Archivi categoria: Pratiche yoga
La vera preghiera
La vera preghiera è asciugare le lacrime di chi è addolorato. Se per chi soffre non ci fosse una spalla su cui appoggiare il capo, l’oscurità sarebbe massima.
Una volta le differenti parti del corpo stavano discutendo su chi fosse la più importante. La mano disse: “Se non fossi qui a fare tutto il duro lavoro, come potreste mangiare tutti voi?” Gli occhi dissero: “Se non fosse per me, anche il più grande uomo cadrebbe in ogni buco o fossato.” La lingua disse: “Dopo la morte del corpo, tutti voi non esistete più. Rimarranno solo le parole che io ho detto.” La discussione continuò in questo modo finché non divenne una gigantesca lite. In fine dovettero portare il dibattito da Dio.
Dio disse: “Tutti voi siete certamente molto importanti. Tuttavia, la parte più importante è la spalla.”
Tutte le parti del corpo erano stupefatte. “La spalla? Non ha neppure menzionato nessuna delle sue abilità quando discutevamo! Come hai potuto improvvisamente dire che la consideri la più grande?”
Dio disse, “Quando una persona piange, il solo posto dove può appoggiare il capo è sulla spalla di qualcuno. La spalla è la più grande perché dà conforto a chi soffre.”
Preghiamo insieme per la pace di tutti gli esseri della creazione”.
L’arte di essere presenti
Essere presenti non è difficile: ricordarsi di esserlo lo è.
Appena finito di leggere queste parole fermati dove ti trovi e sii consapevole di quel che sta accadendo nel tuo corpo, delle sensazioni del tuo respiro, dei suoni attorno a te, dei sentimenti che sorgono al tuo interno. Riesci a portare questa qualità di consapevolezza in tutto ciò che fai? Non è questo un compito gravoso quanto invece lo è quello di scavalcare continuamente la mente “occupata da cose da fare”. Questo processo viene chiamato nello yoga Atma Vichara, o autoindagine e serve per fare continuamente il punto della situazione riguardo ai contenuti mentali che portiamo all’interno di noi stessi. Su cosa è fissa la nostra mente? Vaga come un cavallo senza briglie o è utilizzata in maniera yogicamente funzionale? Ricordatevi di praticare questo esercizio ogni volta che potete. Sia sul tappetino, quando praticate asana, pranayama e meditazione, che fuori dal tappetino quando fluite con la vita di ogni giorno.
Quando effettuate il rilassamento dopo gli una seduta di yoga, in shavasana supportate leggermente spalle, testa e ginocchia e sciogliete ogni tensione. Portate la vostra attenzione sul vostro respiro, in maniera specifica sull’inspirazione. Il respiro diverrà così la porta d’entrata verso il vostro interiore. Ad ogni inalazione permettete alla vostra consapevolezza di espandersi sempre più in profondità. Dopo aver eseguito 10 o 15 respiri, lasciate il vostro flusso respiratorio alla sua propria intelligenza, al suo proprio ritmo, ma rimanete con questa consapevolezza sempre più profonda.
Questi sono degli esercizi yogici che chiunque può approcciare. Apparentemente molto semplici, ma di una incredibile efficacia. Ogni qual volta smarriamo noi stessi prendiamo dal nostro zaino interiore la bussola del respiro per ritrovare il nord della nostra anima, fare il punto della situazione e ritrovare il giusto sentiero nel cammino della Vita. Leggerò con gratitudine i vostri preziosi commenti.
Ascoltare per migliorarsi
Ascoltare è il dono più grande che possiamo fare agli altri. L’ascolto varia a seconda di ciò che udiamo. Oggi voglio proporvi un “semplice tapas” che vi porterà ad essere più centrati nel momento presente, e a sviluppare Karuna, o compassione verso gli esseri senzienti.
Da quest’oggi prendetevi l’impegno ascoltare TUTTI indistintamente, senza pianificare cosa rispondere o senza pensare a null’altro mentre le persone vi stanno parlando. Direte ” Ma questo è una impresa ardua! ” Infatti l’ho chiamato tapas ( forse non tanto semplice! ) in quanto richiede una attenta disciplina durante l’ascolto. In questo modo svilupperete la capacità di essere presenti “in quel momento”, evitando ogni tentativo di battere in ritirata. Le vostre relazioni inizieranno a trasformarsi perché svilupperete la capacità di leggere nel cuore dei vostri simili. Tutto questo avendo semplicemente la pazienza e la compassione di ascoltare “quel poco di più”. La realtà è spesso affascinante, complessa e difficile insieme. Divenite da oggi stesso dei “sociologi della realtà”, osservando con distacco voi stessi e gli altri attorno a voi. Cosa accadrà? Siate creativamente curiosi su come voi vivrete le cose e su come gli avvenimenti diverranno un poco più “leggeri”. Buona pratica e… commentate perché ascolterò i vostri preziosi feedback!
Estate: tempo di sole, tempo di yoga
Siamo in pieno caldo, l’estate è arrivata improvvisamente e con temperature oltre i 30 gradi. Ci sentiamo stanchi, un poco apatici e con poca voglia di praticare. Cosa facciamo? Si rinuncia alla pratica? Ma neanche per sogno! Nel suo sistema di yoga B.K.S. Iyengar insegna a praticare delle serie di asana che rinfrescano il sistema nervoso tonificandolo e permettendo una modalità di pratica yogica più leggera, ma non per questo meno efficace.
Dobbiamo adattarci ai cambiamenti climatici e lo yoga ci dona la capacità fluire con i cambi stagionali. Ad ogni stagione corrisponde una tipologia di pratica, a secondo del clima ,della temperatura e dell’umidità dell’aria perchè il nostro corpo risente di tutte queste variabili. Allo scoppiare del torrido caldo estivo di questo periodo si insegna agli studenti una pratica che permette di avere dei buoni effetti ma che non affatichi in maniera brusca il cuore e non surriscaldi il sistema nervoso.
Nel secondo capitolo verso 14 della Bhagavad Gita il Signore Krishna dice al suo discepolo Arjuna: “Figlio di Kunti, le idee di caldo e freddo, piacere e dolore, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro oggetti. Queste idee sono limitate da un inizio e da una fine e sono di natura transitoria. Sopportale con pazienza, o discendente di Bharata”. L’indicazione pratica per ottenere il controllo mentale di questi fattori esterni ci viene suggerito sempre nella Gita, capitolo sesto verso 35 : “Eroe dal braccio possente! Senza dubbio la mente è agitata e difficile da controllare, ma con Abhyasa (la pratica dello yoga) e Vairagya (il distacco dagli oggetti dei sensi o non attaccamento) può essere controllata”. La pratica che oggi suggerisco (Abhyasa) è stata sperimentata più volte con i miei studenti e ogni volta con risultati…rinfrescanti!
Si inizia con Adho Mukha Virasana mantenendola almeno 5 minuti e si procede con
Adho Mukha Svanasana con la fronte sostenuta da un bolster (usare più altezza se necessario)
Supta baddha Konasana con cintura, bolster sotto la schiena e copertina per sostenere il capo
Supta baddha Konasana 2, con bolster messo orizzontale al torace e coperta per sostenere spalle e capo (regolate voi stessi l’altezza)
Supta Virasana su bolster con coperta che sostiene il capo, sollevandolo appena poco più del torace
Matsyasana con supporto di bolster per la schiena e copertina per il capo
Supta Swastikasana con le stesse modalità di Matsyasana
Viparita Dandasana su bolster incrociati (crossed bolsters), copertina per spalle e testa
Sethu Bandha Sarvangasana su bolster , cintura alla metà dei femori e mattone per appoggiare i talloni. La punta scapolare alla fine del bolster e una copertina per testa e spalle che vi poggiano sopra
Supta padangustasana 1 e 2 usando una cintura
Sirshasana preferibilmente appesi alle corde
Sarvangasana sulla sedia
Rilassare con Adho Mukha Virasana su bolster come all’inizio di sequenza
Shavasana svolto a piacere: con le gambe piegate su una sedia, con un bolster sotto i femori , con un peso leggero sulle cosce, o semplice.
Riguardo il pranayama suggerisco la pratica di Sitali, per rinfrescare il sistema nervoso, e di Viloma 2, sdraiati su un bolster col capo sostenuto da una coperta, per portare pace nelle cellule cerebrali. Consiglio di eseguire il pranayama il mattino presto, per dare una impronta d’armonia al giorno che inizia.
I tempi di mantenimento dei vari asana sono soggettivi e in relazione al livello di pratica individuale. Ma il solo mantenere 5 minuti ogni asana avrà il suo effetto rigenerante. Sacrifichiamo molto del nostro tempo e della nostra vita correndo velocemente dietro tante cose, come la nostra cultura ci suggerisce quotidianamente. Esaurimenti e depressioni sembrano essere diventati aspetti molto familiari nelle nostre vite.
Per tradizione le donne sono le nutrici per eccellenza e si prendono cura di altri. Ma troppo spesso dimentichiamo come prenderci cura di noi stessi. Lo yoga, grazie agli asana ristorativi, dona a noi tutti l’opportunità di rigenerare la nostra energia lasciandoci un senso di freschezza e pronti per fluire nella vita quotidiana. E una sequenza simile non richiede molto tempo né rappresenta una sfida fisica. Ogni asana è profondamente terapeutica e aiuta a rilasciare le tensioni modulando la nostra energia positivamente. La pressione del sangue viene ristabilita, il cervello surriscaldato viene rinfrescato, il sistema nervoso si riposa permettendo ai sistemi endocrino e immunitario di funzionare in maniera efficiente.
Le controindicazioni per questi asana sono di non praticare queste aperture se si è stati operati all’addome; di togliere eventuali lenti a contatto quando si pratica questa serie; se soffre di bassa pressione coprirsi con una coperta per evitare il senso di freddo che ne potrebbe derivare.
Sperimentate praticando questa serie quando il caldo si fa sentire. E condividete la vostra esperienza lasciando un commento sugli effetti di questi semplici ma potenti asana.
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