La battaglia della meditazione

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Il brano che vi propongo è tratto dall’interpretazione della Bhagavad  Gita da parte di Paramahansa Yogananda, che diffuse il metodo del Kriya Yoga di Lahiri Mahasaya nell’occidente.
Il Kriya Yoga è un sistema di pranayama, mudra e meditazione che ha come scopo la pacificazione delle onde mentali e l’instaurarsi di profondi stati meditativi. Questo sistema è conosciuto da secoli in India e solo dagli anni venti, con l’arrivo di Paramahansa  Yogananda negli Stati Uniti, è stata possibile una graduale diffusione di questa Vidya (conoscenza) in molti paesi del mondo.
Seguo questa disciplina yogica dall’età di 17 anni, e  l’ho gradualmente sempre più approfondita e arricchita, grazie ai costanti viaggi in India nel Bengala orientale, nell’Orissa e in Himalaya per poter accedere a questi elaborati sistemi di pranayama. Spero che l’interpretazione dei versi 21 e 22 del primo capitolo della Bhagavad Gita alla luce della scienza del pranayama vi possa essere utile nella pratica dello yoga.
Rammentate sempre ciò che Patanjali insegnava negli Yoga Sutra:
Yoga chitta vritti nirodha –  Lo yoga serve per placare le onde agitate (vritti) della mente..
I nostri problemi iniziano quando la mente non viene controllata. La nostra pace (shanty) inizia con il disciplinare gradualmente e con metodo la nostra mente ribelle. Questo è l’insegnamento senza tempo dello yoga. Fortunato chi ne può accedere. Diverrà una benedizione per sé stesso e per chi lo circonda.
Versi 21 e 22 del primo capitolo
Arjuna disse con riverenza: – O Immutabile Krishna, metteresti gentilmente il tuo carro tra i due eserciti, affinché possa vedere quelli che sono pronti in ordine di battaglia? Alla vigilia della guerra fammi vedere con chi devo combattere – .
“La leggenda dice che nella battaglia tra i buoni Pandava e i malvagi Kaurava, Krishna fu l’auriga di uno dei fratelli Pandava, Arjuna. L’allegoria interpretata significa che quando l’ardente autocontrollo del devoto (Arjuna) è pronto a combattere tutte le forze dei sensi, allora lo Spirito (Krishna)diventa l’auriga e il potere guida che conduce il carro della vita alla vittoria nella battaglia contro le lusinghe dei sensi.
Ci sono tre stati nella meditazione Nel primo stato il devoto è disturbato guardando mentalmente le forze dell’agitazione che deve vincere. In questo stato, la sua mente è concentrata sui suoni materiali e i pensieri irrequieti.
Nel secondo stato  contatta il calmo Spirito interiore, e quindi chiede mentalmente al Potere Divino di guidarlo tra le calme forze della mente agitata e legata al corpo.
Nel primo stato la coscienza del devoto si trova nei centri dei sensi. Milioni di devoti superficiali non vanno mai oltre questo stato di lotta tra i sensi e l’intuizione.
Nel secondo stato la coscienza e l’energia del devoto vengono accentrate nei plessi spinali (chakra). E’ allora che incontra lo Spirito nei plessi cerebrali e si vede sul comune campo di battaglia della spina dorsale (Kurukshetra), dove le contendenti forze spinali e le forze dei sensi rimangono sotto forma sottile. Se vincono i sensi, il devoto diventa prigioniero della carne. Se vincono forze spirituali intuitive della Beatitudine (ananda) e della Pace (shanty), allora il devoto è portato più profondamente nel regno del puro Spirito. Questo è il terzo stato; da quì non c’è quasi mai pericolo di ricadere nella coscienza dei sensi”.
Nel secondo stato il devoto sente una spinta simultanea sia verso i sensi corporei sia verso i plessi spinali (chakra). E’ allora che il devoto chiede di mettere il carro dell’intuizione tra le sottili percezioni divine e le grossolane percezioni dei sensi. Il devoto spera, con l’aiuto dello Spirito, d’incoraggiare le sue forze di meditazione (Pandava) a combattere le forze dell’agitazione (Kaurava)”.

Einstein, moderno yogi

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Ho estratto uno stralcio di un famoso libro di Albert Einstein, “Il mondo come io lo vedo”. Libro notevole, perché questo scienziato-filosofo espone in chiave moderna e comprensibile per tutti concetti che Patanjali espose molti secoli prima. Solo in questo brano troviamo concetti come Ahimsa, Asteya, Aparigraha, Santosha, Tapas. Un breve squarcio di Luce della sua anima per indicarci il sentiero del Dharma da seguire. E per il quale, come dice Einstein, siamo venuti su questo pianeta.

“Ben singolare è la situazione di noialtri mortali.
Ognuno di noi è su questa terra per una breve visita; egli non sa il perchè, ma assai spesso crede di averlo capito.
Non si riflette profondamente e ci si limita a considerare un aspetto della vita quotidiana; siamo qui per gli altri uomini: anzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia.
Ecco il mio costante pensiero di ogni giorno: la vita esteriore ed interiore dipende dal lavoro dei contemporanei e da quello dei predecessori; io devo sforzarmi di dar loro, in eguale misura, ciò che ho ritenuto e ciò che ancora ricevo.
Sento il bisogno di condurre una vita semplice e ho spesso la penosa  consapevolezza di chiedere all’attività dei miei simili più di quanto non sia necessario.
Mi rendo conto che le differenze di classe sociale non sono giustificate e che, in fin dei conti, trovano il loro fondamento nella violenza; ma credo anche che una vita modesta sia adatta a chiunque, per il corpo e per lo spirito”.

Equaminità

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Non siate né eccitati né depressi

rispetto a qualunque cosa

che sia esterna a voi stessi

Osservate

il transitorio spettacolo della vita

con mente equanime,

perché gli alti e bassi della vita

sono soltanto onde

su un oceano in movimento.

Evitate

il coinvolgimento emotivo con esse

e rimanete sempre calmi e felici

nel vostro centro interiore,

nella spina dorsale.

Parmahansa Yogananda

Viparita Karani o “elisir di lunga vita”

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Viparita karani viene definita da molti insegnanti “l’elisir di lunga vita” degli asana. Chi pratica già da tempo ma anche i principianti stessi sanno bene quel che intendo dire. In Sanscrito la parola Viparita indica “capovolta”. Karani si riferisce a una modalità specifica di pratica. Questa postura è conosciuta anche come “posizione sulle spalle con supporto”.

Questo asana dolce, rinfrescante e da effettuare in tutta sicurezza, può essere mantenuto molto a lungo dalla maggior parte dei praticanti, così da effettuare un ritorno venoso nelle gambe grazie alla forza di gravità e guidare il sangue dalle estremità fino agli organi interni. Potete utilizzare Viparita Karani specialmente quando siete affaticati, stanchi, debilitati o quando le vostre gambe hanno bisogno di “respirare”. L’ asana è indicato per una larga fascia di persone: sani, sportivi, convalescenti, giovani e meno giovani. Chiunque può godere dei potenti effetti rigeneranti di questa capovolta apparentemente semplice ma molto efficace.

Con la modalità soft in cui questo asana riposante capovolge il corpo senza alcuno sforzo, porta fisiologicamente il praticante verso un profondo e graduale rilassamento della mente. Una volta che avete allineato correttamente il corpo nella postura, il vostro lavoro sarà di lasciar andare ogni sforzo superfluo e d’immergervi lentamente in quel senso di rilassamento che l’asana vi donerà. Semplicemente meraviglioso e assolutamente da provare.

Viparita Karani è considerata la più risanante tra le posizioni yoga rigeneranti. Quando effettuate questo asana la gravità aiuta il sangue venoso – che altrimenti tenderebbe a ristagnare nelle gambe – a ritornare verso il cuore facilmente e senza sforzo. Riduce il lavoro cardiaco favorendo l’afflusso di sangue al torace e facendo riposare il cuore. In questa tranquilla capovolta – come in molte altre capovolte più attive – il peso del sangue dei piedi, gambe e addome stimola i recettori della pressione nel collo e nel torace così da ridurre il restringimento arterioso in tutto il corpo. Questo favorisce la riduzione della pressione alta nei praticanti ipertesi.

Molti degli effetti rinfrescanti derivano dall’angolazione del torace, che si trova leggermente arcuato grazie al supporto del bolster sotto il bacino, mentre le gambe sono supportate dal muro. Una volta entrati in posizione, immaginate che la forma dell’asana crei una “cascata” fluida interna dalle gambe verso l’addome e il torace in direzione del cuore. Il sangue sembra riversarsi come una placida cascata verso il cuore con un flusso dolce e controllato. Questo “effetto cascata” crea un sereno effetto rinfrescante nella mente e nel corpo. Mantenete l’asana dai 5 ai 15 minuti, usando il buon senso. Da non praticare durante il ciclo mestruale onde evitare disturbi nel flusso stesso. Scrivetemi e mandatemi le vostre impressioni sugli effetti della pratica di Viparita Karani alla parete, o su qualsiasi dubbio o domanda riguardo l’asana. Buona rigenerazione!

Saucha o Purezza

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Saucha, il primo Nyama (osservanze) dell’ottuplice sentiero di Patanjali, si riferisce alla libertà fisica, mentale e spirituale che la purezza offre. La purezza è il risultato della pulizia di mente, corpo e parola. La pratica di saucha onora il Sé e gli altri e permette di sperimentare calma e stabilità anche nelle circostanze più gravose. Allo studente di yoga vengono insegnati i primi elementi di saucha incoraggiandolo a coltivare la pulizia corporea e dell’ambiente dove si svolge la pratica degli asana e del pranayama. Questo darà allo studente maggior consapevolezza del proprio ambiente circostante. Si deve insegnare agli studenti ad essere rispettosi del tappetino di pratica altrui, senza calpestarlo goffamente quando ci si sposta per prendere i prop per praticare. Questo non solo per una questione igienica, ma anche per mantenere l’energia  della propria pratica distinta da quella degli altri compagni di tappetino. Nella pratica degli asana il tappetino rappresenta  il nostro mondo, e il modo con cui trattiamo il nostro tappetino indica la maniera in cui noi trattiamo il mondo esterno a noi. Non solo.

Quando ci si siede in file ordinate, in cerchio ben disposti in terra o in qualsiasi armonica disposizione, l’energia generata dal gruppo influenza favorevolmente i singoli individui, favorendo il resto della classe nell’esecuzione degli asana. Porto come testimonianza le parole del Maestro Aivanhov riguardo i potenti effetti interiori di saucha, o purezza.

 “La purezza è la chiave della salute, della gioia, del sapere, della potenza e della vita eterna. Quando vi purificate, la luce entra più facilmente in voi, e incominciate a vedere le cose in modo più chiaro, e dunque, cominciate ad acquisire una migliore intelligenza delle cose. Le particelle malate che alla salute vengono eliminate, e voi diventate più sani; quelle che ostacolano la volontà vengono eliminate, e voi diventate più forti. Tutto ciò che è pesante e faticoso vi abbandona: vi sentite più leggeri, e la gioia vi assale. E dato che l’impurità trascina con sé la fermentazione, la disgregazione e la morte, è attraverso la purezza che ci si guadagna la vita eterna. Dunque, l’immortalità, la gioia, la potenza, la salute e l’intelligenza non sono altro che aspetti diversi della purezza. Ecco un riassunto della Scienza iniziatica… Sta a voi, ora, verificare se è vero”.