Aparigraha: sciogliere gli attaccamenti del piccolo ego

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“Possiamo perdere solo ciò a cui siamo attaccati”.

Gautama Buddha

In questo post vi parlerò del concetto di Aparigraha, o non attaccamento. Sebbene sia il più duro dei concetti da penetrare, aparigraha è allo stesso tempo il più sottile da capire e trasporre nella nostra pratica yogica e nel nostro vissuto quotidiano. Spesso ci è capitato di osservare quanta confusione e miseria l’attaccamento possa aver provocato in coloro che prendono a discapito degli altri, come se l’Universo avesse le risorse “contate” per i suoi figli. E come anche in noi stessi quanti esiti negativi ed illusioni l’attaccamento ha procurato a causa del possesso esercitato su cose, situazioni o persone.

Ma quando crediamo di avere la presa su qualcosa scopriamo un altro livello di illusione: noi ci attacchiamo a tutte le cose. Non fa alcuna differenza aggrapparsi ad un paio di scarpe nuove, a un’auto fiammante,  all’ultimo modello di hi-phone o a delle idee fisse e cristallizzate. Non sono gli oggetti desiderati o i pensieri in sé stessi ad essere sbagliati, quanto la tenacia della nostra presa sugli oggetti e sulle nostre idee. Quando noi iniziamo a mollare la presa su idee e pensieri scopriamo un livello di pratica ancora più profondo.

Mettere in pratica aparigraha ci fa lentamente risvegliare alla consapevolezza che la nostra esistenza come sé separato da tutto il resto, è una illusione del nostro piccolo ego ristretto. La pratica degli asana è un terreno fertile per coltivare i nostri attaccamenti preferiti. Riflettiamoci qualche istante. Ci sono asana che decantiamo come “nostri cavalli di battaglia”. La linea che ci divide tra attaccamento e ardore zelante per la pratica è molto sottile! Ma la nostra pratica  è anche un eccellente laboratorio di ricerca per aparigraha. In che modo?

Prendete un asana qualsiasi dove voi dovete migliorare e sapete che vi da filo da torcere: Uttanasana, Adho Mukha Svanasana, Prasarita Padottanasa per esempio; tutte asana dove dovremmo scendere con il tronco bene esteso e il capo verso il pavimento. Ho nominato queste tre ma la scelta sarà conforme alla vostra ricerca personale. Indipendentemente dalla postura scelta, fate in modo da mantenerla per alcuni minuti. Iniziate ad abbandonare ogni senso di possesso riguardo alla “mia postura” o riguardo a “come l’asana potrebbe apparire ad un osservatore esterno”. Lasciate ogni idea di finalizzazione dell’asana o di accorciare, per esempio,  la distanza tra il capo e il pavimento (Prasarita Padottanasana). Lasciate andare qualsiasi idea su cosa “avreste potuto fare in più”. Lasciate andare l’idea di “voi stessi che eseguite l’asana” o di “io sto facendo la posizione”.

Tutti questi rappresentano dei piccoli passi verso il mollare il senso di io e mio: aparigraha. Concentrate la vostra consapevolezza sulla presa geometrica dell’asana, le azioni corrette da intraprendere, come queste azioni si sviluppano nel corpo e nella mente. Non importa a che punto dell’asana voi vi trovate, dal momento che state ricercando e sperimentando questi concetti, ciò che l’asana vi dona in quel momento è ciò di cui avete più bisogno. Tutto qui. Questo vi aiuterà nell’acquisire ancor più sensibilità e consapevolezza, salvaguardando voi stessi da inutili incidenti di percorso causati dal voler ostinatamente perseguire livelli di pratica al momento prematuri e inutili. Studiare aparigraha è andare strato oltre strato dell’asana, è come pelare una cipolla: non si potrà mai raggiungere il punto dove non ci sono ulteriori strati da togliere. E lasciate andare anche il concetto di perfezione assoluta e, in ultimo, anche l’idea di arrivare ad un punto di arrivo nell’aparigraha!

Considerate inoltre l’etimologia della parola sanscrita: a, una negazione, parigraha, indicante «ottenere qualcosa non sostenendo che se stessi», ossia il giusto indispensabile, che con l’aggiunta del suffisso di negazione A diventa esattamente l’opposto. Voglio chiudere con un pensiero luminoso di B.K.S.Iyengar che descrive il nostro viaggio nello yoga:

Il cambiamento non è qualcosa che dovete temere. Piuttosto, è qualcosa a cui dobbiamo dare il benvenuto. Poiché senza il cambiamento, nulla nel mondo potrebbe crescere o fiorire, e nessuno in questo mondo si spingerebbe oltre per diventare la persona destinata a essere “.

Dodici diamanti: frasi di B.K.S.Iyengar

Insegnamento

 

 

Nel  post di oggi voglio riportare dodici frasi del maestro B.K.S.Iyengar. Dodici frasi ispiranti che mi auguro possano stimolare la vostra ricerca e la vostra pratica dello yoga, aiutandovi a scendere più profondamente nella vostra anima.  Dodici diamanti.  Si, dodici pietre preziose che come il puro carbonio, resistono alle ingiurie del tempo e alla dimenticanza degli uomini. All’età di ottanta anni il maestro fu intervistato dalla BBC e rispose a tutte le domande che gli furono rivolte. Unico “piccolo” particolare: rispose all’intervista in Sirsasana, dicendo che “per lui era una normale posizione come lo stare in piedi lo era per gli altri”! Dodici diamanti estratti laboriosamente, tagliati perfettamente e levigati con sapiente maestria da decenni di pratica regolare e ininterrotta. Possiate voi godere della Luce di queste pietre preziose, condividendola con tutti.

 

“Lo yoga ci insegna a curare ciò che non può essere sopportato e a sopportare ciò che non può essere curato.”

 

“L’azione è movimento con intelligenza. Il mondo è pieno di movimento. Quello di cui il mondo ha bisogno è di più movimento consapevole, di più azione.”

 

“Lo yoga è come la musica. Il ritmo del corpo, la melodia della mente, e l’armonia dell’anima creano la sinfonia della Vita.”  

 

“Lo yoga non cambia solo il modo in cui noi vediamo le cose, trasforma la persona che (le) vede.”

 

“E’ attraverso l’allineamento del corpo che ho scoperto l’allineamento della mia mente, del mio sé e della mia intelligenza.”  

 

“Il respiro è il re della mente.”  

 

“Lo yoga vi permette di trovare un nuovo tipo di libertà che voi non sapevate persino esistesse.”

 

“Lo yoga ti permette di riscoprire un senso di interezza nella tua vita, dove non ti senti come se stessi costantemente provando a riattaccare assieme dei pezzi rotti.”  

 

“Lo yoga è una Luce, che una volta accesa, non si oscurerà più. Migliore è la tua pratica, più risplendente è la fiamma.”

 

“Non c’è differenza alcuna nelle anime, solo nelle idee su noi stessi che indossiamo.”  

 

“Sii ispirato ma non arrogante.”  

 

“La durezza di un diamante è parte della sua utilità, ma il suo vero valore risiede nella Luce che brilla attraverso di esso.”        

Smarana: l’arte yogica della memoria.

 

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Le parole di B.K.S.Iyengar non hanno tempo e risuonano nel tempio della nostra anima con un’eco di altre epoche, anche se sempre attuale. Con la saggezza degli antichi Rishi il maestro ci esorta a rendere perennemente nuova, come un’ eterna primavera, la conoscenza dello yoga che è antica come le montagne.

L’uso che facciamo della nostra memoria può incatenarci a un passato traumatico nel quale restare bloccati e senza alcuna speranza, o può farci brillare nel momento presente senza essere legati dal passato nè, per motivazioni egoistiche, dall’incerto futuro.

Si agirà semplicemente, consapevoli dell’attimo che scorre via come sabbia tra le dita e centrati nel presente. Per usare le parole del maestro, “Ciò che facciamo per un lungo periodo di tempo rimuove ciò che abbiamo creato in un lungo periodo di tempo. Attraverso molti minuti, molte ore, molti anni di pratica costante e attenta (tapas), possiamo lavare via le nostre macchie e curare le nostre ferite e fragilità.”

Il suo insegnamento rivivrà in ognuno di noi che, mettendo in pratica la ricerca di tutta la sua lunga vita, cesellerà con silenziosa pazienza il proprio corpo e la propria mente alla luce delle sue parole.

 

“Il ruolo della memoria nella pratica degli asana è quello di permetterci di confrontare la pratica di ieri con quella di oggi, per notare gli eventuali passi avanti effettuati nella giusta direzione. Ma molte persone ripetono ciò che hanno imparato in passato, e la loro presentazione degli asana diventa meccanica, cosa che porta il corpo e la mente a stagnare.

Un’asana non è una posizione che può essere assunta in maniera meccanica. Richiede l’impiego del pensiero, e quindi di una certa dose d’innovazione e improvvisazione, per conseguire alla fine un equilibrio tra il movimento e la resistenza. Non ripetetevi mai. La ripetizione rende la mente ottusa. Dovete sempre animare e creare interesse in ciò che state facendo.

Per illustrare il mio punto, a volte assumo un asana in piedi davanti ai miei studenti, e dico loro che ciò che ho appena eseguito è un asana perfetta. Nessuno di loro può dirmi se ci sono imperfezioni nella posizione. All’esterno appare perfetta, ma all’interno è morta, la mia mente si trova altrove. Dopodichè, eseguo nuovamente l’asana con la mia piena presenza mentale. Creo unità dentro me stesso, e faccio loro notare la concentrazione riposta sulle gambe, sul torso e sugli organi sensoriali. Le posizioni sono differenti in modo sensibile.

Non lasciate che le esperienze passate rimangano impresse indelebilmente nella vostra mente. Eseguite ogni volta gli asana con una mente fresca e un atteggiameto nuovo. Se state ripetendo ciò che avete fatto in precedenza, state vivendo nella memoria, e quindi nel passato. Ciò significa che non volete superare le esperienze passate. Conservare tali memorie è come dire: “Ieri l’ho fatto così”. Quando invece ci chiediamo: “C’è qualcosa di nuovo rispetto a quello che ho fatto ieri?”, significa che vogliamo progredire.

Chiedetevi se state facendo dei passi avanti o indietro. Solo così capirete come creare dinamismo in un asana statica. La memoria deve essere usata come trampolino di lancio, dal quale chiedersi: “Cosa posso fare in più rispetto a quello che ho fatto ieri?”. Questo sia nella pratica degli asana che nella vita.

Normalmente quando una persona è in grado di padroneggiare una posizione, questa perde il suo interesse. Per questo motivo si vedono molte persone che eseguono più volte la stessa posizione in maniera meccanica, mentre le loro menti si trovano altrove. In questo modo si sviluppano delle lacune, e il praticante non riesce più ad assaporare l’asana. Non è l’atteggiamento corretto da seguire.

Le persone pensano di aver raggiunto il traguardo. Ma come fanno veramente a saperlo? Potrebbe essere solamente un inizio. Dovete sempre vedere se riuscite a superare la linea delle esperienze passate.

Dovete creare dentro di voi un sentimento di bellezza, di liberazione e d’infinito, che può essere sperimentato solamente nel momento presente.”

 

Fonte: B.K.S.Iyengar – Vita nello yoga – Edizioni Mediterranee

 

Yoga e psicosomatica: il corpo silenziosamente racconta

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Il poster di oggi vuol essere un memento per riflettere sulle sottili connessioni che esistono tra mente e corpo. I nostri movimenti corporei sono lo specchio del nostro mondo interiore. Lo yoga ci insegna come percepire il corpo dall’interno in quanto siamo abituati a vivere con parametri che ci riportano continuamente “al di fuori”, all’esterno, da un punto di vista egoico e non da come la buddhi (l’intelletto superiore) percepisce il corpo.

Sentire come spesso aggrediamo il pavimento con i piedi, comprendere come allineare correttamente il nostro corpo per renderlo libero dal dolore e creare libertà nella nostra mente: questo è il percorso nel quale lo yoga ci guida per migliorare la qualità delle nostre vite. La consapevolezza risvegliata nel nostro corpo ci permetterà di portare istintivamente consapevolezza nel nostro vissuto quotidiano. Lo yoga aiuta a creare individui consapevoli che faranno scelte consapevoli in virtù di una nuova luce che illumina la loro coscienza.

Questo significa scelta di una corretta alimentazione, di una giusta ripartizione di pratica dello yoga e lavoro quotidiano, di una scelta consapevole di pensieri e sentimenti che migliorino il proprio ambiente interno ed esterno. E scegliere una vita alla luce della consapevolezza e del risvegliarsi dal torpore robotico, non ci fa dissipare inutilmente energia ma ci fa prendere cura di noi stessi e vivere la vita che noi amiamo. Il corpo silenziosamente molto spesso palesa i conflitti vissuti nei nostri pensieri e nel nostro mondo dei sentimenti con rigidità, blocchi, spasmi improvvisi, “torcicolli”, “slogature” e tanto altro che la dice lunga sul nostro vissuto interiore.

Quel che oggi scrivo non vuole in alcuna maniera sostituirsi alla medicina della quale ho pieno rispetto, ma vuole semplicemente dare un ulteriore spunto di riflessione verso una visione psicosomatica del corpo umano. I disturbi artritici ci raccontano del non sentirsi amati, di antichi risentimenti non risolti e di un eccesso di critica verso gli altri. Le fratture ossee parlano di un tentativo di ribellione nei confronti dell’autorità. Una borsite descrive l’ira a lungo repressa dentro di noi.

Con le infiammazioni il nostro comunica le proprie paure, il “veder rosso” e un pensiero “infiammato”, estremo. Nell’inciampare e cadere continuamente, il corpo ci parla di una mancanza di centratura nel Sé e di mancanza di ordine nel pensiero. Una sciatica può descrivere una vita vissuta ipocritamente, la paura del futuro e del denaro. Gli scivolamenti dei dischi intervertebrali dipingono un sentimento assoluto di non essere supportati dalla Vita e indecisione.

Le slogature, specie se ricorrenti, raccontano il non volersi muovere verso una certa direzione nella vita, la resistenza interna e la rabbia a riguardo. Le varie “durezze” parlano delle nostre rigidità e del pensiero fisso. Spunti di riflessione che, uniti alla moderna scienza medica, danno una visione olistica del corpo umano.

Ma vediamo salendo dai piedi e arrivando alla testa, le differenti parti del corpo come possono raccontare i disagi interni.

Piedi – Le varie borsiti agli alluci raccontano di una mancanza di gioia nel vivere le esperienze della vita.

Caviglie- Problemi alle caviglie denotano senso di colpa e inflessibilità. Sono collegate alla capacità di ricevere piacere dalla vita.

Ginocchia- Orgoglio ed ego testardi. Incapacità di “piegarsi in ginocchio”. Paure. Voler arrendersi.

Fianchi- Paura di assumersi maggiori responsabilità. Non aver nulla per cui andare avanti nella vita.

Polsi- Rappresentano il movimento e la libertà.

Gomiti- Rappresentano il mutare direzione e l’accettare nuove esperienze.

Spina dorsale-  Parte bassa: paura del denaro, mancanza di supporto finanziario. Parte media: Colpa. Bloccato nel passato. “Scendete dalla mia schiena!” (basta così!). Parte alta: mancanza di supporto emotivo. Sentirsi non amati.

Spalle- Rappresentano la nostra capacità di portare gioiosamente le esperienze della nostra vita. A causa del nostro atteggiamento la nostra vita diventa un fardello.

Collo- Testardaggine, inflessibilità. Rifiutarsi di vedere i differenti lati di una questione.

 

 

Vita da cani

E’ duro avere un padrone che si interessa di yoga! Perché ti costringe a praticare tutti i giorni con lui, anche quando vorresti dormire in pace nella tua cuccia e non stare li a riallungare, stirare, ruotare e piegare avanti e indietro. Proprio una vita da cani!