Posizionare i piedi in Parivrtta Trikonasana

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Questo post, simile al precedente, è dedicato ai miei allievi che nutrono ancora qualche dubbio sulla corretta disposizione dei piedi quando si eseguono asana del tipo Parivrtta TrikonasanaParsvottanasana. Visualizzate una immaginaria linea centrale che divide longitudinalmente il vostro tappetino di yoga in due parti esatte. I primi mesi di pratica del sistema Iyengar io usavo disegnare questa linea con un pennarello indelebile per capire ancor meglio le azioni dei piedi negli Utthita Sthtiti (posizioni in piedi). O se proprio non volete pasticciare il vostro tappetino, ponete una cintura in lunghezza per dividerlo in due metà esatte. Come illustrato nella figura posizionate i vostri piedi. Dopo qualche settimana di pratica costante e attenta, il “mistero” su come i vostri piedi dovranno posizionarsi e agire non sarà più tale. Per cui praticate fino alla corretta comprensione e…buon Iyengar yoga!

Come si chiude una cintura: manuale per l’uso

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Pubblico questo breve post per i miei allievi che continuano a chiedermi come si chiude una cintura. Detto fatto. Ora avete un chiaro schema di lavoro, grazie al quale potrete esercitarvi sino a raggiungere la maestria! Praticate, praticate, praticate e…ci rivediamo a lezione!

Ritorno a Vraja-Mandala

Eccomi di nuovo con il primo post di questo nuovo anno 2014. Sono appena ritornato da un periodo di ritiro a Vrindavan, dove ho trascorso  dieci brevi ma intensi giorni, approfondendo la pratica del pranayama e della meditazione in uno dei posti più sacri di tutta l’India. Il periodo trascorso è stato proficuo, e mi ha permesso di sperimentare le sottili vibrazioni che da tempo immemorabile permeano quei luoghi incantati.

Ma andiamo indietro nel tempo. Il mio primo viaggio in India è stato a dicembre 1989 con prima tappa a Vrindavan, allora villaggio a 120 km da Delhi. Il nome di questa cittadina proviene dalla parola “Brinda”, che indica i cespugli di tulasi, una varietà di basilico ritenuto sacro (Ocimum Sanctum) dai Vaishnava che ricopre tutto il comprensorio di Vrindavan e “Vana”, che in sanscrito significa boschetto. Il tulasi è ritenuto essere l’incarnazione di Srimati Radharani, la compagna stessa del Signore Krishna.

Un tempo tutto il territorio di Vrindavan era una fitta foresta di tulasi: due piccoli boschi rimangono ancora nella zona di Nidhivan e a Seva Kunj. Si dice che la vera essenza di Vrindavan si perse nei secoli fino a quando nel secolo XVI fu riscoperta da Chaitanya Mahaprabhu che, visitandola nel 1515, riportò alla luce i sacri luoghi perduti associati con i passatempi trascendentali del Signore Sri Krishna. Grazie al suo divino potere spirituale Chaitanya Mahaprabhu svelò tutti i principali posti dei passatempi di Sri Krishna in Vrindavan attorno essa: il cosidetto Vraja-Mandala.

Dagli Hindu Vrindavan è considerata una città sacra ove recarsi in pellegrinaggio per l’adorazione di Krishna, e molti bhaktas o devoti di Radha-Krishna vi si recano annualmente per le festività principali. Pur avendola già vista per ben tre volte, sono ritornato con gioia per approfondire la mia conoscenza del Vraja-Mandala, il luogo delle divine attività del Signore Krishna. In questa preziosa occasione ho avuto modo di vedere antichi templi a dir poco stupendi nella campagna attorno Vrindavan, di mangiare ospite di ashram dove il tempo si è fermato, immerso nel paesaggio incantato di un’India medioevale.

Pavoni, scoiattoli, mucche con i loro vitellini di pochi giorni, martin pescatori che si libravano azzurri nel cielo ancor più azzurro. Aironi che sembravano fluttuare in aria per atterrare leggeri nei verdi campi di riso, dove i bufali tiravano i carri di foraggio guidati dai contadini, nel silenzio ovattato dell’alba indiana. Branchi di scimmie che girano ovunque, bambini che, come  le scimmie, ti tirano, ti chiamano, reclamano festosi la tua attenzione, ridendo gioiosi e chiedendoti da dove vieni.

Squarci di un vissuto di altre epoche, profumi di spezie, di brace fatta con lo sterco di mucca essiccato, il profumo del chai che sin dal primo mattino servono bollente nelle tazzine di terracotta. Il canto vibrante dei mantra al Divino nei circa cinquemila templi di Vrindavan sale col profumo inebriante degli incensi bruciati come offerta a Dio, la Persona Suprema. Gokula, la collina sacra di Govardhana, Barsana, Mathura e molti altre località del Vraja-Mandala sono degli affreschi di un’India rurale antica che va scomparendo, lentamente erosa dalla globalizzazione mondiale che inizia a presentarsi anche in quei posti.

Dovrei scrivere un post lunghissimo cari amici dello yoga, ma ho tentato di descrivere al meglio profumi, suoni della natura, scene, templi, statue delle divinità che a Vrindavan sono una gioiosa esplosione multicolore dei sensi, che cullati dallo scorrere silente del fiume sacro Jamuna, riportano l’anima in una dimensione di “eterno presente”. Tante cose ancora avrei da raccontarvi e lo farò nei post che seguiranno, perché le parole che oggi ho usato per dipingere la sacra terra di Bharata,  non descriveranno mai abbastanza le silenti meraviglie che i miei occhi hanno avuto la fortuna di ammirare in quei luoghi al di la del tempo. Mandate i vostri preziosi commenti!