Pranayama: l’Amore per la pratica

 

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Cari amici dello yoga,

oggi voglio ricordare con voi le ispiranti parole di B.K.S. Iyengar sulla necessità di sviluppare amore per la pratica dello yoga, nello specifico del pranayama, affinché non diventi un mero esercizio ripetuto meccanicamente, ma un anelito a progredire nello yoga e a preparare la mente a una libertà difficilmente conosciuta nell’ordinario. Grazie allo yoga e a i suoi molteplici strumenti, questo traguardo lentamente diverrà sempre più vicino…

“Riguardo al pranayama voi siete come me. Per anni ero solito alzarmi presto per fare il pranayama. Non appena lo facevo per tre o quattro minuti,  sentivo che era troppo per me, e così terminava il pranayama di quel giorno. Rientra nella natura di chi ha più dinamismo preferire gli asana, mentre altri hanno la forza di fare il pranayama.

Dopo quindici anni di questa pratica irregolare del pranayama, ora trovo la forza di volontà di farlo. Persino un’ora di seguito ora per me è troppo poco. Questo me lo sono guadagnato pazientemente. Do a voi lo stesso consiglio. Ogni giorno praticate cinque o dieci minuti, anche se vi annoia.

Solo allora conquisterete la monotonia, e avrete successo. Poichè non ci sono variazioni nel pranayama, ci si annoia. Al termine di due o tre anni di pratica regolare avrete successo. Persino se lo fate per cinque minuti, fatelo con piena devozione e divenite tutt’uno con esso.”

Sono parole stupende e di una profonda umanità. Lo yoga necessita di consapevolezza e disciplina, due virtù che mal si sposano con la pigrizia e il lassismo, ahimè! E’ necessario trovare il tempo e la voglia di praticare anche da soli se vogliamo approfondire il nostro pranayama. L’uso che si fa del diaframma nella scienza del respiro è fondamentale, e siccome è un elemento esperienziale è impossibile da comprendere a fondo senza una pratica quotidiana regolare.

Grazie alla pratica di pranayama come Viloma I per esempio, riusciamo a sviluppare un completo utilizzo di tutti gli alveoli dei nostri polmoni, che si traduce in un miglioramento della capacità del nostro apparato respiratorio. Queste conoscenze sono necessarie se, come insegnanti, vogliamo dare sollievo a studenti con disturbi polmonari, o se desideriamo quietare le nostre onde mentali agitate grazie a pranayama come Viloma II o Brahmari.

Pranayama e Pratyahara (il ritirare all’interno la mente dai sensi estroversi) assieme rappresentano l’Antaranga Sadhana, o ricerca interiore, dove il praticante controlla il respiro e la mente per accedere a degli stati di coscienza più profondi e meditativi.

Ricorderò per sempre le parole del mio Guruji riguardo al pranayama del Kriya yoga di Swami Sri Yukteswar: “Non basta solo praticare, ricordatelo. Dovete amare questa pratica con tutto il vostro Cuore…” E anche ai miei studenti ripeto le stesse parole di Iyengar: iniziate con poco, con quel che per voi è accessibile e ragionevole. Sviluppate la vostra pratica come un seme che scaturisce dalla terra e diventa una piantina verdeggiante. A suo tempo e con la dovuta disciplina, diverrete delle querce robuste, con le radici saldamente ancorate nelle profondità della vostra anima.

Il suono del silenzio

 

 

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“Il miglior periodo per pregare è la notte, perché ci sono meno distrazioni. Non appena la tua volontà si sarà rafforzata, Dio comincerà a risponderti. Ma, nonostante ciò se hai il desiderio egoista di dimostrare il potere delle tue preghiere agli altri o di utilizzarlo a fini materiali, perderai tale potere. Il Signore verrà da te solamente se sarai sincero e se lo amerai più di chiunque altro.

Chi persisterà nelle sue preghiere fino a ricevere la risposta di Dio? Il Signore non è un Essere muto e insensibile; Egli è l’Amore Stesso. Se imparerai a meditare e a stabilire un contatto con Lui, Dio risponderà alle tue esigenze. Non è necessario che implori; puoi chiedere al Padre ciò che desideri, come un suo figlio.

Ma chi dedica tempo sufficiente alle preghiere? Chi persiste nel suo proposito fino a raggiungere la concentrazione sufficiente per ricevere la risposta divina? Supponiamo che la tua casa sia stata ipotecata e non ti sia possibile pagare l’ipoteca, oppure che desideri ottenere un determinato lavoro. Durante lo stato di quiete che si presenta dopo avere meditato profondamente, concentrati sulla tua necessità con una volontà infaticabile. Ma non attendere ansiosamente i risultati. Se pianti un seme nella terra e dopo continui a scavarla per vedere se il seme è germogliato, esso non germoglierà mai. Allo stesso modo , se ogni volta che preghi cerchi un segnale del fatto che Dio ti concederà il tuo desiderio, non succederà niente. Non cercare mai di mettere alla prova il Signore, ma continua a pregare incessantemente.

Il tuo dovere è solo quello di presentare le tue necessità a Dio e fare quanto è in tuo potere per aiutarti a soddisfarle. Così per esempio in caso di malattia cronica, sforzati al massimo per curarti, ma ricorda sempre che, in ultima istanza, solo Dio può guarirti. Meditando, ogni notte, concentrati su questo pensiero e prega con tutta la tua determinazione; un giorno, all’improvviso, scoprirai che la malattia è sparita. Per prima cosa la mente riceve un suggerimento, poi Dio impregna la mente del Suo Potere, e infine la mente scaricherà l’energia vitale che porterà alla guarigione.

Pochi conoscono il potere di Dio nelle loro menti, questo controlla tutte le unzioni corporali. Se eserciti il potere mentale, ti sarà possibile provocare qualunque condizione desiderata dal tuo corpo. È necessario che tu apprenda come prima cosa il metodo corretto per meditare, dato che attraverso la meditazione fortificherai la tua concentrazione e potrai applicarla quindi per curare il corpo o per superare qualunque difficoltà.

Cerca di compiere ogni giorno alcuni compiti che ti siano particolarmente difficili. Anche quando avrai fallito cinque volte continua a sforzarti e non appena avrai successo concentra la tua mente sul prossimo obiettivo. La volontà è lo strumento attraverso il quale si riflette l’immagine di Dio al tuo interno.

Nella volontà giace l’illimitato potere divino, il potere che controlla tutte le forze della natura. Dato che sei stato creato a immagine di Dio, quel potere ti appartiene e puoi applicarlo per soddisfare i tuoi desideri: mediante esso puoi creare la prosperità e anche trasformare l’odio in amore. Dio è la tua maggiore necessità.

La porta del Cielo si trova tra le tue sopracciglia, nel terzo occhio. Questo centro, localizzato nel cervello, è il posto della volontà. Quando ti concentri profondamente in tale luogo ed eserciti con calma la tua volontà, tutto quanto desideri si realizzerà. Ma non usare mai la tua volontà per uno scopo errato. Il desiderare intenzionalmente il dolore altrui, costituisce, ad esempio un grave abuso di questo divino potere. Se hai la prova che la tua volontà è indirizzata nella direzione errata, fermati! Analizza sinceramente se la tua preghiera è legittima o no. Non chiedere a Dio cose che sono totalmente impossibili con l’ordine naturale della vita, ma chiedigli la soddisfazione delle tue vere necessità.

Devi imparare a riconoscere la differenza tra ‘necessità necessarie’ e ‘necessità inutili’. Ragiona su di esse con te stesso. Elimina tutti i desideri di possedere cose inutili e concentrati solamente sulle tue vere necessità. Dio è la tua maggiore necessità. Egli soddisferà non solo le tue ‘necessità necessarie’, ma anche le tue ‘necessità inutili’. Egli, quando raggiungerai l’unità con Lui, materializzerà ogni tuo desiderio, persino i tuoi ‘sogni impossibili’ si materializzeranno.”

Fonte: Paramahansa Yogananda

Eyal Shifroni nostro ospite a Civitavecchia

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Ho conosciuto Eyal Shifroni, insegnante israeliano senior, in un intensivo  a Varna, in Bulgaria a luglio di questo anno. L’avevo già seguito in ciò che scriveva e aveva pubblicato e ne sono rimasto gioiosamente colpito. Così gli ho espresso il desiderio di poterlo avere ospite da noi in Italia, ed ecco questo evento è nato. Erano due anni che lo “osservavo da lontano”, colpito da quella sua pace e profondità di esposizione dello yoga: nei suoi libri traspare un barlume di ciò che è la sua vaste conoscenze. E tutta questa conoscenza la condivide con noi insegnanti e studenti in maniera umile, semplice e chiarissima, senza mai ostentare, senza mai gridare per farsi capire.

Quel desiderio a lungo accarezzato è divenuto realtà: Eyal sarà a Civitavecchia per tre giorni dall’1 al 3 maggio 2015 per i 25 anni di attività del Centro Yoga Surya, organizzato  assieme al centro Corpo Mente di Adriana Calò.

Praticheremo insieme  per tre giorni con questo stupendo insegnante, in un monastero a picco sul mare di S. Marinella, nella tranquillità e nel silenzio.

Per saperne di più scarica il volantino:

Flyer Eyal Schifroni Maggio 2015

Vi aspettiamo per condividere questo sogno assieme.

Restare con il nostro respiro

respira e sorridi

Un piccolo gioiello tratto dagli insegnamenti di Tich Nath Han, umile ma geniale monaco vietnamita, che ho conosciuto poco più di dieci anni fa, meditando assieme in un’antica chiesa di Roma, in una umida serata invernale romana, durante un seminario organizzato da Corrado Pensa.

La genialità di questo piccolo-grande monaco sta nel fatto di aver messo alla portata di chiunque il corpus dell’ insegnamento buddhista, rendendolo accessibile e praticabile sia per il meditatore esperto che per la massaia oberata dai doveri casalinghi: ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e formazione interiore, può praticare la consapevolezza del respiro nell’attimo presente, qualsiasi cosa stia facendo.

Sia camminando, che lavorando, che studiando, che guidando, possiamo allenare il potere di essere consapevoli nell’attimo di Eterno Presente dove la nostra anima ritrova la sua espansione di libertà, riscoprendo le sue vere radici di Infinito. Godetevi questo breve ma intenso momento meditativo. Praticatelo più volte nel corso della giornata. Prendete dimora all’interno del vostro Sé che è unito con il soffio del respiro universale. La vostra anima inizierà pian piano a parlarvi e…voi inizierete a ricordare la vostra origine divina. Buon respiro consapevole a voi tutti!

Kali: la Madre Cosmica

kali ma, litografia, Calcutta

Il post di oggi segue il precedente su Shiva, Signore degli yogi, e parlerà di una delle figure più terrifiche e misteriose del pantheon hindu: Kali, la Madre Divina. Il mio andare ogni anno in India, ha fatto del Bengala dell’est e di Kolkata (Calcutta) praticamente la mia seconda patria. Li, ho avuto la grazia di conoscere il mio Guruji, li ho conosciuto confratelli, amici e padre e madre spirituali.

Kolkata è uno dei misteri di contraddizione dell’India, ma piena di storie di grandi santi che in quell’angolo di India sono nati e hanno segretamente vissuto il loro dramma terreno. Nelle case di ogni hindu che si rispetti vedrete sempre immagini di Krishna, Radha, Rama, Ganesha, Hanuman, ma nessuno oserà mai mettere immagini di Kali, considerate troppo “forti” come iconografia. Nessuno tranne…i bengalesi! Per loro Madre Kali è un simbolo dei più sacri che esistano, ed hanno un rapporto viscerale con questo aspetto di Dio come Madre Natura.

Ma cerchiamo di capire perché gli antichi Rishi hanno rappresentato Kali con questa iconografia e cosa in realtà rappresenta. Dobbiamo sempre andare al di là della mera rappresentazione esteriore, e comprendere che i Rishi del passato hanno voluto lasciarci dei simboli da decifrare inerenti le realtà interiori: questo è da tenerlo sempre presente, altrimenti la nostra mente, che è temporale e limitata si abbarbica all’immagine esteriore, dimenticando il reale significato di Kali e quel che può risvegliare nel cuore di ogni sincero ricercatore spirituale.

Questa effige è stata per decenni male interpretata specialmente in Occidente e non solamente in India. La sua immagine fu usata come spauracchio dall’impero colonialista britannico che diffuse tante inesattezze a scopo politico e di dominio, una delle quali fu la setta dei Thugs che sacrificavano le proprie vittime a Kali. Ma vediamo cosa in realtà significa la figura di Kali. Ho girato molti templi del Bengala e non solo, e Kali spesso viene rappresentata nuda.

Nuda come lo stato naturale primigenio dell’essere umano, riscontrabile ancora nei bambini piccoli: Lei è Madre Natura che genera, cresce e dissolve ogni forma di vita. Il divino lila di vita e morte esprime la sua attività nella Natura: Lei crea, preserva e distrugge successivamente ogni forma di vita nell’Universo. La sua energia è onnipresente, e questo è simboleggiato dai capelli scarmigliati che si dipanano attorno a lei come un’aura: rappresentano la sua energia che tutto pervade.

Kali è l’Om eterno che risuona nelle sfere celesti, l’eterno canto del Sanathan Dharma (la legge spirituale eterna) che nutre e sostiene l’Universo. Nell’Om ogni cosa esiste: la materia, l’energia e i pensieri di ogni essere vivente. Uno dei tanti significati dei teschi appesi al collo è che Lei è presente invisibilmente nei pensieri più reconditi dell’essere umano. Kali rappresenta l’Eterno come vibrazione manifesta che tutto nutre e sostiene, e poggia il suo piede danzando nell’estasi dionisiaca della creazione sul petto del suo consorte, il Signore Shiva, lo Spirito immanifesto che, al di là dello stato vibratorio della creazione, è assorto nell’eterno samadhi, lo stato di assorbimento nello Spirito.

La sua lingua protesa in fuori simboleggia il kechari mudra che lo yogi raggiunge nelle pratiche avanzate del pranayama. Nella tradizione del kriya yoga del Bengala dell’est, il kechari mudra è il cuore della pratica del pranayama, e ci sono delle fasi introduttive e specifiche in seguito riguardo la sua pratica. Non solo.

Kali tiene in mano un testa mozzata: è la mente, l’ego del devoto che, grazie a una regolare e devota pratica del pranayama e della meditazione, viene reciso di netto e permette al devoto di andare oltre i limiti della coscienza egoica limitata. Questa è un’operazione necessaria alla crescita dello yogi e Madre Kali, consapevole di questo, chiede scusa al devoto per questa ingrata ma utile azione interiore. In India quando si fa un errore e si vuol chiedere scusa mostrandosi imbarazzati, si tira fuori la lingua come atteggiamento corporeo di scusa e riappacificazione. Paese che vai usanza che trovi.

Abbiamo detto che Kali danza su tutta la creazione: è la danza del movimento di vibrazione cosmica, nel quale tutte le cose vengono in manifestazione. Quando osa toccare col piede il petto del suo fiero consorte, il Signore Shiva, tira fuori la sua lingua come per dire: “Oddio, forse sono andata troppo oltre, forse non sto mostrandoGli il dovuto rispetto!” E quando il suo piede di vibrazione creatrice tocca il petto dello Spirito oltre la vibrazione, d’un tratto tutta la creazione cessa di esistere, assorbita nello Spirito Infinito.

Kali è rappresentata con quattro mani. La mano destra in alto è nel gesto di abhaya mudra, come per dire al devoto: “Figlio mio, io sarò sempre con te e sempre ti proteggerò ovunque tu vada!” La mano destra in basso simboleggia la kripa (Grazia) della Madre Divina, che dice al devoto: “Qualunque cosa mi chiedi io te la concederò! ” E su questo ci sarebbe molto da scrivere, perché spesso si chiedono delle cose senza discernimento spirituale (viveka) e che alla lunga si rivelano impedimenti, piuttosto che benedizioni. Per cui ogni devoto è tenuto a meditare profondamente, prima di chiedere cose che in realtà poi non si rivelano affatto utili per la sua evoluzione spirituale. Difatti coloro che hanno uno smodato attaccamento per le manifestazioni esteriori dell’energia materiale, saranno costretti a girare sulla ruota della rinascita, incarnazione dopo incarnazione, facendo su e giù tra gioia e dolore e mai trovando la pace del Cuore.

A Kolkata in alcuni templi tantrici Kali viene raffigurata con in mano un pashu, un cappio, col quale lega mani e piedi i suoi figli incatenandoli al mondo materiale di nascita e morte, legandoli con i doni materiali come ricchezze, figli, donne, uomini, possedimenti e tutto ciò che possa far dimenticare ai devoti la loro divina origine di nascita. Per cui i sinceri ricercatori spirituali che hanno capito l’effimero gioco della creazione, piangono ai piedi della Madre Divina implorandola di sciogliere il cappio che li tiene avvinti alla creazione materiale, permettendogli di esplorare la vastità dello Spirito infinito.

Costoro adorano la Madre del cosmo nella loro anima e, attraverso la meditazione profonda, s’immergono del suono dell’Om diventando uno con esso, saltando poi oltre lo stato vibratorio in seno allo Spirito, al di là della vibrazione del creato. Per cui Kali rappresenta l’agire di Madre Natura nell’Universo.

Le immagini di ogni devata dell’India rappresentano delle qualità del divino, e pertanto sono prettamente simboliche. Spero di avervi dato almeno un poco della mia esperienza dei viaggi in India e degli insegnamenti che quel popolo mi ha donato, e spero di avervi donato del materiale su cui poter riflettere e poter arricchire la vostra ricerca nel campo dello yoga. Gradirei i vostri commenti come feedback prezioso per i miei futuri post.