La trappola del nostro ego

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In questo stupendo brano de “Il piccolo Buddha” di Bernardo Bertolucci viene illustrata in maniera magistrale la raffigurazione dell’ahamkara o ego. Il Buddha, prototipo di ogni praticante dello yoga, ha dovuto affrontare numerose battaglie durante le sua ricerca del Sé, ma la battaglia più dura e sottilmente pericolosa in ultimo è stata quella contro l’ahamkara, l’ego: sé stesso. Commentate con la vostra preziosa esperienza.

L’arte di utilizzare la resistenza

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Il post di oggi è tratto dall’insegnamento si S.N.Goenka, insegnante indiano  di meditazione Vipassana. L’invito che Goenka ci fa è quello di sorvegliare i moti dell’animo durante l’arco della giornata e durante la nostra pratica yoga, per osservare come alcuni contenuti interiori (Samksaras) puntualmente si ri-affacciano durante i nostri momenti di prova quotidiani. Spesso noi opponiamo resistenza a determinati vissuti, esperienze, situazioni, persone o contesti. Ma se riflettiamo bene la resistenza altro non è che una forma di energia. Dobbiamo saper utilizzare questa preziosa energia poichè in questo Universo “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma“. Quando oggi vi arenate su qualche problema puntando i piedi, ascoltate la vostra resistenza come una preziosa voce della vostra saggezza interiore. Sedete quietamente e permettete a quella voce di esprimersi. Ascoltate… Decidete poi quale corso di azione (se necessario) porterete avanti. Ma fatelo con la resistenza come vostra compagna, non come ostacolo fra voi e la Vita.

Quale migliore palestra di allenamento della vita quotidiana? Se tenete viva la vostra consapevolezza avrete centinaia di occasioni per poter affinare il laser della vostra presenza mentale: come un fuoco persistente brucerà ogni vostra vasana, giorno dopo giorno. Ricordate sempre ciò che Krishna insegnò al suo discepolo Arjuna nella Gita: abhyasa e vairagya sono le briglie per tenere  sotto controllo la mente irrequieta. Buona pratica e… scrivete le vostre esperienze!

“Una sensazione compare, allora comincia il gradimento o lo sgradimento. Quest’attimo fuggente, se ne siamo inconsapevoli, si ripete e intensifica fino a diventare brama e/o avversione, e si trasforma in una forte emozione che infine travolge la mente cosciente. Restiamo così intrappolati nell’emozione e tutto il nostro senno viene spazzato via. Il risultato è che ci troviamo coinvolti in discorsi e azioni malsani, nocivi a noi e agli altri. In questo modo ci creiamo da soli l’infelicità di cui soffriamo – adesso e in futuro – a causa di un momento di cieca reazione. Ma se siamo consapevoli nel momento in cui comincia il processo di reazione – cioè se siamo consapevoli della sensazione – possiamo scegliere di non consentire che la reazione avvenga o si intensifichi. In quei momenti la mente è libera. Forse, inizialmente, questi possono essere solo alcuni momenti in un’intera ora di meditazione mentre per il resto del tempo la mente rimane preda della vecchia abitudine di reagire alle sensazioni, prigioniera del vecchio circolo vizioso della brama, dell’avversione e dell’afflizione. Ma, con la pratica, quei pochi brevi momenti si trasformeranno prima in secondi, poi in minuti, finché, infine, la vecchia abitudine a reagire non si spezza e la mente resta continuamente in pace.Questo è il modo in cui la sofferenza può essere interrotta.”

FONTE: www.oradimeditazione.net                                                           L’ora di meditazione

La vera preghiera

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La vera preghiera – Amma

“Non siamo isole separate ma tutti anelli della stessa catena. Tutte le nostre azioni – sia che siano fatte intenzionalmente o involontariamente – hanno un effetto sugli altri. Se aspettiamo di cambiare finché gli altri non cambiano per primi, non ci sarà mai nessun cambiamento. Ma se siamo pronti a cambiare per primi, ciò determinerà anche un cambiamento negli altri.
  Ci sono nella vita certe situazioni che assolutamente non possono cambiare. Ma indipendentemente dalla situazione abbiamo sempre la libertà di scegliere come reagire. Se abbiamo l’attitudine corretta, potremo progredire senza fallire, non importa quanto difficile la situazione possa essere. Se abbiamo l’atteggiamento di abbandono, capiremo che nella vita non c’è niente da rifiutare. Saremo solo disponibili ad accettare. Se le piante riescono a crescere dal concime e dare in cambio dei fiori profumati, se la civetta e il mosco (cervo) possono diffondere dolci profumi, perché non possiamo noi trasformare le nostre vite in fiori che siano eternamente pieni e profumati? Perché non possiamo diventare come degli arcobaleni che non svaniscano, che rechino sempre gioia a tutti?
I nostri Rishi ci insegnarono a amare e servire il mondo, vedendo ogni cosa come Dio. Il vero servizio è il potere che sostiene questo mondo. Quando gli esseri umani servono la natura, la natura serve gli esseri umani. Quando gli esseri umani servono la flora e la fauna, queste servono il genere umano in cambio. Nella vita, dovremmo avere l’attitudine di cercare di capire e rispettare i sentimenti degli altri. Tramite il servizio disinteressato, potremmo costruire un ponte di amore che ci porta verso tutti gli altri.
La vera preghiera è asciugare le lacrime di chi è addolorato. Se per chi soffre non ci fosse una spalla su cui appoggiare il capo, l’oscurità sarebbe massima.
Una volta le differenti parti del corpo stavano discutendo su chi fosse la più importante. La mano disse: “Se non fossi qui a fare tutto il duro lavoro, come potreste mangiare tutti voi?” Gli occhi dissero: “Se non fosse per me, anche il più grande uomo cadrebbe in ogni buco o fossato.” La lingua disse: “Dopo la morte del corpo, tutti voi non esistete più. Rimarranno solo le parole che io ho detto.” La discussione continuò in questo modo finché non divenne una gigantesca lite. In fine dovettero portare il dibattito da Dio.
Dio disse: “Tutti voi siete certamente molto importanti. Tuttavia, la parte più importante è la spalla.”
Tutte le parti del corpo erano stupefatte. “La spalla? Non ha neppure menzionato nessuna delle sue abilità quando discutevamo! Come hai potuto improvvisamente dire che la consideri la più grande?”
Dio disse, “Quando una persona piange, il solo posto dove può appoggiare il capo è sulla spalla di qualcuno. La spalla è la più grande perché dà conforto a chi soffre.” 
Preghiamo insieme per la pace di tutti gli esseri della creazione”.
18 Dicembre 2005, Amritapuri

 

L’arte di essere presenti

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Essere presenti non è difficile: ricordarsi di esserlo lo è.

Appena finito di leggere queste parole fermati dove ti trovi e sii consapevole di quel che sta accadendo nel tuo corpo, delle sensazioni del tuo respiro, dei suoni attorno a te, dei sentimenti che sorgono al tuo interno. Riesci a portare questa qualità di consapevolezza in tutto ciò che fai? Non è questo un compito gravoso quanto invece lo è quello di scavalcare continuamente la mente “occupata da cose da fare”. Questo processo viene chiamato nello yoga Atma Vichara, o autoindagine e serve per fare continuamente il punto della situazione riguardo ai contenuti mentali che portiamo all’interno di noi stessi. Su cosa è fissa la nostra mente? Vaga come un cavallo senza briglie o è utilizzata in maniera yogicamente funzionale? Ricordatevi di praticare questo esercizio ogni volta che potete. Sia sul tappetino, quando praticate asana, pranayama e meditazione, che fuori dal tappetino quando fluite con la vita di ogni giorno.

Quando effettuate il rilassamento dopo gli una seduta di yoga, in shavasana supportate leggermente spalle, testa e ginocchia e sciogliete ogni tensione. Portate la vostra attenzione sul vostro respiro, in maniera specifica sull’inspirazione. Il respiro diverrà così la porta d’entrata verso il vostro interiore. Ad ogni inalazione permettete alla vostra consapevolezza di espandersi sempre più in profondità. Dopo aver eseguito 10 o 15 respiri, lasciate il vostro flusso respiratorio alla sua propria intelligenza, al suo proprio ritmo, ma rimanete con questa consapevolezza sempre più profonda.

Questi sono degli esercizi yogici che chiunque può approcciare. Apparentemente molto semplici, ma di una  incredibile efficacia. Ogni qual volta smarriamo noi stessi prendiamo dal nostro zaino interiore la bussola del respiro per ritrovare il nord della nostra anima, fare il punto della situazione e ritrovare il giusto sentiero nel cammino della Vita. Leggerò con gratitudine i vostri preziosi commenti.

Estate: tempo di sole, tempo di yoga

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Siamo in pieno caldo, l’estate è arrivata improvvisamente e con temperature oltre i 30 gradi. Ci sentiamo stanchi, un poco apatici e con poca voglia di praticare. Cosa facciamo? Si rinuncia alla pratica? Ma neanche per sogno! Nel suo sistema di yoga B.K.S. Iyengar insegna a praticare delle serie di asana che rinfrescano il sistema nervoso tonificandolo e permettendo una modalità di pratica yogica più leggera, ma non per questo meno efficace.

Dobbiamo adattarci ai cambiamenti climatici e lo yoga ci dona la capacità fluire con i cambi stagionali. Ad ogni stagione corrisponde una tipologia di pratica, a secondo del clima ,della temperatura e dell’umidità dell’aria perchè il nostro corpo risente di tutte queste variabili. Allo scoppiare del torrido caldo estivo di questo periodo si insegna agli studenti una pratica che permette di avere dei buoni effetti ma che non affatichi in maniera brusca il cuore e non surriscaldi il sistema nervoso.

Nel secondo capitolo verso 14 della Bhagavad Gita il Signore Krishna dice al suo discepolo Arjuna: “Figlio di Kunti, le idee di caldo e freddo, piacere e dolore, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro oggetti. Queste idee sono limitate da un inizio e da una fine e sono di natura transitoria. Sopportale con pazienza, o discendente di Bharata”. L’indicazione pratica per ottenere il controllo mentale di questi fattori esterni ci viene suggerito sempre nella Gita, capitolo sesto verso 35 : “Eroe dal braccio possente! Senza dubbio la mente è agitata e difficile da controllare, ma con Abhyasa (la pratica dello yoga) e Vairagya (il distacco dagli oggetti dei sensi o non attaccamento) può essere controllata”. La pratica che oggi suggerisco (Abhyasa) è stata sperimentata più volte con i miei studenti e ogni volta con risultati…rinfrescanti!

Si inizia con Adho Mukha Virasana mantenendola almeno 5 minuti e si procede con

Adho Mukha Svanasana con la fronte sostenuta da un bolster (usare più altezza se necessario)

Supta baddha Konasana con cintura, bolster sotto la schiena e copertina per sostenere il capo

Supta baddha Konasana 2, con bolster messo orizzontale al torace e coperta per sostenere spalle e capo (regolate voi stessi l’altezza)

Supta Virasana su bolster con coperta che sostiene il capo, sollevandolo appena poco più del torace

Matsyasana con supporto di bolster per la schiena e copertina per il capo

Supta Swastikasana con le stesse modalità di Matsyasana

Viparita Dandasana su bolster incrociati (crossed bolsters), copertina per spalle e testa

Sethu Bandha Sarvangasana su bolster , cintura alla metà dei femori e mattone per appoggiare i talloni. La punta scapolare alla fine del bolster e una copertina per testa e spalle che vi poggiano sopra

Supta padangustasana 1 e 2 usando una cintura

Sirshasana  preferibilmente appesi alle corde

Sarvangasana sulla sedia

Rilassare con Adho Mukha Virasana su bolster come all’inizio di sequenza

Shavasana svolto a piacere: con le gambe piegate su una sedia, con un bolster sotto i femori , con un peso leggero sulle cosce, o semplice.

Riguardo il pranayama suggerisco la pratica di Sitali, per rinfrescare il sistema nervoso, e di Viloma 2, sdraiati su un bolster col capo sostenuto da una coperta, per portare pace nelle cellule cerebrali. Consiglio di eseguire il pranayama il mattino presto, per dare una impronta d’armonia al giorno che inizia.

I tempi di mantenimento dei vari asana sono soggettivi e in relazione al livello di pratica  individuale. Ma il solo mantenere 5 minuti ogni asana avrà il suo effetto rigenerante. Sacrifichiamo molto del nostro tempo e della nostra vita correndo velocemente dietro tante cose, come la nostra cultura ci suggerisce quotidianamente.  Esaurimenti e depressioni sembrano essere diventati aspetti molto familiari nelle nostre vite.

Per tradizione le donne sono le nutrici per eccellenza e si prendono cura di altri. Ma troppo spesso dimentichiamo come prenderci cura di noi stessi. Lo yoga, grazie agli asana ristorativi, dona a noi tutti l’opportunità di rigenerare la nostra energia lasciandoci un senso di freschezza e pronti per fluire nella vita quotidiana. E una sequenza simile non richiede molto tempo né rappresenta una sfida fisica. Ogni asana è profondamente terapeutica e aiuta a rilasciare le tensioni modulando la nostra energia positivamente. La pressione del sangue viene ristabilita, il cervello surriscaldato viene rinfrescato, il sistema nervoso si riposa permettendo ai sistemi endocrino e immunitario di funzionare in maniera efficiente.

Le controindicazioni per questi asana sono di non praticare queste aperture se si è stati operati all’addome; di togliere eventuali lenti a contatto quando si pratica questa serie; se soffre di bassa pressione coprirsi con una coperta per evitare il senso di freddo che ne potrebbe derivare.

Sperimentate praticando questa serie quando il caldo si fa sentire. E condividete la vostra esperienza lasciando un commento sugli effetti di questi semplici ma potenti asana.