Pensieri di un maestro

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“Malgrado i dolori sofferti durante l’apprendimento, continuate a praticare con devozione ciò che avete appreso. L’apprendimento è un processo molto difficile, ma è ancor più difficile mantenere il campo conquistato. I soldati dicono che è più facile vincere una battaglia che occupare il territorio conquistato. Mentre cerco continuamente di migliorare la mia pratica e di fare sempre del mio meglio, mi accontento di ciò che sono in grado di ottenere. Persino quando il corpo invecchia e non è più in grado di agire come prima, appaiono delle sottigliezze che rimarrebbero invisibili ai corpi più giovani o atletici.

Dovete sviluppare amore e affetto per il vostro corpo, per quello che può fare per voi. L’amore deve essere incarnato nel più piccolo poro della vostra pelle, nella più infinitesima cellula del vostro organismo, per renderli intelligenti in modo che possano collaborare con tutti i loro simili, in quella grande democrazia che è il corpo umano.

Questo amore si deve diffondere da voi agli altri. Chi pratica solamente gli asana si dimentica spesso che lo yoga serve a coltivare la mente e il cuore. Patanjali parlò di cordialità, compassione , letizia e gioia. La cordialità e la grazia sono due qualità essenziali per il praticante di yoga. Durante le lezioni di yoga, gli studenti sembrano spesso così seri e distaccati dagli altri. Dov’è la cordialità? Dov’è la compassione? Dov’è la letizia? Dov’è la gioia? Senza queste qualità, non possiamo praticare il vero yoga di Patanjali”.   B.K.S. Iyengar

Questo stralcio di riflessione è stato preso dal bellissimo libro “Vita nello Yoga” di B.K.S.Iyengar. Le sue parole hanno avuto una eco profonda nel mio cuore, perché sono cose che ho vissuto e tutt’ora a volte vivo quando sono a lezione con i miei insegnanti. Spesso mi sono chiesto il perché di così tanto distacco e di volti gravi nei praticanti, come se fosse quella la chiave per accedere nel più profondo dell’anima. Non tenendo conto che lo scopo dello yoga è libertà, pace e gioia di vivere. Magari da principiante ho avuto gli stessi atteggiamenti descritti da Iyengar (forse anche peggio!), ma sforzandomi costantemente di migliorare la mia pratica ho iniziato anche io a fare caso a sottigliezze che prima non ero in grado neanche di immaginare. Grazie alla devozione alla quale fa cenno il Maestro, gradatamente la pratica matura e si approfondisce creando spazio per nuovi orizzonti dell’anima, sconosciuti quando si è presi dall’ardore egoico giovanile. L’intensità della vostra pratica si svilupperà gradualmente col passare del tempo. E richiede tanta tanta pazienza.

L’uso di coperte e cuscini nel rilassamento

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I miei allievi spesso chiedono cosa usare durante lo shavasana, la postura di rilassamento utilizzata alla fine di una serie di asana o quando si ha bisogno di diminuire il livello di stress, recuperando così da una giornata intensa. Specialmente quando non si dispone di tempo per fare qualche asana rigenerante e si hanno solo pochi minuti a disposizione, suggerisco di effettuare lo shavasana con supporti come coperte o bolster.

Ci si siede in dandasana sul pavimento, con la punta del bolster o delle coperte piegate in lunghezza a soffietto, che toccano il sacro, da dietro, e si estendono indietro. Le coperte nell’Iyengar yoga vengono piegate ad arte con precisione e accuratezza. Ci si sdraia sulla schiena supportando il peso del corpo con i gomiti, in modo che schiena e testa poggino comodamente sui sostegni. Prima di sdraiarsi del tutto controllare che il mento rimanga in linea con lo sterno, l’ombelico e l’osso pubico formando una linea diritta: questo per non spezzare l’armonia dell’allineamento corporeo.

Se necessario riaggiustare la posizione del torace così che quella linea diritta formata da naso, mento, sterno, ombelico e osso pubico si estenda direttamente fino a un punto centrale situato tra i due talloni a terra. Si continua a riallungare il torace sul supporto a terra, senza crollare a destra o a sinistra. Prima di stendersi completamente, supportare la testa con una o due coperte sotto la nuca e che tocchino le spalle, ma non sotto di esse. Questo impedirà alla fronte di scivolare all’indietro, e la solleverà appena poco più in alto dello sterno, favorendo lo stato di rilassamento.

Questa stupenda posizione può essere praticata sia con le gambe estese, sia con un altro bolster sotto i femori, per favorire il rilassamento della zona lombare. A questo punto il vostro corpo sarà pronto a ricevere i benefici dello shavasana sostenuto dalle coperte, dal bolster a dal pavimento. Buona pratica e…mandatemi un feedback!

imagesCAAM33UX Shavasana con bolster sotto i femori

Fragilità nella rigidità

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“Ogni impulso violento nasce in un corpo carico di tensione. Ogni incapacità di tendere una mano a chi ha bisogno di aiuto nasce in un corpo che non sa più sentire”.

Donna Farhi, “Yoga, mind, body and spirit”.

Basi per costruire una sequenza di asana a casa

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Spesso i miei allievi  al termine delle lezioni mi chiedono : “Sì, bellissima lezione ed utilissima per la schiena, ma da solo a casa, che cosa potrei lavorare? Sai, con te a lezione non devo preoccuparmi di pensare alla sequenza di asana, ma a casa da solo?”

Nonostante ripeta all’infinito ai miei ragazzi di iniziare a sperimentare anche con tre o quattro asana supportati da un muro, da sedie, da un tavolo, noto reticenza a dar vita ad una pratica personale tra le quattro mura di casa propria. E questo non vuol dire praticare per due ore filate facendo asana acrobatiche o impegnative, tutt’altro! Ma riuscire a sperimentare anche un abbozzo di sequenza congruente, semplice, breve, ma funzionale e che dia ristoro alle fatiche e allo stress quotidiani: se si desidera sinceramente praticare questa è una motivazione più che valida. Per venire incontro alle richieste dei miei allievi vi linko qualche scheda utile che  sia di aiuto per la vostra pratica a casa.

Sequenza di pratica a casa
Le schede sono stata gentilmente messe a disposizione dall’IYNAUS di New York. Ora avete buoni motivi per iniziare la vostra pratica personale. E il vostro insegnante se ne accorgerà!

Trikonasana con Geeta

Utthita Trikonasana, o posizione del triangolo, fa parte del gruppo di asana che si eseguono in piedi – Uttihistha Sthiti – e rappresentano le basi per un principiante che si avvicina alla pratica dello yoga Iyengar.

Trikonasana rafforza braccia e gambe, rende colonna vertebrale e collo mobili, aumenta l’escursione articolare nelle giunture delle spalle e del bacino. Favorisce lo sviluppo dell’equilibrio, dona un buon portamento e ricarica il corpo con una sferzata d’energia, come tutti gli Uttihista Sthiti. Coordinando armoniosamente forza e flessibilità crea potenza e resistenza nel corpo. I piedi ridiventano flessibili, le caviglie si rafforzano e il torace si espande completamente.

Tutti gli organi digestivi beneficiano di Trikonasana rinvigorendosi: aumenta la peristalsi e l’eliminazione è facilitata.  Sviluppa la concentrazione mentale e la consapevolezza corporea, creando leggerezza nel corpo e agilità nella mente. La pratica regolare di Trikonasana prepara gli studenti a tutte le altre categorie di asana come archi, piegamenti in avanti, rotazioni e capovolte. Vi auguro buona visione e buona pratica.