Come si chiude una cintura: manuale per l’uso

1380749_645524022146952_2008011804_n[1]

Pubblico questo breve post per i miei allievi che continuano a chiedermi come si chiude una cintura. Detto fatto. Ora avete un chiaro schema di lavoro, grazie al quale potrete esercitarvi sino a raggiungere la maestria! Praticate, praticate, praticate e…ci rivediamo a lezione!

Ritorno a Vraja-Mandala

Eccomi di nuovo con il primo post di questo nuovo anno 2014. Sono appena ritornato da un periodo di ritiro a Vrindavan, dove ho trascorso  dieci brevi ma intensi giorni, approfondendo la pratica del pranayama e della meditazione in uno dei posti più sacri di tutta l’India. Il periodo trascorso è stato proficuo, e mi ha permesso di sperimentare le sottili vibrazioni che da tempo immemorabile permeano quei luoghi incantati.

Ma andiamo indietro nel tempo. Il mio primo viaggio in India è stato a dicembre 1989 con prima tappa a Vrindavan, allora villaggio a 120 km da Delhi. Il nome di questa cittadina proviene dalla parola “Brinda”, che indica i cespugli di tulasi, una varietà di basilico ritenuto sacro (Ocimum Sanctum) dai Vaishnava che ricopre tutto il comprensorio di Vrindavan e “Vana”, che in sanscrito significa boschetto. Il tulasi è ritenuto essere l’incarnazione di Srimati Radharani, la compagna stessa del Signore Krishna.

Un tempo tutto il territorio di Vrindavan era una fitta foresta di tulasi: due piccoli boschi rimangono ancora nella zona di Nidhivan e a Seva Kunj. Si dice che la vera essenza di Vrindavan si perse nei secoli fino a quando nel secolo XVI fu riscoperta da Chaitanya Mahaprabhu che, visitandola nel 1515, riportò alla luce i sacri luoghi perduti associati con i passatempi trascendentali del Signore Sri Krishna. Grazie al suo divino potere spirituale Chaitanya Mahaprabhu svelò tutti i principali posti dei passatempi di Sri Krishna in Vrindavan attorno essa: il cosidetto Vraja-Mandala.

Dagli Hindu Vrindavan è considerata una città sacra ove recarsi in pellegrinaggio per l’adorazione di Krishna, e molti bhaktas o devoti di Radha-Krishna vi si recano annualmente per le festività principali. Pur avendola già vista per ben tre volte, sono ritornato con gioia per approfondire la mia conoscenza del Vraja-Mandala, il luogo delle divine attività del Signore Krishna. In questa preziosa occasione ho avuto modo di vedere antichi templi a dir poco stupendi nella campagna attorno Vrindavan, di mangiare ospite di ashram dove il tempo si è fermato, immerso nel paesaggio incantato di un’India medioevale.

Pavoni, scoiattoli, mucche con i loro vitellini di pochi giorni, martin pescatori che si libravano azzurri nel cielo ancor più azzurro. Aironi che sembravano fluttuare in aria per atterrare leggeri nei verdi campi di riso, dove i bufali tiravano i carri di foraggio guidati dai contadini, nel silenzio ovattato dell’alba indiana. Branchi di scimmie che girano ovunque, bambini che, come  le scimmie, ti tirano, ti chiamano, reclamano festosi la tua attenzione, ridendo gioiosi e chiedendoti da dove vieni.

Squarci di un vissuto di altre epoche, profumi di spezie, di brace fatta con lo sterco di mucca essiccato, il profumo del chai che sin dal primo mattino servono bollente nelle tazzine di terracotta. Il canto vibrante dei mantra al Divino nei circa cinquemila templi di Vrindavan sale col profumo inebriante degli incensi bruciati come offerta a Dio, la Persona Suprema. Gokula, la collina sacra di Govardhana, Barsana, Mathura e molti altre località del Vraja-Mandala sono degli affreschi di un’India rurale antica che va scomparendo, lentamente erosa dalla globalizzazione mondiale che inizia a presentarsi anche in quei posti.

Dovrei scrivere un post lunghissimo cari amici dello yoga, ma ho tentato di descrivere al meglio profumi, suoni della natura, scene, templi, statue delle divinità che a Vrindavan sono una gioiosa esplosione multicolore dei sensi, che cullati dallo scorrere silente del fiume sacro Jamuna, riportano l’anima in una dimensione di “eterno presente”. Tante cose ancora avrei da raccontarvi e lo farò nei post che seguiranno, perché le parole che oggi ho usato per dipingere la sacra terra di Bharata,  non descriveranno mai abbastanza le silenti meraviglie che i miei occhi hanno avuto la fortuna di ammirare in quei luoghi al di la del tempo. Mandate i vostri preziosi commenti!

Auguri!

800px-Hugo_van_der_Goes_-_The_Adoration_of_the_Kings_(Monforte_Altar)_-_Google_Art_Project[1]

Dopo tanti trascorsi di lezioni passate insieme in questo 2013 il centro Surya augura a voi tutti un sereno Natale di Pace e un nuovo Anno, all’insegna della pratica yoga e illuminato dalla Luce Interiore.

“La pratica dello yoga aiuta il corpo pigro a diventare attivo e vibrante. Trasforma la mente, rendendola armoniosa. Lo yoga aiuta a mantenere il corpo e la mente in armonia con l’essenza, l’anima, così che i tre siano fusi in uno”.

B.K.S.Iyengar

Asana: immagini da Surya

Questo blog è fatto soprattutto di parole. Il post di oggi vi rimanda alla fotogallery di Surya, dove troverete le immagini di alcuni degli asana che pratichiamo nel nostro centro Surya a Civitavecchia.

Le immagini sono divise per temi, e vi troverete anche gli asana rigeneranti e quelli eseguiti con la sedia. Sfogliate, guardate e praticate.

Vi aspettiamo nel centro yoga Surya per approfondire insieme divertendoci le diverse sfaccettature del meraviglioso metodo Iyengar.

Le benedizioni di un santo

imagesAQT69QJZ

“Un santo aveva il dono del far avverare le proprie parole: quello che diceva diventava vero. In qualunque città andasse, la gente del posto si recava da lui per avere il suo darshan e per ottenere le sue benedizioni.I l santo, che era anche pieno di compassione, rimuoveva l’infelicità della gente benedicendoli. Poiché le sue parole diventavano sempre vere, le benedizioni portavano sempre frutto. Ecco perché era così popolare.

Durante i suoi viaggi venne in una città dove, come al solito, molte persone si riunirono intorno a lui per ottenere le sue benedizioni.Tra coloro che cercavano le benedizioni, c’era un ladro. Egli venne di sera per avere il darsan del santo e chiese la sua benedizione.

Quando il santo lo benedisse, il ladro fu molto felice e si sentì certo che, per queste benedizioni, quando la notte sarebbe andato rubare, avrebbe avuto successo.Ma le cose andarono altrimenti.

Ogni volta che cercava che entrare in una casa, qualcuno in quella casa si svegliava e il ladro era costretto a fuggire. Egli provò in tre o quattro posti, ma in nessuno di questi ebbe successo.A causa del suo fallimento, il ladro si arrabbiò molto con il santo. Il mattino successivo tornò da lui e gli disse con rabbia,: “Tu sei un impostore! Tu dai false benedizioni alla gente.”

Il santo con molta calma gli domandò la ragione della sua rabbia e l’uomo rispose narrando quello che
era successo durante i suoi tentativi di furto la notte precedente. Avendo udito la sua storia, il santo osservò: “In questo caso, la benedizione ha portato frutto.” – ‘Come?’ Domandò il ladro con sorpresa. – “Fratello, per prima cosa dimmi se essere un ladro è un lavoro buono o cattivo…” – “E’ cattivo,” ammise il ladro, ma quindi si difese dicendo, “ma allora cosa si deve dire riguardo allo stomaco che deve essere nutrito?”

Il santo continuò con la sua spiegazione: “Non avere successo in un lavoro sbagliato significa che le benedizioni hanno davvero portato frutto. Ci sono molti altri modi per riempire lo stomaco. Tu devi accettare uno di questi. Per giungere a questa conclusione, era necessario che tu non avessi successo nel tuo lavoro di ladro.” Il ladro capì e informò il santo che in futuro avrebbe fatto qualche altro lavoro onesto. Si prostrò davanti al santo e se ne andò.”

Sri Ramana Maharishi