Gabriella Giubilaro al centro yoga Surya

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Cari amici dello yoga, nel post di oggi vi racconterò dell’intensivo svolto da Gabriella Giubilaro il 28 maggio scorso per inaugurare il mio nuovo studio yoga Surya in Civitavecchia.  Il cambio di domicilio dalla vecchia sede all’odierna in via Adige 3 è avvenuta in fretta e furia nella prima metà di marzo. Non ho fatto nulla di ufficiale per inaugurare yogicamente lo studio.

Ho chiesto alla mia insegnante formatrice Gabriella Giubilaro di venire a “battezzare” ufficialmente il centro, e con la gentilissima collaborazione di Adriana Calò e dei suoi ragazzi dello studio Corpo e Mente sempre di Civitavecchia, abbiamo dato vita a un bellissimo evento di pratica . Conosco Gabriella dal 2002, e durante le mie lezioni ho sempre parlato che tutto ciò che insegno ha radici nell’insegnamento da lei trasmessomi con infinita pazienza e precisione assoluta.

Ho frequentato regolarmente negli anni la fonte dell’insegnamento a Firenze, trasmettendo al meglio di me stesso tutto ciò che mi venne dato nel Syllabus dell’Introductory nei lunghi mesi di preparazione del teacher-training. Questo ho insegnato ai miei ragazzi, giorno dopo giorno, mese dopo mese , anno dopo anno. Ho provato e riprovato fino allo sfinimento quegli imput così preziosi, e tutt’ora li riprovo per scoprire sempre più sottigliezze con cui arricchire la  mia pratica e quella dei miei ragazzi.

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Ho sempre parlato del suo approccio con lo Yoga molto diretto, pratico, essenziale ma squisitamente umano, con la promessa che un giorno l’avrei portata qui a Civitavecchia. Quel giorno è arrivato, e molti studenti dell’Iyengar yoga della mia città hanno potuto conoscere una delle pietre angolari dello Yoga Iyengar italiano ed internazionale. Tutt’ora vedo regolarmente Gabriella, per essere certo che questa precisione nell’insegnamento non vada persa a causa dell’incuria del tempo e della mia interpretazione personale. Il tema del seminario è stato come il lavoro sui piedi e nelle gambe possa avere un effetto rigenerante ed efficace sulla spina dorsale. Il bello della pratica tra studenti con esperienza in questi casi è che le nozioni di base vengono ampliate ed approfondite in una maniera diversa da quando si fa un teacher-training. C’è molta più maturità in chi studia e l’insegnante può spiegare e dare correzioni che migliorano e stabilizzano ulteriormente la pratica personale dei partecipanti.

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Il bello di Gabriella è che si dona completamente, spiegando sempre con semplicità e chiarezza le dinamiche dello Yoga e il significato degli Yoga Sutra. I partecipanti ne sono rimasti entusiasti, e già stanno chiedendo QUANDO rifaremo una esperienza così profonda dello Yoga. Ognuno ha ricevuto indicazioni, correzioni personali e risorse sulla pratica da fare a casa. In ultimo con un armonium indiano abbiamo cantato tutti insieme il canto al Sole, il Gayatri Mantra, a lungo, rimanendo nel silenzio meditativo per qualche minuto. Attimi di Eternità pura che scorrevano…Ho ripensato al paziente lavoro di Gabriella su di me, agli infiniti semi di pratica che ha lasciato nella mia anima e che lentamente negli anni hanno germinato. Tra le tante cose belle che ci ha lasciato quel sabato di maggio, questa frase: “Ricordate sempre che nello Yoga non dovete fare il vostro massimo, ma dare il meglio di voi stessi. Allora la vostra pratica sarà perfetta, indipendentemente dal vostro livello di pratica”.

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Mentre mangiavamo tutti assieme in cerchio su quello stesso luogo di pratica, gli ho detto “Vedi Gabriella quanti fiori stupendi hanno prodotto i semi che tu hai fiduciosamente lanciato tanti anni fa?” Mi ha guardato. Ha sorriso silenziosamente, chinando lievemente il capo. Ti aspettiamo ancora Gabriella…

 

Il Sole condensato in suono: il Gayatri mantra

Gayatri

 

Cari amici dello yoga, il post di oggi è dedicato al mantra più popolare e conosciuto in tutta l’India: il Gayatri mantra. Secondo l’antica tradizione dei Rishi questo mantra rappresenta la “madre di tutti i Veda”. Ricordo a Rishikesh la mattina  all’alba, i devoti si bagnavano nelle gelide acque del Gange intonando sommessamente il Gayatri mantra. Stessa cosa anche a Benares, quando anch’io mi sono bagnato nelle acque del Gange al primo albeggiare: era un inininterrotto salmodiare del Gayatri.

Il Sole (Surya) rappresenta la rappresentazione visiva dell’Assoluto, al quale ci si rivolge non solo per le lodi mattutine ma anche per chiedere l’illuminazione spirituale. La Madre Divina Savitri è la madre di ogni creatura che vive in questo Universo, e nelle Upanishad viene come il supremo Sé che vive nell’essere umano: l’Atman. Il Gayatri un tempo era strettamente riservato a individui di casta brahmanica, ed era assolutamente proibito alle caste inferiori di leggerlo o pronunciarlo, pena severi castighi. Oggi questa restrizione si è allentata e la maggior parte degli Hindu cantano questo mantra come offerta alla divinità interiore.

Al rito di passaggio Upanayana tra il sesto e il dodicesimo anno, i ragazzi di casta brahmanica vengono iniziati alla corretta pronuncia e all’uso regolare del Gayatri: loro dovere fondamentale sarà di intonarlo tre volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno e al tramonto per promuovere le forze spirituali in sé stessi e nell’Universo. Il Gayatry scaturisce da un verso dello Yajur Veda e dal verso 3/62/10 del Rig Veda, la parte degli Inni Sacri vedici. Nella Chandogya Upanishad  il verso III.12.1-6 declama: “La Gayatri è tutto il Sé esistente. Gayatri è la parola, tutto il Sé esistente che canta (Gaya-ti) e protegge (Traya-te) tutto ciò che esiste”. Nella Bhagavad Gita il Signore Krishna al verso 10:35 asserisce: “…Tra i mantra sono il Gayatri”… Il Gayatri è composto da 24 sillabe, e secondo la tradizione fu il Rishi Viswamitra che lo compose, in quanto fu il primo dei 24 Rishi che lo capirono nelle sue più recondite profondità e sfumature, come ci riportano le cronache dei Purana.

Nel corso dei secoli a venire il mantra fu più considerato come l’espressione vocale di Savitri, la madre Divina come Sole e consorte del dio Brahma. Questo breve accenno sul Gayatri ci farà apprezzare ancor di più il suo significato profondo e interiore, la sua magnetica musicalità senza tempo e l’uso nelle pratiche meditative che possiamo fare all’alba e al tramonto. Vi auguro uno studio proficuo e luminoso!

 

Gayatri Mantra

Om Bhur Bhuva Svaha

Tat Savithur Varenyam

Bhargo Devasya Dheemahi

Dhiyo Yonah Prachodayat

(pronuncia: om bur buva suaà, tat savitur, variniam, bargo deva siadi-maì, diò ionà praciodayàt)

Gayatri Mantra: “Meditiamo sulla gloria del creatore, che ha creato l’universo, che è degno di adorazione, che è l’incarnazione della conoscenza e della luce, che rimuove il peccato e l’ignoranza. Possa egli illuminare il nostro intelletto”

Un Mantra è una breve formula spirituale che ha la capacità di elevare la coscienza di chi lo recita. Ogni mantra ha una vibrazione unica. In un suo libro, Swami Sivananda scrisse che, tra tutti i mantra, Il Gayatri era il più potente e glorioso. Il significato delle parole del Gayatri Mantra è il seguente:

OM Il suono primordiale

BHUR Bhu Loka (piano fisico) – si riferisce agli elementi che formano il corpo fisico

BHUVA Bhuva Loka (piano astrale) – Si riferisce al potere nell’uomo che anima il corpo, ossia la Prana Sakthi

SVAHA Swarga Loka (piano causale)

TAT Si riferisce al supremo

SAVITUR Ciò da cui tutto nasce

VARENYAM degno di essere adorato

BHARGO La luce radiante che dona saggezza.

DEVASYA Realtà divina

DHEEMAHI Noi meditiamo

DHI YO Buddhi, intelletto

YO che

NAH nostro

PRACHODAYAT illuminare

Questa è secondo me la traduzione che trovo più adeguata per il Gayatri:

“Meditiamo sul Creatore Onnipotente che è il principio, la mèta e la fine di ogni cosa. Egli è il solo degno di essere adorato, poiché tutto risiede all’interno del Suo essere. La realizzazione del Supremo è fonte di luce e conoscenza e rimuove sofferenza e ignoranza. Possa Egli, attraverso il nostro impegno e la Sua Grazia, illuminare il nostro intelletto e condurci alla realizzazione del Sé.”

Thích Nhất Hạnh: la meditazione dei sassolini

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Cari amici dello yoga nel post di oggi voglio segnalarvi una semplice e stupenda pratica meditativa del Maestro buddhista vietnamita Thich Nhat Hanh, dove grazie al sostegno del respiro possiamo allentare la morsa delle vrittis mentali e posizionarci “come una solida montagna” sulla piana della nostra consapevolezza. In questo tipo di meditazione tutto ruota attorno al respiro e si dipana in un continuum spazio-temporale dove la presenza nell’attimo che fluisce è il cardine di questa pratica.

Stare e non fare. Ascoltare il flusso respiratorio. Stabilizzare la seduta per radicarsi alla Terra. Osservare le fluttuazioni della mente che arrivano, si manifestano e si dissolvono, come vapore nell’aria. Praticatelo in un ambiente naturale: al mare, in un bosco, su un prato, sotto un albero, aumentando molto gradatamente nei giorni il tempo di pratica. Iniziate con molto poco.

Cinque o dieci minuti all’inizio sono sufficienti. Dobbiamo comprendere grazie alla pratica, quanto la nostra mente sia presa nei propri meccanismi e come spesso corra come un criceto su una ruota…Man mano si creerà spazio all’interno della nostra coscienza, con il quietarsi delle onde mentali. E in quello spazio il fiore della libertà da io,mio ed Ego inizierà a sbocciare e a diffondere la sua inebriante fragranza: è l’alba del vostro risveglio dal sonno della coscienza. Vi auguro una respirazione cosciente.

“Possiamo sederci tutti in cerchio e affidare a un bambino il ruolo di maestro di campana. Ognuno avrà con sé il sacchettino con i quattro sassolini, preparato in precedenza. Ci potremo sedere sulle sedie, se ne abbiamo di altezza giusta che permettano ai bambini di avere i piedi ben appoggiati a terra, possibilmente senza appoggiarsi allo schienale, oppure ci siederemo a terra su cuscini, con le gambe incrociate. Possiamo anche sovrapporre due o più cuscini e sederci sopra di essi, dopo esserci inginocchiati con le gambe ai lati dei cuscini. L’importante è che la schiena resti eretta ma morbida e flessibile, con la cima della testa verso l’alto; possiamo tenere gli occhi aperti o socchiusi, con sguardo sfocato diretto davanti a noi verso il basso.

Ascoltiamo insieme i tre suoni di campana che aprono la meditazione dei sassolini, accompagnandoli con la consapevolezza del respiro.
…………………

Versa fuori dal sacchetto i sassolini e mettili per terra alla tua sinistra. Prendi un sassolino e guardalo: il primo sassolino rappresenta un fiore; rappresenta anche la tua stessa freschezza e la natura di fiore che è in te.
Metti il sassolino sul palmo della mano sinistra e poi appoggia la sinistra sulla destra, anch’essa a palmo in su, per dare inizio alla tua meditazione sulla tua natura di fiore:

Inspirando, mi vedo come un fiore.
Espirando, mi sento fresco. 

Non si tratta di fare finta: tu sei un fiore nel giardino dell’umanità.
Vediti come un fiore. È utilissimo sorridere durante la pratica: un fiore sorride sempre.
Pratica tre volte “fiore/fresco” ad ogni inspirazione ed espirazione …………
Ora prendi il sassolino e posalo a terra alla tua destra.

Ora prendi il secondo sassolino e guardalo.
Questo sassolino rappresenta una montagna.
Una montagna è simbolo di solidità. Tu sei te stesso, sei stabile, sei solido. Se non sei solido non puoi essere veramente felice: ti lascerai smuovere da provocazioni, rabbia, paura, rimorso o ansia.

Questa meditazione è meglio praticarla in posizione seduta perché nel mezzo loto o nel loto completo il corpo si sente molto stabile e solido: anche se arriva qualcuno e ti dà una spinta, non cadi.
Dopo aver posato il secondo sassolino nel palmo della mano sinistra e appoggiato la sinistra sulla destra, a palmo in su, cominci a meditare sulla montagna.

Inspirando, mi vedo come una montagna.
Espirando, mi sento solido.

Ripeti “montagna/solido” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione. ………….
Quando sei solido non è più tanto facile farti perdere l’equilibrio, nel corpo e nella mente.
Puoi prendere il sassolino e posarlo a terra alla tua destra.

Prendi ora il terzo sassolino e posalo sul palmo della sinistra, che andrà a raggiungere la
destra posata in grembo a palmo in su. Il terzo sassolino rappresenta l’acqua tranquilla.
Capita di vedere un laghetto o uno stagno che ha acque così calme da riflettere con precisione tutto ciò che ha intorno: è così tranquillo che riesce a riflettere il cielo azzurro, le nuvole bianche, le montagne, gli alberi; puoi puntare la macchina fotografica sul lago e fare una foto del cielo e delle montagne che vi sono riflesse, proprio identiche.
Quando hai la mente calma, questa riflette le cose così come sono e tu non sei vittima di percezioni erronee. Quando la tua mente invece è disturbata da forti desideri, rabbia o gelosia percepisci le cose in maniera sbagliata. Le percezioni erronee generano in noi molta rabbia, paura, violenza e ci spingono a fare o dire cose che distruggono tutto.
Questa pratica ti aiuta a recuperare la calma e la pace, rappresentata dall’acqua tranquilla.

Inspirando, mi vedo come acqua tranquilla.
Espirando, rifletto le cose come sono in realtà.

Ripeti “acqua-rifletto” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione……………
Non si tratta di un pensiero di buon augurio: con la consapevolezza del respiro puoi dare pace al respiro, al corpo, ai sentimenti. Ora puoi posare il sassolino alla tua destra.

Il quarto sassolino rappresenta lo spazio e la libertà. Se nel cuore non hai spazio a sufficienza, ti sarà molto difficile sentirti felice. Quando sistemi i fiori, capisci bene che i fiori hanno bisogno di un po’ di spazio, intorno, per irradiare la loro bellezza.(1)
Ogni persona ha bisogno a sua volta di spazio. Se vuoi bene a una persona, una delle cose più preziose che le puoi offrire è lo spazio, e quello non lo si può comprare al supermercato!
Visualizza la luna che veleggia nel cielo: ha un sacco di spazio intorno a sé, che fa parte della sua bellezza. Molti discepoli del Buddha hanno descritto il loro maestro come una luna piena che veleggia nel cielo vuoto.

Inspirando mi sento come spazio.
Espirando, mi sento libero. 

Ripeti “spazio – libero” tre volte, ad ogni inspirazione ed espirazione ………….

Ogni persona ha bisogno di libertà e spazio. Anche in famiglia, offri spazio a tua volta alle persone care. Puoi offrir loro anche il dono di questa meditazione dei sassolini: così potrai aiutare ogni tuo familiare ad allontanare le preoccupazioni, le paure e la rabbia che ha dentro di sé.
Qui termina la meditazione dei sassolini. Ascoltiamo di nuovo i tre suoni di campana; poi ci alzeremo e ci inchineremo gli uni agli altri con il gesto del loto per ringraziarci di avere praticato insieme.”

(1) È una delle regole fondamentali dell’ikebana,
l’arte giapponese di disporre i fiori diffusa in tutto l’Oriente. (NdT)

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Fonte: Associazione Essere Pace

Gabriella Giubilaro insegna Adho Mukha Vrkshasana

 

 

Cari amici dello yoga, oggi condivido con voi una lezione su Adho Mukha Vrkshsana tenuta da Gabriella Giubilaro, insegnante senior e mia formatrice nello yoga Iyengar. Anche se in lingua inglese, le spiegazioni sono chiare e gli allievi che eseguono l’asana mostrano tipologie di corpi differenti che approcciano l’asana con lievi variazioni, pur rispettando le linee-guida e le azioni dettate da Gabriella.

Viene spiegato cosa fare e cosa non fare. Come preparare il corpo alla posizione estendendo le gambe e la schiena correttamente, dove posizionare le mani nella giusta distanza e come salire. Ad uno studente viene suggerito l’uso di una cinta per ottimizzare la presa dell’asana e il suo mantenimento. La stessa precisione nelle azioni viene descritta anche nella discesa dall’asana, fase non meno importante della salita.

Un utile promemoria per i miei studenti e per chiunque voglia rinfrescare la memoria delle azioni da fare in Adho Mukha Vrikshasana. Gabriella Giubilaro sarà ospite nel nostro nuovo centro di yoga Surya a Civitavecchia il giorno 28/05/2016. E’ un onore e una gioia per me averla nel mio studio: ripenso a quel lontano giorno del 2002 alla convention con Geeta Iyengar a Montecatini quando la conobbi a gli chiesi di poter iniziare a studiare con lei.

Da quel giorno quel dorato filo didattico non ha mai cessato di dipanarsi, e questo sodalizio nello yoga si va sempre più rinsaldando: è grazie a Gabriella e alla sua forte spinta che sono quel che sono in questo yoga, e per me sarà sempre un punto di riferimento. Buona pratica!

I tesori nascosti nelle scritture vediche

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Cari amici dello yoga nel poster di oggi voglio parlare della profondità delle scritture vediche e come spesso personaggi,contesti, episodi e molto altro abbiano dei riferimenti con le pratiche yogiche e con i numerosi ostacoli e fasi di lavoro che il praticante incontra sul suo sentiero.

Le scritture dell’antica tradizione vedica sono sempre da intendersi a doppio senso. Ciò di cui trattano è un continuo riferimento alla sadhana che avviene all’interno di un devoto quando pratica le varie fasi dello yoga. Nella sua introduzione ai commenti della Bhagavad Gita, Paramahansa Yogananda fa riferimento al corpo-mente come lo Kshetrajna ( il campo) di Kurukshetra, dove le forze del bene e del male raffigurate dai Pandava e dai Kaurava, quotidianamente combattono la loro eterna battaglia per avere la supremazia sull’anima del devoto praticante.

Ogni giorno i sensi si organizzano per trascinare via dalla sadhana e dallo spirito di ricerca l’attenzione del praticante. Usando metafore e un linguaggio fiorito, le scritture descrivono minuziosamente questa eterna battaglia che ogni giorno viene combattuta all’interno delle nostre anime. Battaglie con morti, feriti gravi, atti di puro eroismo e sacrificio, vincite e perdite. Nessuno di noi è escluso da questa guerra: gli antichi Rishi ne erano coscienti, e chi si avvicina alla pratica dello yoga vede profilarsi innanzi le schiere della propria mente agitata pronte a scagliarsi contro armi in pugno. E che armi! Prendiamo la scrittura epica del Ramayana, che in India viene quotidianamente cantata e rappresentata nel teatro classico.

L’epopea del Ramayana si svolge quotidianamente all’interno del nostro corpo. La nostra anima è il Signore Rama, sublime modello di purezza, integrità morale e rappresentante del Dharma sulla terra. La nostra mente viene rappresentata da Sita, il cui ideale di vita è mantenersi pura nella sadhana per unirsi al suo divino sposo, il Signore Rama. Il fratello di Rama, Lakshamana rappresenta la pura consapevolezza al servizio dell’anima. Hanuman, il devoto guerriero-scimmia rappresenta il potere del Prana smosso da una intensa e regolare pratica del pranayama. Il demone Ravana, che rapì Sita trascinandola prigioniera nell’isola di Lanka, rappresenta il nostro Ego e viene raffigurato come un essere mostruoso a dieci teste: i 5 jnana indriya (organi di percezione) e i 5 karma indriya (organi di azione), mediante le quali Ravana divora insaziabilmente la nostra più tenue aspirazione alla sadhana e alla ricerca del Sè divino. Quando ogni giorno la mente ( Sita) viene rapita da Ravana, la nostra anima diventa irrequieta e va disperatamente alla sua ricerca. Di per se stessa l’anima non può unificarsi alla mente spiritualizzata, ma ha bisogno di un possente e fedele guerriero che gli fa da tramite: il Prana ( Hanuman) del respiro, che fedelmente segue l’anima ovunque essa vada.

Col potente aiuto del prana, grazie alla pratica regolare, disciplinata e devota del pranayama, la mente (Sita) ritrova il suo divino sposo, l’Anima (il Signore Rama), e il divino equilibrio viene ristabilito. Dopo una feroce battaglia, Rama sconfigge Ravana, e l’Età dell’Oro viene instaurata sul pianeta. Riflettendo sul personaggio di Hanuman, ci fa capire i significati profondi del PERCHE’ le scritture usarono le figure di questi divini personaggi per istruire i praticanti. Hanuman è una scimmia, un Vanara, ma è il brahmachari PERFETTO.

Le scimmie non controllano affatto i propri impulsi sessuali. Le scimmie, rispetto agli esseri umani, fanno cose sensa senso e sono abbastanza ottuse. Hanuman ha una conoscenza della sadhana e del Dharma supremi, ed è considerato il Principe di tutti i devoti (Baktha), colui che si squarciò il petto ed apparve l’immagine di Rama e Sita abbracciati: la sua mente è sempre centrata sul Sè eterno. Questo a significare che un VERO devoto possiede quella Shradda (fede) che lo rende come Dio stesso, ovvero una incarnazione di Amore e Vidya (conoscenza del Dharma). Vi auguro un profondo studio della Gita e del Ramayana, tesori immortali di una scienza antica come le montagne dell’Himalaya: lo yoga.