SI, viaggiare!

Asana ristorative

Spesso succede che a causa del lavoro, di viaggi in auto, treno o aereo siamo costretti a rimanere forzatamente seduti per lungo tempo con dolorose sensazioni alla schiena quando ci si rialza. Questo accade anche dopo lunghi percorsi in bicicletta o correndo: abbiamo la stessa sensazione di rigidità.

Il quadricipite femorale e l’ileopsoas si accorciano in queste circostanze, creando un nucleo di tensione che non solo accorcia la muscolatura delle gambe, ma crea inoltra debolezza nel giunto articolare dell’anca stessa. Osservate la prima figura in alto, pavanamuktasana. La gamba a terra si riallunga, mentre la gamba portata al torace si rilassa dalla tensione.

Nel piegare la gamba fatelo in maniera da non creare tensione nel giunto articolare della testa del femore. Nell’estendere la gamba in terra, premete saldamente il tallone sul pavimento mantenendo la coscia premuta che spinge verso il basso e che ruota verso l’interno, ed allungandola verso il tallone. Allontanare il tallone a terra in direzione opposta a quella dell’anca. Alternate con l’altra gamba praticando almeno tre volte per lato.

Nella seconda figura in basso, adho mukha virasana, l’ileopsoas si distende e la colonna lentamente riottiene la sua lunghezza originaria. Fate scivolare i glutei verso i talloni ed estendete le braccia oltre il capo. Usate un cuscino a sostegno del torace per ottenere un buon effetto rigenerante e…buona pratica ristorativa!

Lo yajna del pranayama 1

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Il pranayama è ritenuto la scienza suprema per ottenere la purificazione e il controllo della mente (chitta) e la liberazione dalla dualità di attrazione e repulsione. Cominceremo con questo post un lungo viaggio nel mondo del pranayama, dove esploreremo molti aspetti sconosciuti di questo mondo misterioso e ci soffermeremo sull’approfondimento di tecniche, riferimenti ai Veda e implicazioni tra le scritture e la pratica del pranayama, elementi indissolubilmente legati tra loro. Racconterò riguardo a quel che ho appreso e sperimentato nei miei viaggi in India, dove ho conosciuto i risvolti più esoterici del pranayama. Molti saranno gli aspetti trattati di questo vastissimo tema dalle infinite potenzialità. E’ una scienza psicosomatica, in quanto esplora le complesse connessioni esistenti tra le mente e il corpo e come ristabilire armonia ed equilibrio tra i due. Sarà un viaggio affascinante e dai molti risvolti pratici, che spero potranno essere utili come ispirazione per la vostra pratica quotidiana di questa sacra vidya (conoscenza).

Un punto di riferimento fondamentale per i praticanti del pranayama è la Bhagavad Gita, un codice “criptato” per i praticanti di questa sacra scienza. Nel capitolo IV versi 29-30 il Signore Krishna insegna al suo discepolo Arjuna diverse modalità di yajna (sacrifici) per ottenere la liberazione e diverse tipologie di yogi.

Tra i vari yajna descritti c’è il kumbhaka pranayama, ovvero la fusione di prana e apana, due delle cinque arie principali (vayus) che controllano il corpo umano, all’interno del canale sottile principale che si trova dentro la spina dorsale dello yogi: sushumna nadi.

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Il corpo del praticante di pranayama è l’altare dove si svolge il sacrificio, la sacra cerimonia del fuoco (agni-hotra), l’inspirazione (puraka) è l’offerta sacrificale e l’espirazione (rechaka) è il fuoco sacro che brucia le offerte. La ritenzione del respiro (kumbhaka) è il momento dove l’offerta sacrificale viene consumata nel fuoco dell’espirazione (rechaka) e dove fiamma e offerta si fondono in un fuoco purificante. l’immagine che apre il post è molto eloquente come spiegazione.

Da questo processo lo yogi consegue la conoscenza (vidya) per avere il controllo del suo respiro (pranayama vidya). Prana risiede nel torace superiore, dove il respiro affluisce. Apana risiede nella parte inferiore del torace, dove il respiro fuoriesce. Quando questi due vayus si fondono nell’inspirazione, si ha lo stato di puraka kumbhaka. Quando apana si connette con prana e fuoriesce grazie all’espirazione, si ha lo stato di vuoto di rechaka kumbhaka.

Grazie alla pratica regolare e costante, assimilando questa conoscenza grazie all’esperienza giornaliera, lo yogi rende il Pranayama vidya un parte fondamentale della sua conoscenza, del suo essere (buddhi). Lo yogi dona alla sua anima (atma) l’offerta del soffio vitale, del suo “Io”, della sua saggezza e della sua conoscenza come oblazione sacrificale(Atmahuti) .

Lo yogi offre il respiro del suo essere a Dio come sacrificio e riceve il respiro della vita dal Signore come sua benedizione. Il prānā nel corpo dell’individuo (jivātmā) è parte del respiro cosmico dello Spirito Universale (Paramātmā); attraverso la pratica del prānāyāma si compie il processo di armonizzare il respiro individuale con il respiro cosmico. Se desiderate una mente controllata, per prima cosa regolate il vostro respiro, poiché quando questi è sotto controllo, il cuore sarà in pace: un respiro spasmodico porta invece il cuore in agitazione. Prima di iniziare qualsiasi attività regolate il respiro che addolcirà il vostro carattere, calmerà il vostro spirito. La chitta (un aspetto della mente) è come un carro aggiogato ad un tiro di cavalli potenti. Uno di essi è prānā (respiro), l’altro è vāsanā (desiderio). Il carro si muove nella direzione del cavallo più potente; se viene regolarmente praticato il controllo del respiro, si ha controllo dei desideri, si tengono a freno i sensi e si calma la mente. Se prevale il desiderio, si ha invece respiro disordinato e mente agitata e turbata. Per questa ragione lo yogi impara la scienza del respiro che, moderato e controllato, regola la mente e ne calma il moto costante.

 

Fonte: Teoria e pratica del pranayama – B.K.S.Iyengar

Pramana, Viparyaya e Vikalpa nella pratica degli asana

 

Il post che vi propongo oggi è la traduzione di un interessante articolo scritto nel suo blog dall’insegnante di Iyengar yoga israeliano Eyal Shifroni, che ritengo essenziale per dare ad ogni praticante quella consapevolezza interiore durante lo studio degli asana, senza la quale la nostra pratica si riduce ad una sterile sequenza di asana da eseguire meccanicamente. In realtà lo yoga è molto, molto di più di asana eseguiti roboticamente in sequenza.. Leggiamo cosa Eyal Shifroni ha da dire riguardo le posture e il modo in cui il nostro sguardo interiore dovrebbe attivarsi durante la nostra pratica.

Nel suo Yoga Sutras Patanjali discute sui cinque tipi di vrittis, o fluttuazioni della coscienza. “I vrittis sono differenti tipi di pensieri o attività mentali. Quali sono queste cinque vrittis? (Le attività mentali) sono causate da conoscenza valida (pramana), illusione (viparyaya), delusione (vikalpa), sonno (nidra) e memoria (smriti)”  (Sutra 1.6 da Light on Yoga Sutras of Patanjali, di B.K.S.Iyengar). La conoscenza non corretta è quando noi pensiamo di conoscere qualcosa, ma in realtà ci sbagliamo. La concettualizzazione, delusione o fantasia (vikalpa) è una condizione nella quale la nostra mente crea una percezione che non è basata sui fatti attuali. Gran parte dei nostri pensieri sono fantasie ed immagini che non sono basate sulla realtà. La nostra mente ha la capacità di creare interi mondi immaginari.

Nelle nostre vita quotidiane siamo costantemente immersi in queste vrittis; Patanjali scrive che  “Yoga è la cessazione dei movimenti della coscienza” e che una volta che l’attività si ferma, “l’osservatore”  o principio cosciente del nostro essere, “vi permane in tutto il suo vero splendore” (da Sutra 1.2 a 1.3). Si possono intraprendere lunghi discorsi e teorizzare molte ipotesi sul concetto di “cessazione dell’attività mentale” e cosa Patanjali realmente intendeva su questo. In ogni caso Patanjali non esclude tutta l’attività della mente e indica (nel Sutra 1.5) “che l’attività mentale può essere dolorosa e non dolorosa”.

Nella vita d’ogni giorno noi vogliamo che le nostre azioni siano basate sulla conoscenza valida (pramana) e non sulla conoscenza non corretta (viparyaya) o su immagini inconsistenti (vikalpa). Mentre pratichiamo gli asana noi possiamo, attraverso la nostra esperienza fisica, consapevolezza, osservazione e correzione stabilire una corretta conoscenza.

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Per esempio, quando ci riallunghiamo in Urdhva Baddhangulyasana, noi vogliamo estendere l’intera colonna in maniera tale che nel torace la parte dietro sarà ugualmente estesa come la parte davanti. Ma spesso, a causa di una insufficiente mobilità articolare nelle spalle o a mancanza di consapevolezza, noi estendiamo la parte frontale del torace a detrimento della schiena, così che la schiena ne risulta in effetti accorciata. Questo è un esempio di “conoscenza non corretta”. Pensiamo che stiamo estendendo, mentre in pratica stiamo accorciando… In realtà riallunghiamo la nostra colonna frontale ma accorciamo il retro della nostra colonna. Una delle ragioni è che la consapevolezza del nostro corpo è carente: siamo consapevoli maggiormente del davanti del corpo, semplicemente perché lo vediamo; quel che accade nella schiena è in maggior parte inesistente per noi.

Così da portare consapevolezza nella schiena, noi possiamo praticare la posizione con la nostra schiena al muro (o ad un’angolo del muro). Da qui, possiamo usare il senso del tatto per capire il posizionamento della nostra schiena. Col portare consapevolezza nella schiena, noi possiamo correggere la nostra conoscenza-non corretta, e apprendere come riallungare in maniera uguale la parte avanti e dietro della colonna, e muoversi così da viparyaya a pramana.

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Tale pratica che coltiva la consapevolezza può sviluppare una conoscenza valida circa una parte importante della realtà: il nostro corpo. Percependo correttamente il posizionamento del nostro corpo nello spazio e le varie attività che svolgiamo con esso, ci stiamo aprendo alla corretta percezione di ciò che è giusto e sbagliato in altre aree della nostra esperienza. Inoltre, la pratica corretta che è svolta con osservazione riflessiva può rimodulare e donarci, attraverso l’esperienza fisica, un senso di distinzione tra giusto e sbagliato. Questa abilità è la base per fissare pramana, o valida percezione della realtà.

Cos’è che costruisce il pramana?

Patanjali dice “la conoscenza valida è diretta (pratyaksha), dedotta (anumana) o provata come reale (agama)”. Quando iniziamo a praticare, non abbiamo la diretta percezione basata sui dati sensoriali e dobbiamo basarci sull’evidenza esterna, che vuol dire, ascoltare ciò che ci dice l’insegnante, o leggere libri sullo yoga ed apprendere da questi (agama). Più tardi, quando iniziamo a ravvisarne lo scopo, possiamo trarne delle conclusioni o delle deduzioni razionali in merito (anumana). Solo quando diveniamo abili e maturi possiamo raggiungere la percezione intuitiva diretta della realtà che sperimentiamo (pratyaksha).

Iyengar racconta del suo sentiero dello yoga (volume 3 di Astadala Yoga Mala) e dice “Capovolgendo il sutra 1.7 di Patanjali, imparai l’importanza del sadhana. Presi ogni asana, Utthita Trikonasana, Tadasana o Vrshikasana come una scrittura spirituale (agama). Per me ogni asana divenne un libro di letteratura. Sapendo che ogni asana è un’icona archetipica del corpo, lavorai per ottenere quella raffinatezza in ognuna. Per questo usai il riferimento di Patanjali, per applicare la mia stessa immaginazione logica (anumana). Quindi, praticai usando i props e gli aggiustamenti in diverse maniere. Improvvisamente, sperimento naturalezza, armonia, padronanza e ritmo nelle varie parti del corpo, e leggerezza nella mente. Questo senso d’armonia nel corpo e di leggerezza nella mente mi condusse alla valida conoscenza (pramana). Questa valida conoscenza mi portò alla percezione intuitiva (pratyaksha-pramana)”.

L’arte di sapersi rilassare 1

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La vita moderna è diventata molto complessa. La lotta per l’esistenza si è fatta molto competitiva. Una grande quantità di usura costante, mentale e fisica, viene imposta all’umanità attraverso ritmi lavorativi pesanti  e modalità di vita innaturali. L’essere umano ha acquisito molte abitudini artificiali. Attraverso atteggiamenti posturali scorretti, ha portato tensioni ai suoi muscoli e nervi e ha dimenticato i principi fondamentali del rilassamento.

Se voi praticate il rilassamento regolarmente nessuna vostra energia verrà dissipata. Sarete molto attivi ed energici. Durante il rilassamento i muscoli e i nervi sono a riposo. Il prana e l’energia sono conservati e immagazzinati. La maggior parte delle persone disperde la loro energia creando dei movimenti inutili e impegnando muscoli e nervi forzatamente. Alcuni scuotono le gambe senza necessità mentre sono seduti. Altri tamburellano con le dita delle mani sulla tavola, lasciando vagabondare la loro mente. Alcuni fischiettano. Molti scuotono il capo, con tic nervosi: la loro energia è dissipata attraverso movimenti non necessari dovuti alla mancanza degli elementi di base della scienza del rilassamento.

Attenzione: non scambiate la pigrizia per rilassamento! La persona pigra è inattiva, piena di letargia e inerzia. La persona che pratica il rilassamento rigenera se stessa. Ha vigore, forza, vitalità e resistenza. Non permette mai che nemmeno una piccola quantità della sua energia venga dispersa.  Realizza una gran mole di lavoro in un tempo minimo. Persone con nature facilmente irritabili non possono godere della pace mentale: il cervello, i nervi e i muscoli sono sempre sotto una grande tensione. Sebbene possano essere dotati di forza fisica sono in realtà deboli, poiché perdono l’equilibrio della loro mente con estrema facilità.

Se veramente volete godere di una pace indisturbata e raggiungere la gioia, dovete applicarvi per ottenere una mente calma ed equilibrata, attraverso lo sradicamento di impulsi come preoccupazione, paura e rabbia. Se vi preoccupate di frequente, svilupperete un’abitudine alla preoccupazione: la vostra vitalità ed energia vengono risucchiate, muscoli e nervi sono sempre in tensione e contrazione. Il continuo sorgere d’impulsi e contro-impulsi o la repressione di questi causa ancora più tensione nel cervello, nel sistema nervoso e nell’apparato muscolare. Difatti molte sono le persone schiavi dei loro impulsi. Sono scaraventati qua e là, come in balia di un uragano. Ecco che non possono godere della pace mentale.

La scienza del rilassamento è un’ antica conoscenza dello yoga. Può essere appresa velocemente. Il rilassamento dei muscoli è fondamentale tanto quanto la loro contrazione. Possiamo dividere il rilassamento in fisico e mentale. Nel rilassamento fisico dovete sapere come rilassare tutti i muscoli del vostro corpo: questo rigenererà sia la mente che il corpo. La tensione muscolare verrà sciolta e il silenzio si espanderà in tutte le cellule. Quando praticate il rilassamento pensate alla calma e alla forza che state incamerando. Chi pratica questa scienza dello yoga raramente sperimenta stanchezza. Quando ci si rilassa, l’energia scorre nei nervi proprio come l’acqua tiepida scorre da un rubinetto che viene aperto. Come ogni attività artistica il rilassamento va praticato regolarmente, per farlo diventare man mano una seconda natura. Nei prossimi post illustrerò le varie tipologie di rilassamento, dove agiscono, come praticarle e il modo in cui lo yoga dona sollievo dallo stress, tagliandone le radici e instaurando al suo posto un senso di radiante benessere.

Parivrtta sthiti: la sinfonia del corpo che ruota

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Parivrtta Sthiti è il termine usato nello yoga per indicare gli asana che ruotano la spina dorsale sul proprio asse estendendola e riallungandola. Parivrtta in sanscrito significa voltato, ruotato: è la capacità della colonna di poter girare alternativamente a destra e a sinistra e creare spazio tra le vertebre.

Come viene descritto nella foto, in lingua inglese, le rotazioni creano un “effetto-strizzaggio” degli organi interni nel cavo addominale. Questa azione aiuta a purificare il fegato e gli altri organi interni guidando il sangue e il sistema linfatico nei vasi più grandi del sistema cardiocircolatorio, drenando le tossine e poi eliminandole. ILinfa e sistema linfatico
l sistema linfatico consente alla linfa di fluire nei tessuti corporei purificando ogni angolo dell’organismo, prima di riversarsi nelle vene toraciche.Linfa e sistema linfatico
Parallelo al sistema cardiocircolatorio, il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli di fluidi nei tessuti ed è considerato il baluardo di difesa del nostro organismo.

Spiegherò ora l’asana sopra raffigurato e le zone del corpo interessate nella torsione. L’asana in questione è Parsva Siddhasana (Siddhasana ruotato), e quì i muscoli addominali sono il motore principale nei Parivrtta Sthiti . L’addome è  assistito da altri muscoli come lo sternocleidomastoideo (lati del collo), il latissimus dorsi (gran dorsale) e il tricipite da un lato, e supportati dal bicipite e i tendini dall’altro, per far si che la torsione aumenti e divenga più intensa.Il tutto con un magnifico effetto di riallungamento e rotazione nei processi spinali, che imbeve i dischi intervertebrali di linfa fresca e irrora i nervi spinale di nuovo sangue ossigenato, migliorandone l’efficienza.

A volte le rotazioni rappresentano una sfida per lo studente, ma questi asana hanno il potenziale di condurre la mente dei praticanti in uno stato di neutralità. Fisicamente parlando l’allungamento procurato dai Parivrtta Sthiti riporta la spina dorsale in un atteggiamento posturale neutro, rispetto al piegarsi in avanti o all’arcuarsi indietro. Da un punto di vista più meditativo il fatto di ruotare il canale centrale del corpo (la colonna), offre al praticante una ulteriore possibilità di guardare in ogni direzione e, in ultimo, di stabilire la propria coscienza nel punto dove la dualità (desiderio e repulsione) inizia a tramontare, per essere lentamente assorbita dalla pace dell’anima. Praticate, sperimentate e ascoltate la sinfonia del vostro corpo risuonare nelle profondità della vostra mente stabilizzata dallo Yoga.