Pensieri da vivere

Vi auguro un buon fine settimana con una breve meditazione sui pensieri del Maestro OmRam Mikhael Aivanhov. Possa l’armonia di questo brano e i pensieri del Maestro elevare il vostro Cuore  verso la “Musica delle sfere”.

 

Approfondire le nostre radici a terra

pieds-asanas-jambes-ecartees[1] (2)

 

 

 

 

 

 

 

 

Il post di questa mattina è dedicato ai miei studenti che regolarmente mi chiedono: “Scusa Aldo, ma non ricordo il corretto posizionamento dei piedi in questo asana!” ed ecco pronto un piccolo schema da scannerizzare, salvare, fotocopiare, ecc. Ora con l’aiuto di questa foto, i dubbi si dissolveranno come nebbia al sole! Pronti? Andiamo!

Lo schema che vedete si riferisce al posizionamento dei piedi in molti Utthita Sthiti, o asana in piedi. Vedete la prima figura a destra, come sono posizionati i piedi? Il tallone del piede avanti è in linea con il centro dell’arco plantare del piede indietro, giusto? Bene, quello è lo schema da adottare per Parsva Utthita Padasana, per Trikonasana, per Parsvakonasana, per Virabadrasana II,  e nella partenza e relativo ritorno di Ardha Chandrasana, perché si parte e si ritorna da e in Trikonasana, per menzionare gli asana principali. L’angolazione da dare ai piedi è chiaramente illustrata.

Nella figura a sinistra è illustrato come posizionare i piedi in asana in piedi come Parsvottanasana e Virabadrasana I, Parivritta Trikonasana e Parivritta Parsvakonasana.  Il tallone della gamba davanti è allineato con il tallone della gamba dietro. Vi è anche descritta la giusta angolazione da dare ai piedi. Ora non vi resta che provare e riprovare le infinite modalità di applicazione nella vostra pratica a casa usando muro, mattoni, quarti di tondo, sedie e tutto quel che riesce a farvi sperimentare questo corretto allineamento dei piedi che, se ben eseguito nei vari asana, conduce progressivamente il praticante sulle sponde di Sthirata, la stabilità e fermezza del corpo e della mente.

Nel ricercare questa Sthirata dapprima nel corpo, con il tempo si estenderà anche alla mente. Provate, sperimentate, cadete e rialzatevi con rinnovato vigore, fino a che questi schemi penetreranno dentro di voi per non lasciarvi mai più! Vi auguro una luminosa e fruttuosa pratica!

Il Buddha e i due cani

FB_IMG_1440415127609

 

Si tramanda che il Buddha insegnando ai suoi più intimi discepoli la dottrina dell’impermanenza della realtà, raccontasse questa storia che oggi vi propongo su come quel che noi vediamo, in verità, sia un riflesso della nostra vera natura interiore.

Un giorno due cani entrarono dentro una stanza in due diversi momenti. Il primo cane entrò, stette qualche secondo, e uscì fuori che scondinzolava felice. Qualche minuto dopo, entrò il secondo cane il quale, dopo essere stato anche lui per breve tempo, uscì dalla stanza guardandosi furtivamente attorno e ringhiando rabbiosamente.

imagesHU4E328D

Un ragazzo assistette alla scena e non riuscì a capire il perché di tanto discorde comportamento. Mosso dalla curiosità, si alzò e fece per entrare all’interno della stanza, per capire cosa avesse reso un cane tanto gioioso e l’altro così infuriato. All’interno della stanza, con grande sorpresa, rimase stupefatto perché le mura erano interamente ricoperte di specchi.

Allora comprese cosa veramente era accaduto. Il primo cane aveva trovato decine di altri cani che scodinzolavano e si mostravano felici, ed usci scodinzolando allegramente.

Cane_che_ringhia[1]

 

Il secondo cane aveva trovato altrettante decine di cani che lo guardavano rabbiosamente mostrando le zanne e ne uscì fuggendo, spaventato da quella torma di cani inferociti. Il Buddha con questa parabola voleva intendere che il mondo esterno altro non è che un riflesso speculare di ciò che in realtà siamo dentro. I nostri più intimi pensieri e sentimenti, reiterati negli anni, si trasformano in modelli comportamentali.  E con i nostri ripetuti schemi comportamentali, lentamente forgiamo i nostri destini, perché la nostra mente ha il potere di plasmare la realtà esterna. Ecco perché Patanjali all’inizio degli Yoga Sutra asserisce “Yoga Chitta Vritti Nirodha”, e cioè che lo yoga serve per controllare le fluttuazioni della mente agitata. Come è la nostra mente, così sarà la percezione del mondo attorno a noi…

Spingere un macigno o l’arte di trasformarsi

 

sisifo[1]

 

C’era una volta un uomo che voleva compiacere il Creatore nel miglior modo che poteva. Pregava giorno e notte, finché in ultimo una Voce parlò dall’invisibile mondo spirituale e gli disse: “Voglio che tu spinga un macigno”.

L’uomo si svegliò il mattino successivo pieno di entusiasmo. Si precipitò fuori casa e trovò un grosso macigno su una strada non lontano da casa sua. Immediatamente, egli cominciò a spingerlo. Ma non accadeva nulla. Il mattino successivo si svegliò e di nuovo spinse il masso. Nulla ancora accadeva… Quest’uomo si svegliava tutte le mattine per tre mesi di fila, e diligentemente spingeva il macigno con tutta la sua potenza. Tuttavia non accadeva ancora nulla… Ad ogni tentativo fallito, l’uomo diventava sempre più irritato per la sua incapacità di spostare il masso anche solo di un centimetro.

Finalmente, quando arrivò il quarto mese, l’uomo si disse: “Al diavolo tutto questo. Quel maledetto macigno non sta andando da nessuna parte, e non comprendo il significato di tutto ciò”.

Allora l’uomo fece un altro sogno nel quale parlava alla Voce Celeste dicendoGli: “Io non so cosa Tu voglia da me. Ho provato a fare ogni cosa che mi hai detto, e non è successo niente.

Il Creatore rispose: “Perché ti sei fermato?”

L’uomo rispose: “Perché non è successo niente”.

Dio disse: “Cosa vuoi dire con – Non è successo niente -? ” Guardati! Guarda come sei diventato forte, come ora sei determinato e concentrato. Guarda quanto sono possenti i tuoi muscoli. Non sei più la persona che eri quando hai cominciato a spingere la pietra. Sei cambiato. Ecco che cosa è successo. E inoltre, non ti ho detto di spostare la pietra: ti dissi di solamente di spingerla. Muoverò io la pietra quando sarà tempo…”

Quante volte ho penato, pianto e provato perché la pratica di alcuni asana restava inamovibile, e la comprensione delle azioni necessarie restava (e per altri asana ancora resta) incomprensibile e, apparentemente, senza alcuna risposta. Ore e ore a provare i pranayama tramandatimi dal mio Guruji, mesi trascorsi all’alba in pratiche di kumbhaka un tempo per me impossibili ma ora finalmente accessibili.

E’ il destino di ogni ricercatore dello yoga. Ogni asana è e sarà un macigno col quale cesellare la nostra forza di volontà, la nostra Shradda (fede), la nostra pazienza, il nostro Santosha (sapersi accontentare), il nostro Tapas (ardore nella pratica). Tutto di noi stessi sarà lentamente costruito dal regolare e instancabile impegno col quale spingeremo “il macigno della nostra pratica”. Asana, pranayama, meditazione, canto devoto dei mantra, servizio agli studenti nell’insegnamento, tutto avrà contribuito alla nostra crescita su ogni piano.

A tutti i praticanti io dico: continuate a spingere il vostro macigno. Ognuno di noi ha il suo personale, che attende appena dietro la strada del nostro quotidiano praticare. Sarà grazie a questo macigno che forgeremo la nostra abilità di praticanti, che ci permetterà di apprezzare sfumature sempre più tenui di questa infinita avventura che è lo Yoga. E quando “sarà tempo”, la pietra di ciò che prima sembrava inamovibile, sarà soffiata via dal vento della Grazia Divina.

Asana in piedi o Utthita Stithi

 

551724_454431477925048_693470259_n[1]

Il post di oggi è dedicato al fondamento della pratica dell’Iyengar yoga: gli Utthita Stithi, o asana in piedi. Per tutto il giorno siamo in posizione eretta, durante il tempo della veglia. Sarà quindi utile addestrare gli arti inferiori, che rappresentano il fondamento del movimento e dell’azione affinché diventino solidi e stabili. Come un edificio non può rimanere in piedi senza delle robuste fondamenta, così allo stesso modo senza il forte sostegno di gambe e piedi il cervello, sede dell’intelligenza, non riesce ad essere allineato con la spina dorsale.

970394_587142364651785_1558786399_n[1]

Ecco perché nella didattica dello yoga Iyengar si curano queste basi meticolosamente: per favorire la stabilità, il rafforzamento e la flessibilità dei praticanti. E prima ancora di affrontare asana del calibro di Sirshasana, è fondamentale riuscire a stare correttamente eretti sui propri piedi. La maggior parte della gente non sa stare in piedi. C’è chi piega le ginocchia, c’è chi spinge in fuori l’addome, altri ancora buttano il peso del corpo su un piede o sull’altro o addirittura tengono i piedi storti e non allineati: all’occhio di un esperto insegnante c’è di che stupirsi! Il problema è che questi difetti di postura nella posizione eretta si ripercuotono a loro volta sulla spina dorsale che a sua volta influisce sulla mente, a causa di un mancato corretto allineamento.

vira1[1]

Può sembrare strano, ma le intime connessioni tra mente e corpo sono sensibili anche a posture viziate negli anni o a una “incapacità appresa”, per così dire (stili di vita, sedentarietà, ecc), di allineare la colonna con le sue curve in modo del tutto naturale. Ecco che entrano allora in gioco gli asana in piedi, preziosissimi per mantenere il corpo, la mente e il cervello attenti e vigili: consapevoli nel momento presente. Qualsiasi insegnante di Iyengar yoga che si rispetti inizierà i suoi studenti a un lungo iter di studio in questa classe di asana, fondamentali per forgiare nei mesi il corpo quando, a tempo debito, affronteranno altre classi di asana come rotazioni, archi, capovolte, ecc.

yoga-aversa[1]

A quel punto l’insegnante avrà fornito ai propri studenti utilissimi strumenti di base, da riapplicare e approfondire in altre tipologie di asana. E anche quando si avrà una grande esperienza in campo, mai abbastanza sarà il tempo dedicato all’approfondimento ulteriore degli Utthita Stithi, per scoprirne sottigliezze impensabili per un principiante, e studiarne il potente effetto psichico che riversano su chi le pratica regolarmente.