GEETAJI ha ricordato ai praticanti più anziani qualcosa di profondamente importante:
“L’ETÀ NON È UNA MALATTIA.”
È una FASE della VITA con i suoi punti di FORZA e le sue ESIGENZE.
La pratica di una persona di sessant’anni NON DOVREBBE imitare quella di una ventenne.
Questa non è una concessione.
È UN’ISTRUZIONE.
In gioventù, la pratica può essere plasmata DALL’AMBIZIONE:
FINO a che punto?
PER QUANTO tempo?
QUANTO?
Ma con il tempo, la pratica pone domande diverse:
Con QUANTA PRECISIONE?
Con QUANTA ONESTÀ?
Con QUANTA COSTANZA?
Le anche CAMBIANO.
La colonna vertebrale CAMBIA.
Il respiro CAMBIA.
I tempi di recupero CAMBIANO.
Questi non sono fallimenti.
Sono INFORMAZIONI.
Nella sala di pratica, lo vediamo ogni giorno.
Una settantenne in Supta Baddha Konasana, completamente SOSTENUTA, che si apre SENZA FORZARE.
Una sessantacinquenne in Setu Bandha CON supporto, il petto che si solleva dolcemente dopo ANNI di PRATICA.
I supporti non sono un passo indietro.
Sono un PROGRESSO in termini di CONSAPEVOLEZZA.
Il praticante maturo non smette MAI di IMPARARE.
La pratica diventa semplicemente PIÙ SAGGIA…

Le parole di Geetaji sono davvero molto sagge. Dopo molti anni di pratica, avendo ampiamente superato i 70 anni, devo riconoscere che non mi è più possibile raggiungere i livelli di dieci anni fa. Ma la Santosha mi aiuta ad accettare questi cambiamenti, verso una pratica meno spinta ma più profonda
Sono d’accordo con te: se noi pensiamo che lo Yoga sia SOLTANTO la prestazione fisica della giovane età, saremo pian piano disillusi da Kala, il tempo che scorre inesorabile. Grazie a Dio Iyengar ha escogitato molti attrezzi grazie ai quali possiamo approfondire MOLTI altri aspetti dello Yoga, fra i quali anche Iswara Pranhidan, la resa al Divino. Un caro saluto 🙏🕉🌞