Samachar, tutta da leggere

samacharCambiano i tempi, ma lo yoga rimane lo stesso nella sua essenza e nella sperimentazione ogni volta sempre nuova delle varie generazioni. In questa foto un giovane B.K.S. Iyengar sta insegnando sethu bandha sarvangasana a un altrettanto giovane allievo occidentale.

La doppia pagina è tratta dall’ultimo numero di Samachar, la rivista dell’associazione Iyengar Yoga USA, 50 splendide pagine da leggere online.

L’arte di entrare nel sonno yogicamente

Questo raro filmato girato nel 1936 a Londra, testimonia il controllo che uno yogi ha sulla sua mente e sui suoi stati di coscienza. Paramahansa Yogananda fu un grande maestro della tradizione del kriya yoga, e quì dà un cenno su come scendere nello stato di sonno profondo, e su come addormentarsi, fissando la propria mente in Ajna chakra, il punto tra le sopracciglia che gli indiani identificano come “terzo occhio”.

A proposito di asana…

Nell’ottuplice sentiero di Patanjali o Ashtanga Yoga, il terzo anga o stadio dello yoga è rappresentato da asana. Asana significa postura, posizione: nella tradizione del kriya yoga asana indica la postura seduta sul pavimento per intraprendere lo studio del pranayama e della meditazione. Ma l’India è un continente, e la scienza dello yoga disseminata dall’Himalaya a Capo Comorin contempla infinite variazioni di sfumature d’interpretazione, tutte assolutamente valide e con  ragioni storico-culturali che si rifanno all’ambiente, alle condizioni climatiche, alle epoche che le hanno generate.

Questa è una premessa e vorrei che chiunque pratichi lo yoga o meno la prendesse in esame, così da capire che ognuna delle pratiche yogiche valide a noi oggi pervenute hanno una loro ragion d’essere. L’asana non è soltanto esercizio ginnico: anzi, per la mia esperienza non lo è affatto. Perché? Semplice. In un esercizio ginnico automatico la mia mente può andarsene tranquillamente a spasso, e pur facendo quell’esercizio (per esempio sollevare un manubrio, saltellare con la corda) posso parlare, ascoltare musica e via dicendo. Date un occhiata all’interno di una qualsiasi palestra e giudicate voi stessi. Nell’asana il principio è opposto: il punto di forza delle posture yogiche è proprio la capacità di formare un tipo di mente allenata e disciplinata. Il corpo viene gradatamente conquistato dalla pratica degli asana, e reso dal praticante  veicolo adatto a  manifestare le qualità dello spirito. Credo che la differenza sia sostanziale. Oltre agli innumerevoli doni che gli asana elargiscono in leggerezza, salute radiante e saldezza del corpo. Non è poco, sperimentate voi stessi e valutate.

Conosciamo molti grandi talenti sportivi o dello spettacolo come ballerini, atleti di svariate discipline (pugili, calciatori, ginnasti, sciatori),attori, acrobati e via dicendo, ma spesso si nota che non c’è armonia tra il fisico statuario ed il controllo che hanno sulla  mente. Per loro il corpo è TUTTO, ma troppo spesso si percepiscono delle note stridenti nell’equilibrio delle loro personalità. Il praticante di yoga non disdegna affatto il corpo, anzi, ne ha una cura oculata e disciplinata, ma al contempo lavora al controllo della mente, dei sensi ed è teso alla coltivazione del proprio ambiente interno. Le due cose vanno inscindibilmente di pari passo nello yoga. La differenza tra i Devata (gli dei) e gli Asura (esseri demoniaci) come descritto nei Veda è sostanziale: i Devata praticano lo yoga per offrirne i  frutti della pratica all’Eterno, e non per se stessi; gli Asura per gratificare il piacere dei propri sensi e per ottenerne potere, prestigio, fama, nome, gloria. La celebrazione del proprio ego, insomma!

Il vero praticante usa gli strumenti evoluti degli asana per forgiare il suo corpo non solo per il giusto piacere, ma per avere energia da mettere a disposizione nel servizio verso tutti gli esseri senzienti, durante la sua esistenza terrena. Vedete dunque che cambiano molte prospettive. La prima cosa che gli asana donano è una salute radiante, che non si ottiene con denaro ma solo con un continuo, regolare e disciplinato lavoro su se stessi. “Mens sana in corpore sano”, dicevano i Latini. E dicevano bene, perché sapevano dell’inscindibile equilibrio  psicosomatico che intercorre tra mente e corpo. Nell’esecuzione degli asana anche un principiante si rende conto delle potenzialità di potersi liberare dalle limitazioni fisiche e dalle numerose distrazioni mentali, così da poter praticare per la mera gioia di praticare e non per ottenere un qualcosa. Anche se i molteplici benefici psicofisici seguiranno inevitabilmente. Ricordate, praticanti di ogni sistema, le vostre prime esperienza negli asana? Accanto alla fatica e allo stupore iniziali c’erano anche benessere, e tanto entusiasmo d’imparare. E quest’ultimo spero non abbandoni mai nessuno di noi, perché è il carburante che ci spinge attraverso quel mondo fantastico che è l’ottuplice sentiero dello yoga.

Praticate, diventate yogi esperti, ognuno con la sua sfumatura di bellezza che lo contraddistingue, e invitate gli altri a praticare, così da poter essere utili l’uno all’altro nel mutuo infinito perfezionamento.