Incontri di anime

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Lettera di un bimbo diversamente abile alla sua mamma

“Cara Mamma,
lo so che non è stato facile… ma ti voglio raccontare una cosa, che forse non sai.
Ogni anima, prima di incarnarsi, sa già quale percorso deve compiere, così anch’io sapevo che sarei nato per vivere un certo tipo di esperienza. Lo sapevi?…
Ci sono anime più e meno evolute, ma adesso non pensare quello che viene più logico… non è proprio così.

La scelta di nascere e vivere un’esistenza, diciamo “difficile”, è una scelta dura e faticosa, ma anche una scelta d’amore che solo anime molto sensibili ed elevate possono possono permettersi di fare.
Non riesci a spiegartelo? Non è facile da capire, non tutto è semplice, ma credimi, non è la manifestazione fisica che conta. E tu sai che la mia è un’anima pura e bellissima: questo conta, questo lo hai capito subito dalla prima volta che mi hai preso tra le braccia… Del resto ognuno di noi si sceglie i genitori, ed io vi ho cercati e vi ho trovati: che bello!
Dovevo essere sicuro di essere accettato e amato completamente, dovevo trovare due persone così stupendamente… insomma voi due.
 Spero ti faccia piacere sapere che stai svolgendo un compito superiore, che non è da tutti, che ti viene affidato dal cielo. Sai, alcune mamme, non tu lo so, vivono questa esperienza male, quasi come una punizione e non sanno che è un premio da un “essere” che ha tutta la capacità e l’amore per vivere un tipo di esperienza così delicata e a volte faticosa, ma che sa dare momenti così unici che non è possibile descrivere… però io e te li conosciamo, vero mamma?

Non si possono spiegare con le parole, ma solo con le emozioni… e con le energie sottili che si scambiano.
Mamma, come vorrei che tu riuscissi a comunicarlo a tutte quelle persone che ignorano la danza delle nostre varie esistenze… ma per ora non importa, mi basta averlo comunicato a te, che in fondo lo sapevi già… ma volevo darti una conferma della tua intuizione.

Noi tutti siamo esseri di luce, che ogni tanto scendono sulla terra ad imparare una “pagina” di lezione. Le nostre due luci sono così simili che si sono riconosciute, tu sei nata per aspettarmi ed io sono arrivato, tutto come era scritto: con una penna dall’inchiostro dorato.
Ti abbraccio, mamma, ti ringrazio e di essere come sei e di darmi tutto il tuo amore. Non preoccuparti mai, stai già facendo tutto, abbi solo fiducia quanta io ne ho in te e continuiamo la nostra danza, con la musica che gli Angeli hanno composto solo per noi.

Ti amo, mi ami… perché l’amore è la risposta ad ogni cosa.

Il tuo bambino”.

Fonte: “Fiori di Bach per bambini”, Barbara Mazzarella

Praticare con animo sereno

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Con il post di oggi voglio invitarvi a praticare con tranquillità. Come si pratica è molto più importante di cosa si pratica, che siano asana, pranayama o meditazione.

Si può praticare in maniera aggressiva, provando a forzare impropriamente i limiti del proprio corpo, digrignando i denti e corrugando la fronte nello sforzo oppure…  permettere al corpo di muoversi e riallungarsi in tranquillità, rendendo la respirazione lunga, ampia e profonda e godendosi il viaggio all’interno dell’asana e del pranayama!

Siete voi e solo voi che decidete come praticare. Se praticate con tensione, non farete altro che aggiungere ulteriore tensione allo stress accumulato alla fine di una dura giornata di lavoro. Lo yoga serve per rigenerarsi, ricordatelo, non a generare ulteriore stress!

Ricordo i primi tempi del mio approccio con lo yoga, e ripenso a tanta energia sprecata nel forzare il mio povero rigido corpo a fare asana che per me erano allora proibitive, per l’integrità della mia schiena e delle mie giunture. Col tempo i preziosi insegnamenti dei miei maestri, l’esperienza e la maturità sopraggiunta con l’età hanno trasformato la mia visione della pratica dello yoga e del suo insegnamento.

Per cui invito voi che amate lo yoga, principianti ed esperti, a praticare con tranquillità. Riuscirete a ottenere molto più dal vostro corpo e dalla vostra mente e con uno sforzo minore: lo stress si ridurrà grazie a questo “nuovo” approccio da parte vostra. Raccontate le vostre preziose esperienze di pratica, commentando e… buona pratica rigenerante!

La precisione, la gentilezza e il lasciar andare

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Il post di oggi è tratto dal libro “Troviamo la nostra vera natura” di Ane Pema Chodron (Deirdre Blomfield-Brown). Nata a New York nel 1936, ha esercitato per molti anni la professione di insegnante. Negli anni ’70 si è avvicinata al buddhismo tibetano ed è stata ordinata monaca a Londra da sua Santità il XVI Karmapa. Ha studiato col maestro Chogyam Trungpa; qualche anno dopo la sua morte è stata nominata direttore del monastero di Gampo Abbey in Canada, primo monastero per studenti occidentali. Pema Chodron è autrice di numerosi libri e offre insegnamenti anche in televisione. Le sue parole hanno una eco familiare in chi già pratica la meditazione e il pranayama, e forniscono molti utili indizi a chi desidera intraprendere questo viaggio alla riscoperta della propria natura spirituale.

“Meditare vuol dire vedere chiaramente il nostro corpo, la nostra mente, la nostra situazione familiare, il nostro lavoro, le persone che fanno parte della nostra vita. Significa osservare le nostre reazioni a tutto ciò, osservare le emozioni e i pensieri che abbiamo adesso, in questo stesso preciso istante, in questa stanza, su questa sedia. Significa non tentare di diventare migliori di ciò che siamo.

Non dobbiamo fare altro che osservare con chiarezza, precisione e gentilezza. In questo mese di meditazione ci eserciteremo a coltivare la gentilezza, la precisione innata e la capacità di lasciare andare la mentalità ristretta; impareremo ad aprirci ai pensieri, alle emozioni e a tutte le persone che incontreremo nella vita, ad aprire la mente e il cuore.

Non si tratta di un progetto di miglioramento. Non è una situazione in cui ci si sforza di essere meglio di come si è. Se avete un brutto carattere e vi rendete conto che state facendo del male a voi stessi e agli altri, potreste credere che, meditando per una settimana o un mese, cambierete completamente e diventerete la personcina deliziosa che avete sempre desiderato di essere: dalle vostre labbra immacolate come il giglio non uscirà più una parola offensiva.

Ma il fatto è che il desiderio di riuscire a cambiare è essenzialmente una forma di aggressione verso se stessi. Un altro problema è che i nostri conflitti psicologici, purtroppo o per fortuna, contengono la nostra ricchezza. Le nostre nevrosi e la nostra saggezza sono costituiti dello stesso materiale. Se buttiamo via le nevrosi, buttiamo via anche la nostra saggezza. Quando siamo molto arrabbiati, siamo anche pieni di energia: è questa energia che ci rende così vitali e che piace così tanto alla gente.

Il punto, allora, non è liberarsi della rabbia ma farci amicizia, osservarla chiaramente con precisione, onestà e gentilezza. Ciò significa che non dovete considerarvi né una persona indegna, né cadere nell’autocompiacimento: “Faccio bene a comportarmi così, ho proprio ragione. Gli altri sono insopportabili, è giusto che io sia sempre arrabbiato con loro”.

Gentilezza vuol dire non reprimere la rabbia, ma anche non darle libero sfogo. E’ qualcosa di molto più raffinato e generoso. Presuppone che, una volta compreso chi siete e cosa state facendo, impariate a lasciar andare. Potete lasciar andare la solita storiella meschina che fa da sfondo alla vostra rabbia, e iniziare a vedere chiaramente come e quando continuate a tenere in piedi tutta la faccenda.

Allora che si tratti di rabbia, attaccamento, gelosia, paura o depressione, qualunque cosa sia, l’importante è non cercare di reprimerla, ma fare amicizia con essa. Ciò significa arrivare a conoscere l’emozione in profondità e con una certa delicatezza e, una volta che l’abbiamo pienamente sperimentata, imparare a lasciarla andare.

E’ la tecnica di meditazione stessa che coltiva la precisione, la gentilezza e la capacità di lasciar andare, ma sono tutte qualità che possediamo già innate nel nostro cuore. Non dobbiamo conquistarle ma piuttosto valorizzarle, coltivarle e riscoprirle dentro di noi”.

La pratica dello yoga secondo Geeta

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Questa meravigliosa intervista a Geeta Iyengar riporta molti consigli utili per i praticanti ed è, a mio avviso, un post “di nicchia” per addetti ai lavori e per gli insegnanti. Geeta tocca diversi aspetti profondi della pratica con l’insegnante e nelle quattro mura della propria casa. Leggete molto attentamente e come al solito…buon lavoro su voi stessi!

“C’è un altro modo di costruire le sequenze. Quando una parte del corpo ha bisogno di attenzione, bisogna dedicare particolare cura a questa zona specifica. Per esempio, un malato di cuore ha bisogno di attenzione al petto, ai muscoli del cuore e alla schiena. Inoltre la mente e il corpo si devono calmare. Un allievo che ha dolore al ginocchio necessita d’attenzione al ginocchio. Il gruppo di asana dovrà essere praticato in modo tale da lavorare sul cuore o sul ginocchio. Il ginocchio diventa il fulcro. Come una poesia ha un tema principale, un’idea fondamentale, così il ginocchio o il cuore diventano l’idea centrale ed è intorno a questo fulcro che si programmerà tutta la pratica.

L’attenzione sarà mirata sull’area debilitata. La pratica degli asana  dovrà essere connessa a questo centro. Questo significa che ilginocchio potrebbe venire esteso o potrebbe venire piegato. Nella sequenza di asana si studierà quali lavorano sul ginocchio e precisamente su quale parte del ginocchio, e via dicendo. Potrebbe essere il procedimento antigravitazionale in cui si sollevano le gambe con le ginocchia estese in Urdwa Prasarita Padasana. Se non si è in grado di estendere il ginocchio, si metterà l’allievo contro il muro e gli si chiederà di estenderlo; oppure lo si farà stendere a terra supino e gli si farà estendere il ginocchio in modo passivo. Si farà Supta Padangusthasana con le ginocchia piegate e con le ginocchia estese oppure Utthita Hasta Padangusthasana con le ginocchia piegate e le ginocchia estese, davanti e di lato o con la torsione.

Virasana e Baddha Konasana lavorano sul ginocchio. Per alcune persone Padmasana è dolorosa, ma anche se si sente dolore, bisogna trovare il modo di aprire la giuntura ed estendere i legamenti. Bisogna vedere se, con il ginocchio sostenuto, quella zona lavora. Il tema centrale è il ginocchio e la pratica dovrà ruotare attorno a quella zona in tutti gli asana.Tutti i piegamenti in avanti, in cui le ginocchia vengono piegate in modi diversi, devono essere capiti tenendo d’occhio il ginocchio. Il ginocchio si piega in maniera diversa in Janu Sirsasana e in Triang Mukhaikapada Paschimottanasana. Così anche in Marychasana, Ardha Baddha Padma Paschimottanasana, Bhekasana e Utthita Bhekasana. Tutti questi asana lavorano sul ginocchio. Bisogna praticarli e capire come lavora il ginocchio. Per quanto riguarda il cuore, il torace deve essere aperto. Supta Virasana, Supta Baddha Konasana, Supta Swastikasana o Matsyasana,  Salamba Purvottanasana (sulla piattaforma), Dwipada Viparita Dandasana e Ustrasana sono asana che aprono il torace. Si crea spazio e quella parte del corpo si ossigena, la forza vitale si sposta in questa particolare area. Si può fare tutto con o senza sostegni. Se non avete alcun tipo di problema e volete concentrarvi sul vostro cuore e sul vostro torace, queste sono le posizioni che dovete praticare. L’intera sequenza può essere fatta con questo obiettivo. Esiste un altro modo di praticare. Eseguire una sequenza di asana che riguardano gli organi sani.

La sequenza delle posizioni varia da individuo ad individuo. La parte del corpo interessata può essere il cuore o il ginocchio, ma ogni individuo avrà le sue limitazioni, le sue paure e le sue potenzialità. Dovete osservare la vostra posizione in quel particolare asana. Non potete andare diritto alla posizione finale. Piuttosto dovete osservare i numerosi stadi intermedi che sono di diverso livello. Supponete che il vostro ginocchio abbia difficoltà a piegarsi. Dovete osservare quando e come compaiono le limitazioni. A volte è il dolore che vi limita. Quindi dovete osservare ogni grado di movimento del ginocchio. Allo stesso tempo dovete stare attenti mentre state lavorando sul ginocchio, che le altre parti del corpo, come gli inguini, il sacro, la schiena non siano disturbate.

Se è il cuore il problema dovete vedere fino a che punto si ha giovamento dall’asana. Potete allargare, aprire e sollevare il torace, ma avere tensioni nelle spalle, alla gola, al collo, al viso, e così via. Di conseguenza la sequenza e le posizioni degli asana variano in modo da rimuovere le involontarie tensioni che si creano nel corpo. Dwipada Viparita Dandasana è un asana che nutre e alimenta il cuore. A volte avete bisogno di osservare il respiro. Dovete osservare il diaframma e i muscoli intercostali.

Per esempio Dwipada Viparita Dandasana è un asana di grande giovamento e nutrimento per il cuore. Ma se l’estensione della curvatura della spina dorsale non è uniforme, ma eccessiva da una parte e insufficiente dall’altra, l’energia si interrompe, non è ben distribuita e così l’energia si esaurisce. In questo frangente avete bisogno di seguire, nello stesso asana, questa sequenza: l’azione, il movimento, la correzione, la comprensione profonda e il rilassamento. In altre parole anche l’asana progredisce gradualmente.

Tutti voi praticate le torsioni come Bharadvajasana, Marichyasana, e ArdhaMatsyendrasana, etc. Sono tutte posizioni di rotazione laterale. Le basi di queste posizioni sono nelle posizioni in piedi.

In Parivrtta Trikonasana, Parivrtta Parsvakonasana, Virabhadrasana I e Parsvottanasana ruotate l’addome. In Parsva Sirsasana e Parivrtta Parsvaikapada Sirsasana fate una rotazione. Dovete cercare di scoprire in questa sequenza di posizioni quando e come ruotate la colonna vertebrale. In Ja nu Sirsasana e Triang Mukhaikapada Paschimottanasana potete sedere con la spina dorsale eretta, senza piegarvi in avanti e ruotare. Lavorate concentrandovi sul tema della rotazione.

Le diverse sequenze lavorano su molte parti del corpo. Nel commercio trovate una gran varietà di settori per guadagnare. Perché non potete intraprendere un cammino nello yoga per guadagnare la salute? Non avete delle buone ragioni per addentrarvi nella mente e scoprire cosa accade praticando questi asana al corpo e alla mente? Avete osservato la parte destra e la parte sinistra del vostro cervello? Avete sperimentato fino a che punto siete in grado di fronteggiare il dolore, di tollerarlo? “Tatahdvandvah anabhighatah” Yoga Sutra II. 48: “Da questo punto in poi il sadhaka non è più disturbato dalle dualità”.Quando provate a fare una posizione e non vi riuscite, non siete colti dai dubbi? Avete mai provato a sperimentare questo durante gli asana? Perché  dovreste esser colti da questa dualità?

Se il ginocchio vi fa male in Janu Sirsasana o Ardha Baddha Padma Paschimottanasana, avete due modi di reagire. Il primo è trascurare il ginocchio piegato per concentrarvi sulla gamba estesa. Il ginocchio piegato vi fa male, ma sopportate il dolore. Fine, nessun danno. Vi concentrate sulla gamba estesa e cercate di capire come lavora il vostro corpo in questo punto. Significa che state cercando di mettere da parte il vostro dolore e di concentrare la vostra attenzione da un’altra parte. Questo è ancora il gioco della mente.

L’altro modo è quello di osservare il vostro ginocchio dolorante e cercare di capire perché, come e quando vi fa male, confrontandolo con l’altro ginocchio che non vi duole. Domandatevi in che modo potete lavorare sul ginocchio piegato allo stesso modo di come lavorate con quello della gamba estesa che non vi duole. Cosa succede al ginocchio quando non vi fa male? Non è forse anche lo studio della mente coinvolto in questo dolore? Siamo davanti a due modi di procedere: non essere presente oppure concentrare la mente. Ma così devono essere fatti e costruiti gli asana.

Anche la pratica corretta di Savasana può essere poco chiara agli studenti di yoga. Una persona ha scritto a un giornale chiedendo se era corretto praticare Savasana in posizione prona invece che supina. E’ stato risposto che Savasana poteva essere fatta anche in posizione seduta. Nell’Hatha Yoga Pradipika è scritto:“Uttanam Shavavat Bhumau Shayanam Tat Shavasanam”. Uttanam è uno stato di completo allungamento.

Shavavat significa “come il corpo di un cadavere”. Bhumau vuol dire “sul pavimento”. Shayanam Tat Shavasanam: questo modo di stare distesi si chiama “Shavasanam”. Nell’ Hatha Yoga Pradipika Swatmarama dice: “Savasanam Shrantiharam Chitta Vishrantikarakam”. Come dovrebbe essere questa Savasana?Dovrebbe essere Shranti Haram. Dovrebbe portare via ansia e stanchezza e condurre la vostra mente (chitta), in uno stato di quiete. Spiegando gli effetti, egli dice quale deve essere la tecnica. La tecnica è nascosta nell’effetto dell’asana.

Come dicevo prima, a seconda dei benefici che si vogliono trarre dall’asana, la tecnica dovrà essere aggiustata o corretta. Se è il ginocchio a dover trarne l’effetto, per eliminare il dolore o aumentare la mobilità, dovrò lavorare durante la pratica dell’asana per vedere che tali risultati siano ottenuti. Dovrò praticare l’asana con la  ginocchio in modo tale che si allunghi, si crei spazio in esso e sia lubrificato. Allo stesso modo si devono considerare queste cose in Savasana. In Savasana dovete stare distesi supini come un corpo morto,“Shavavat Bhumau”.A molte persone accade che i dolori aumentano quando si sdraiano a terra. Il corpo e la mente diventano irrequieti. In tal caso la posizione è scorretta. Il corpo è inclinato da un lato o dall’altro.

Dopo giorni di pratica vi accorgete di ciò e dite: “Quando sto in Savasana, questa spalla mi fa male e l’altra no. Questa gamba diventa pesante e l’altra no”. I vostri muscoli si contraggono, il vostro corpo pende da un lato, il torace si chiude ed è impedita la circolazione; in alcuni punti del corpo si creano delle chiusure. Talvolta non siete in grado di respirare in maniera uniforme stando nella posizione finale. Sono necessarie, allora, delle modifiche in Savasana. Il corpo e la mente le richiedono.

Guruji ci ha insegnato molte tecniche. Potete praticare Savasana con le gambe piegate su uno sgabello o una sedia o Swastikasana Savasana, semplicemente abbandonate le gambe incrociate in Savasana. Quando una persona non riesce ed allungare le gambe in Savasana, potete mettergli un cuscino tondo sotto le ginocchia. Se una donna è in gravidanza e non si può stendere dritta a causa del peso dell’addome, mettete uno o due cuscini rotondi sotto le sue gambe piegate in modo che le gambe si allontanino un po’ dall’addome e si crei spazio per il bambino. La posizione è quasi simile a Navasana, dove le gambe sono sollevate. E’ Navasana con le gambe piegate su un supporto e non Navasana con impegno muscolare. Le gambe si riposano mentre la spina dorsale e la testa sono sostenute e l’addome è rilassato. Se le persone lamentano senso di peso nell’addome e sono affetti da ulcera e da reflusso gastrico, questo tipo di Savasana aiuta a ridurre il senso di bruciore.

Dovete mettervi in Savasana correggendo la posizione secondo i vostri problemi personali.

In Savasana supina, la spina dorsale può essere sollevata con un cuscino, un supporto (cuscino rotondo) o una coperta. La regione del cuore può essere sostenuta con una coperta ripiegata, un mattone, un mattoncino a superficie arrotondata o anche una tavola inclinata. La testa è in posizione più alta rispetto al torace in modo da rilassare la gola se qualcuno ha problemi di gola, di tiroide, difficoltà respiratorie o asma.

Savasana prona è un’altra posizione. La persona è distesa sullo stomaco con il dorso dei piedi rivolto verso il pavimento, le dita dei piedi girate in dentro, i talloni verso l’esterno e la regione posteriore delle cosce completamente ruotata lateralmente. Le braccia possono essere poste ai lati del corpo o possono essere piegate o poste in modi diversi, secondo le necessità della persona. Il peso va messo nella regione posteriore delle cosce quando c’è mal di schiena o sciatica. Le gambe possono essere legate con una cintura quando le caviglie tendono ad allargarsi. Le ginocchia sono separate da un mattone, ma le caviglie sono legate insieme nelle persone con osteoartrosi.

Quando talvolta le ginocchia si allontanano troppo, vanno legate con una cintura e bisogna tenere i piedi separati per evitare problemi alle ginocchia. Dovete correggere la posizione in Savasana secondo i problemi di ciascuno. Comunque il modo tradizionale, originario, autentico e corretto di praticare Savasana è solo in posizione supina.

Mentre Savasana può essere praticata in diverse maniere, la posizione seduta non consente il rilassamento. Nell’articolo citato si afferma che si può stare seduti e rilassarsi come in Savasana. Savasana da seduti la facciamo solamente in treno o in aereo. Se devo viaggiare da Pune a Bombay, spesso dopo Lonavla posso schiacciare un pisolino. Ma non lo chiamo Savasana: è sonno. Supponete di avere un viaggio più lungo da fare, da Pune a Bangalore, e che vi addormentiate più volte in una posizione seduta. Il corpo crolla. Non può essere Savasana. Swatmarama dice: “Shavavat Bhumau”. Quando voi siete distesi sul pavimento, Savasana può diventare Shranti Haram e Chitta Vishrantikarakam. Ciò non accade da seduti. La forza dell’energia non riesce a diffondersi.Uttana significa estesi, espansi, completamenti allungati. Ciò non accade da seduti. Quindi,Savasana da seduti non è Savasana. Noi concediamo ai pazienti asmatici di sedersi in Swastikasana e Dandasana, con un supporto per il torace, perché questi lamentano difficoltà respiratorie. Si chiama Upashraya Sthiti. In Upashraya Sthiti, ci si inclina un po’ indietro, come quando si reclina il sedile in aereo o in treno. Quando il torace ha un supporto, la persona avverte benessere. Respira liberamente. E’ Savasana per quelle persone che praticandola respirano bene, ma non è Savasana classica.

Le persone che hanno dispnea, che avvertono un grande senso di peso nella pelvi, specialmente le donne che hanno un abbondante flusso mestruale, diventano irrequiete. Quando la mestruazione è abbondante, c’è sempre tensione mentale. Se le mettete in Dandasana, Swastikasana, o Baddha Konasana, con un supporto ad arco a sostegno della schiena si sentiranno bene e troveranno sollievo nella posizione. Sentiranno che la mente si riposa un poco. Il torace chiuso, contratto e costretto si apre. Gli organi interni compressi trovano spazio. In diversi modi si possono sicuramente rimuovere le tensioni, la rigidità e la pesantezza. Si possono superare le difficoltà respiratorie. Ma alla fine bisogna praticare Savasana nel modo classico e originale in maniera da sperimentarne la reale essenza.

Guruji ha sviluppato ed insegnato così tante cose. Il mio obiettivo era di informarvi che anche Savasana può essere praticata dagli studenti in modi diversi. Sta a voi scoprire cosa dovete acquisire, cosa dovete imparare e praticare. Se la classe avesse un solo modello, sarebbe terminata in un giorno. Ma questo non accade a causa dei sentimenti, delle esperienze, delle sensibilità, dei cambiamenti.

Tutto deve essere sentito e acquisito tramite l’esperienza.

Le trasformazioni avvengono. Bisogna osservarle. Tutte le tecniche che Guruji ci ha dato devono essere studiate. Ogni cosa deve essere sentita e sperimentata. Spero che abbiate capito. Vi ringrazio moltissimo.”

Fonte: Sadhana – Rivista di Iyengar yoga – n.5 del 2007, pag.18 – 24

Il mantra 3

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Prosegue il nostro affascinante itinerario lungo le vie del mantra yoga. Abbiamo spiegato nei post precedenti, “Il mantra 1” e “Il mantra 2”, come il suono abbia un effetto specifico sulla nostra mente e come scenda in profondità nel nostro inconscio. La filosofia dello yoga divide la mente in Manas, Chitta, Buddhi e Ahamkara, ognuna con una particolarità e funzioni di cui ci occuperemo più avanti.

E’ interessante notare che nell’antica tradizione vedica l’essere umano è concepito come entità pensante più che corporea, e come questo sia stato trasportato nelle radici linguistiche indo-europee: man (manas) in inglese indica uomo, così come woman (notate la radice man-as ) indica donna. La “parte” di mente di cui andremo ad occuparci è la Chitta, fonte di ogni nostro problema interiore.

Patanjali nel primo degli Yoga Sutra dice : “Yoga chitta vritti nirodha”, e cioè lo yoga quieta (nirodha) i vortici mentali (vritti) della mente (chitta). Noi concepiamo della mente come un procedimento di pensiero, ma secondo il Tantra è proprio il contrario. Pensiero e sensazioni (vritti) sono espressioni della mente (chitta) e non la mente stessa. Le onde dell’oceano sono una manifestazione dell’oceano, una sua espressione, e non l’oceano stesso. Per cui la rabbia, la passione, la cupidigia, l’orgoglio, la gelosia, l’attaccamento, l’amore, la memoria e sono tutte vritti (vortici senza fine) che danno origine a Chitta (la mente-scimmia agitata). Quando i vritti vengono resi quieti dalla pratica del mantra, Chitta semplicemente scompare…

Quando noi dissociamo la mente dai sensi aumenta la nostra consapevolezza interiore. La mente può essere rivolta al di fuori sperimentando attraverso i cinque organi di senso il mondo esterno: le esperienze sensoriali sono in effetti un gioco esteriore della mente. Ma quando la mente è portata all’interno (pratyahara) ritirata dai cinque sensi esiste solo la consapevolezza interna. Il mantra favorisce questo processo di ritiro della mente dai telefoni sensoriali, disconnettendoli e dissolvendo ogni vritti che dà origine alla mente agitata (Chitta), sviluppando quindi una “consapevolezza concentrata” (Pratyahara).

Come liberarsi da queste interferenze dei vritti? E’ la domanda che si sono posti da gli yogi di ogni epoca e paese: vedremo come le tecniche di pacificazione della mente non sono esclusivo appannaggio dello yoga ma come hanno impegnato l’umanità intera nel tentativo di portare sollievo all’agitazione interiore. Quando ripetiamo un mantra questa pratica viene denominata “japa”. Nel japa facciamo uno sforzo cosciente per dare continuità alla ripetizione del mantra. Ripetere il mantra in forma udibile richiede il suono come tramite. Usando il suono fisico, udibile, permettiamo alle vritti di dissolversi e alla mente di quietarsi.

Ai principianti è consigliata la pratica del mantra in forma udibile, in quanto la loro mente è più agitata. Per allievi con più esperienza si utilizzano metodologie differenti, perché la loro mente è più stabile. Una volta che la ripetizione udibile del mantra porta l’allievo verso una certa stabilità, il mantra verrà ripetuto sussurrandolo, poi sincronizzandolo col respiro e infine ripetendolo mentalmente. Ad ogni stadio mentale dell’allievo corrisponde una fase di pratica. Quanto più silenziosamente viene ripetuto, tanto più il mantra diviene potente perché acquisisce forza. Qualsiasi cosa di silenzioso ha un grande potere dinamico e il mantra vibrato silenziosamente ha un immenso potere.

Continueremo questo discorso nei prossimi post, esaminando diverse modalità di vibrare un mantra e gli effetti che ha sulla mente: la pratica del mantra porta una grande trasformazione negli stati mentali, riarmonizzandoli.