Ali per volare

996955_658762597490218_879238612_n[1]

“Voglio ringraziarti Signore, per il dono della vita.Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche Tu non vuoi volare senza di me.

Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi Tuo compagno di volo. Insegnami, allora, a librarmi con Te. Perché vivere non è trascinare la vita, non è strappare la vita, non è rosicchiare la vita. Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento.Vivere è amare le cose che non piacciono per poterle cambiare.Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te!

Ma non basta saper volare con Te: Signore tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il mio fratello e di aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono per ogni peccato contro la vita e per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Non farmi lasciare il prossimo nel vestibolo malinconico della vita dove si “tira a campare”, dove si vegeta solo.Non farmi passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e… si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te.

Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un’ala di riserva. Non tutti riusciremo ad esprimerci, ma tentare sarebbe già essere sulla strada per divenire uomini”…

Dal dolore alla Luce

imagesJMHTSIZO

“Il dolore è lo spezzarsi del guscio
che racchiude la vostra conoscenza.
Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi
affinché il suo cuore possa esporsi al sole,
così voi dovete conoscere il dolore.
E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia
per i prodigi quotidiani della vita,
il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;
accogliereste le stagioni del vostro cuore
come avreste sempre accolto le stagioni
che passano sui campi.
E vegliereste sereni durante gli inverni del vostro dolore.
Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
È la pozione amara con la quale il medico che è in voi
guarisce il vostro male.
Quindi confidate in lui e bevete il suo
rimedio in serenità e in silenzio.
Poiché la sua mano, benché pesante e rude,
è retta dalla tenera mano dell’Invisibile,
e la coppa che vi porge,
nonostante bruci le vostre labbra,
è stata fatta con la creta che il Vasaio
ha bagnato di lacrime sacre”.

KHALIL GIBRAN, Il Profeta.

Non è che un sogno

1902032_10201307930010529_1171914279_n[1]

Dedico queste parole a mia figlia-gurubajini Laura, a ricordo delle numerose battaglie combattute fianco a fianco come gli opliti spartani

“Ogni qualvolta sopraggiunge l’oscurità, asserisci la realtà e tutte le avversità spariranno. Perché, dopo tutto, non è che un sogno. Per quanto le difficoltà possano apparire insuperabili come montagne, per quanto le cose possano sembrare terribili e buie, esse non sono che Maya. Bando al timore. Affrontalo e sparirà. Schiaccialo e perirà. Non aver paura. Non pensare a quante volte sei caduto. Non importa: il tempo è infinito. Va’ avanti. Continua a riasserire la Realtà e la Luce dovrà venire…

Quando la paura ti assale sei perduto. È la paura la principale causa della sofferenza del mondo; è la paura la più grande di tutte le superstizioni; è la paura la causa delle nostre afflizioni; ed è l’impavidità che in un solo istante può manifestare il paradiso.

Sorgi, dunque, svegliati e non desistere fino a quando la meta non sia raggiunta. Solo su questa base – essere nel giusto e compiere azioni giuste – il mondo può raggiungere l’unità”.     

Fonte: Swami Vivekananda

Messaggio in una bottiglia

Citazione

1454658_10201934841966954_279225240_n[1]
Il post di oggi è uno spunto di riflessione per fare atmavichara nei prossimi giorni. Lo yoga non è soltanto l’allineamento del corpo fisico esterno ma anche il sapersi riallineare con i dettami del nostro Cuore, del Dharma e riorientare la rotta della nostra barchetta sul Sentiero della Vita. Spesso ci si smarrisce nei bassifondi dell’ego, invischiandoci con persone, situazioni, desideri che ci fanno dimenticare la nostra vera identità e ciò che realmente siamo venuti a fare qui. Ho trovato le parole del musicista Andrea Diletti molto ispiranti e le condivido con voi. Buona lettura e commentate.
“Si può chiamare l’ego con un altro nome: PAURA.
Nel processo di evoluzione dell’anima, l’identificazione con il corpo è una fase funzionale e necessaria, ma su questo piano la distorsione avviene quando impariamo a crederci:  il  non amo…re, il rifiuto, la disperazione  che troviamo attorno a noi, a partire dai nostri genitori.
Così la nostra capacità di amare incondizionatamente è irrimediabilmente compromessa. Incontriamo persone per amarle, ma l’ego diventa un filtro che pone le sue necessità e aspettative come priorità rispetto a quelle dell’altro. Tutti abbiamo questo animale arrabbiato dentro, che cerca l’affetto, l’amorevolezza, non avendo ancora imparato a ritrovarle in se stesso, perché la gioia è la sua vera natura.
Dovremmo amarci per prenderci cura di chi abbiamo affianco, invece amiamo col peso di come desideriamo che l’altro ci ami, e alla fine si finisce per ferirsi.  Il miracolo avviene quando ci si accorge entrambi  che vedere quelle ferite è il più grande atto d’amore e la più grande possibilità per tornare ad essere liberi , perché dona la possibilità di guarirsi insieme, nella compassione e nell’accettazione dell’altro come essere umano nella tua stessa condizione.
Ma l’ego è più forte, si offende, recrimina, si delude, giudica l’altro e distrugge ogni possibilità di crescita. Così torna la paura, e ognuno ritorna silenziosamente nel suo inferno fingendo che tutto debba procedere così, fino alla prossima occasione per guarire,  ma dove l’ego puntualmente non permetterà di farlo, perché incontrerà ancora delusioni diverse alle aspettative sempre uguali.
Oggi chiedo che la compassione per noi stessi ci accarezzi il cuore. Solo allora avremo la possibilità di guardare davvero l’altro senza permettere al giudizio di diventare una condanna, ed inevitabilmente, con la luce del nostro amore andremo oltre, e invece di recriminare, impareremo a chiederci e sentire dentro “PERCHE” l’altro ha fatto quello che ha fatto, scoprendo che è solo un bambino ferito vittima della sua storia, esattamente come noi.
Cerchiamo nel prossimo l’amore di una madre assente o la tenerezza e la protettività di un padre che ci ha abbandonato, e non avendole riscoperte in sè , si diventa due mendicanti che attingono ognuno alla voragine dell’altro, finendo per sbranarsi, perché non è lì la fonte di quell’amore, ma è dentro di noi. Ma la mente ci ferma a metà strada, ci blocca nel giudizio, e così vaghiamo nella solitudine della vita, senza permettere che l’intelligenza del cuore ci riveli gli splendori dell’anima che abbiamo di fronte, senza permetterci di realizzare il sogno di approdare alla felicità che ci spetta di diritto, insieme.
 Amici miei… vorrei un cuore per abbracciarvi tutti ma…. è in officina a riparare qualche ingranaggio!”.