A proposito di asana…

Nell’ottuplice sentiero di Patanjali o Ashtanga Yoga, il terzo anga o stadio dello yoga è rappresentato da asana. Asana significa postura, posizione: nella tradizione del kriya yoga asana indica la postura seduta sul pavimento per intraprendere lo studio del pranayama e della meditazione. Ma l’India è un continente, e la scienza dello yoga disseminata dall’Himalaya a Capo Comorin contempla infinite variazioni di sfumature d’interpretazione, tutte assolutamente valide e con  ragioni storico-culturali che si rifanno all’ambiente, alle condizioni climatiche, alle epoche che le hanno generate.

Questa è una premessa e vorrei che chiunque pratichi lo yoga o meno la prendesse in esame, così da capire che ognuna delle pratiche yogiche valide a noi oggi pervenute hanno una loro ragion d’essere. L’asana non è soltanto esercizio ginnico: anzi, per la mia esperienza non lo è affatto. Perché? Semplice. In un esercizio ginnico automatico la mia mente può andarsene tranquillamente a spasso, e pur facendo quell’esercizio (per esempio sollevare un manubrio, saltellare con la corda) posso parlare, ascoltare musica e via dicendo. Date un occhiata all’interno di una qualsiasi palestra e giudicate voi stessi. Nell’asana il principio è opposto: il punto di forza delle posture yogiche è proprio la capacità di formare un tipo di mente allenata e disciplinata. Il corpo viene gradatamente conquistato dalla pratica degli asana, e reso dal praticante  veicolo adatto a  manifestare le qualità dello spirito. Credo che la differenza sia sostanziale. Oltre agli innumerevoli doni che gli asana elargiscono in leggerezza, salute radiante e saldezza del corpo. Non è poco, sperimentate voi stessi e valutate.

Conosciamo molti grandi talenti sportivi o dello spettacolo come ballerini, atleti di svariate discipline (pugili, calciatori, ginnasti, sciatori),attori, acrobati e via dicendo, ma spesso si nota che non c’è armonia tra il fisico statuario ed il controllo che hanno sulla  mente. Per loro il corpo è TUTTO, ma troppo spesso si percepiscono delle note stridenti nell’equilibrio delle loro personalità. Il praticante di yoga non disdegna affatto il corpo, anzi, ne ha una cura oculata e disciplinata, ma al contempo lavora al controllo della mente, dei sensi ed è teso alla coltivazione del proprio ambiente interno. Le due cose vanno inscindibilmente di pari passo nello yoga. La differenza tra i Devata (gli dei) e gli Asura (esseri demoniaci) come descritto nei Veda è sostanziale: i Devata praticano lo yoga per offrirne i  frutti della pratica all’Eterno, e non per se stessi; gli Asura per gratificare il piacere dei propri sensi e per ottenerne potere, prestigio, fama, nome, gloria. La celebrazione del proprio ego, insomma!

Il vero praticante usa gli strumenti evoluti degli asana per forgiare il suo corpo non solo per il giusto piacere, ma per avere energia da mettere a disposizione nel servizio verso tutti gli esseri senzienti, durante la sua esistenza terrena. Vedete dunque che cambiano molte prospettive. La prima cosa che gli asana donano è una salute radiante, che non si ottiene con denaro ma solo con un continuo, regolare e disciplinato lavoro su se stessi. “Mens sana in corpore sano”, dicevano i Latini. E dicevano bene, perché sapevano dell’inscindibile equilibrio  psicosomatico che intercorre tra mente e corpo. Nell’esecuzione degli asana anche un principiante si rende conto delle potenzialità di potersi liberare dalle limitazioni fisiche e dalle numerose distrazioni mentali, così da poter praticare per la mera gioia di praticare e non per ottenere un qualcosa. Anche se i molteplici benefici psicofisici seguiranno inevitabilmente. Ricordate, praticanti di ogni sistema, le vostre prime esperienza negli asana? Accanto alla fatica e allo stupore iniziali c’erano anche benessere, e tanto entusiasmo d’imparare. E quest’ultimo spero non abbandoni mai nessuno di noi, perché è il carburante che ci spinge attraverso quel mondo fantastico che è l’ottuplice sentiero dello yoga.

Praticate, diventate yogi esperti, ognuno con la sua sfumatura di bellezza che lo contraddistingue, e invitate gli altri a praticare, così da poter essere utili l’uno all’altro nel mutuo infinito perfezionamento.

Pranayama, ovvero l’uso cosciente del respiro

La parola Pranayama è composta da prana, che indica energia, luce, e yama, che indica regolazione, misurazione, controllo.Ricordo quando, appena diciassettenne, mi ingegnavo con le prime esperienze nell’uso del respiro secondo la tradizione yogica. Al solo pensarci oggi sorrido: quante peripezie affrontate per tentare di cavalcare la tigre del respiro! Ma già da quei primi rudimentali approcci col mio respiro, capivo che non è possibile praticare pranayama senza essere coscientemente vigili e stabiliti nel presente. È precisamente questo che percepisce chiunque si metta all’opera con il pranayama. Se la mente non è presente nel guidare il respiro, il processo diventa praticamente impossibile!

Col tempo e l’esperienza scoprii l’unità che sottende corpo, mente e respiro, tre anelli inscindibili che formano un’unica catena. Insomma, l’esperienza comune nelle pratiche respiratorie yogiche è la direzione della coscienza nel presente e l’interiorizzazione della consapevolezza.

Ecco perché il pranayama è uno degli elementi dell’ottuplice sentiero di Patanjali, o Ashtanga Yoga. La parola Ashtanga è composta da ashta, otto, e anga, membra.

La nostra mente vive quasi sempre o nelle ansie del futuro o nei rimpianti del passato: raramente è ben stabile nel presente. Vivendo nel presente noi effettuiamo invece un semplice ma fondamentale processo. Cioè spostiamo il nostro equilibrio dal sistema nervoso simpatico a quello parasimpatico, con l’effetto di ottenere sensazioni calmanti e rigeneranti, la diminuzione della frequenza cardiaca e respiratoria, la conseguente regolarizzazione della pressione sanguigna. Ritengo che già solo questi elementi, nel mondo caotico e veloce in cui viviamo, possano essere considerati un validissimo strumento di auto-aiuto e un inizio di autoconoscenza.
La pratica costante e regolare dona gradatamente qualità come serenità, autocontrollo, stabilità emotiva e psichica. La pratica personale e l’esperienza ottenuta con i miei allievi in tanti anni d’insegnamento mi portano a testimoniare la validità del pranayama, anche come preventivo di molti disturbi psicosomatici.

Questa è solo una breve introduzione, ma in seguito esploreremo questo tema, analizzandolo nei suoi molteplici aspetti, tipologia di pratiche, metodologie e implicazioni psiche-soma.

Sri Krishnamacharya in motion

Sri T. Krishnamacharya, morto nel 1989 a 101 anni, è il padre dello yoga come lo conosciamo oggi in Occidente. È stato infatti il maestro di suo figlio T.K.V. Desikachar, di B.S.K. Iyengar e di K. Pattabhi Jois, rispettivamente i fondatori del Viniyoga, dell’Iyengar yoga e dell’Ashtanga Yoga.
Negli anni trenta del novecento aprì una scuola di yoga, incoraggiata e promossa dal Maharaja di Mysore. È a quell’epoca che risale questo raro spezzone, una delle prime testimonianze filmate di asana:

La forza del respiro: seminario di pranayama

pranayama

La forza del respiro: si chiama così il seminario di tre ore che terrò la mattina di domenica 27 gennaio al Centro Surya di Civitavecchia. Praticheremo l’antica scienza indiana del respiro dalle 9.30 alle 12.30.
Tra i vantaggi del pranayama; migliore integrazione tra psiche e soma, maggiore capacità di ascoltarsi e di ridurre il livello di stress.
Se vuoi saperne di più, scarica il volantino.

Primo post

sukasana

Alla radice della parola sanscrita yoga c’è la radice indoeuropea yuj, che significa “attaccare”, “imbrigliare”, “soggiogare”. Anche il latino iugum e l’italiano giogo derivano da questo passato antichissimo. Sì, perché le prime testimonianze dello yoga risalgono almeno a 5.000 anni fa, nella valle del Gange.
L’essenza dello yoga è quindi l’unione: tra corpo e mente, tra energia individuale e universale, tra anima e divino. Per usare una parola più quotidiana e moderna, è anche condivisione, e dove può oggi un insegnante di yoga trovare il miglior luogo di condivisione se non in rete?
In Saluto al sole condividerò con amici, allievi e lettori esperienze, conoscenze, pratiche e passioni. Giorno per giorno.
Se intanto ti va, vieni a conoscermi meglio.