Pezzo meditativo del miglior Oliver Shanty & friends, gruppo musicale che ha ha accompagnato le pratiche yoga della mia generazione, cullata dalle loro ispiranti melodie. Propongo questo piccolo break come spunto di riflessione sulla bellezza eloquente della Natura.
Archivi categoria: Uncategorized
Shradda, il potere della fede
Migliorare sè stessi
Le persone che danno fastidio
Al di là di quanto ci consideriamo spirituali, alcune persone ci danno veramente un gran fastidio! Abbiamo tutti delle persone nelle nostre vite che ci danno sui nervi, ci infastidiscono, o che ci rendono reattivi.
Ma la verità è che queste persone sono qui per aiutarci a crescere. Cosa succederebbe se bussassero alla vostra porta e dicessero: “Hey, sono stato mandato qui come messaggero per ricordarti di affrontare la tua rabbia, la tua impazienza, la tua intolleranza, ecc. Farò qualcosa che ti manderà in bestia in modo da offrirti l’opportunità di scegliere”
Tutte quelle persone che ci danno fastidio ci stanno soltanto mostrando cosa possiamo migliorare di noi stessi.
Fonte: Kabbalah Centre Italy
Benefici delle pratiche yoga
Per festeggiare il centesimo post finora pubblicato vi propongo questo interessante articolo sui benefici delle pratiche yoga, monitorate da alcuni dei più noti ricercatori genetici dell’università di Oslo. Leggete cosa è scaturito da questo studio e…cosa aspettate a prendere il tappetino e cominciare subito la vostra pratica?
“Quanti e quali i vantaggi offerti dal praticare lo yoga? Molti, e i piu diversi, hanno ormai accertato numerosi studi scientifici. Si va dal semplice armonizzare il proprio corpo a piu noti benefici sulla mente e la salute dell’organismo, compreso il rafforzamento del sistema immunitario. Ma, oltre a questo, un nuovo studio ha suggerito che la millenaria pratica possa avere addirittura effetti sull’espressione genica, andando a produrre mutazioni interne.
I ricercatori dell’Universita di Oslo (Norvegia), coordinati dal dottor Fahri Saatcioglu, hanno condotto uno studio pubblicato su PLoS One in cui si suggerisce che gli effetti gia segnalati in precedenza circa le pratiche yoga hanno una componente fisiologica integrante a livello molecolare. Questa azione a livello molecolare viene avviata immediatamente durante la pratica, e puo costituire la base per stabili e salutari effetti a lungo termine.
Il professor Saatcioglu, insieme ai colleghi Su Qu, Solveig Mjelstad Olafsrud e Leonardo A. Meza-Zepeda, hanno coinvolto dieci soggetti adulti che hanno partecipato a un ritiro di una settimana in Germania, in cui hanno praticato lo yoga e altre attività. Durante le sessioni, i ricercatori hanno monitorato i cambiamenti che avvenivano nei partecipanti, scoprendo che quella sensazione di lucidità e benessere provata dagli yogi altri non era che la modifica nell’espressione di ben 111 geni che era avvenuta durante la pratica.
La settimana di ritiro, per i partecipanti, si e svolta nel seguente modo: i primi due giorni hanno praticato per 2 ore gli esercizi yoga comprensivi di posture, esercizi di respirazione e meditazione. I giorni seguenti si sono dedicati a passeggiate nella Natura e all’ascolto di musica jazz o classica. Sia prima che dopo le quattro sessioni di esperimenti, i ricercatori hanno prelevato dei campioni di sangue dai partecipanti, che sono stati analizzati al fine di valutare l’attività del sistema immunitario per mezzo delle cellule mononucleate.
Le analisi condotte sull’attività di queste cellule – che svolgono un ruolo chiave nell’attività del sistema immunitario – hanno permesso di scoprire che quando i volontari si erano dedicati alle passeggiate nella Natura e all’ascolto della musica si verificava un mutamento nell’espressione genica in 38 di queste cellule circolanti.
Quando invece si erano dedicati alla pratica dello yoga, queste mutazioni nell’espressione genica avvenivano in 111 cellule mononucleate. Entrambe le pratiche hanno influito sulle modifiche di 14 geni in comune. Per cui se ne deduce che «i due regimi, in qualche misura, influenzano i processi biologici simili», scrivono i ricercatori.
Tuttavia, la pratica dello yoga ha avuto un impatto significativamente maggiore, rispetto alle altre due attività. Questo suggerisce che, sebbene le camminate nella Natura e l’ascolto di un certo tipo di musica possano essere benefiche per la salute e a livello molecolare, la pratica dello yoga le supera comunque, offrendo un effettivo maggiore beneficio”.
Fonte: http://www.lastampa.it/…/lo-yoga-produce-benefici-mutamenti…/pagina.html
Respirare con il Mare
L’OCEANO E IL PRANAYAMA
Il giovane si avvicinò al mare. Aveva acquisito un buon modo di stare seduto ed un portamento eretto. Era in buona postura. Che cosa gli mancava? Che cosa poteva insegnargli lo sciacquio delle onde? Si alzò il vento. Il flusso e il riflusso del mare si fecero più profondi e ciò risvegliò in lui il ricordo dell’oceano.
In effetti, il vecchio monaco gli aveva pur consigliato di meditare “come l’oceano” e non come il mare. Come aveva fatto ad indovinare che il giovane aveva passato lunghe ore in riva all’Atlantico, soprattutto la notte, e che già conosceva l’ arte di accordare il proprio respiro al grande respiro delle onde? Inspiro, espiro… poi: sono inspirato, sono espirato. Mi lascio portare dal respiro, come ci si lascia portare dalle onde… Così, faceva il morto portato dal ritmo della respirazione oceanica. Ciò l’aveva condotto talvolta sull’ orlo di strani deliqui, ma la goccia d’acqua che una volta “si dileguava nel mare” oggi custodiva la propria forma, la propria coscienza.
Era l’effetto della postura? Del suo radicamento nella terra? Non era più portato dal ritmo profondo della respirazione. La goccia d’acqua conservava la propria identità e tuttavia sapeva di “essere una” con l’oceano. É così che il giovane uomo imparò che meditare è respirare profondamente, è abbandonare al suo corso il flusso e riflusso del respiro Apprese ugualmente che, se vi erano delle onde in superficie, il fondo dell’oceano rimaneva tranquillo. I pensieri vanno e vengono come schiuma, ma il fondo dell’essere rimane immobile. Meditare a partire dalle onde che siamo per lasciarsi annegare e mettere radici nel fondo dell’ oceano. Tutto ciò diventava in lui ogni giorno un poco più vitale, ed egli ricordava le parole di un poeta che l’avevano segnato al tempo della sua adolescenza: “L’esistenza è un mare pieno di onde. Di questo mare la gente comune non percepisce che le onde. Guarda come dalle profondità del mare innumerevoli onde salgono in superficie, mentre il mare rimane nascosto nelle onde”.
Oggi il mare gli sembrava meno “nascosto nelle onde”, l’unicità di tutte le cose gli pareva più evidente, e ciò non aboliva la molteplicità. Egli aveva minor bisogno di contrapporre il fondo e la forma, il visibile e l’invisibile. Tutto costituiva l’oceano unico della vita.Nel fondo del suo respiro non c’era forse la “Ruah”? Il “pneuma”? Il grande respiro di Dio? “Colui che ascolta attentamente la sua respirazione, – gli disse allora il vecchio monaco Serafino – non e lontano da Dio. Ascolta chi giace al limite della tua aspirazione. Ascolta chi si trova al principio della tua inspirazione”.
Effettivamente c’erano al principio e alla fine di ogni respiro alcuni secondi di silenzio, più profondi del flusso e riflusso delle onde, c’era qualcosa che l’oceano sembrava portare…



