Pillole per ringiovanire

volare

 

Piccoli estratti del Maestro bulgaro Peter Deunov di un antico ma sempre nuovo insegnamento: il Dharma. Come diceva il Mahatma Gandhi “Satyam nasti paro dharma” e cioè “Non c’è Dharma più alto della Verità”.  La Verità ha un suo potere intrinseco strettamente collegato con la libertà interiore: più  Verità  viene riversata nelle nostre vite di ogni giorno, più acquisiamo il potere di liberarci dalle catene dell’ego, che ci tiene avvinti a vecchi schemi di pensieri, sentimenti e azioni che ci impediscono di rinnovarci e trovare la salute del corpo, la pace della mente e la Luce dell’Anima Universale. Non a caso Rishi Patanjali cita Satya come uno dei Yama fondamentali per la pratica dello yoga. Ecco perché non potremo mai scindere la pratica di ogni tipo di yoga (asana, pranayama, meditazione) dall’osservare i Yama e i Niyama. Sarebbe come, per una farfalla, provare a volare con le ali umide: non potrebbe librarsi nel tepore del  Sole primaverile e goderne appieno. Buon ringiovanimento!  

“L’amore rinnova la vita delle cellule… Se voi sapeste come soffrire e affrontare le prove, ringiovanireste. Voi invecchiate perché sfuggite alle vostre sofferenze senza apprezzarle, ma anche se non apprezzate la gioia invecchierete prematuramente. Così sarà anche se non avete ringraziato per tutto il bene che vi si è presentato. Il ringiovanimento è un processo fisico interiore.

Nel cervello e nel sistema simpatico, esistono ghiandole specifiche che l’uomo non è ancora capace di dirigere. Gli scienziati dei nostri giorni non conoscono ancora il ruolo di queste ghiandole; in futuro, quando comprenderanno il loro funzionamento, potranno utilizzarle come mezzo di ringiovanimento.

Non trattenete nel vostro animo i vostri difetti e neppure quelli degli altri: anche questo è un metodo di ringiovanimento. Soprattutto non trattenete quelli degli altri poiché vi contaminano. Ogni mattina, alzandovi, prendete il lobo delle vostre orecchie e massaggiate leggermente l’osso dietro l’orecchio per intensificare la circolazione dell’energia vitale.

Il digiuno è lodato per il rinnovamento dell’organismo. Dopo il digiuno, usate il più a lungo possibile un unico alimento al giorno che non richieda molta energia per la digestione e che non ecciti il vostro appetito. Così i vostri polmoni riceveranno maggior prana dall’aria e dall’acqua, e voi approfitterete al meglio dei succhi contenuti nel cibo.

Chi e giovane? È giovane chi è pronto in ogni momento ad aiutare gli altri; è giovane chi vive tutte le proprie difficoltà e sofferenze con gioia, chi studia, chi non mente, il coraggioso che lavora, chi è giusto e coscienzioso.”

Fonte: beinsadouno.it

 

Yoga e stati di coscienza

 

mente

 

 

Nel  post di oggi voglio parlare degli stati di coscienza di sonno, sogno e veglia, tanto citati nella letteratura del Vedanta e delle Upanishad. Come si alternano nell’arco della nostra giornata questi tre stati di coscienza e da cosa sono caratterizzati?  La differenza tra lo stato di veglia e quello di sogno sta nel fatto che durante la veglia la mente dipende dalle impressioni esterne, mentre nel sonno elabora le proprie impressioni e ne gode, utilizzando ovviamente il materiale delle ore di veglia. Nello stato di veglia esistono a prescindere dalla mente.

Ogni mattina quando vi svegliate ritrovate gli stessi oggetti. Nei sogni, però, gli oggetti esistono solo finchè c’è la mente, fino a quando dura il sogno, poiché le creature di sogno sono create dalla mente. Nel sogno è la stessa mente che crea e proietta le creature di sogno, traendole dal materiale fornito dalle esperienze di veglia con qualche modifica. Quando la mente ritorna nello stato di veglia, tutti gli oggetti di sogno svaniscono.

Lo stato di veglia: un lungo Sogno.

Sognate di essere un re, godete diverse forme di piacere regale, ma non appena vi svegliate tutto svanisce… Non siete tristi per la perdita, perchè sapete che le cose del sogno sono ireali. Lo stesso vale anche nella coscienza di veglia: se siete ben saldo nell’idea che il mondo sia una proiezione illusoria non proverete dolore.

Quando conoscerete Brahman (il vero Tattwa), anche la coscienza di veglia vi apparirà come un lungo sogno (dirgha svapna). Lo stato della coscienza di veglia non esiste né nel sogno né nel sonno profondo; per questo è illusorio. La Realtà esiste sempre, in tutte le condizioni o stati. Svegliatevi e realizzatelo, praticanti dello yoga! Svapna-Jagrat (sognare nello stato di veglia) significa costruire castelli in aria (manorajya), ricordare eventi e cose del sogno, ricordare le cose del passato nello stato di veglia.

Il sonno profondo.

Quando la mente entra nella puritat nadi si è nel sonno profondo. Nel sonno profondo senza sogni cessa ogni forma di coscienza empirica. In questo stato non c’è il gioco della mente; non vi è raga né dvesha (attrazione e repulsione, simpatie e antipatie). La mente rimane assorta (laya) nella sua causa, viene riassorbita in se stessa (manolaya); non vi è neppure la manifestazione degli organi dei sensi. Questo stato di sonno non è negativo o un totale non-essere.

Quando ci svegliamo abbiamo il netto ricordo di un felice e corroborante riposo: il sonno profondo. Il sé continua ad esistere, anche se privo di esperienze. La coscienza è continua. Quando vi risvegliate sapete di essere esistiti anche durante il sonno. Sentite di esistere sempre. Un attento studio degli stati di veglia, sonno e sonno profondo è di immenso aiuto per una chiara comprensione della filosofia yoga del Vedanta.

Questi tre stati sono inoltre presi in esame anche durante la pratica del rilassamento e della meditazione, dove la mente viene guidata ed osservata per capire i suoi meccanismi più reconditi e come questi meccanismi influenzino il nostro vivere quotidiano. Lo yoga, come Patanjali ci ricorda all’inizio degli Yoga Sutra, è il placarsi delle onde fluttuanti della mente che ci tengono avvinghiati a questo…mondo di sogno, creato dalla mente stessa. Nella pratica dello yoga bisogna sempre tener conto della stretta interdipendenza tra corpo, mente ed emozioni, ed ogni praticante è uno scopritore, il laboratorio di se stesso. Chi si avvicina allo yoga avrà sempre la gioia di fare le proprie scoperte attraverso l’esperienza della pratica personale. In quel laboratorio interiore ognuno di noi avrà accesso a una migliore comprensione di se stesso.

Fonte: Swami Shivananda – La mente – Vidyananda editore

Eyal Shifroni nostro ospite a Civitavecchia

eyal

Ho conosciuto Eyal Shifroni, insegnante israeliano senior, in un intensivo  a Varna, in Bulgaria a luglio di questo anno. L’avevo già seguito in ciò che scriveva e aveva pubblicato e ne sono rimasto gioiosamente colpito. Così gli ho espresso il desiderio di poterlo avere ospite da noi in Italia, ed ecco questo evento è nato. Erano due anni che lo “osservavo da lontano”, colpito da quella sua pace e profondità di esposizione dello yoga: nei suoi libri traspare un barlume di ciò che è la sua vaste conoscenze. E tutta questa conoscenza la condivide con noi insegnanti e studenti in maniera umile, semplice e chiarissima, senza mai ostentare, senza mai gridare per farsi capire.

Quel desiderio a lungo accarezzato è divenuto realtà: Eyal sarà a Civitavecchia per tre giorni dall’1 al 3 maggio 2015 per i 25 anni di attività del Centro Yoga Surya, organizzato  assieme al centro Corpo Mente di Adriana Calò.

Praticheremo insieme  per tre giorni con questo stupendo insegnante, in un monastero a picco sul mare di S. Marinella, nella tranquillità e nel silenzio.

Per saperne di più scarica il volantino:

Flyer Eyal Schifroni Maggio 2015

Vi aspettiamo per condividere questo sogno assieme.

Restare con il nostro respiro

respira e sorridi

Un piccolo gioiello tratto dagli insegnamenti di Tich Nath Han, umile ma geniale monaco vietnamita, che ho conosciuto poco più di dieci anni fa, meditando assieme in un’antica chiesa di Roma, in una umida serata invernale romana, durante un seminario organizzato da Corrado Pensa.

La genialità di questo piccolo-grande monaco sta nel fatto di aver messo alla portata di chiunque il corpus dell’ insegnamento buddhista, rendendolo accessibile e praticabile sia per il meditatore esperto che per la massaia oberata dai doveri casalinghi: ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e formazione interiore, può praticare la consapevolezza del respiro nell’attimo presente, qualsiasi cosa stia facendo.

Sia camminando, che lavorando, che studiando, che guidando, possiamo allenare il potere di essere consapevoli nell’attimo di Eterno Presente dove la nostra anima ritrova la sua espansione di libertà, riscoprendo le sue vere radici di Infinito. Godetevi questo breve ma intenso momento meditativo. Praticatelo più volte nel corso della giornata. Prendete dimora all’interno del vostro Sé che è unito con il soffio del respiro universale. La vostra anima inizierà pian piano a parlarvi e…voi inizierete a ricordare la vostra origine divina. Buon respiro consapevole a voi tutti!

Kali: la Madre Cosmica

kali ma, litografia, Calcutta

Il post di oggi segue il precedente su Shiva, Signore degli yogi, e parlerà di una delle figure più terrifiche e misteriose del pantheon hindu: Kali, la Madre Divina. Il mio andare ogni anno in India, ha fatto del Bengala dell’est e di Kolkata (Calcutta) praticamente la mia seconda patria. Li, ho avuto la grazia di conoscere il mio Guruji, li ho conosciuto confratelli, amici e padre e madre spirituali.

Kolkata è uno dei misteri di contraddizione dell’India, ma piena di storie di grandi santi che in quell’angolo di India sono nati e hanno segretamente vissuto il loro dramma terreno. Nelle case di ogni hindu che si rispetti vedrete sempre immagini di Krishna, Radha, Rama, Ganesha, Hanuman, ma nessuno oserà mai mettere immagini di Kali, considerate troppo “forti” come iconografia. Nessuno tranne…i bengalesi! Per loro Madre Kali è un simbolo dei più sacri che esistano, ed hanno un rapporto viscerale con questo aspetto di Dio come Madre Natura.

Ma cerchiamo di capire perché gli antichi Rishi hanno rappresentato Kali con questa iconografia e cosa in realtà rappresenta. Dobbiamo sempre andare al di là della mera rappresentazione esteriore, e comprendere che i Rishi del passato hanno voluto lasciarci dei simboli da decifrare inerenti le realtà interiori: questo è da tenerlo sempre presente, altrimenti la nostra mente, che è temporale e limitata si abbarbica all’immagine esteriore, dimenticando il reale significato di Kali e quel che può risvegliare nel cuore di ogni sincero ricercatore spirituale.

Questa effige è stata per decenni male interpretata specialmente in Occidente e non solamente in India. La sua immagine fu usata come spauracchio dall’impero colonialista britannico che diffuse tante inesattezze a scopo politico e di dominio, una delle quali fu la setta dei Thugs che sacrificavano le proprie vittime a Kali. Ma vediamo cosa in realtà significa la figura di Kali. Ho girato molti templi del Bengala e non solo, e Kali spesso viene rappresentata nuda.

Nuda come lo stato naturale primigenio dell’essere umano, riscontrabile ancora nei bambini piccoli: Lei è Madre Natura che genera, cresce e dissolve ogni forma di vita. Il divino lila di vita e morte esprime la sua attività nella Natura: Lei crea, preserva e distrugge successivamente ogni forma di vita nell’Universo. La sua energia è onnipresente, e questo è simboleggiato dai capelli scarmigliati che si dipanano attorno a lei come un’aura: rappresentano la sua energia che tutto pervade.

Kali è l’Om eterno che risuona nelle sfere celesti, l’eterno canto del Sanathan Dharma (la legge spirituale eterna) che nutre e sostiene l’Universo. Nell’Om ogni cosa esiste: la materia, l’energia e i pensieri di ogni essere vivente. Uno dei tanti significati dei teschi appesi al collo è che Lei è presente invisibilmente nei pensieri più reconditi dell’essere umano. Kali rappresenta l’Eterno come vibrazione manifesta che tutto nutre e sostiene, e poggia il suo piede danzando nell’estasi dionisiaca della creazione sul petto del suo consorte, il Signore Shiva, lo Spirito immanifesto che, al di là dello stato vibratorio della creazione, è assorto nell’eterno samadhi, lo stato di assorbimento nello Spirito.

La sua lingua protesa in fuori simboleggia il kechari mudra che lo yogi raggiunge nelle pratiche avanzate del pranayama. Nella tradizione del kriya yoga del Bengala dell’est, il kechari mudra è il cuore della pratica del pranayama, e ci sono delle fasi introduttive e specifiche in seguito riguardo la sua pratica. Non solo.

Kali tiene in mano un testa mozzata: è la mente, l’ego del devoto che, grazie a una regolare e devota pratica del pranayama e della meditazione, viene reciso di netto e permette al devoto di andare oltre i limiti della coscienza egoica limitata. Questa è un’operazione necessaria alla crescita dello yogi e Madre Kali, consapevole di questo, chiede scusa al devoto per questa ingrata ma utile azione interiore. In India quando si fa un errore e si vuol chiedere scusa mostrandosi imbarazzati, si tira fuori la lingua come atteggiamento corporeo di scusa e riappacificazione. Paese che vai usanza che trovi.

Abbiamo detto che Kali danza su tutta la creazione: è la danza del movimento di vibrazione cosmica, nel quale tutte le cose vengono in manifestazione. Quando osa toccare col piede il petto del suo fiero consorte, il Signore Shiva, tira fuori la sua lingua come per dire: “Oddio, forse sono andata troppo oltre, forse non sto mostrandoGli il dovuto rispetto!” E quando il suo piede di vibrazione creatrice tocca il petto dello Spirito oltre la vibrazione, d’un tratto tutta la creazione cessa di esistere, assorbita nello Spirito Infinito.

Kali è rappresentata con quattro mani. La mano destra in alto è nel gesto di abhaya mudra, come per dire al devoto: “Figlio mio, io sarò sempre con te e sempre ti proteggerò ovunque tu vada!” La mano destra in basso simboleggia la kripa (Grazia) della Madre Divina, che dice al devoto: “Qualunque cosa mi chiedi io te la concederò! ” E su questo ci sarebbe molto da scrivere, perché spesso si chiedono delle cose senza discernimento spirituale (viveka) e che alla lunga si rivelano impedimenti, piuttosto che benedizioni. Per cui ogni devoto è tenuto a meditare profondamente, prima di chiedere cose che in realtà poi non si rivelano affatto utili per la sua evoluzione spirituale. Difatti coloro che hanno uno smodato attaccamento per le manifestazioni esteriori dell’energia materiale, saranno costretti a girare sulla ruota della rinascita, incarnazione dopo incarnazione, facendo su e giù tra gioia e dolore e mai trovando la pace del Cuore.

A Kolkata in alcuni templi tantrici Kali viene raffigurata con in mano un pashu, un cappio, col quale lega mani e piedi i suoi figli incatenandoli al mondo materiale di nascita e morte, legandoli con i doni materiali come ricchezze, figli, donne, uomini, possedimenti e tutto ciò che possa far dimenticare ai devoti la loro divina origine di nascita. Per cui i sinceri ricercatori spirituali che hanno capito l’effimero gioco della creazione, piangono ai piedi della Madre Divina implorandola di sciogliere il cappio che li tiene avvinti alla creazione materiale, permettendogli di esplorare la vastità dello Spirito infinito.

Costoro adorano la Madre del cosmo nella loro anima e, attraverso la meditazione profonda, s’immergono del suono dell’Om diventando uno con esso, saltando poi oltre lo stato vibratorio in seno allo Spirito, al di là della vibrazione del creato. Per cui Kali rappresenta l’agire di Madre Natura nell’Universo.

Le immagini di ogni devata dell’India rappresentano delle qualità del divino, e pertanto sono prettamente simboliche. Spero di avervi dato almeno un poco della mia esperienza dei viaggi in India e degli insegnamenti che quel popolo mi ha donato, e spero di avervi donato del materiale su cui poter riflettere e poter arricchire la vostra ricerca nel campo dello yoga. Gradirei i vostri commenti come feedback prezioso per i miei futuri post.