Tra un pranayama e l’altro

 
263491_10150720287650077_896290076_19701764_6037978_n[1]
 
Il respiro è vita: conosci il respiro, conosci la vita!
“Il primo gesto che facciamo nel mondo   è una inspirazione, …e poi piangiamo, mentre tutti ridono.   L’ultimo gesto che facciamo, invece, è una espirazione, …  mentre tutti piangono …e noi ridiamo.   La nostra vita intera si svolge tra una inspirazione ed una espirazione.”
 

Modellarsi all’interno

5858_4896465699495_342202087_n[1]
Voglio pubblicare questo pensiero del Maestro Aivanhov riguardo all’atteggiamento da usare nei riguardi delle prove della vita. Scrivetemi le vostre impressioni commentando.
LAVORO DELLO SPIRITO SULLA MATERIA : ogni ostacolo ce ne fornisce l’occasione.
“L’essere umano giunge su questa terra per lavorare sulla materia, la sua materia fisica, ma anche e soprattutto la sua materia psichica. Tale idea non deve mai abbandonare chiunque aspiri a vivere la vita spirituale. A ogni ostacolo, a ogni prova che si incontra, invece di lamentarsi e scoraggiarsi, si deve cercare di mobilitare tutte le facoltà ricevute dal Creatore, per poter fare ogni volta un ulteriore passo verso il cammino della luce. Vivere la vita spirituale è la preoccupazione di ogni istante. Non dobbiamo mai essere soddisfatti di ciò che siamo, ma dobbiamo mettere all’opera il nostro intelletto, il nostro cuore e la nostra volontà per eliminare ciò che in noi rimane ancora oscuro, disarmonico, e attirare le particelle più pure. Così, a poco a poco, tutto il nostro essere vibra in modo diverso, la nostra struttura eterica si modifica, ci vengono date nuove possibilità e le gioie più sottili giungono a visitarci.”

La vera preghiera

images[7]

La vera preghiera – Amma

“Non siamo isole separate ma tutti anelli della stessa catena. Tutte le nostre azioni – sia che siano fatte intenzionalmente o involontariamente – hanno un effetto sugli altri. Se aspettiamo di cambiare finché gli altri non cambiano per primi, non ci sarà mai nessun cambiamento. Ma se siamo pronti a cambiare per primi, ciò determinerà anche un cambiamento negli altri.
  Ci sono nella vita certe situazioni che assolutamente non possono cambiare. Ma indipendentemente dalla situazione abbiamo sempre la libertà di scegliere come reagire. Se abbiamo l’attitudine corretta, potremo progredire senza fallire, non importa quanto difficile la situazione possa essere. Se abbiamo l’atteggiamento di abbandono, capiremo che nella vita non c’è niente da rifiutare. Saremo solo disponibili ad accettare. Se le piante riescono a crescere dal concime e dare in cambio dei fiori profumati, se la civetta e il mosco (cervo) possono diffondere dolci profumi, perché non possiamo noi trasformare le nostre vite in fiori che siano eternamente pieni e profumati? Perché non possiamo diventare come degli arcobaleni che non svaniscano, che rechino sempre gioia a tutti?
I nostri Rishi ci insegnarono a amare e servire il mondo, vedendo ogni cosa come Dio. Il vero servizio è il potere che sostiene questo mondo. Quando gli esseri umani servono la natura, la natura serve gli esseri umani. Quando gli esseri umani servono la flora e la fauna, queste servono il genere umano in cambio. Nella vita, dovremmo avere l’attitudine di cercare di capire e rispettare i sentimenti degli altri. Tramite il servizio disinteressato, potremmo costruire un ponte di amore che ci porta verso tutti gli altri.
La vera preghiera è asciugare le lacrime di chi è addolorato. Se per chi soffre non ci fosse una spalla su cui appoggiare il capo, l’oscurità sarebbe massima.
Una volta le differenti parti del corpo stavano discutendo su chi fosse la più importante. La mano disse: “Se non fossi qui a fare tutto il duro lavoro, come potreste mangiare tutti voi?” Gli occhi dissero: “Se non fosse per me, anche il più grande uomo cadrebbe in ogni buco o fossato.” La lingua disse: “Dopo la morte del corpo, tutti voi non esistete più. Rimarranno solo le parole che io ho detto.” La discussione continuò in questo modo finché non divenne una gigantesca lite. In fine dovettero portare il dibattito da Dio.
Dio disse: “Tutti voi siete certamente molto importanti. Tuttavia, la parte più importante è la spalla.”
Tutte le parti del corpo erano stupefatte. “La spalla? Non ha neppure menzionato nessuna delle sue abilità quando discutevamo! Come hai potuto improvvisamente dire che la consideri la più grande?”
Dio disse, “Quando una persona piange, il solo posto dove può appoggiare il capo è sulla spalla di qualcuno. La spalla è la più grande perché dà conforto a chi soffre.” 
Preghiamo insieme per la pace di tutti gli esseri della creazione”.
18 Dicembre 2005, Amritapuri

 

La realtà è uno stato dell’anima

 images[3]
Ho trovato questo articolo sulla sezione “Benessere” della Stampa.it del 01/7/2013 e la mia mente è corsa subito all’antica tradizione vedica con i racconti dello Yoga Vasishta. In questi antichi racconti, se leggete il pdf allegato, si parla di come l’osservatore crei letteralmente la propria realtà e di quanto sia necessaria la conoscenza dello yoga al fine di controllare la mente in modo funzionale. Questa osservazione è stata riportata anche negli insegnamenti dei monaci buddhisti: non dimentichiamo che il principe Siddharta fu cresciuto ed allevato nella più pura tradizione vedica.
“La nostra immaginazione può influire su quanto vediamo e udiamo: un po’ come dire che il pensiero crea la realtà.La realtà che ci circonda può essere differente da ciò che percepiamo davvero a causa della nostra immaginazione. Questo può modificare ciò che effettivamente vediamo e udiamo, a riprova che la realtà è più soggettiva, che oggettiva
Senza andare troppo in là, affermando che tutto quello che ci circonda – noi compresi – è un’illusione, gli scienziati svedesi hanno dimostrato che la nostra immaginazione influisce su ciò che realmente vediamo e udiamo.
Gli scienziati del prestigioso Karolinska Institutet in Svezia hanno infatti condotto uno studio, pubblicato su Current Biology, in cui si mostra come la nostra immaginazione può influenzare il modo in cui facciamo esperienza del mondo, o della realtà. Spesso è infatti più determinante ciò che immaginiamo di vedere o sentire piuttosto di ciò che realmente c’è o accade – un po’ come dire che la realtà è tutto, o solo, un fattore di testa.
Il cervello dunque dietro alla realtà, che di fatto diviene soggettiva più che oggettiva. Il mondo diviene quello che in qualche modo vogliamo, immaginiamo, piuttosto di quello che è per davvero. «Spesso pensiamo che le cose che immaginiamo e quelle che percepiamo nella realtà siano chiaramente separabili – spiega l’autore principale dello studio, Christopher Berger, del Dipartimento di Neuroscienze del Karolinska – Tuttavia, questo studio dimostra che immaginare un suono o una forma può cambiare il modo in cui percepiamo il mondo che ci circonda, esattamente come il fatto di sentire realmente quel suono o di vedere davvero quella forma. In particolare, abbiamo osservato che quello che immaginiamo di sentire può cambiare ciò che effettivamente vediamo, e quello che immaginiamo di vedere può cambiare ciò che sentiamo».
Per questo studio i ricercatori hanno coinvolto 96 soggetti sani che sono stati sottoposti a una serie di esperimenti a base illusionistica.
Le informazioni sensoriali prodotte in questi test nei confronti di un senso distorcevano la percezione di un altro senso. Nello specifico, durante il primo esperimento, i partecipanti avevano l’illusione che due oggetti che passavano di fronte a loro andassero in collisione, piuttosto che passare prima uno e poi l’altro, quando hanno immaginato un suono nel momento che i due oggetti si sono incontrati.
Nel secondo esperimento, la percezione spaziale di un suono da parte dei partecipanti è stata deviata verso un luogo preciso in cui hanno immaginato di sentirlo, osservando la breve apparizione di un cerchio bianco. Infine, nel terzo esperimento, la percezione dei partecipanti di ciò che una persona stava dicendo è stata cambiata dal loro immaginare un suono particolare.
Questo studio, secondo gli autori, può aiutare a comprendere come in certe situazioni  – come per esempio le malattie mentali – per qualcuno può essere difficile distinguere tra la realtà e ciò che è frutto dell’immaginazione. Tuttavia, in modo più o meno evidente è ciò che facciamo tutti, tutti i giorni quando interpretiamo i pensieri degli altri, quando anticipiamo un evento o facciamo le cose più grandi di quelle che sono – o al contrario minimizziamo. Insomma, a tutto quello che accade intorno a noi diamo sempre la nostra personale interpretazione, spesso mediata appunto dalla nostra immaginazione più o meno fervida e da quelle che sono le nostre esperienze.
E’ così che la realtà diviene un’esperienza personale, dove il pensiero crea la realtà.
E, forse, quando lo capiremo davvero anche la nostra vita potrà cambiare e diventare come l’abbiamo pensata – questa volta in modo cosciente.
A chiudere, il professor Henrik Ehrsson, sottolinea che «questa è la prima serie di esperimenti a stabilire definitivamente che i segnali sensoriali generati dalla propria immaginazione sono abbastanza forti per cambiare la propria percezione del mondo reale in una modalità sensoriale diversa». Il pensiero, dunque, crea la realtà”.
Utilizzate sempre al meglio i vostri processi mentali. Siete voi il capitano della vostra nave e siete voi  a decidere dove la nave si dirigerà: se in lidi pacifici o in mari in tempesta. Voi reggete il timone. Voi regolate le vele. Voi decidete il vostro destino. In tutto questo l’insegnamento dello yoga rappresenta le vostre carte nautiche. Commentate con la vostra gradita e preziosa esperienza. Buona navigazione!