Lo yoga in una sedia

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Un prop che spesso viene usato nelle pratiche dello yoga con supporti, è una sedia pieghevole in metallo. Il tipo migliore di sedia è robusta, stabile e con una seduta che non collassi quando vi si pone peso sopra, con ampio spazio tra l’arco dello schienale e il sedile. Generalmente anche una sedia ordinaria potrebbe essere adatta par lavorare alcuni asana ma il modello di metallo è il più versatile. La sedia viene utilizzata per le torsioni, per gli asana ristorativi, spesso tenuti a lungo, e per gli archi  all’indietro.

Non utilizzate sedie con soffici imbottiture sul sedile poichè impediscono una buona stabilità della seduta. Una semplice sedia pieghevole può essere utilizzata per riallungare e tonificare il corpo al pari di molti sofisticati attrezzi ginnici, conoscendone il corretto utilizzo. Grazie a questo semplice attrezzo  ci si può riallungare in avanti, arcuare indietro, ruotare di lato, irrobustire le braccia, dare sollievo al mal di schiena, alle contratture nelle spalle e fare le capovolte in maniera sicura e confortevole per il collo.

Ma non solo. La sedia può essere utilizzata in molte altre modalità come per esempio il supporto per gli asana in piedi. Permette gli studenti che praticano da poco tempo e di ogni età di affrontare la sfida di asana che richiedono un certo impegno fisico, specialmente studenti più anziani e con problemi fisici. Praticanti con problemi di equilibrio trovano che l’uso della sedia (in Sarvangasana e Halasana per esempio) aiuta a ritrovare il loro centro senza cadere durante l’esecuzione dell’asana.

Questo vuol dire che tutta quella energia che sarebbe stata impiegata nel lottare per raggiungere e mantenere la postura, viene invece utilizzata per goderne gli effetti rigeneranti. Con il tempo e aumentando l’abilità e l’esperienza, ho potuto riscontrare che molti studenti sviluppano l’equilibrio per praticare senza la sedia, approcciandosi ad una pratica più matura.

Ma l’uso della sedia non va solamente visto come aiuto per eventuali problemi di esecuzione dell’asana. Spesso l’esperienza mi ha insegnato che quando si vogliono mantenere dei lunghi tempi di permanenza nella postura, per studiarne gli effetti psichici più sottili o per accedere a dei livelli profondi di percezione dell’asana, l’uso della sedia è indispensabile. Il corpo si apre rilassandosi e la mente si espande fino ai più remoti confini del corpo stesso, percependo livelli dell’asana impossibili da sentire senza l’aiuto di questo prop.

A questo punto prendete una sedia, sedetevi e…praticate!

Basi per costruire una sequenza di asana a casa 2

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Torno di nuovo sulla pratica a casa per parlare dei benefici di una regolare esercitazione tra le mura domestiche.

La Natura ha creato i nostri corpi con l’intento di usarli con saggezza. Conosciamo bene gli effetti disastrosi del riposo forzato e dell’inattività fisica sul nostro apparato scheletrico e muscolare. Pazienti costretti a letto negli ospedali per alcune settimane avranno dei danni osteo-muscolari paragonabili a quelli di persone molto avanti con gli anni.

Deepak Chopra, famoso naturopata di fama mondiale, raccomanda lo yoga e il camminare di buon passo come la combinazione ideale di esercizi per rafforzare e bilanciare il nostro corpo. Sin dalle prime lezioni si può notare come vengano alleviati e rimossi anni di rigidità nella spina dorsale e nelle articolazioni. Lo yoga non rafforza solo il sistema osseo, ma migliora anche l’equilibrio e la coordinazione, l’assetto posturale e i molteplici meccanismi corporei, rendendo il corpo flessibile e tonificando la muscolatura in maniera naturale. Ma secondo me la cosa più importante è che iniziando a praticare a casa secondo le istruzione dateci dal/la nostro/a insegnante, inizieremo a percepire una nuova dimensione interiore, che si rivela progressivamente attraverso la pratica regolare.

Entrando nella nostra stanza di yoga quell’atmosfera di pace, di armonia e di silenzio ha un primo potente effetto sulla nostra mente: non è come entrare in un posto pubblico, non vi pare? Quindi l’ambiente esterno da noi stessi creato grazie allo yoga ha decisamente un forte impatto sul nostro ambiente interno, la nostra mente. E come il corpo diviene più flessibile, anche noi diveniamo più flessibili nell’interagire con la vita e sempre più nuove possibilità ci verranno incontro. Sentiremo che la vita si rivela aperta davanti a noi piuttosto che chiuderci le sue infinite meraviglie. Tutto questo è la poesia dello yoga.

Sequenza di pratica 2

Le sequenze di pratica sono state gentilmente messe a disposizione dall’IYNAUS di New York. Proseguite con queste modalità di allenamento adattandole al vostro tempo e al vostro livello di pratica, usando sempre il buon senso.

Il controllo della mente

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“Quando vi sentite mal disposti, irritati o tristi, restate tranquilli a casa vostra, fate un lavoro con la luce, pregate, meditate, cantate, ascoltate della musica…Oppure uscite, andate a camminare un po’ nella natura, respirate profondamente legandovi alla terra, agli alberi, al cielo…
Presentatevi davanti ai vostri genitori e ai vostri amici solo quando vi sentite liberi e in grado di portare loro qualcosa di buono, di luminoso, di costruttivo. Osservatevi, e constaterete che spesso fate esattamente il contrario: quando tutto va storto, vi precipitate da qualcuno, per farlo partecipe delle vostre preoccupazioni e dei vostri dispiaceri, e quando invece tutto va bene, non avete niente da dire loro. Sì, è straordinario: quando tutto va bene, non si ha nulla da raccontare!
Non pensate che vi sia in tutto ciò qualcosa da correggere, e che dovreste imparare a condividere con gli altri unicamente i vostri stati positivi?”

I cinque maggiori rimpianti

“NON RIMPIANGERE NULLA DI CIO’ CHE E’ SUCCESSO NELLA TUA VITA, NON PUO’ ESSERE CAMBIATO, RIFATTO, DIMENTICATO. QUINDI PRENDILO COME LEZIONE ACQUISITA‚ E VAI OLTRE”

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In questo articolo preso dal blog Salute olistica, Bronnie Ware scrittrice-cantante-autrice australiana, nel suo libro  ‘The Top Five Regrets of The Dying.’ (I 5 grandi rimpianti dei morenti), descrive i cinque principali ostacoli che imprigionano la nostra consapevolezza nelle basse sfere della coscienza. Le nostre vite sono protese in avanti, concentrate su un ipotetico futuro che, troppo spesso, non accadrà mai. Quanti investimenti di pensieri, parole, sentimenti, delle nostre più nobili energie per arrivare in ultimo a una valutazione di fine vita dove ci si accorge che “il bilancio è zero” ossia né profitti né perdite, e dove tutto ha comunque seguito il flusso silente dell’Universo. Nonostante noi stessi. Nonostante i nostri attaccamenti. Nonostante le nostre resistenze. Panta rei, come insegnava Eraclito. Tutto scorre…
“Quanto segue sono testimonianze raccolte da una infermiera di cure palliative. Ma prima di proseguire è importante ricordare che indipendentemente da dove siamo nella vita, non c’è bisogno di rimpianto. Il processo del rimpianto ci espone alla sofferenza dal momento. Nel rimpiangere qualcosa, permettiamo che il passato detti legge su come dovremmo sentirci ora. Invece, possiamo usare il passato  come punto di riferimento per comprendere cosa vorremmo e potremmo sistemare proseguendo nel nostro cammino di vita. Questi “aggiustamenti” non dovrebbero essere conseguenza di dolore, sofferenza, rimpianto  o giudizio, ma semplicemente una scelta nel voler fare le cose in modo diverso.
Impariamo continuamente nella nostra vita, ma possiamo rallentare molto velocemente il nostro apprendimento se restiamo incastrati nell’idea del rimpianto. Quando devi fare delle scelte o le stai facendo sii in pace col passato e ricorda: ogni momento è un nuova scelta”.
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1. Avrei voluto avere il coraggio di vivere una vita fedele a me stessa, non quella che gli altri si aspettavano da me.

Questo è stato il rimpianto più condiviso da tutti. Quando le persone capiscono che la loro vita è quasi finita e si guardano indietro con chiarezza, è facile vedere quanti sogni non hanno realizzato. Molte persone non hanno “onorato” nemmeno la metà dei loro sogni ed hanno dovuto morire sapendo che questo era imputabile al tipo di scelte che avevano fatto o non fatto. La salute porta una libertà di cui si rendono conto solo in pochi. Lo si capisce quando la salute se ne va.

2. Avrei voluto non lavorare cosi tanto.

Questa affermazione  è giunti da ogni paziente uomo che ho assistito. Queste persone si erano persi la gioventù dei loro figli  e la compagnia della propria partner. Anche le donne hanno parlato di questo rimpianto, ma siccome la maggior parte veniva da una vecchia generazione, molte delle pazienti donne  non avevano lavorato per guadagnarsi da vivere. Tutti gli uomini che ho assistito rimpiangevano profondamente di aver speso cosi tanto tempo della loro vita nella routine di una esistenza basata sul lavoro.

3. Avrei voluto avere il coraggio di esprimere le miei emozioni.

Molte persone hanno soppresso le loro emozioni per mantenere la pace con gli altri. Però il risultato è stato che la loro esistenza è stata mediocre e non sono mai diventati quello che avrebbero potuto veramente diventare. Molti hanno sviluppato una malattia come risultato conseguente  all’amarezza  e al risentimento che avevano in sé.

4. Avrei voluto stare in contatto con i miei amici.

Spesso non si sono resi conto di quanto fosse benefico avere vecchi amici, se non quando era troppo tardi perché non era più possibile rintracciarli. Molti sono stati cosi catturati nelle loro vite, da aver lasciato scappar via amicizie d’oro. Ci sono stati molti rimpianti per non aver dato all’amicizia il tempo e l’impegno che meritava. A tutti mancano quegli amici che stanno per morire.

5. Avrei voluto permettermi di essere più felice.

Questo “rimpianto” sorprendentemente è molto frequente. In molti non si sono resi conto, se non alla fine, che la felicità è una scelta. Sono rimasti incollati a vecchi schemi  e abitudini.  Il cosiddetto ‘comfort’ della familiarità aveva inondato le loro emozioni  e le loro vite fisiche. La paura del cambiamento  aveva fatto si che fingessero con gli altri e con se stessi, di essere contenti.

Fonte: Salute Olistica