L’uso della menta

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La primavera sta iniziando, e con il suo tepore sbocciano tante piantine da orto indispensabili in cucina e nell’uso erboristico. Un bellissimo articolo degli amici di GreenStyle ne illustra i possibili usi alimentari e curativi. Che dire ancora? Buona lettura e buon appetito!

La menta è una pianta fortemente aromatica e profumata, dal gusto forte e intenso della famiglia delle Labiate (Lamiaceae) molto utilizzata per impreziosire cibi e ricette. è considerata una spezia pungente dal colore verde, in natura ne esistono diverse varietà: dalla menta piperita, alla mentuccia, quindi la citrata, la requienii e molte altre. Cresce in particolare in Europa, Asia e in Africa dove può attingere al benefico effetto del sole, ma anche a un’esposizione protetta dall’ombra. è una pianta tenace, così da resistere alle basse temperature e al freddo.

La pianta è un ibrido nato dall’unione tra Mentha aquatica L. e Mentha spicata L. e può raggiungere anche un metro di altezza. Il suo è un impiego a 360° che investe vari settori, in particolare la cucina, le ricette e i cibi che ne traggono beneficio. Ma può essere considerata una spezia aromatica per bevande e cocktail, oltre che decorativa per tavole e apparecchiature. Le foglie si raccolgono a giugno, mentre la fioritura avviene in piena estate e prosegue fino all’autunno.

Il suo utilizzo caratterizza le pietanze della cucina in Italia, Spagna, India, Medio Oriente e in Nord Africa. Meglio utilizzarla con parsimonia, visto il carattere deciso, ma può definire il gusto di primi, secondi, verdure e anche frutta e dolci. In versione essiccata è ottima per tisane, bevande, caramelle e liquori, favorendo la digestione. Se la coltivate in giardino o sul vostro balcone, potrete utilizzarla di frequente per realizzare piatti favolosi, o per essiccarla e conservarla in dispensa.

Ricette con la menta

Visti gli ultimi strascichi di freddo invernale è ancora gradevole assaporare una zuppa calda e rinfrancante. Un’idea e una soluzione per allontanare i malanni di stagione, e per riscaldare il corpo. Una combinazione perfetta potrebbe essere fave e menta, magari frullate per ottenere una saporita vellutata. Caratterizzata dal gusto forte e rinfrescante della menta fresca o, come vedremo successivamente, essiccata e da utilizzare all’occorrenza.

Vellutata di fave e menta ingredienti
200g fave fresche sgusciate;
2 gambi di sedano;
1 carota;
1 cipolla;
20 foglie di menta fresca;
1 patata;
500ml acqua;
1 tazza di latte di soia a piacere;
olio EVO.

Sbucciate la carota quindi fatene un battuto con il sedano e la cipolla, buttate tutto in un tegame e fate soffriggere con poco olio EVO. Aggiungete le fave fresche e sgusciate, lasciatele rosolare per qualche minuto così da farle insaporire. Aggiungete la patata spellata e tagliata a cubetti, quindi l’acqua e una tazza di latte a piacere. Coprite il tutto con un coperchio, quindi lasciate cuocere a fuoco lento per 25 minuti. Le verdure dovranno risultare tenere e morbide, quindi completate aggiungendo le foglie di menta. Frullate il composto ottenendo una crema uniforme e morbidissima. Servite caldo con una spolverata di formaggio e pepe, e una dadolata di crostini di pane croccanti.

Visto il suo uso nella cultura mondiale non è raro imbattersi nella menta all’interno della cucina indiana, ricca di sapori e miscele paradisiache. Il Biryani ad esempio, di origine persiana, è un piatto tipico della cultura indiana che sposa l’unione di molte spezie con un occhio di riguardo per la menta. Le varianti della ricetta sono infinite, ma la più gustosa prevede riso, verdure e menta.

Biryani alla meta ingredienti

Per la salsa alla menta:
3 cucchiai foglie di menta;
una fettina di zenzero;
1 spicchio d’aglio;
1 peperoncino verde;
1 cucchiaino di succo di limone;
125ml yogurt bianco;
mezza cipolla bianca;
1 cucchiaio di burro biologico alla soia o ghi indiano;
1 cucchiaino di polvere curry.

Per il riso:
160g riso basmati;
1 chiodo di garofano;
cardamomo nero;
un pezzetto di cannella;
160ml acqua;
1 cucchiaio olio EVO.

Per decorare:
1 patata;
1 pizzico di curcuma;
1 cucchiaio di burro biologico alla soia o ghi indiano;
sale;
mezza cipolla bianca;
1 cucchiaino zucchero di canna;
2 cucchiai noci sgusciate;
1 cucchiaio uvetta;
olio EVO.

È un piatto elaborato e lungo, solitamente possiede molte varianti, ma il risultato è ottimo e completo. Per realizzarlo preparate la sala alla menta tritandola con lo zenzero, l’aglio e il peperoncino verde. Aggiungete il succo di limone e lo yogurt, quindi lasciate riposare. A parte, in una padella, fate saltare nel ghi (o burro) mezza cipolla affettata quindi aggiungetela alla salsa di menta con il curry. In un piccolo pentolino con un cucchiaio di olio EVO fate saltare insieme: la cannella, il chiodo di garofano e i semi di cardamomo. Aggiungete il riso lasciandolo insaporire per qualche minuto.

Versatevi sopra l’acqua quindi fate cuocere il riso per circa 12 minuti, lasciando che si asciughi. Copritelo e a parte affettate la patata, fate saltare le fette in padella con burro e curcuma quindi infornate a 160° per 15 minuti fino a doratura. Nel frattempo dorate in padella il resto della cipolla affettata, con poco olio EVO, lo zucchero di canna, l’uvetta e le noci. Quando il composto avrà assunto un aspetto simile al caramello spegnete la fiamma. Disponete il riso nel piatto dopo averlo mescolato con la sala alla menta, quindi guarnite con le fette di patata e la salsa caramellata. In alternativa potete insaporire la salsa alla menta con l’aggiunta di molte verdure come zucchine, piselli, carote, fagiolini e cavolfiore. Quindi prima di servire versate il riso in una teglia ricoperta con carta da forno, aggiungete le verdure e la salsa e infornate per 10 minuti a 150°. Quindi completate come indicato e servite caldo.

La menta è una spezia davvero indispensabile, può trovare uno spazio in ogni tipo di piatto e ricetta. ad esempio è ottima tritata fresca insieme a un mix composto da spremuta d’arancia e ghiaccio tritato. Oppure come pietanza clou per le frittate, per melanzane grigliate o per un pesto alternativo. Per realizzarlo basterà rivisitare la ricetta classica genovese sostituendo la menta al basilico. Frullate 20 foglie di menta con 20gr di pinoli, sale e pepe, aggiungendo a filo 200 ml di olio EVO. A piacere è possibile mescolare anche il formaggio.

Dolci e menta

La menta, in particolare in Inghilterra, trova spazio nella sezione dolci. La combinazione classica vede l’unione con il cioccolato, una sorta di matrimonio dove i due si abbracciano alla perfezione. Ma la menta può risaltare anche nella cheesecake, oppure con il caffè, con la nutella e il cocco. Se invece adorate la spezia è possibile creare una torta soffice, morbida e veloce da realizzare.

Torta alla menta ingredienti
3 uova;
250gr di zucchero;
1 yogurt al cocco;
250gr di frumina;
125gr di farina 00;
150gr di farina di cocco;
100 ml di olio di semi;
150ml di sciroppo di menta;
1 bustina di lievito.

Montate i tuorli con lo zucchero, quindi aggiungete gradualmente lo yogurt, la frumina setacciata con la farina 00 e una parte di quella al cocco, l’olio, lo sciroppo e il lievito. Mescolate e aggiungete gli albumi montati a neve. Mescolate accuratamente e infornate per 45 minuti a 180°. A termine cottura, a piacere, rifinite con crema di cioccolato e scaglie di cocco. Ovviamente con la menta le idee dolci si possono ampliare: biscotti, frullati, sorbetti ma anche glasse e ghiaccioli.

Come essiccare la menta

Se coltivate la menta raccoglietela tagliando intere cimette, così da garantire più luce alle foglie tenere e giovani utili per la prossima raccolta. Lavatele e asciugatele appoggiandole sopra un canovaccio da cucina. Quindi lasciate essiccare naturalmente le foglie appoggiandole sopra un vassoio, oppure un piano, quindi riponetele in un luogo asciutto, ventilato e soprattutto in ombra: l’esposizione al sole infatti rende le foglie scolorite. Dopo 7 giorni saranno pronte, riponetele all’interno di un barattolo e conservatele in ombra e lontano da fonti di calore. Potete tritarle oppure utilizzarle intere, così da mantenere l’aroma inalterato.

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Il peso dell’acqua

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Uno psicologo stava spiegando come gestire meglio lo stress. Quando sollevò un bicchiere d’acqua, tutto il pubblico immaginò che avrebbe posto la solita domanda…: “Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?”
Quello che invece domandò fu: “Quanto credete che pesi questo bicchiere d’acqua?”
Le risposte variarono da 250 a 400 grammi.
“Il peso assoluto non conta, – replicò lo psicologo – dipende dal tempo per cui lo reggo. Se lo sollevo per un minuto, non è un problema. Se lo sostengo per un’ora, il braccio mi farà male. Se lo sollevo per tutto il giorno, il mio braccio sarà intorpidito e paralizzato. In ogni caso il peso del bicchiere non cambia, ma più a lungo lo sostengo, più pesante diventa.” E continuò: “Gli stress e le preoccupazioni della vita sono come quel bicchiere d’acqua. Se ci pensate per un momento, non accade nulla. Pensateci un po’ più a lungo e incominciano a far male. E se ci pensate per tutto il giorno, vi sentirete paralizzati e incapaci di far qualunque cosa.”
E’ importante ricordarsi di lasciare andare i nostri stress. Alla sera, il più presto possibile, posiamo i nostri fardelli. Non portatiamoceli addosso per tutta la sera e tutta la notte. Ricordiamoci di posare il bicchiere d’acqua!

L’inverno della vita

Ancora dagli amici di passoinindia un post stupendo come al solito da leggere e meditare attentamente…

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In una domenica d’ottobre, sono andato con certi amici  in un ricovero per anziani perché dovevano visitare un loro parente, qualcuno che conosco anch’io molto bene. Era un po’ fuori città, in mezzo alla  natura e vicino ad un piccolo fiume;  era la prima volta che ne visitavo l’interno quindi ero molto curioso di  vederlo; eravamo appena entrati, quando ho visto che qualcuno stava guardando la tv, qualcuno stava mangiando, qualcuno stava bevendo, qualcuno si stava addormentando sulla sedia. Tutto il posto era molto pulito e anche gli assistenti e le infermiere sembravano piuttosto gentili. Ci siamo seduti in una grande sala con al centro un vecchio camino di maiolica, purtroppo spento. C’erano  già altri visitatori. Poco dopo ho notato che la Signora seduta alla mia sinistra stava parlando da sola e stava piangendo da sola e, di fianco, c’era un’altra Signora, paralizzata, che stava mangiando aiutata dall’ infermiera. Mi sono guardato attorno e ho visto, sulla destra, un’anziana coppia; Lui aveva una rivista nelle mani dove erano pubblicate le foto di “Dallas”e la notizia che presto quella serie di telefilm sarebbe ricominciata; Lui stava parlando con Lei: “te lo ricordi Dallas? Guarda, quel programma sta per ricominciare. Te lo ricordi che lo guardavamo tutti insieme? E che non abbiamo mai lasciato neppure una puntata? Ti ricordi quanto ti piaceva Bobby? E, guarda, adesso tornerà anche il cattivo della famiglia….”. Era lo stesso programma, forse gli stessi autori, le stesse emozioni ma ormai Lei non c’era più con la sua memoria per capire tutto ciò che Lui le stava raccontando.

In solo mezz’ora erano arrivate altre nuove facce di visitatori ma le domande erano sempre le stesse: “ora come stai? come ti senti? mangi? (…)”. Anche se tutti rispondevano che stavano bene, la loro tristezza si vedeva sui loro volti, tanto che ogni domanda del genere appariva superflua; erano tutti lì, radunati, come fosse una squadra che ha appena perduto una partita importante. Forse era la loro solitudine, la nostalgia di stare lontano dalla propria casa, quella stessa casa che avevano costruita con il  sudore, risparmiando ogni piccolo denaro, piena di cose comprate  con altrettanta emozione.  Forse era lo stare lontano dalla famiglia o da tutti quegli amici con cui erano cresciuti e avevano passato la maggior parte dalla loro vita. Forse era per il fatto che la vita non dava loro più nessuna felicità. Forse non rimaneva quasi niente che li rendesse davvero contenti.

Ad ogni mio respiro mi facevo un sacco di domande; cosa è la vita? quale ne è il senso? Sono nato e cresciuto in un piccolo villaggio del nord India e mia mamma diceva sempre che andare ad un funerale è più importante che participare ad un matrimonio, perchè durante una cremazione (da me i morti vengono bruciati) ci si sente ancora più vicini a Dio e quei momenti sono preziosi perché fanno riflettere sulla verità della vita. Anche qui ho provato le stessi emozioni e mi sono fatto le stesse domande; mi sono detto che un giorno noi tutti faremo la stessa fine proprio come quelle Signore e Signori davanti al grande camino. Mi chiedo allora il perchè di tutta questa fatica, il perchè di tutte queste corse per fare carriera, del perchè sia fondamentale stabilire cosa è mio e cosa è tuo se, alla fine, non rimane niente, neanche questo nostro povero corpo di polvere che trucchiamo ogni giorno, per ore ed ore. Spesso sento dire che nella vecchiaia gli anziani diventano cattivi, si arrabbiano con facilità, diventano come bambini. In realta è la vecchiaia che li fa diventare così e basterebbe che qualcuno condividesse con loro un po’ più di qualche momento.

La vecchiaia è davvero brutta, anche se fu una delle cose che, insieme alla morte e alla sofferenza, aveva impressionato Buddha prima che decidesse di lasciare tutti i suoi beni e percorrere il suo cammino di spiritualità.  Non sappiamo se dopo la morte  esista  anche un’altra vita ma quello che so è che tutti avremmo bisogno di ultimi momenti indimenticabili, di tanta cura, prima di poter lasciare tranquillamente questo mondo. Ero sotto questa montagna di domande quando ho sentito la voce del mio amico che mi diceva “andiamo via”. Eravamo vicini all’uscita principale quando la voce di un’infermiera  disse: “aspettate un momento, perché è attivo l’allarme”. Un’altra voce dietro di me disse: “non siamo così preziosi che qualcuno ci porta via”.

Testo e foto by PASSOININDIA

La festa di Holi ovvero un bagno nei colori

Condivido questo articolo degli amici di passoinindia dove viene descritta la festa di Holi. Mi trovai a Kolkata(Calcutta) durante il suo svolgersi nel 2007: mai vista tanta gente per le strade che si spruzzava festosamente acqua colorata! Un vero e proprio tripudio di colori…indelebili! Buona condivisione.

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La Holi è celebrata alla fine della stagione invernale, l’ultimo giorno di luna piena del mese lunare di Phalguna, secondo il calendario indu, che di solito cade nel mese di febbraio o marzo di ogni anno.

Quest’anno sarà il prossimo 26 marzo che gli indiani festeggeranno la Holi (conosciuta anche come Dhuli, in sanscrito, o Dhulheti, Dhulandi o Dhulendi), nota anche come festa dei colori. Il festival, che rappresenta un saluto alla primavera, la stagione simbolo di amore e fertilità, ha vari scopi tra cui, anticamente, quello di commemorare i buoni raccolti. Ma la sua finalità è soprattutto religiosa, legata alla mitologia indù, anche se celebrata in un modo particolare e distante dai rituali religiosi che caratterizzano altre festività.

Durante questo evento, i partecipanti si gettano addosso polvere, di origine naturale, di tutti i colori,  anche utilizzando palloncini e pistole d’acqua colorata e insomma, qualunque altro strumento che consenta di “arrivare a segno”.

La Holi abbassa per quel momento di festa la severità delle norme sociali, perché in quel giorno sembrano non esserci differenze tra persone di casta diversa, tra uomini e donne e tra ricchi e poveri che, tutti insieme, si lasciano andare al divertimento e alla gioia. Nessuno si aspetta un comportamento educato, di conseguenza, l’atmosfera è piena di emozioni e spontaneità.

La più popolare mitologia da cui deriva il nome HOLI è legata alla uccisione di Holika.  Si racconta che Hiranyakashipu, il grande re dei demoni, a seguito di una lunga penitenza, ebbe in dono dal dio Brahma l’immunità dalla morte;     egli infatti chiese di non poter mai essere ucciso “durante il giorno o di notte, all’interno della casa o fuori, non sulla terra o in cielo, né da un uomo né da un animale, né da Astra (spada) né Shastra (lancia)”.  Questo re crebbe quindi arrogante e avverso ai Cieli e alla Terra. Egli chiese che la gente smettesse di adorare dèi e iniziasse ad adorare lui. Il figlio di Hiranyakashipu,   Prahlada, continuò, nonostante le minacce di suo padre, a venerare il suo Dio Vishnu. Così Hiranyakashipu, infuriato, tentò di avvelenarlo ma il veleno diventò nettare nella bocca di Prahlada che ugualmente rimase illeso quando venne calpestato dagli elefanti che gli scatenò addosso suo padre e quando, sempre ad opera del suo genitore, venne rinchiuso in una stanza con affamati serpenti velenosi. Tutti i tentativi di Hiranyakashipu di uccidere suo figlio non andarono a buon fine. Alla fine Hiranyakashipu ordinò a Prahlada di sedersi su un rogo in braccio a sua zia Holika, sorella demone di Hiranyakashipu, il quale ben sapeva che ella era immune dall’essere bruciata dal fuoco. Prahlada, ignaro, prontamente accettò gli ordini di suo padre e pregò il Signore Vishnu perché nulla accadesse a se stesso.  Quando il fuoco divampò,  Holika, tra gli sguardi stupiti dei presenti, cominciò a bruciare a morte mentre Prahlada rimase illeso ancora una volta. La salvezza di Prahlada e la combustione di Holika sono celebrato come Holi. Per questo i falò vengono accesi alla vigilia della festa, nota anche come Holika Dahan (combustione di Holika) o Chhoti Holi (piccola Holi).

Non ci sono dati completi per conoscere le origini della festa. Tuttavia, la Holi come la vediamo oggi, si crede abbia avuto origine nel Bengala. Anche in Mathura, altra zona dell’India, dove Krishna è cresciuto, il festival viene celebrato in onore dell’amore divino tra Radha e Krishna e dura 16 giorni.

Il giorno della Holi, come tutti gli anni, non andrò a lavorare e, dalla finestra della mia casa, stretta tra tante altre case, in altrettante strette viuzze, posso godere del divertimento della gente che si sporca a vicenda di acqua colorata, tanto in India, in questa stagione, non è freddo e quel giorno lo è ancora meno perché è vivo il calore delle persone che, dimenticando per un giorno la loro casta e il loro sesso, si sentono, almeno per un attimo, tutti uguali. Scenderò le mie scale e andrò in strada, sapendo che qualcuno, uno sconosciuto, si avvicinerà a me e colorerà la mia faccia e i miei vestiti. Come a Carnevale in Occidente, con i coriandoli e la schiuma da barba.

testo by PASSOININDIA

Armonia mentale e salute fisica

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Segnalo questo estratto dal libro “Libera te stesso” di Edward Bach, medico inglese di fine ottocento e scopritore dei 38 rimedi floreali, famosi oggi in tutto il mondo e usati in naturopatia e in diverse modalità di cura omeopatica. Vi invito ad approfondire tutte le informazioni sui rimedi floreali di Bach, per capire quanto già alla fine del diciannovesimo secolo questo pioniere della naturopatia sia stato un  precursore dei tempi.

“Ci sono grandi qualità nelle quali tutti gli uomini si stanno gradualmente perfezionando, concentrandosi ciascuno secondo le proprie facoltà su una o due alla volta. Ci sono quelle che sono state manifestate nelle vite terrene di tutti i grandi Maestri che, di tempo in tempo, sono venuti al mondo per insegnarci e aiutarci a vedere il modo facile e semplice di superare tutte le nostre difficoltà. Sono le seguenti:

  • Amore
  • Comprensione
  • Compassione
  • Tolleranza
  • Pace
  • Saggezza
  • Fermezza
  • Perdono
  • Dolcezza
  • Coraggio
  • Forza
  • Gioia

Ed è perfezionando queste qualità in se stesso che ciascuno di noi porta l’intero mondo avanti di un passo verso il suo impensabile glorioso scopo. Allora diveniamo coscienti che non stiamo cercando nessun guadagno egoista per merito personale, ma che ogni essere umano, ricco o povero, di alto rango o basso, è della stessa importanza nel Piano Divino e ha ricevuto lo stesso potenziale previlegio di essere un salvatore del mondo semplicemente nel sapere che è un figlio perfetto del Creatore.

Come ci sono queste qualità , questi passi verso la perfezione, così ci sono gli ostacoli o interferenze che servono a fortificarci nella nostra determinazione di rimanere risoluti. Queste sono le vere cause di malattia e sono le seguenti:

  • Costrizione
  • Fanatismo
  • Impazienza
  • indecisione
  • Paura
  • Ignoranza
  • Terrore
  • Indifferenza
  • Dolore
  • Dubbio
  • Irrequietezza

Queste, se lo permettiamo, si rifletteranno sul corpo causando ciò che chiamiamo malattia. Il non comprendere le vere cause ci ha portato a credere che la disarmonia è dovuta alle cause esterne, germi, freddo, caldo e abbiamo dato nomi alle conseguenze: artrite, cancro, asma ecc. pensando che la malattia cominci nel corpo fisico. La vera salute è felicità, ed è una felicità così facile da raggiungere perché è la felicità delle piccole cose, di fare le cose che veramente amiamo fare, stare con la gente a cui veramente vogliamo bene.

Non c’è nessuno sforzo, nessuna fatica, nessun cercare di raggiungere l’irraggiungibile; la salute è lì per noi per essere accettata ogni volta che lo vogliamo. Cerchiamo di scoprire e fare il lavoro che veramente si addice a noi; troppe persone sopprimono i loro veri desideri e diventano chiodi quadrati in buchi rotondi; secondo i desideri di un genitore un figlio potrebbe divenire avvocato, militare, uomo d’affari quando il suo vero desiderio è di diventare falegname: o a causa dell’ambizione di una madre di vedere la figlia ben sposata, il mondo potrebbe perdere un’altra Florence Nightingale. Troviamo la cosa che nella vita ci attrae di più e FACCIAMOLA.”