SI, viaggiare!

Asana ristorative

Spesso succede che a causa del lavoro, di viaggi in auto, treno o aereo siamo costretti a rimanere forzatamente seduti per lungo tempo con dolorose sensazioni alla schiena quando ci si rialza. Questo accade anche dopo lunghi percorsi in bicicletta o correndo: abbiamo la stessa sensazione di rigidità.

Il quadricipite femorale e l’ileopsoas si accorciano in queste circostanze, creando un nucleo di tensione che non solo accorcia la muscolatura delle gambe, ma crea inoltra debolezza nel giunto articolare dell’anca stessa. Osservate la prima figura in alto, pavanamuktasana. La gamba a terra si riallunga, mentre la gamba portata al torace si rilassa dalla tensione.

Nel piegare la gamba fatelo in maniera da non creare tensione nel giunto articolare della testa del femore. Nell’estendere la gamba in terra, premete saldamente il tallone sul pavimento mantenendo la coscia premuta che spinge verso il basso e che ruota verso l’interno, ed allungandola verso il tallone. Allontanare il tallone a terra in direzione opposta a quella dell’anca. Alternate con l’altra gamba praticando almeno tre volte per lato.

Nella seconda figura in basso, adho mukha virasana, l’ileopsoas si distende e la colonna lentamente riottiene la sua lunghezza originaria. Fate scivolare i glutei verso i talloni ed estendete le braccia oltre il capo. Usate un cuscino a sostegno del torace per ottenere un buon effetto rigenerante e…buona pratica ristorativa!

Quando non sarò più che un sogno

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“Vengo a voi per dirvi di Lui
e della via per chiuderlo nel vostro cuore
e della disciplina che porta la sua grazia.

Per mezzo della mia mente che in silenzio vi parla,
io comunico con voi che mi avete chiesto di guidarvi alla
presenza del mio Amato
o vi parlo con un dolce sguardo espressivo
o con amore vi dico parole sommesse
o, in modo chiaro, vi induco a non allontanarvi da Lui.

Ma quando non sarò più che un ricordo
o un’immagine mentale, o una voce silente,
quando nessun richiamo terreno potrà mai rivelare
la mia dimora nello spazio inesplorato,
quando né lievi implorazioni, né duri, possenti comandi
vi porteranno la mia risposta,
sorriderò nella vostra mente quando sarete nel giusto
e quando avrete torto piangerò coi miei occhi
osservandovi nell’oscurità,
e piangerò coi vostri occhi, forse;
e, sussurrando, parlerò nella vostra coscienza
e ragionerò con voi attraverso la vostra ragione
e amerò tutti attraverso il vostro amore.

Quando non potrete più parlare con me,
leggete i miei Sussurri dall’Eternità;
attraverso di essi
vi parlerò eternamente.

Sconosciuto camminerò al vostro fianco
e vi proteggerò con braccia invisibili.
E non appena conoscerete il mio Amato
e udrete la Sua voce nel silenzio
voi conoscerete anche me in un modo tangibile,
più di quanto mi abbiate conosciuto su questo piano terrestre.

E, inoltre, quando non sarò più che un sogno per voi
verrò a ricordarvi che anche voi non siete altro
che un sogno del mio Celeste Amato,
e quando anche voi saprete di essere un sogno,
come lo so io ora,
saremo tutti per sempre desti in Lui.”

Paramahansa Yogananda

Shraddha: il potere della fede

 
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“Perdere fede in se stessi significa perdere fede in Dio. Credete in quell’infinita, buona Provvidenza che lavora in voi e attraverso di voi? Se credete che questo Uno Onnipresente si trovi in ogni atomo, in ogni cosa, penetrando il vostro corpo, mente e anima, come potete scoraggiarvi?

Agli uomini viene insegnato fin dall’infanzia che sono deboli e che sono dei peccatori. Insegnate loro che sono tutti figli gloriosi dell’immortalità, anche quelli che sembrano essere più deboli.

Lasciate che pensieri positivi, forti, giovevoli entrino nei vostri cervelli dall’infanzia. Apritevi a questi pensieri, e non a pensieri svilenti e paralizzanti. Dite alle vostre menti, “Io sono Lui, io sono Lui.” Lasciate che questo risuoni nelle vostre menti come una canzone giorno e notte, e in punto di morte dichiarate, “Io sono Lui.” Questa è la verità. La forza infinita del mondo è vostra.

Coloro che incolpano altri (e aihmè! il numero di questi sta crescendo ogni giorno) sono in genere infelici, con cervelli deboli. Si sono messi loro in quella condizione attraverso i loro errori, e incolpano gli altri; ma questo non altera la loro posizione. Non li aiuta in alcun modo. Questo tentativo di gettare la colpa su altri non fa altro che indebolirli di più.

Perciò non incolpate altri per i vostri errori; reggetevi sulle vostre gambe e assumetevi la vostra responsabilità. Dite: “Questa infelicità che sto soffrendo è opera mia, e ciò vuol dire che dovrà essere disfatta da me solo.” Quello che io ho creato posso annientare; quello che è creato da qualcun altro non sarò mai in grado di distruggere. Perciò alzatevi, siate audaci, siate forti!

Tutta la forza e l’aiuto che volete è dentro di voi. Dunque create il vostro futuro. Lasciate che il passato morto seppellisca i suoi morti. Il futuro infinito è dinanzi a voi, e voi dovrete sempre ricordarvi che ogni parola, pensiero, e azione è di grande importanza, e che come i pensieri cattivi sono pronti ad aggredirvi come tigri, così esiste anche la speranza ispiratrice che i pensieri buoni e le buone azioni siano pronti, con il potere di centomila angeli, a difendervi sempre e per sempre.”

Vivekananda

Siediti e pratica!

La creatività dell’Iyengar yoga permette di utilizzare molti attrezzi per eseguire asana apparentemente “impossibili”. Questa insegnante messicana ci dimostra che, sfidando con una sedia la forza di gravità, un asana del calibro di Mayurasana viene presa con una leggerezza e una fluidità eccezionali. Un’idea per esplorare ulteriormente il mondo affascinante dello yoga. Buona sperimentazione!

Lo yajna del pranayama 1

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Il pranayama è ritenuto la scienza suprema per ottenere la purificazione e il controllo della mente (chitta) e la liberazione dalla dualità di attrazione e repulsione. Cominceremo con questo post un lungo viaggio nel mondo del pranayama, dove esploreremo molti aspetti sconosciuti di questo mondo misterioso e ci soffermeremo sull’approfondimento di tecniche, riferimenti ai Veda e implicazioni tra le scritture e la pratica del pranayama, elementi indissolubilmente legati tra loro. Racconterò riguardo a quel che ho appreso e sperimentato nei miei viaggi in India, dove ho conosciuto i risvolti più esoterici del pranayama. Molti saranno gli aspetti trattati di questo vastissimo tema dalle infinite potenzialità. E’ una scienza psicosomatica, in quanto esplora le complesse connessioni esistenti tra le mente e il corpo e come ristabilire armonia ed equilibrio tra i due. Sarà un viaggio affascinante e dai molti risvolti pratici, che spero potranno essere utili come ispirazione per la vostra pratica quotidiana di questa sacra vidya (conoscenza).

Un punto di riferimento fondamentale per i praticanti del pranayama è la Bhagavad Gita, un codice “criptato” per i praticanti di questa sacra scienza. Nel capitolo IV versi 29-30 il Signore Krishna insegna al suo discepolo Arjuna diverse modalità di yajna (sacrifici) per ottenere la liberazione e diverse tipologie di yogi.

Tra i vari yajna descritti c’è il kumbhaka pranayama, ovvero la fusione di prana e apana, due delle cinque arie principali (vayus) che controllano il corpo umano, all’interno del canale sottile principale che si trova dentro la spina dorsale dello yogi: sushumna nadi.

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Il corpo del praticante di pranayama è l’altare dove si svolge il sacrificio, la sacra cerimonia del fuoco (agni-hotra), l’inspirazione (puraka) è l’offerta sacrificale e l’espirazione (rechaka) è il fuoco sacro che brucia le offerte. La ritenzione del respiro (kumbhaka) è il momento dove l’offerta sacrificale viene consumata nel fuoco dell’espirazione (rechaka) e dove fiamma e offerta si fondono in un fuoco purificante. l’immagine che apre il post è molto eloquente come spiegazione.

Da questo processo lo yogi consegue la conoscenza (vidya) per avere il controllo del suo respiro (pranayama vidya). Prana risiede nel torace superiore, dove il respiro affluisce. Apana risiede nella parte inferiore del torace, dove il respiro fuoriesce. Quando questi due vayus si fondono nell’inspirazione, si ha lo stato di puraka kumbhaka. Quando apana si connette con prana e fuoriesce grazie all’espirazione, si ha lo stato di vuoto di rechaka kumbhaka.

Grazie alla pratica regolare e costante, assimilando questa conoscenza grazie all’esperienza giornaliera, lo yogi rende il Pranayama vidya un parte fondamentale della sua conoscenza, del suo essere (buddhi). Lo yogi dona alla sua anima (atma) l’offerta del soffio vitale, del suo “Io”, della sua saggezza e della sua conoscenza come oblazione sacrificale(Atmahuti) .

Lo yogi offre il respiro del suo essere a Dio come sacrificio e riceve il respiro della vita dal Signore come sua benedizione. Il prānā nel corpo dell’individuo (jivātmā) è parte del respiro cosmico dello Spirito Universale (Paramātmā); attraverso la pratica del prānāyāma si compie il processo di armonizzare il respiro individuale con il respiro cosmico. Se desiderate una mente controllata, per prima cosa regolate il vostro respiro, poiché quando questi è sotto controllo, il cuore sarà in pace: un respiro spasmodico porta invece il cuore in agitazione. Prima di iniziare qualsiasi attività regolate il respiro che addolcirà il vostro carattere, calmerà il vostro spirito. La chitta (un aspetto della mente) è come un carro aggiogato ad un tiro di cavalli potenti. Uno di essi è prānā (respiro), l’altro è vāsanā (desiderio). Il carro si muove nella direzione del cavallo più potente; se viene regolarmente praticato il controllo del respiro, si ha controllo dei desideri, si tengono a freno i sensi e si calma la mente. Se prevale il desiderio, si ha invece respiro disordinato e mente agitata e turbata. Per questa ragione lo yogi impara la scienza del respiro che, moderato e controllato, regola la mente e ne calma il moto costante.

 

Fonte: Teoria e pratica del pranayama – B.K.S.Iyengar