La precisione, la gentilezza e il lasciar andare

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Il post di oggi è tratto dal libro “Troviamo la nostra vera natura” di Ane Pema Chodron (Deirdre Blomfield-Brown). Nata a New York nel 1936, ha esercitato per molti anni la professione di insegnante. Negli anni ’70 si è avvicinata al buddhismo tibetano ed è stata ordinata monaca a Londra da sua Santità il XVI Karmapa. Ha studiato col maestro Chogyam Trungpa; qualche anno dopo la sua morte è stata nominata direttore del monastero di Gampo Abbey in Canada, primo monastero per studenti occidentali. Pema Chodron è autrice di numerosi libri e offre insegnamenti anche in televisione. Le sue parole hanno una eco familiare in chi già pratica la meditazione e il pranayama, e forniscono molti utili indizi a chi desidera intraprendere questo viaggio alla riscoperta della propria natura spirituale.

“Meditare vuol dire vedere chiaramente il nostro corpo, la nostra mente, la nostra situazione familiare, il nostro lavoro, le persone che fanno parte della nostra vita. Significa osservare le nostre reazioni a tutto ciò, osservare le emozioni e i pensieri che abbiamo adesso, in questo stesso preciso istante, in questa stanza, su questa sedia. Significa non tentare di diventare migliori di ciò che siamo.

Non dobbiamo fare altro che osservare con chiarezza, precisione e gentilezza. In questo mese di meditazione ci eserciteremo a coltivare la gentilezza, la precisione innata e la capacità di lasciare andare la mentalità ristretta; impareremo ad aprirci ai pensieri, alle emozioni e a tutte le persone che incontreremo nella vita, ad aprire la mente e il cuore.

Non si tratta di un progetto di miglioramento. Non è una situazione in cui ci si sforza di essere meglio di come si è. Se avete un brutto carattere e vi rendete conto che state facendo del male a voi stessi e agli altri, potreste credere che, meditando per una settimana o un mese, cambierete completamente e diventerete la personcina deliziosa che avete sempre desiderato di essere: dalle vostre labbra immacolate come il giglio non uscirà più una parola offensiva.

Ma il fatto è che il desiderio di riuscire a cambiare è essenzialmente una forma di aggressione verso se stessi. Un altro problema è che i nostri conflitti psicologici, purtroppo o per fortuna, contengono la nostra ricchezza. Le nostre nevrosi e la nostra saggezza sono costituiti dello stesso materiale. Se buttiamo via le nevrosi, buttiamo via anche la nostra saggezza. Quando siamo molto arrabbiati, siamo anche pieni di energia: è questa energia che ci rende così vitali e che piace così tanto alla gente.

Il punto, allora, non è liberarsi della rabbia ma farci amicizia, osservarla chiaramente con precisione, onestà e gentilezza. Ciò significa che non dovete considerarvi né una persona indegna, né cadere nell’autocompiacimento: “Faccio bene a comportarmi così, ho proprio ragione. Gli altri sono insopportabili, è giusto che io sia sempre arrabbiato con loro”.

Gentilezza vuol dire non reprimere la rabbia, ma anche non darle libero sfogo. E’ qualcosa di molto più raffinato e generoso. Presuppone che, una volta compreso chi siete e cosa state facendo, impariate a lasciar andare. Potete lasciar andare la solita storiella meschina che fa da sfondo alla vostra rabbia, e iniziare a vedere chiaramente come e quando continuate a tenere in piedi tutta la faccenda.

Allora che si tratti di rabbia, attaccamento, gelosia, paura o depressione, qualunque cosa sia, l’importante è non cercare di reprimerla, ma fare amicizia con essa. Ciò significa arrivare a conoscere l’emozione in profondità e con una certa delicatezza e, una volta che l’abbiamo pienamente sperimentata, imparare a lasciarla andare.

E’ la tecnica di meditazione stessa che coltiva la precisione, la gentilezza e la capacità di lasciar andare, ma sono tutte qualità che possediamo già innate nel nostro cuore. Non dobbiamo conquistarle ma piuttosto valorizzarle, coltivarle e riscoprirle dentro di noi”.

4 thoughts on “La precisione, la gentilezza e il lasciar andare

  1. Bello questo post,che ci chiarisce l’importanza della meditazione.In un mondo in cui dobbiamo sempre correre per fare qualcosa ,il “non fare”di questa pratica è contro tendenza.Non c’è nessun luogo dove andare ,solo dentro se stessi,per osservare ciò che c’è in quel momento,senza fuggire(cosa spesso non facile).MI piace molto l’espressione”fare amicizia”riferita ai sentimenti che creano disagio,perchè di solito,io per prima ,siamo portati ad opporci e a lottare contro ciò che crea dolore.Nella meditazione non c’è REPRESSIONE,ma solo ACCETTAZIONE senza giudizio….per questo è un vero sollievo per l’anima.Grazie Aldo,questo articolo arriva al momento giusto Giò

  2. Concetto rivoluzionario! 🙂 Dopo uno scrupoloso e costante insegnamento al “questo non si fa, questo non si pensa, dovresti essere più … o meno… repressioni di ogni sorta, salta fuori che non c’è niente da cambiare poichè il lato oscuro è parte del tutto. E’ liberatorio e rigenerante essere gentili con sè e anche rigenerante: tutte le tue energie non sono più protese ad una inutile e dannosa chiusura delle proprie espressioni.
    Personalmente visualizzo il lato oscuro come una bambina, con le sue esternazioni di ogni colore, scevre da ogni sovrastruttura sociale e pertanto pure. Se il mio lato “chiaro” non approva, mi ci siedo accanto, le faccio una carezza, le do un bacio e le parlo teneramente. Quando ad un bambino dai uno schiaffone…mi pare che urli di più e che reagisca con più violenza. E’ interessante cogliere il messaggio nascosto dietro un nostro o un altrui comportamento. E come al solito la pace e la serenità che offre la meditazione è la chiave per accedere…

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