in avanti che rendano l’ego umile.

2) Sconvolgimenti emotivi – dovuti a problemi di relazioni affettive instabili -. Rimedio: aperture toraciche che aprono la zone del cuore, esponendola.

3) Le passioni – dovute a desideri del cuore che non sono stati soddisfatti – Rimedio: Supta Baddha  Konasana con supporti, archi all’indietro.

I rimedi per la depressione nei principianti con poca esperienza di pratica sono le aperture del torace, le capovolte, e le posizioni supine. Nel respiro devono focalizzarsi molto più sull’inspirazione. Riguardo gli stati di ansia sono dei “thought patterns”, cioè nostri modelli mentali di come internamente ci raffiguriamo la realtà. Sono leggibilissimi nella gola (zona frontale del collo). Quindi è necessario che durante la pratica la gola venga rilassata”.

Fonte “Iyengar yoga the integrated and holistic path to healt” – Dottor Tommijean Thomas, Benjamin A.Thomas.