Meditation

Pezzo meditativo del miglior Oliver Shanty & friends, gruppo musicale che ha ha accompagnato le pratiche yoga della mia generazione, cullata dalle loro ispiranti melodie. Propongo questo piccolo break come spunto di riflessione sulla bellezza eloquente della Natura.

Amore, dono del Cuore

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Parole senza tempo quelle del Maestro Aivanhov. La questione di come amare è un dilemma che esiste con l’uomo, una sorta di kohan che ha sempre dato motivo di riflessione a intere generazioni e sul quale fiumi d’inchiostro sono stati versati. Spesso vivere l’Amore in modo semplice e spontaneo  è molto più facile di quel che immaginiamo. Basta lasciarlo scorrere come ruscello mormorante dal proprio Cuore, dissetare coloro con i quali condividiamo la quotidianità, creare un’oasi di pace nel nostro ambiente dove, all’ombra di questa quiete, poter udire la voce della propria anima. Non è difficile, ognuno di noi può dare un contributo per rendere il proprio ruscello del Cuore sempre più ricco di acqua preziosa.
“Se cercate l’amore è perché non lo trovate. Direte: «Ma io ho bisogno d’amore! Come lo troverò allora, se non lo cerco?» Se volete veramente trovare l’amore, amate, e cessate di cercarlo. Vedrete, sarà lui a perseguitarvi, e anche se voi ve ne voleste disfare, non ci riuscireste: lo caccerete dalla porta, e lui rientrerà dalla finestra! Sì, quando non cercate più l’amore, poiché vi siete decisi ad amare, esso si presenta; ma più lo cercate, più si allontana. È come se rincorreste la vostra ombra: essa fugge davanti a voi, non potete raggiungerla. Cercando l’amore degli altri, vi concentrate su qualche cosa di esteriore a voi; vi allontanate dunque dal tesoro che possedete in voi stessi e finite per perderlo. È così. Allora, invece di cercare l’amore, donatelo, rinnovatelo senza sosta in voi e vi sentirete sempre abitati dalla sua presenza: esso sarà tutto il tempo là a sorridervi, a guardarvi gentilmente.”

Servire Dio nel prossimo

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Meditare in silenzio con la più grande devozione, è una forma di meditazione. Cercare di dedicare il lavoro a Dio o al mondo, è un’altra forma di meditazione che chiamiamo manifestazione. In quel momento stiamo servendo la divinità nell’umanità. Per servire efficacemente la divinità nell’umanità, dobbiamo sentire consciamente la presenza di Dio in coloro che serviamo.

Quando parliamo con qualcuno, dobbiamo sentire che stiamo parlando alla divinità dentro quella persona, altrimenti, se aiutiamo semplicemente qualcuno nel nostro proprio modo, senza alcun sentimento consapevole di dedizione al Supremo, la nostra azione non può essere considerata una forma di manifestazione o di meditazione in azione. Se preghiamo e meditiamo sentiremo che Dio è presente in tutti, che Egli è una realtà vivente.

Dio è ovunque ed in ogni cosa, è vero, ma se preghiamo e meditiamo, questa convinzione mentale diviene per noi una verità, viva e reale. In quel momento serviremo consciamente ogni persona, precisamente perché sapremo e sentiremo che Dio è in tutti. Se non vediamo Dio, la verità, oppure la luce nelle nostre azioni, la nostra mente fisica potrebbe non sentirsi convinta del valore delle cose che stiamo facendo.

Oggi serviremo qualcuno e domani diremo: “Oh, è così sciocco! Non ha aspirazione, nessuna buona qualità! Perché dovrei servirlo?”. Se guardiamo una persona, senza la preghiera e la meditazione, separeremo la persona dall’anima. Ma se preghiamo e meditiamo, vedremo l’anima, la divinità dentro ogni persona e cercheremo di portare alla luce questa divinità. Se preghiamo e meditiamo, il nostro lavoro sarà un servizio dedicato, che ci aiuterà a fare progresso spirituale.

Ci sono molte persone che lavorano quindici, sedici ore al giorno, ma la loro azione non è servizio dedicato; esse lavorano meccanicamente, solo per fare soldi e aver cura delle loro responsabilità esteriori. Ma se desideriamo veramente dedicare la nostra vita a Dio e al genere umano, la preghiera e la meditazione ci permetteranno di farlo”.

SRI CHINMOY

Il Mantra 1

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Questo post  parla del Mantra, del suo significato, della storia e significato dei vari mantra, dell’uso che se ne può fare e delle varie modalità di pratica. Tutto questo è chiamato Mantra Yoga, l’antica scienza vedica della ripetizione continua di un mantra. Questo sistema di yoga è contenuto nel Tantra Shastra, scrittura vedica antica come il mondo, dove il praticante utilizza le vibrazioni sonore per  risvegliare ed espandere la propria coscienza spirituale latente.

La scienza del Mantra Yoga non è limitata esclusivamente alla cultura vedica dell’India, ma la si può ritrovare  in ogni grande tradizione spirituale. Il concetto di “sangha”, il ritrovarsi assieme per cantare inni sacri alla Divinità ha sempre fatto parte delle antiche culture. Col tempo molte cose vennero omesse, tralasciate, dimenticate o addirittura considerate inutili, poiché le persone avevano perso il profondo senso e valore spirituale di queste pratiche.

In India invece gli yogi, i sannyasi, i santi di ogni tradizione e le caste brahminiche preservarono queste sacre informazioni in una raccolta tramandata sia oralmente, sia come documenti scritti: i Tantra Shastra. Percorreremo assieme un viaggio nel mondo di questa antica Vidya (conoscenza, sapere) che si snoderà attraverso vari post, illustrando nel percorso le principali tradizioni che hanno utilizzato i concetti di suono, canto, controllo della mente connessi con le pratiche spirituali partendo dal nostro luogo di origine: il bacino mediterraneo con la cultura ellenistica.

Nell’antica Grecia, il dio Apollo era la divinità della musica e della medicina.
Esistevano templi di guarigione che usavano la musica come forza principale per armonizzare corpo e spirito. Uno dei pensatori greci più lungimiranti che continua ad influenzare con il suo pensiero la nostra cultura è Pitagora, filosofo del VI secolo a.C., conosciuto al giorno d’oggi come il padre della geometria.
Fu anche il primo intellettuale occidentale a mettere in chiaro le relazioni tra gli intervalli musicali.


La chiave di questa scoperta fu uno strumento molto semplice chiamato
Monocorde, costituito da una sola corda tirata su una struttura in legno. Usando il monocorde, Pitagora riuscì a scoprire che la divisione musicale creata dall’uomo dava origine a determinati rapporti. Esaminando gli intervalli creati da questa divisione, Pitagora scoprì che tutti i rapporti numerici potevano essere espressi. Questi rapporti numerici, come 2:1, 3:2, 4:3, archetipi della forma,  erano dimostrazioni dell’armonia e dell’equilibrio che si potevano osservare in tutto il mondo.
Se, per esempio, una corda viene divisa in 2 parti uguali, la nota che essa produce è di un’ottava più alta della nota prodotta dalla corda intera. Le due parti uguali vibrano in un rapporto di 2 a 1(2:1). Se, poi, la corda viene divisa in 3 parti uguali, la corda vibra in un rapporto di 3 a 1(3:1). Quando la corda è divisa in 4 parti uguali, questa crea un rapporto di 4 a 1 (4:1).

Tornando ai rapporti sviluppati dalle corde armoniche, è evidente che la divisione della corda effettuata dall’uomo segue esattamente i rapporti delle serie armoniche.
È probabile che la nostra comprensione dei rapporti e del sistema matematico che li governa si basi sulle osservazioni di Pitagora in campo musicale. Si dice che abbia detto:
“Studiate il monocorde e scoprirete i segreti dell’universo”.
Dallo studio di un unica corda vibrante si potrebbero scoprire gli aspetti microcosmici della vibrazione sonora e, grazie a questo, si potrebbero studiare le leggi macroscopiche che regolano il cosmo.
Pitagora credeva che l’universo fosse un immenso monocorde, uno strumento con una sola corda tirata tra il cielo e la terra.
L’estremità superiore della corda era legata allo Spirito Assoluto, mentre l’estremità inferiore era legata alla materia assoluta.


Attraverso lo studio della musica come una scienza esatta è possibile conoscere tutti gli aspetti della natura. Egli applicò le sue leggi sugli intervalli armonici a tutti i fenomeni naturali, dimostrando la relazione armonica insita in elementi, pianeti e costellazioni.
Pitagora parlò di “
Musica delle Sfere“.
Pensava che i movimenti dei corpi celesti che si spostavano nell’universo producessero un suono. Questi suoni potevano essere percepiti da chi si era preparato con coscienza ad ascoltarli. La Musica delle Sfere poteva anche essere suonata negli intervalli delle corde pizzicate. Per Pitagora ed i suoi studenti la Musica delle Sfere era più di una metafora. Si diceva che il maestro greco fosse in grado di sentire i suoni dei pianeti che vibravano nell’universo. Per secoli gli scienziati hanno fatto ipotesi sulla relazione tra il movimento dei corpi celesti ed il suono.

Recentemente, usando avanzati principi matematici basati sulle velocità orbitali dei pianeti, un gruppo di scienziati ha abbinato differenti suoni a differenti pianeti. Sembra che esista un’incredibile relazione armonica. Forse questo antico maestro conosceva delle pratiche simili allo yoga che lo rendevano in grado di percepire i movimenti astronomici come suono.
Nell’esempio musicale degli armonici, la loro creazione è spiegata dai rapporti matematici osservati sulla corda pizzicata. In realtà gli armonici sono una manifestazione di tutte le forme di vibrazione.
L’udito è limitato ad oggetti che vibrano con frequenze tra i 16 ed i 25.000 Hz (le vibrazioni comprese in questo campo sono percepite come suoni udibili), ma questo non significa che, solo perché non possiamo ascoltare suoni al di sopra o al di sotto di questi limiti non ci siamo onde sonore impercettibili ovunque.


Tutto ciò che vibra genera armonici.
Poiché l’universo è composto unicamente di vibrazioni, ogni cosa crea note fondamentali con armonici, dagli elettroni che ruotano attorno al nucleo ai pianeti che orbitano attorno al sole. Pitagora aveva una scuola a Crotone, dove insegnava le sue spiegazioni ai fenomeni dell’universo. L’antica scuola misterica operava a tre livelli di iniziazione.
Il primo livello, quello degli
“acoustici”, insegnava a riconoscere ed a mettere in pratica le varie proporzioni musicali, spiegate utilizzando il monocorde.
Il secondo livello, quello dei
“matematici”, approfondiva il discorso con la conoscenza dei numeri, ma anche con la purificazione individuale e l’autocontrollo mentale.
Prima di accedere al livello successivo era necessario che il discepolo fosse pienamente consapevole nel corpo e nello spirito delle responsabilità legate alle sacre informazioni che stava per ricevere.
Il terzo e più alto livello di iniziazione, quello degli
“electi”, portava all’apprendimento di procedimenti segreti di trasformazione fisica e di guarigione con il suono e la musica.


Ben poco è sopravvissuto degli insegnamenti iniziatici più elevati della scuola di Pitagora. Gli insegnamenti relativi ai suoi teoremi di geometria e delle proporzioni musicali sono parte delle nostre conoscenze attuali in campo numerico e acustico. I suoi concetti filosofici, come la Musica delle Sfere, continuano a trovare posto nelle dottrine esoteriche.
Ma fino ad ora, i segreti sull’uso del suono e della musica a scopo curativo sono andati perduti. Si dice che Pitagora morì quando la sua scuola a Crotone andò in fiamme. Alcuni suoi studenti proclamarono di aver tramandato i suoi segreti insegnandoli ad altri discepoli in altre terre. Questo ci fa capire come queste conoscenze riservati a pochi nel mondo occidentale in epoche antiche, si siano poi diffuse in altre culture come quella vedica dell’India e viceversa, rimanendo nell’ombra per secoli prima di ritornare alla luce grazie alla diffusione yoga. Con Alessandro Magno la civiltà ellenica si spinse fino agli estremi confini dell’India, travasando usi e costumi del mondo greco e assorbendo molto della civiltà ariana dell’epoca.

Fonti: Il Mantra – Satyanada Paramahansa – Satyananda Ashram Italia 1989 

Il potere di guarigione dei suoni – Jonathan Goldman

Bagliori dell’anima

“Nessuno puo’ rivelarvi nulla
se non cio’ che già si trova
in stato di dormiveglia
nell’albeggiare della nostra conoscenza.
L’insegnante che avanza
nell’ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede
e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà
nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà
alla soglia
della vostra mente”.

Fonte: Kahlil Gibran “Il profeta”