L’arte di sapersi rilassare 3


yoga-nidra[1]

 

 

Come affronta lo yoga realmente il problema delle tensioni? In primo luogo attraverso la pratica degli asana lo yoga aiuta ad eliminare le tensioni parassite che ci sottraggono energia vitale. Grazie alle ultime scoperte della psiconeuroimmonologia, si è scoperta la grande influenza che le ghiandole endocrine hanno sul comportamento fisico e sull’umore mentale. Mente e sistema ghiandolare sono strettamente interconnessi tra di loro.

La pratica regolare degli asana aiuta a mantenere il sistema ghiandolare in equilibrio e rilassa le tensioni mentali e muscolari, qualcosa che è essenziale per le persone di oggi oberate da ritmi lavorativi sempre più stressanti. Se gli asana vengono svolti con concentrazione, elimineranno velocemente lo stress favorendo la pace della mente. Il praticante si sentirà sollevato, in armonia e in grado di fronteggiare le sfide della giornata con fiducia e senza angoscia.

Grazie anche alla pratica del pranayama il cervello riceve una giusta fornitura d’ossigeno, il carburante di cui ha bisogno per funzionare in maniera corretta. Se non rifornite la vostra auto di benzina questa non si muoverà. Sono molte le persone che non nutrono il loro cervello e il loro sistema nervoso adeguatamente a causa di una respirazione non corretta. Le tossine in questo modo si accumulano nel cervello. Il pranayama aiuta i praticanti di yoga a rimuovere questi veleni e permette al sistema nervoso di funzionare armoniosamente, cosa che favorisce il rilascio graduale di ogni genere di tensione.

Le persone sentono che si stanno rilassando quando si distendono in poltrona con una bevanda, o una sigaretta e leggono il giornale o guardano la televisione. In realtà tutto ciò non sarà mai sufficiente come definizione yogica del rilassamento: queste sono solo diversioni sensoriali dove la mente è impegnata nel “fare un qualcosa”. Il vero rilassamento è in effetti un’esperienza che va oltre tutto ciò. Grazie allo yoga, diventa un metodo sistematico per indurre una completa rigenerazione fisica, mentale ed emozionale.

Durante le fasi più profonde del rilassamento il praticante sembra addormentato, ma la sua coscienza funziona ad un livello di consapevolezza più profondo. In questo stadio intermedio tra il sonno e la veglia, il contatto con le dimensioni subcosciente ed inconscia avviene spontaneamente. Se la coscienza può essere separata dalla consapevolezza esteriore e dal sonno, essa diviene molto potente e può essere applicata in molte maniere, per esempio per sviluppare la memoria, per incrementare la conoscenza e la creatività o per trasformare la propria natura. Questo perché quando il rilassamento è completo la ricettività della coscienza è maggiore, mentre quando la coscienza è collegata ai cinque sensi la ricettività è minore.

E’ lo stato mentale che Patanjali chiama “pratyahara” dove la mente e la consapevolezza sono disconnesse dai canali sensoriali. A causa del processo d’intellettualizzazione, la conoscenza entra che nel cervello non rimane impressa in quest’ultimo. Ma quando grazie al pratyahara la mente si ritira dai sensi, si entra in uno stato in cui non si è nel sonno profondo, né completamente svegli: qualsiasi impressione che entra nella vostra mente in quel momento, diviene potente e lì vi rimane. Qualsiasi impressione voi immettete nella mente subcosciente crescerà e i suoi frutti arricchiranno ogni aspetto della vostra vita. Molte altre cose ci sarebbero da aggiungere e questo non vuole essere un trattato sul rilassamento, ma vuole offrire uno spunto d’approfondimento per i praticanti con esperienza e uno stimolo ulteriore per chi vuole avvicinarsi allo studio di questa meravigliosa arte di vita che è lo yoga. Concludo questo affascinante viaggio nel mondo del rilassamento yogico con le parole di Swami Satyananda  Saraswati :

“Quando la consapevolezza è separata dalle vritti,

Quando veglia, sogno e sonno profondo scorrono come nuvole,

Ma tuttavia la consapevolezza dell’atma rimane,

Questa è l’esperienza del rilassamento totale”.

 

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