Maharaja Yudhisthira e Yamaraja

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Yamaraja, signore della morte, chiese un giorno a Maharaja Yudhisthira: “Qual è la cosa più mirabile di questo mondo? Puoi descriverla?” Al che Maharaja Yudhisthira rispose: “Certo. La cosa più fantastica in questo mondo è che ognuno  può vedere i propri amici, padri e i parenti che hanno lasciato il corpo, mentre egli ancora pensa: “Io vivrò per sempre!” Non riflette sul fatto che un giorno morirà, come un animale non pensa che, nell’attimo successivo, potrebbe essere predato: è soddisfatto dall’erba dove pascola. Tutto lì. E’ soddisfatto dal senso di gratificazione del cibo. Non pensa che un giorno anche lui lascerà quel corpo”.

Fonte: Mahabarata

Messaggio in una bottiglia

Citazione

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Il post di oggi è uno spunto di riflessione per fare atmavichara nei prossimi giorni. Lo yoga non è soltanto l’allineamento del corpo fisico esterno ma anche il sapersi riallineare con i dettami del nostro Cuore, del Dharma e riorientare la rotta della nostra barchetta sul Sentiero della Vita. Spesso ci si smarrisce nei bassifondi dell’ego, invischiandoci con persone, situazioni, desideri che ci fanno dimenticare la nostra vera identità e ciò che realmente siamo venuti a fare qui. Ho trovato le parole del musicista Andrea Diletti molto ispiranti e le condivido con voi. Buona lettura e commentate.
“Si può chiamare l’ego con un altro nome: PAURA.
Nel processo di evoluzione dell’anima, l’identificazione con il corpo è una fase funzionale e necessaria, ma su questo piano la distorsione avviene quando impariamo a crederci:  il  non amo…re, il rifiuto, la disperazione  che troviamo attorno a noi, a partire dai nostri genitori.
Così la nostra capacità di amare incondizionatamente è irrimediabilmente compromessa. Incontriamo persone per amarle, ma l’ego diventa un filtro che pone le sue necessità e aspettative come priorità rispetto a quelle dell’altro. Tutti abbiamo questo animale arrabbiato dentro, che cerca l’affetto, l’amorevolezza, non avendo ancora imparato a ritrovarle in se stesso, perché la gioia è la sua vera natura.
Dovremmo amarci per prenderci cura di chi abbiamo affianco, invece amiamo col peso di come desideriamo che l’altro ci ami, e alla fine si finisce per ferirsi.  Il miracolo avviene quando ci si accorge entrambi  che vedere quelle ferite è il più grande atto d’amore e la più grande possibilità per tornare ad essere liberi , perché dona la possibilità di guarirsi insieme, nella compassione e nell’accettazione dell’altro come essere umano nella tua stessa condizione.
Ma l’ego è più forte, si offende, recrimina, si delude, giudica l’altro e distrugge ogni possibilità di crescita. Così torna la paura, e ognuno ritorna silenziosamente nel suo inferno fingendo che tutto debba procedere così, fino alla prossima occasione per guarire,  ma dove l’ego puntualmente non permetterà di farlo, perché incontrerà ancora delusioni diverse alle aspettative sempre uguali.
Oggi chiedo che la compassione per noi stessi ci accarezzi il cuore. Solo allora avremo la possibilità di guardare davvero l’altro senza permettere al giudizio di diventare una condanna, ed inevitabilmente, con la luce del nostro amore andremo oltre, e invece di recriminare, impareremo a chiederci e sentire dentro “PERCHE” l’altro ha fatto quello che ha fatto, scoprendo che è solo un bambino ferito vittima della sua storia, esattamente come noi.
Cerchiamo nel prossimo l’amore di una madre assente o la tenerezza e la protettività di un padre che ci ha abbandonato, e non avendole riscoperte in sè , si diventa due mendicanti che attingono ognuno alla voragine dell’altro, finendo per sbranarsi, perché non è lì la fonte di quell’amore, ma è dentro di noi. Ma la mente ci ferma a metà strada, ci blocca nel giudizio, e così vaghiamo nella solitudine della vita, senza permettere che l’intelligenza del cuore ci riveli gli splendori dell’anima che abbiamo di fronte, senza permetterci di realizzare il sogno di approdare alla felicità che ci spetta di diritto, insieme.
 Amici miei… vorrei un cuore per abbracciarvi tutti ma…. è in officina a riparare qualche ingranaggio!”.

Quando non sarò più che un sogno

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“Vengo a voi per dirvi di Lui
e della via per chiuderlo nel vostro cuore
e della disciplina che porta la sua grazia. …

Per mezzo della mia mente che in silenzio vi parla,
io comunico con voi che mi avete chiesto di guidarvi alla
presenza del mio Amato
o vi parlo con un dolce sguardo espressivo
o con amore vi dico parole sommesse
o, in modo chiaro, vi induco a non allontanarvi da Lui.

Ma quando non sarò più che un ricordo
o un’immagine mentale, o una voce silente,
quando nessun richiamo terreno potrà mai rivelare
la mia dimora nello spazio inesplorato,
quando né lievi implorazioni, né duri, possenti comandi
vi porteranno la mia risposta,
sorriderò nella vostra mente quando sarete nel giusto
e quando avrete torto piangerò coi miei occhi
osservandovi nell’oscurità,
e piangerò coi vostri occhi, forse;
e, sussurrando, parlerò nella vostra coscienza
e ragionerò con voi attraverso la vostra ragione
e amerò tutti attraverso il vostro amore.

Quando non potrete più parlare con me,
leggete i miei Sussurri dall’Eternità;
attraverso di essi
vi parlerò eternamente.

Sconosciuto camminerò al vostro fianco
e vi proteggerò con braccia invisibili.
E non appena conoscerete il mio Amato
e udrete la Sua voce nel silenzio
voi conoscerete anche me in un modo tangibile,
più di quanto mi abbiate conosciuto su questo piano terrestre.

E, inoltre, quando non sarò più che un sogno per voi
verrò a ricordarvi che anche voi non siete altro
che un sogno del mio Celeste Amato,
e quando anche voi saprete di essere un sogno,
come lo so io ora,
saremo tutti per sempre desti in Lui.”

Fonte: Paramahansa Yogananda 
tratto da Sussurri dall’eternità