preoccupazioni, i vostri dispiaceri, ma soprattutto le vostre aspirazioni e le vostre speranze.
La musica e le immagini parlano da sole. Ricordo tutto questo nel mio viaggio in Ladhak, terra degli stupa e dei monasteri abbarbicati sui fianchi di montagne che si stagliano verso il cielo. Odori d’incenso, canti delle scritture con toni d’altre dimensioni, i monaci, le danze sacre nelle feste, i kilometri percorsi in paesaggi lunari aldilà del tempo e dello spazio. E la notte, quella vera, con le stelle di un nitore del diamante, che potevano essere afferrate con le mani tanto sembravano vicine a quota 5.600…Il the salato al burro, odore di legna nei fuochi degli accampamenti notturni. La neve e il candore dei ghiacciai eterni dell’Himalaya. Praticando la vostra meditazione con questi suoni, entrate sempre più dentro voi stessi. Lì, ci incontreremo nel luogo di ristoro di tutti gli entronauti di ogni epoca e sentiero: la fonte del Cuore.
Musica per le vostre pratiche yogiche, da usare durante il pranayama e la meditazione, durante gli asana rigeneranti, nello Shavasana o semplicemente quando abbiamo bisogno di chiudere momentaneamente con il caos e ritrovare noi stessi nel silenzio interiore. Buon ascolto amici dello Yoga!
Molto ci sarebbe da dire sul potere di Swadhyaya applicato alla nostra quotidianità. E’ uno strumento che permette di sondare gli abissi della nostra coscienza, studiandone le poliedriche sfaccettature nel loro insieme complesso e multiforme. Swadhyaya può essere applicato in molti campi della nostra ricerca interiore, dalla meditazione, al pranayama all’esecuzione degli asana. Altrimenti la pratica del nostro Yoga diverrà puramente meccanica, robotica e arrivati a un certo punto ristagnerà, non avendo terreno fertile e irrigato sul quale fruttificare rigogliosamente.
Ascoltiamo questa interessante intervista a Salvatore Brizzi che ci illustra dei preziosi spunti di riflessione. studio della nostra anima, centratura nel momento presente: Swadhyaya, appunto! Buona visione e…donate il vostro prezioso commento e se vi è piaciuta.
“Voglio ringraziarti Signore, per il dono della vita.Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche Tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi Tuo compagno di volo. Insegnami, allora, a librarmi con Te. Perché vivere non è trascinare la vita, non è strappare la vita, non è rosicchiare la vita. Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento.Vivere è amare le cose che non piacciono per poterle cambiare.Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te!
Ma non basta saper volare con Te: Signore tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il mio fratello e di aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono per ogni peccato contro la vita e per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Non farmi lasciare il prossimo nel vestibolo malinconico della vita dove si “tira a campare”, dove si vegeta solo.Non farmi passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e… si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te.
Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un’ala di riserva. Non tutti riusciremo ad esprimerci, ma tentare sarebbe già essere sulla strada per divenire uomini”…