Modellarsi all’interno

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Voglio pubblicare questo pensiero del Maestro Aivanhov riguardo all’atteggiamento da usare nei riguardi delle prove della vita. Scrivetemi le vostre impressioni commentando.
LAVORO DELLO SPIRITO SULLA MATERIA : ogni ostacolo ce ne fornisce l’occasione.
“L’essere umano giunge su questa terra per lavorare sulla materia, la sua materia fisica, ma anche e soprattutto la sua materia psichica. Tale idea non deve mai abbandonare chiunque aspiri a vivere la vita spirituale. A ogni ostacolo, a ogni prova che si incontra, invece di lamentarsi e scoraggiarsi, si deve cercare di mobilitare tutte le facoltà ricevute dal Creatore, per poter fare ogni volta un ulteriore passo verso il cammino della luce. Vivere la vita spirituale è la preoccupazione di ogni istante. Non dobbiamo mai essere soddisfatti di ciò che siamo, ma dobbiamo mettere all’opera il nostro intelletto, il nostro cuore e la nostra volontà per eliminare ciò che in noi rimane ancora oscuro, disarmonico, e attirare le particelle più pure. Così, a poco a poco, tutto il nostro essere vibra in modo diverso, la nostra struttura eterica si modifica, ci vengono date nuove possibilità e le gioie più sottili giungono a visitarci.”

La vera preghiera

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La vera preghiera – Amma

“Non siamo isole separate ma tutti anelli della stessa catena. Tutte le nostre azioni – sia che siano fatte intenzionalmente o involontariamente – hanno un effetto sugli altri. Se aspettiamo di cambiare finché gli altri non cambiano per primi, non ci sarà mai nessun cambiamento. Ma se siamo pronti a cambiare per primi, ciò determinerà anche un cambiamento negli altri.
  Ci sono nella vita certe situazioni che assolutamente non possono cambiare. Ma indipendentemente dalla situazione abbiamo sempre la libertà di scegliere come reagire. Se abbiamo l’attitudine corretta, potremo progredire senza fallire, non importa quanto difficile la situazione possa essere. Se abbiamo l’atteggiamento di abbandono, capiremo che nella vita non c’è niente da rifiutare. Saremo solo disponibili ad accettare. Se le piante riescono a crescere dal concime e dare in cambio dei fiori profumati, se la civetta e il mosco (cervo) possono diffondere dolci profumi, perché non possiamo noi trasformare le nostre vite in fiori che siano eternamente pieni e profumati? Perché non possiamo diventare come degli arcobaleni che non svaniscano, che rechino sempre gioia a tutti?
I nostri Rishi ci insegnarono a amare e servire il mondo, vedendo ogni cosa come Dio. Il vero servizio è il potere che sostiene questo mondo. Quando gli esseri umani servono la natura, la natura serve gli esseri umani. Quando gli esseri umani servono la flora e la fauna, queste servono il genere umano in cambio. Nella vita, dovremmo avere l’attitudine di cercare di capire e rispettare i sentimenti degli altri. Tramite il servizio disinteressato, potremmo costruire un ponte di amore che ci porta verso tutti gli altri.
La vera preghiera è asciugare le lacrime di chi è addolorato. Se per chi soffre non ci fosse una spalla su cui appoggiare il capo, l’oscurità sarebbe massima.
Una volta le differenti parti del corpo stavano discutendo su chi fosse la più importante. La mano disse: “Se non fossi qui a fare tutto il duro lavoro, come potreste mangiare tutti voi?” Gli occhi dissero: “Se non fosse per me, anche il più grande uomo cadrebbe in ogni buco o fossato.” La lingua disse: “Dopo la morte del corpo, tutti voi non esistete più. Rimarranno solo le parole che io ho detto.” La discussione continuò in questo modo finché non divenne una gigantesca lite. In fine dovettero portare il dibattito da Dio.
Dio disse: “Tutti voi siete certamente molto importanti. Tuttavia, la parte più importante è la spalla.”
Tutte le parti del corpo erano stupefatte. “La spalla? Non ha neppure menzionato nessuna delle sue abilità quando discutevamo! Come hai potuto improvvisamente dire che la consideri la più grande?”
Dio disse, “Quando una persona piange, il solo posto dove può appoggiare il capo è sulla spalla di qualcuno. La spalla è la più grande perché dà conforto a chi soffre.” 
Preghiamo insieme per la pace di tutti gli esseri della creazione”.
18 Dicembre 2005, Amritapuri

 

L’arte di essere presenti

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Essere presenti non è difficile: ricordarsi di esserlo lo è.

Appena finito di leggere queste parole fermati dove ti trovi e sii consapevole di quel che sta accadendo nel tuo corpo, delle sensazioni del tuo respiro, dei suoni attorno a te, dei sentimenti che sorgono al tuo interno. Riesci a portare questa qualità di consapevolezza in tutto ciò che fai? Non è questo un compito gravoso quanto invece lo è quello di scavalcare continuamente la mente “occupata da cose da fare”. Questo processo viene chiamato nello yoga Atma Vichara, o autoindagine e serve per fare continuamente il punto della situazione riguardo ai contenuti mentali che portiamo all’interno di noi stessi. Su cosa è fissa la nostra mente? Vaga come un cavallo senza briglie o è utilizzata in maniera yogicamente funzionale? Ricordatevi di praticare questo esercizio ogni volta che potete. Sia sul tappetino, quando praticate asana, pranayama e meditazione, che fuori dal tappetino quando fluite con la vita di ogni giorno.

Quando effettuate il rilassamento dopo gli una seduta di yoga, in shavasana supportate leggermente spalle, testa e ginocchia e sciogliete ogni tensione. Portate la vostra attenzione sul vostro respiro, in maniera specifica sull’inspirazione. Il respiro diverrà così la porta d’entrata verso il vostro interiore. Ad ogni inalazione permettete alla vostra consapevolezza di espandersi sempre più in profondità. Dopo aver eseguito 10 o 15 respiri, lasciate il vostro flusso respiratorio alla sua propria intelligenza, al suo proprio ritmo, ma rimanete con questa consapevolezza sempre più profonda.

Questi sono degli esercizi yogici che chiunque può approcciare. Apparentemente molto semplici, ma di una  incredibile efficacia. Ogni qual volta smarriamo noi stessi prendiamo dal nostro zaino interiore la bussola del respiro per ritrovare il nord della nostra anima, fare il punto della situazione e ritrovare il giusto sentiero nel cammino della Vita. Leggerò con gratitudine i vostri preziosi commenti.

Ascoltare per migliorarsi

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Ascoltare è il dono più grande che possiamo fare agli altri. L’ascolto varia a seconda di ciò che udiamo. Oggi voglio proporvi un “semplice tapas” che vi porterà ad essere più centrati nel momento presente, e a sviluppare Karuna, o compassione verso gli esseri senzienti.

Da quest’oggi prendetevi l’impegno ascoltare TUTTI indistintamente, senza pianificare cosa rispondere o senza pensare a null’altro mentre le persone vi stanno parlando. Direte ” Ma questo è una impresa ardua! ” Infatti l’ho chiamato tapas ( forse non tanto semplice! ) in quanto richiede una attenta disciplina durante l’ascolto. In questo modo svilupperete la capacità di essere presenti “in quel momento”, evitando ogni tentativo di battere in ritirata. Le vostre relazioni inizieranno a  trasformarsi perché svilupperete la capacità di leggere nel cuore dei vostri simili. Tutto questo  avendo semplicemente la pazienza e la compassione di ascoltare “quel poco di più”. La realtà è spesso affascinante, complessa e difficile insieme. Divenite da oggi stesso dei “sociologi della realtà”, osservando con distacco voi stessi e gli altri attorno a voi. Cosa accadrà? Siate creativamente curiosi su come voi vivrete le cose e su come gli avvenimenti diverranno un poco più “leggeri”.  Buona pratica e… commentate perché ascolterò i vostri preziosi feedback!

Ricominciare a fluire

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Esperienze di meditazione all’alba                

   Questa poesia è tratta dall’opera senza tempo di Kalhil Gibran “Il Profeta”. Questo poeta-veggente mediorientale descrive con un rapido affresco in versi quel che un praticante di yoga incontra quando si inoltra sui sentieri dell’ottuplice via di Patanjali. Attraverso le pratiche del pranayama, il prana viene controllato e ricondotto all’interno della colonna vertebrale. La mente allora diviene calma e pacifica, permettendo ai praticanti di accedere gradatamente alla concentrazione dei pensieri e successivamente agli stati meditativi più profondi. La meditazione è paragonabile allo scorrere di un filo di olio da un recipiente all’altro – dal sé al Sé – ininterrotto, continuo, armonioso, dove nell’Eterno Presente la coscienza “ricomincia a fluire”. Nel l’ora del Brahmamurta l’etere è carico dell’energia di migliaia di praticanti che si mettono laboriosamente all’opera nelle loro “officine interne”. Gibran la chiama preghiera, ma è lo stesso sentiero senza tempo che da migliaia di anni calca ogni viandante dei sentieri dell’anima. Raccontatemi la vostra esperienza, condividendola sul web con tutti noi.

 

 

Allora una sacerdotessa disse: Parlaci della Preghiera. E lui rispose dicendo: Voi pregate nell’angoscia e nel bisogno, ma dovreste pregare anche nella pienezza della gioia e nei giorni dell’abbondanza. Perché non è forse la preghiera l’espansione di voi stessi nell’etere vivente? Se riversare la vostra notte nello spazio vi conforta, è gioia anche esprimere l’alba del vostro cuore.

E se non potete fare a meno di piangere quando l’anima vi chiama alla preghiera, essa dovrebbe spingervi sempre e ancora al sorriso. Pregando vi innalzate sino a incontrare nell’aria coloro che pregano nello stesso istante, e non potete incontrarli che nella preghiera. Perciò la visita a questo tempio invisibile non sia altro che estasi e dolce comunione.       Giacche se entrate nel tempio soltanto per chiedere, voi non avrete. E se entrate per umiliarvi, non sarete innalzati. O se entrate a supplicare per il bene altrui, non sarete ascoltati. Entrare nel tempio invisibile è sufficiente.           

Con la parola io non posso insegnarvi a pregare. Dio non ascolta le vostre parole, se non le pronuncia egli stesso attraverso le vostre labbra. E io non posso insegnarvi la preghiera dei monti, dei mari e delle foreste. Ma voi, nati dalle foreste, dai monti e dai mari, potete scoprire le loro preghiere nel vostro cuore.

E se solo tendete l’orecchio nella quiete della notte, udrete nel silenzio: ” Dio nostro, ala di noi stessi, noi vogliamo secondo la tua volontà. Desideriamo secondo il tuo desiderio. Il tuo impero trasforma le nostre notti, che sono le tue notti, in giorni che sono i tuoi giorni. Nulla possiamo chiederti, perché tu conosci i nostri bisogni prima ancora che nascano in noi. Tu sei il nostro bisogno, e nel donarci più di te stesso, tutto ci doni”.