Rispecchiarsi negli altri

Meditare

 

“Quando vedi rabbia negli altri,
va e scava profondamente dentro di te
e vedrai che quella rabbia si trova anche lì.
Quando vedi troppo ego negli altri,
va semplicemente dentro di te e vedrai quell’ego seduto lì dentro...
La dimensione interiore opera come un proiettore:
gli altri diventano schermi e tu inizi a vedere dei film su di loro,
che di fatto sono solo i nastri registrati di ciò che tu sei.”

Luce sul Sentiero: il coraggio nelle sfide quotidiane.

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“Quando meno ce lo aspettiamo, la vita ci mette alla prova con una sfida per testare il nostro coraggio e la volontà di cambiare; in quel momento, non c’è
alcuna possibilità di far finta che non sia successo niente o nel dire che non siamo ancora pronti. La sfida non aspetta. La vita non guarda indietro.”
 Paulo Coelho

 

Le parole di Paulo Coelho esprimono una dura lezione di vita: i periodi delle prove sono inevitabili. Noi vorremmo andare contro ogni tipo di difficoltà, deviazione, cercando situazioni per attraversare la nostra vita. Spesso sembra che proprio quando le cose cominciano ad andare per la strada da noi desiderata, ci imbattiamo in un problema che può sfidare il nostro morale, l’integrità, o la forza. E, come Coelho così eloquentemente dice, questi momenti arrivano quando meno ce lo aspettiamo.

Autunno: tempo di bilanci. In questo periodo dell’anno, la vita ci pone una sfida che ci possiamo aspettare, a differenza delle sfide che dobbiamo affrontare durante il resto dell’anno. Non possiamo rimandare questo potente periodo dell’anno .Arrivano: che siamo pronti o no.

La sfida che abbiamo davanti è duplice: identificare le parti di noi stessi che non vogliamo più avere (comportamento negativo e pensieri) e quindi, rimuovere quei tratti e tendenze dalle nostre vite. Affrontare questa sfida colossale interesserà l’intero anno a venire, liberando l’abbondanza di benedizioni e doni. Durante i dieci giorni dopo l’equinozio di autunno, le nostre azioni positive e negative sono poste davanti a noi. Siamo in grado di trasformare la nostra negatività nella Luce riconoscendo le nostre carenze e le modalità con cui invitiamo il caos nella nostra vita, e poi intraprendere azioni positive per migliorare i nostri pensieri  e comportamenti.

L’umiltà è la chiave di questa trasformazione. L’umiltà elimina il caos che invitiamo nella nostra vita attraverso le emozioni come la gelosia, l’ego, o la rabbia (per citarne alcuni). L’umiltà ci purifica da questa negatività e ci prepara al cambiamento.

I mesi che verranno offrono potenti opportunità di cambiamento e di crescita. Sono lezioni che attendono di essere abbracciate. Dobbiamo affrontarle al fine di ricevere le benedizioni che ci attendono nei mesi successivi. Quando siamo colpiti da una sfida o ci sentiamo bloccati nella vita, mai ci si sente comodi e piuttosto che affrontare la sfida, spesso cerchiamo di evitarla o ignorarla.

“Ma ho una scadenza.” “I suoceri stanno arrivando in città.” “La casa potrebbe avere davvero necessità di una nuova mano di vernice.” Noi afferriamo le scuse nella speranza che possiamo sottrarci al compito che la vita ci pone davanti. “Tante volte, nella nostra vita, arrivano situazioni e momenti difficili, condizioni in cui ci sentiamo completamente bloccati, e vogliamo solo andare, per trovare una via d’uscita”, dice Michael Berg. “Quello che non capiamo, in quei momenti, è che ogni singolo blocco deve diventare un’apertura, e che, all’interno di ogni singolo blocco, c’è l’apertura.” Ogni volta che riconosciamo una parte poco attraente del nostro comportamento, ci si può sentire inclini a guardare in un’altra direzione. È estremamente scomodo. In questo momento, siamo di fronte a una porta. Riconoscendo questo comportamento e prendendo l’impegno a porvi fine, ci aiuta ad andare avanti e a sbloccare quella porta.

E così, ci troviamo di fronte al dubbio e all’incertezza. “Non girare intorno al dubbio”, dice Michael Berg. “Non girare intorno ad una sfida. Non girare intorno ad una difficoltà. Lotta con loro. La trasformazione si verifica quando andiamo incontro alla sfida con tutto noi stessi. Ponendoci limiti nell’affrontare questa sfida, ci limitiamo l’amore, la gioia, e Luce a nostra disposizione nei prossimi mesi anno.” 

 

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Con queste parole nella mente e nel cuore, vi auguro un fruttuoso periodo di raccolta durante questo autunno. Dissodate la mente dalle pietre, estirpate le erbacce e proteggete la vostra pianta dell’Autorealizzazione con la pratica della meditazione. Seminerete così le premesse per la nascita delle piantine delle buone qualità interiori, dei buoni pensieri e dei nobili sentimenti. Allora il raccolto del prossimo autunno produrrà abbondanti frutti non solo per voi stessi, ma anche a beneficio di chi vi circonda.

 

 

Fonte: Kabbalah Centre Italy

Le catene schiavizzanti dei Samskara

Morte e rinascita

La mente esercita la sua sovranità attraverso i samskara. Dai samskara emanano i vasana, come sciami di cavallette. Dai vasana scaturisce la corrente del desiderio e dal desiderio del godimento dei sensi nasce un intenso desiderio interno (trishna). Questo tipo di desiderio è molto potente. I samskara sono impressi nella mente, nel corpo causale.

Nella mente sorge una memoria di piacere, e quindi la mente pensa agli oggetti dei sensi. Maya ha la sua potente sede nell’immaginazione. Segue poi l’attaccamento. La mente pianifica e fa programmi. Siete fuorviati dalle passioni. Vi sforzate di possedere fisicamente quegli oggetti e di goderne. In questo tentativo favorite alcuni e avversate altri (raga e dvesha). Dovrete raccogliere i frutti delle vostre azioni virtuose e di quelle immorali.

Con i sei raggi di raga e dvesha, virtù e vizio, piacere e dolore, la ruota samsarica di nascita e morte continua a girare ininterrotta sin dall’inizio dei tempi. La natura dei desideri e dei pensieri dipende dalla natura dei samskara. Se avete samskara buoni avrete pensieri e desideri buoni, e viceversa.

Anche se fino a quarant’anni vi siete lasciato andare ad azioni malvage, iniziate subito a praticare azioni virtuose quali carità, japa, autocontrollo, studio, meditazione, servizio dei poveri e dei malati, servizio dei santi, ecc., e questi samskara vi spingeranno a fare sempre più azioni virtuose. Stimoleranno i buoni desideri e i nobili pensieri.

Nella Bhagavad Gita capitolo IX verso 30 il Signore afferma: “Api chet suduracharo bhajate mam-anayabhak / Sadhureva sa mantavyah samyag-vyavasito hi sah”, che significa “Se anche il più grande dei peccatori Mi adora con tutto il cuore, anche lui va considerato giusto, perché ha deciso rettamente”.

Fonte:  Swami Sivananda “La mente, i suoi misteri e il suo controllo” Vidyananda editore

Principio del vuoto di Newton

 

Un breve e profondo filmato per riflettere sulle priorità nelle nostre vite quotidiane. Buona visione.

 

 

Smarana: l’arte yogica della memoria.

 

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Le parole di B.K.S.Iyengar non hanno tempo e risuonano nel tempio della nostra anima con un’eco di altre epoche, anche se sempre attuale. Con la saggezza degli antichi Rishi il maestro ci esorta a rendere perennemente nuova, come un’ eterna primavera, la conoscenza dello yoga che è antica come le montagne.

L’uso che facciamo della nostra memoria può incatenarci a un passato traumatico nel quale restare bloccati e senza alcuna speranza, o può farci brillare nel momento presente senza essere legati dal passato nè, per motivazioni egoistiche, dall’incerto futuro.

Si agirà semplicemente, consapevoli dell’attimo che scorre via come sabbia tra le dita e centrati nel presente. Per usare le parole del maestro, “Ciò che facciamo per un lungo periodo di tempo rimuove ciò che abbiamo creato in un lungo periodo di tempo. Attraverso molti minuti, molte ore, molti anni di pratica costante e attenta (tapas), possiamo lavare via le nostre macchie e curare le nostre ferite e fragilità.”

Il suo insegnamento rivivrà in ognuno di noi che, mettendo in pratica la ricerca di tutta la sua lunga vita, cesellerà con silenziosa pazienza il proprio corpo e la propria mente alla luce delle sue parole.

 

“Il ruolo della memoria nella pratica degli asana è quello di permetterci di confrontare la pratica di ieri con quella di oggi, per notare gli eventuali passi avanti effettuati nella giusta direzione. Ma molte persone ripetono ciò che hanno imparato in passato, e la loro presentazione degli asana diventa meccanica, cosa che porta il corpo e la mente a stagnare.

Un’asana non è una posizione che può essere assunta in maniera meccanica. Richiede l’impiego del pensiero, e quindi di una certa dose d’innovazione e improvvisazione, per conseguire alla fine un equilibrio tra il movimento e la resistenza. Non ripetetevi mai. La ripetizione rende la mente ottusa. Dovete sempre animare e creare interesse in ciò che state facendo.

Per illustrare il mio punto, a volte assumo un asana in piedi davanti ai miei studenti, e dico loro che ciò che ho appena eseguito è un asana perfetta. Nessuno di loro può dirmi se ci sono imperfezioni nella posizione. All’esterno appare perfetta, ma all’interno è morta, la mia mente si trova altrove. Dopodichè, eseguo nuovamente l’asana con la mia piena presenza mentale. Creo unità dentro me stesso, e faccio loro notare la concentrazione riposta sulle gambe, sul torso e sugli organi sensoriali. Le posizioni sono differenti in modo sensibile.

Non lasciate che le esperienze passate rimangano impresse indelebilmente nella vostra mente. Eseguite ogni volta gli asana con una mente fresca e un atteggiameto nuovo. Se state ripetendo ciò che avete fatto in precedenza, state vivendo nella memoria, e quindi nel passato. Ciò significa che non volete superare le esperienze passate. Conservare tali memorie è come dire: “Ieri l’ho fatto così”. Quando invece ci chiediamo: “C’è qualcosa di nuovo rispetto a quello che ho fatto ieri?”, significa che vogliamo progredire.

Chiedetevi se state facendo dei passi avanti o indietro. Solo così capirete come creare dinamismo in un asana statica. La memoria deve essere usata come trampolino di lancio, dal quale chiedersi: “Cosa posso fare in più rispetto a quello che ho fatto ieri?”. Questo sia nella pratica degli asana che nella vita.

Normalmente quando una persona è in grado di padroneggiare una posizione, questa perde il suo interesse. Per questo motivo si vedono molte persone che eseguono più volte la stessa posizione in maniera meccanica, mentre le loro menti si trovano altrove. In questo modo si sviluppano delle lacune, e il praticante non riesce più ad assaporare l’asana. Non è l’atteggiamento corretto da seguire.

Le persone pensano di aver raggiunto il traguardo. Ma come fanno veramente a saperlo? Potrebbe essere solamente un inizio. Dovete sempre vedere se riuscite a superare la linea delle esperienze passate.

Dovete creare dentro di voi un sentimento di bellezza, di liberazione e d’infinito, che può essere sperimentato solamente nel momento presente.”

 

Fonte: B.K.S.Iyengar – Vita nello yoga – Edizioni Mediterranee