Yoga: tempi duri per la depressione

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Oggi voglio proporvi un brano di una lunga intervista fatta a Prashant Iyengar per riflettere sugli stati emotivi e i benefici della pratica yoga. Ad ogni stato psichico disarmonico ci sono numerose asana che possono essere d’aiuto per ristabilire l’equilibrio umorale nel praticante. Durante l’inizio della primavera, nei caldi e afosi periodi estivi e nelle crepuscolari giornate autunnali, l’umore di molti soggetti che risentono dei cambi energetici stagionali può essere modulato grazie ad una sapiente combinazione di asana e pranayama, suggerita da un insegnante qualificato.

L’aiuto che possiamo ricevere da una pratica regolare è molto efficace anche per alleviare quegli squilibri dovuti a menopausa, andropausa, sbalzi umorali dovuti a sindromi premestruali, depressioni post-parto, traumi subiti e via dicendo. Dico questo perché condivido le mie ricerche e applicazioni terapeutiche dello yoga con la Dottoressa Cinzia De Angelis, psicologa e psicoterapeuta specializzata in E.M.D.R. Ognuno di noi due si occupa del proprio campo specifico. Coniugando assieme le psicoterapie con mirate pratiche yoga diverse per ogni caso, ho potuto riscontrare un notevole miglioramento del tono umorale di questi studenti/pazienti e anche di molti praticanti che non lamentavano disturbi specifici. La parte psicologica dei vari studenti che ho potuto seguire viene dolcemente modulata , con effetti molto positivi sulla loro emotività, che si stabilizza e diviene più armoniosa. Del resto chi non ha sperimentato i potenti effetti di semplici asana rigeneranti quando siamo in un mood negativo, e di come hanno migliorato la nostra giornata o ci hanno preparato per un profondo sonno ristoratore?

Domanda rivolta a Prashant Iyengar, Poone, Luglio 2004.

Può dirci qualcosa sulla depressione e cosa fare per alleviarla?

“Esiste una gerarchia di depressioni. Ci sono diversi livelli di sorgenti dalle quali la depressione scaturisce. Alcune delle pratiche yoga che danno sollievo alla depressione sono le aperture del torace, le capovolte, le posture supine, e il focalizzarsi sull’inspirazione. I livelli di depressione sono:

1) Nella mente – a causa di un ego “ammaccato” o “bastonato” –  Rimedio: fare dei piegamenti in avanti che rendano l’ego umile.

2) Sconvolgimenti emotivi – dovuti a problemi di relazioni affettive instabili -. Rimedio: aperture toraciche che aprono la zone del cuore, esponendola.

3) Le passioni – dovute a desideri del cuore che non sono stati soddisfatti – Rimedio: Supta Baddha  Konasana con supporti, archi all’indietro.

I rimedi per la depressione nei principianti con poca esperienza di pratica sono le aperture del torace, le capovolte, e le posizioni supine. Nel respiro devono focalizzarsi molto più sull’inspirazione. Riguardo gli stati di ansia sono dei “thought patterns”, cioè nostri modelli mentali di come internamente ci raffiguriamo la realtà. Sono leggibilissimi nella gola (zona frontale del collo). Quindi è necessario che durante la pratica la gola venga rilassata”.

Fonte “Iyengar yoga the integrated and holistic path to healt” – Dottor Tommijean Thomas, Benjamin A.Thomas.

La battaglia della meditazione

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Il brano che vi propongo è tratto dall’interpretazione della Bhagavad  Gita da parte di Paramahansa Yogananda, che diffuse il metodo del Kriya Yoga di Lahiri Mahasaya nell’occidente.
Il Kriya Yoga è un sistema di pranayama, mudra e meditazione che ha come scopo la pacificazione delle onde mentali e l’instaurarsi di profondi stati meditativi. Questo sistema è conosciuto da secoli in India e solo dagli anni venti, con l’arrivo di Paramahansa  Yogananda negli Stati Uniti, è stata possibile una graduale diffusione di questa Vidya (conoscenza) in molti paesi del mondo.
Seguo questa disciplina yogica dall’età di 17 anni, e  l’ho gradualmente sempre più approfondita e arricchita, grazie ai costanti viaggi in India nel Bengala orientale, nell’Orissa e in Himalaya per poter accedere a questi elaborati sistemi di pranayama. Spero che l’interpretazione dei versi 21 e 22 del primo capitolo della Bhagavad Gita alla luce della scienza del pranayama vi possa essere utile nella pratica dello yoga.
Rammentate sempre ciò che Patanjali insegnava negli Yoga Sutra:
Yoga chitta vritti nirodha –  Lo yoga serve per placare le onde agitate (vritti) della mente..
I nostri problemi iniziano quando la mente non viene controllata. La nostra pace (shanty) inizia con il disciplinare gradualmente e con metodo la nostra mente ribelle. Questo è l’insegnamento senza tempo dello yoga. Fortunato chi ne può accedere. Diverrà una benedizione per sé stesso e per chi lo circonda.
Versi 21 e 22 del primo capitolo
Arjuna disse con riverenza: – O Immutabile Krishna, metteresti gentilmente il tuo carro tra i due eserciti, affinché possa vedere quelli che sono pronti in ordine di battaglia? Alla vigilia della guerra fammi vedere con chi devo combattere – .
“La leggenda dice che nella battaglia tra i buoni Pandava e i malvagi Kaurava, Krishna fu l’auriga di uno dei fratelli Pandava, Arjuna. L’allegoria interpretata significa che quando l’ardente autocontrollo del devoto (Arjuna) è pronto a combattere tutte le forze dei sensi, allora lo Spirito (Krishna)diventa l’auriga e il potere guida che conduce il carro della vita alla vittoria nella battaglia contro le lusinghe dei sensi.
Ci sono tre stati nella meditazione Nel primo stato il devoto è disturbato guardando mentalmente le forze dell’agitazione che deve vincere. In questo stato, la sua mente è concentrata sui suoni materiali e i pensieri irrequieti.
Nel secondo stato  contatta il calmo Spirito interiore, e quindi chiede mentalmente al Potere Divino di guidarlo tra le calme forze della mente agitata e legata al corpo.
Nel primo stato la coscienza del devoto si trova nei centri dei sensi. Milioni di devoti superficiali non vanno mai oltre questo stato di lotta tra i sensi e l’intuizione.
Nel secondo stato la coscienza e l’energia del devoto vengono accentrate nei plessi spinali (chakra). E’ allora che incontra lo Spirito nei plessi cerebrali e si vede sul comune campo di battaglia della spina dorsale (Kurukshetra), dove le contendenti forze spinali e le forze dei sensi rimangono sotto forma sottile. Se vincono i sensi, il devoto diventa prigioniero della carne. Se vincono forze spirituali intuitive della Beatitudine (ananda) e della Pace (shanty), allora il devoto è portato più profondamente nel regno del puro Spirito. Questo è il terzo stato; da quì non c’è quasi mai pericolo di ricadere nella coscienza dei sensi”.
Nel secondo stato il devoto sente una spinta simultanea sia verso i sensi corporei sia verso i plessi spinali (chakra). E’ allora che il devoto chiede di mettere il carro dell’intuizione tra le sottili percezioni divine e le grossolane percezioni dei sensi. Il devoto spera, con l’aiuto dello Spirito, d’incoraggiare le sue forze di meditazione (Pandava) a combattere le forze dell’agitazione (Kaurava)”.