Lo yajna del pranayama 1

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Il pranayama è ritenuto la scienza suprema per ottenere la purificazione e il controllo della mente (chitta) e la liberazione dalla dualità di attrazione e repulsione. Cominceremo con questo post un lungo viaggio nel mondo del pranayama, dove esploreremo molti aspetti sconosciuti di questo mondo misterioso e ci soffermeremo sull’approfondimento di tecniche, riferimenti ai Veda e implicazioni tra le scritture e la pratica del pranayama, elementi indissolubilmente legati tra loro. Racconterò riguardo a quel che ho appreso e sperimentato nei miei viaggi in India, dove ho conosciuto i risvolti più esoterici del pranayama. Molti saranno gli aspetti trattati di questo vastissimo tema dalle infinite potenzialità. E’ una scienza psicosomatica, in quanto esplora le complesse connessioni esistenti tra le mente e il corpo e come ristabilire armonia ed equilibrio tra i due. Sarà un viaggio affascinante e dai molti risvolti pratici, che spero potranno essere utili come ispirazione per la vostra pratica quotidiana di questa sacra vidya (conoscenza).

Un punto di riferimento fondamentale per i praticanti del pranayama è la Bhagavad Gita, un codice “criptato” per i praticanti di questa sacra scienza. Nel capitolo IV versi 29-30 il Signore Krishna insegna al suo discepolo Arjuna diverse modalità di yajna (sacrifici) per ottenere la liberazione e diverse tipologie di yogi.

Tra i vari yajna descritti c’è il kumbhaka pranayama, ovvero la fusione di prana e apana, due delle cinque arie principali (vayus) che controllano il corpo umano, all’interno del canale sottile principale che si trova dentro la spina dorsale dello yogi: sushumna nadi.

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Il corpo del praticante di pranayama è l’altare dove si svolge il sacrificio, la sacra cerimonia del fuoco (agni-hotra), l’inspirazione (puraka) è l’offerta sacrificale e l’espirazione (rechaka) è il fuoco sacro che brucia le offerte. La ritenzione del respiro (kumbhaka) è il momento dove l’offerta sacrificale viene consumata nel fuoco dell’espirazione (rechaka) e dove fiamma e offerta si fondono in un fuoco purificante. l’immagine che apre il post è molto eloquente come spiegazione.

Da questo processo lo yogi consegue la conoscenza (vidya) per avere il controllo del suo respiro (pranayama vidya). Prana risiede nel torace superiore, dove il respiro affluisce. Apana risiede nella parte inferiore del torace, dove il respiro fuoriesce. Quando questi due vayus si fondono nell’inspirazione, si ha lo stato di puraka kumbhaka. Quando apana si connette con prana e fuoriesce grazie all’espirazione, si ha lo stato di vuoto di rechaka kumbhaka.

Grazie alla pratica regolare e costante, assimilando questa conoscenza grazie all’esperienza giornaliera, lo yogi rende il Pranayama vidya un parte fondamentale della sua conoscenza, del suo essere (buddhi). Lo yogi dona alla sua anima (atma) l’offerta del soffio vitale, del suo “Io”, della sua saggezza e della sua conoscenza come oblazione sacrificale(Atmahuti) .

Lo yogi offre il respiro del suo essere a Dio come sacrificio e riceve il respiro della vita dal Signore come sua benedizione. Il prānā nel corpo dell’individuo (jivātmā) è parte del respiro cosmico dello Spirito Universale (Paramātmā); attraverso la pratica del prānāyāma si compie il processo di armonizzare il respiro individuale con il respiro cosmico. Se desiderate una mente controllata, per prima cosa regolate il vostro respiro, poiché quando questi è sotto controllo, il cuore sarà in pace: un respiro spasmodico porta invece il cuore in agitazione. Prima di iniziare qualsiasi attività regolate il respiro che addolcirà il vostro carattere, calmerà il vostro spirito. La chitta (un aspetto della mente) è come un carro aggiogato ad un tiro di cavalli potenti. Uno di essi è prānā (respiro), l’altro è vāsanā (desiderio). Il carro si muove nella direzione del cavallo più potente; se viene regolarmente praticato il controllo del respiro, si ha controllo dei desideri, si tengono a freno i sensi e si calma la mente. Se prevale il desiderio, si ha invece respiro disordinato e mente agitata e turbata. Per questa ragione lo yogi impara la scienza del respiro che, moderato e controllato, regola la mente e ne calma il moto costante.

 

Fonte: Teoria e pratica del pranayama – B.K.S.Iyengar

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