L’amore per lo yoga

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“Lo yoga è una penetrazione interiore che conduce all’integrazione dell’essere, dei sensi, del respiro, della mente, dell’intelligenza, della coscienza e del Sé. E’ sicuramente un viaggio interiore, una evoluzione tramite una involuzione, verso l’Anima, che a sua volta desidera emergere per abbracciarvi nella sua gloria.

Avrete bisogno di un bravo insegnante che vi faccia da guida, che vi insegni a non farvi male, a non forzare, a non distorcere o strappare le fibre interne, i tendini, i legamenti, la mente e le emozioni. In caso contrario pratichereste lo yoga in maniera inadeguata o completamente sbagliata. Lo so per certo, perché ci sono passato anche io. Ma quando lo yoga viene praticato solo per esibizione o auto-gratificazione, non è affatto yoga.

Un atteggiamento del genere finirà per deformare o deturpare persino il carattere con il quale avete iniziato la pratica. Quando, durante le classi di yoga, osservate i vostri compagni e sentite emergere dentro di voi un senso di orgoglio, o di insicurezza, la sua controparte, riconoscetelo per quello che è e lasciatelo andare per la sua strada…”   B.K.S.Iyengar – Vita nello yoga – Edizioni mediterranee

Rileggo spesso queste parole prendendole come indicatrici del Sentiero da seguire. Anche io nel passato ho vissuto quel che Iyengar stesso ha testimoniato. Spesso lo si rivive quando il controllo della mente viene meno.  E’ come guidare un’automobile o una moto: un attimo di distrazione e si è fuori strada! Come testimonia il Maestro, “…quando per noi l’apparenza è più importante della sostanza, possiamo essere certi che abbiamo imboccato la strada sbagliata”… Questo ci fa capire che il controllo dei nostri desideri e aspirazioni è un continuo lavoro di potatura e di rifacimento, piuttosto che cambiamenti “miracolosi e repentini”. Giorno dopo giorno, con infinita pazienza e voglia di ricominciare, in qualsiasi condizione. Da quì si vede se c’è amore per lo yoga oppure…siamo alla ricerca di nome , gloria,  fama e autogratificazione. Iyengar fa riferimento allo yoga come a un “viaggio interiore”, ma se la nostra pratica ristagnerà solo a livello fisico non ci sarà lo spazio per far sbocciare l’intelligenza interna, e rimarremo fermi nella densità oscura del materialismo dell’ego, dove invece lo yoga è far sgorgare quella linfa vitale che va a nutrire ogni parte del nostro essere. L’anima vuole espandersi per permeare ogni livello della nostra coscienza. Dobbiamo avere una fiducia irremovibile in questo.

Lo yoga nell’inverno della vita

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B.K.S. Iyengar ritiene che sono molto poche le persone che fanno un uso consapevole e fruttuoso dell’ultima parte della loro vita, che io chiamo “l’inverno della vita”. Egli ritiene che gli studenti che si affacciano allo studio dello yoga in tarda età, hanno il vantaggio di potersi tenere in forma grazie all’uso dei props, o supporti. Grazie alla sua vasta e lunga esperienza   Iyengar ha potuto osservare l’utilità di coperte, cinture, mattoni, sedie e molti altri supporti, in persone che non erano in grado di prendere la postura in maniera indipendente.

La sua opinione è che i supporti abbassano il livello di ansia in persone che temono la difficoltà di alcuni asana, a causa dell’impegno fisico necessario per eseguirli. Posso anche io confermare per la mia modesta esperienza le parole del Maestro, poiché se non fosse stato per l’uso dei props molti miei studenti ultrasessantenni non avrebbero potuto sperimentare la bellezza della pratica  dello yoga. Leggiamo le parole di Iyengar a proposito:

“Controllare lo scorrere dell’età è un’arte. Per fermare il suo incedere, si dovrebbe fare della vecchiaia un utile strumento. In questo stadio della vita si diventa negativi. Il coraggio inizia a venir meno e l’intelligenza diventa intorpidita. L’ansia circonda le persone anziane. Alcuni in tarda età realizzano l’importanza dello yoga e vi si rivolgono per esserne aiutati. Non hanno mai fatto pratiche yogiche prima d’allora e vogliono apprendere e fare qualcosa; tuttavia non sono capaci di eseguire gli asana. In quello stadio, si realizza la profonda utilità dei props e la loro validità. Anche persone incapaci troveranno speranza di fare un qualcosa che farà scorrere la loro vita con gioia. La pratica con i props conduce al non attaccamento verso il corpo. Il cervello si calma e il sonno ristoratore, un vero sogno per molti anziani, arriva naturalmente grazie all’uso dei props”.

Questo per far capire che lo yoga non è solo destinato a persone giovani, forti, robuste e in perfetta salute, ma che è un dono per l’umanità tutta a prescindere dall’età, dal livello di salute, dalle condizioni sociali, dal sesso e dal contesto in cui si vive. Molta gente di qualsiasi estrazione sociale si avvicina alla pratica dello yoga ognuna attingendo secondo le proprie capacità, e pian piano la sua diffusione sarà talmente capillare da creare nelle generazioni a venire quello stesso amore di ricerca e di studio dei primi pionieri che lo hanno diffuso.

Alimentazione e salute

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Per  praticanti dello yoga e non solo, ancora tante idee e soluzioni alimentari alternative  non violente su come avvicinarsi al vegetarianesimo. Dal blog di greenstyle segnalo questo interessante post sugli alimenti che non dovrebbero mai mancare sulla tavola di chi ha smesso il consumo di carne e derivati. Fate girare!

La dieta vegetariana e quella vegana vengono scelte sempre da più persone, incuriosite dagli effetti benefici di  questo tipo di alimentazione.  Non basta, tuttavia, scegliere un regime alimentare che abbondi di frutta e  verdura, serve anche scegliere le giuste pietanze. Quali sono allora i cibi  considerati irrinunciabili per chi ha abbandonato definitivamente carne e  latticini?

La redazione di VegNews ha voluto stilare una lista di 10 alimenti – dei veri  e propri super-cibi – famosi per il loro impatto immediato  sulla salute. Di seguito, ecco gli  elementi che non dovrebbero mai mancare sulla tavola di vegetariani e vegani provetti.

    1. Barbabietola: un vegetale ricco, usato dall’uomo da diversi  secoli, perfetto per un’alimentazione completa e benefica. Una sola porzione può  fornire il 37% della razione giornaliera di folati, a cui si aggiunge un’alta  concentrazione di vitamina C e di fibre;
    2. Acqua di cocco: ricca di potassio, elettroliti e minerali  vari, è la bevanda energetica per antonomasia. Perfetta per chi è amante dello  sport;
    3. Dulse: un’alga marina poco conosciuta, ricca di proteine,  iodio e minerali. Ideale per chi non ama il pesce o i prodotti del mare: è  solitamente priva del tipico odore salino, tanto da sembrare un ortaggio di  campo;
    4. Grano Freekeh: si tratta di un grano tostato a partire  dalle piante giovani e verdi. Ha un concentrato molto elevato di proteine, così  come di fibre. È particolarmente indicato per la cucina di chi deve seguire una  dieta ipo-glicemica;
 
  1. Olio di semi di canapa: un amico prezioso per la salute,  perché fornisce il giusto apporto di grassi essenziali che il corpo non è in  grado di produrre. Ricco di omega 6 e omega 3, quest’olio è riconosciuto per  avere effetti benefici sulla digestione, il sistema immunitario, la pelle, la  lucentezza dei capelli e molto altro ancora;
  2. Sale rosa dell’Himalaya: un sale grezzo ricavato da vecchie  caverne, si tratta di un preziosissimo toccasana di salute. Contiene calcio,  magnesio, zinco, ferro e rame: minerali solitamente non contenuti nel normale  sale;
  3. Jicama: una radice chiamata anche fagiolo di yam, questo  vegetale di origine messicana è ricco di vitamine A-B-C, fibre, fosforo e  calcio;
  4. Maca: considerato un super-vegetale, ha la capacità di  regolare le funzioni delle ghiandole surrenali e di diminuire lo stress.  Comunemente distribuito in polvere, può essere utilizzato come un normale  condimento;
  5. Semi e olio di Sachi Inchi: scoperto e coltivato dalle  popolazioni indigene dell’Amazzonia, contiene tutti i grassi essenziali,  proteine e facilita l’eliminazione di tossine e altre sostanze dannose per la  salute;
  6. Crauti: i famosissimi crauti, così come qualsiasi altro  vegetale fermentato, sono ricchissimi di probiotici e possono quindi essere  d’aiuto nel rafforzare il sistema immunitario.

Scopri  i benefici sulla salute della dieta vegana

Fonte: VegNews

Ecologia senza tempo

I Guardiani della Terra che abbracciarono gli alberi – I Bishnois

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Ancora un bellissimo articolo su una India che va progressivamente sparendo, dal blog degli amici di passoinindia. Dal 1989 ho iniziato i miei viaggi in questa terra benedetta, ed ogni volta che  ci ritorno trovo sempre più occidentalizzazione e sempre meno “India”. Posso testimoniare con la mia esperienza le parole di questo post, poiché molte cose quì descritte sono state da me viste e vissute nelle varie esplorazione dei villaggi himalayani e bengalesi. Buona lettura e…commentate!

Le donne del popolo Bishnoi allattano al seno i loro bambini e contemporaneamente i cuccioli orfani di antilope e di cinkara (una specie di gazzella). Ecco perché:

La parola Bishnoi deriva da bis (venti) e noi (nove); essi infatti sono seguaci dei 29 principi enunciati da Guru Jambheshwar. I Bishnois sono conosciuti in tutto il mondo come i primi protettori dell’ambiente. Circa 562 anni, fa quando nessuno poteva ancora prevedere che danneggiare l’ambiente significa farsi del male, Guru Jambheshwar ha dato loro il messaggio di proteggere gli alberi e la fauna selvatica formulando questi 29 principi mirati alla conservazione della biodiversità della zona e per assicurare una conduzione pacifica della vita sociale della comunità.

Dei 29 principi, dieci sono diretti all’igiene personale e al mantenimento di una buona salute di base, sette ad un sano comportamento sociale, e cinque all’adorazione di Dio. Otto principi sono stati prescritti per preservare la biodiversità e incoraggiare il buon allevamento degli animali, incluso il divieto di uccidere gli animali, di abbattere alberi verdi, e di fornire protezione a tutte le forme di vita. La comunità deve fare attenzione che la legna da usare sia priva di piccoli insetti e non indossa panni blu perché il blu deriva da un colorante ottenuto dal taglio di una grande quantità di arbusti.

I Bishnois si trovano in Rajasthan, in Punjab,in Haryana, in Madhya Pradesh e in Uttar Pradesh (quindi prevalentemente nel nord India). La comunità dei Bishnois è stata fondata da Guru Jambheshwar nato a Bikaner nel 1451 ed lì sepolto. Egli ebbe una visione e capì che la causa della siccità era stata causata dall’interferenza delle persone con la natura. In seguito, divenne un sanyasi (uomo santo) noto come Swami Maharaj Jambeshwa. Egli lasciò ai suoi seguaci delle Scritture in carattere nagri chiamate Shabdwani che consistono di 120 Shabds. I Bishnois sono i discendenti di immigrati provenienti da Bikaner, parti dell’Haryana e del Punjab e sono quasi esclusivamente di casta Jats o Rajput, anche se spesso abbandonano il nome della casta e si descrivono semplicemente come Bishnoi. Oggi i Bishnois sono occupati nei settori dell’ information technology, dell’ingegneria, della medicina, della ricerca, lavorano per il governo, nei servizi di difesa, nella diplomazia o come assistenti sociali.

Il luogo di pellegrinaggio più importante per i Bishnois si trova al villaggio chiamato Mukam in Nokha Tehsil, nel distretto di Bikaner in Rajasthan.

Essendo grandi amanti degli animali selvatici si dedicano alla loro protezione e perciò si vedono cervi e antilopi pascolare nei loro campi, nonostante la grave carenza di acqua che attanaglia il Rajastan, dove vivono le maggiori comunità Bishnois. Essi non usano la legna per le cremazioni e, anche se sono indu, preferiscono dare sepoltura ai morti. E questo non è l’unico precetto dell’induismo ad essere rifiutato perché anche la separazione castale viene bandita.

I Bishnois raccontano la storia di Amrita Devi, una donna Bishnoi che, insieme a più di 363 Bishnois, inclusi donne e bambini, è morta per salvare gli alberi di Khejarli, un villaggio nel distretto di Jodhpur, in Rajasthan (India), 26 km a sud-est della città di Jodhpur, da cui prendono il nome. Quasi due secoli fa, nel 1730, Abhay Singh Maharajah di Jodhpur richiese del legno per la costruzione del suo nuovo palazzo. Allora il re mandò i suoi soldati a tagliare gli alberi nella vicina regione di Khejarli. Ma quando Amrita Devi e gli abitanti dei villaggi locali lo vennero a sapere, si opposero agli uomini del re e abbracciarono gli alberi per proteggerli. Fu detto loro che il taglio degli alberi sarebbe stato risparmiato solo in cambio di denaro. Amrita rifiutò questo ricatto, considerandolo un insulto alla sua fede religiosa tanto che preferì perdere la sua vita e quella dei suoi compagni per salvare gli alberi. Questo episodio viene ricordato come il grande sacrificio di Khejarli. Alcuni dei Bishnois uccisi sono stati sepolti nel villaggio di Khejerli vicino a Jodhpur, dove è stata eretta una semplice tomba con quattro pilastri. Ogni anno, nel mese di settembre, i Bishnois si riuniscono in quel luogo per commemorare il sacrificio estremo fatto dal loro popolo per preservare la loro fede e la loro religione.

I Bishnois usualmente indossano una camicia bianca, un dhoti e turbante. Questo vestiario è l’ideale per il clima caldo secco del deserto. Essi prestano particolare attenzione alla pulizia nelle loro case. Un solo raccolto di miglio perlato (bajra) cresce durante la stagione dei monsoni. I cespugli, che crescono nei campi, proteggono la sabbia sciolta dall’erosione eolica fornendo così il necessario foraggio per gli animali durante la carestia. I Bisnois vivono spesso in piccoli villaggi chiamati Dhannis, costituiti da poche capanne rotonde con intricati tetti di paglia. I pavimenti di fango sono intonacati con sterco di vacca per tenere lontano i parassiti. Gli interni sono ariosi e puliti. C’è un granaio per proteggere le loro scorte e una vasta per immagazzinare acqua.

Queste le loro regole:

Osservare 30 giorni di intoccabilità dopo la nascita del bambino

Osservare una segregazione di 5 giorni, mentre una donna è nel suo ciclo mestruale

Fare un bagno di prima mattina

Rispettare le regole ideali di vita: Modestia, pazienza, purificazione

Eseguire due volte al giorno il rituale Sandhya

Elogiare Dio, il Signore Vishnu nelle ore serali (Aarti)

Eseguire Yajna (Havan) tutte le mattine (un antico rituale di offerte accompagnate da canto dei mantra vedici)

Filtrare il latte, l’acqua e la legna da ardere

Pronunciare parole pure in tutta sincerità

Adottare la regola del perdono e della pietà

Non rubare

Non condannare o criticare

Non mentire

Non sprecare il tempo

Osservare il digiuno di preghiera nel giorno di Amavashya (giorno che coincide con il Diwali – vedi articolo su questo blog) e fare offerte a Vishnu

Amare e avere pietà di tutti gli esseri viventi

Non tagliare il verde degli alberi, salvare l’ambiente

Allontanare la lussuria, l’ira, l’avidità e l’attaccamento

Accettare cibo e acqua solo se purificati dalla comunità

Fornire un rifugio comune per capre/pecore per evitare che vengano macellati nei macelli

Non sterilizzare il bue

Non usare oppio

Non fumare e fare uso di tabacco

Non assumere bhang (un preparato dalle foglie e fiori (gemme) della pianta di cannabis femmina, affumicati o consumato come bevanda nel subcontinente indiano) o canapa

Non bere vino o qualsiasi tipo di liquore

Non mangiare carne, rimanere sempre vegetariani puri

Non usare mai panni blu

(testo liberamente tratto e tradotto  http://en.wikipedia.org/wiki/Bishnois)

Ancora oggi i Bishnoi evitano i comfort moderni, compresa l’energia elettrica e l’acqua corrente in sintonia con una economia compatibile con l’ambiente circostante. A chi farà un viaggio in Rajastan sarà certamente proposto un bishnoi safari, nel deserto del Thar.

Il Raga nella musica indiana

Bellissimo articolo sulla musica classica indiana e sul suo utilizzo nella pratica dello yoga. Il blog dal quale ho tratto questo post è GuidaIndia, che segnalo per gli interessanti articoli sull’India. Aggiungo a questo simpatico articolo un Raga  da ascoltare durante le vostre pratiche di asana rigeneranti, il pranayama e le pratiche meditative.


Quello che a parole è certamente un bel concetto diventa estremamente difficile da spiegare, musicalmente parlando. Non esiste una parola per tradurre l’idea che soggiace al Raga o Raag. Perchè si tratta di una composizione la cui base è formata da caratteristiche con multiple combinazioni che la definiscono di volta in volta. Si tratta essenzialmente di un insieme di vari Swara, note, in scala ascendente e discendente, che vengono organizzati in melodie secondo un tono definito, Thaat, utilizzando uno specifico e diverso numero degli stessi all’interno di esso. Non tutti i Raga infatti utilizzano i sette Swara e per catalogarli a seconda del numero impiegato si utilizzano molte definizioni che fanno capo alla stessa parola, che significa casta, gruppo: Jati.  Dopo secoli di sperimentazione sono state fissate le Swaroop, che si possono definire come frasi caratteristiche o modelli fissi dei vari Raga. Queste dipendono principalmente dalle Swara utilizzate nell’ Arhoa – cioè l’ aumento graduale sulla scala da una nota più bassa – e nell’ Avrhoa – la discesa graduale da una nota più alta – dalle sequenze in cui appaiono, dallo Swara principale e dal secondario,  ossia la dominante e la tonica.

Ogni Raga è poi associato a una precisa emozione, Rasa, che deve sviluppare, spiegare e coltivare e sulla quale insiste, esaltandola, affinchè l’ascoltatore ne rimanga profondamente colpito. Si dice che la forza evocativa del Raga sia talmente grande da far materializzare come per incanto nella mente dell’ascoltatore educato alla musica quello che essi esprimono. La psicologia indiana riconosce alle fasi del ciclo diurno – alba, mezzogiorno e sera – anche un senso più ampio, che si applica al corso della vita.  Ogni Raga è poi collegato ad un orario specifico e secondo la tradizione dev’essere eseguito proprio durante quell’ora. Ed anche le ore del giorno erano collegate a specifiche emozioni; quindi l’orario migliore per l’esecuzione di uno specifico Raga era considerato quello che rappresenta proprio quella precisa emozione.

I Raga del mattino sono soprattutto devozionali, mentre quelli serali evocano l’amore e la passione. Naturalmente si tratta di una regola puramente tradizionale, chiamata Samay, in via di sparizione, senza contare che diverse Gharanas, le scuole musicali, attribuiscono gli stessi Raga ad orari differenti. La musica Carnatica, dell’ India meridionale, da tempo non riconosce queste suddivisioni, complicate anche dall’immenso numero di Raga di difficile o dubbia collocazione oraria. Permane invece solida la tradizione che vede i Raga capaci di evocare felicità, gioia, disperazione, tristezza o malinconia.

La filosofia indiana distingue nove sentimenti, 9 Rasa, che portano a queste emozioni e che connotano i Raga.

I nove Rasa legati alle principali emozioni sono:

Shrinagara         amore,  erotismo, sensibilità per la natura

Hasya                 gioia, allegria

Karuna               dispiacere

Raudra               rabbia, collera

Veer                   eroismo, dignità

Bhayanak           terrore

Bibhatsa             disgusto

Adbhuta             divertimento

Shanta               serenità, calma

Il Rasa Shrinagara è considerato il più importante ed è chiamato il Re dei Rasa

Uno schema di classificazione che si ritrova nei testi più antichi, antropomorfizzava invece i sei Raga primari, i precursori di tutti gli altri Raga: Bhairav, Malkauns, Hindol, Shree, Deepak e Megh. Ognuno di questi Raga ha la sua sposa, la Ragini. Ogni Ragini ha sei figli e questi a loro volta sono sposati con altrettante Ragini. Questi sei Raga primari erano associati alle stagioni dell’anno.

Tutte le forme musicali indiane adottano, per le proprie composizioni, il Raga e, pur rispettandone le regole, lo trasformano secondo le proprie caratteristiche. La differenza consiste  nel modo in cui gli Swara vengono collegati e abbelliti o nel modo in cui si svolge l’improvvisazione del Raga. Nel Khayal per esempio si accentua il Tan – una rapida successione di note, tra gli ornamenti più importanti e diffusi – mentre nel Dhrupad è la parte dell’Alap che acquisisce maggior importanza.