Iyengar e il Pranayama

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Cari amici dello yoga, proprio questo mercoledì con i miei studenti abbiamo praticato il pranayama e approfondito alcune nozioni tecniche e filosofiche. Sono tornato il 6 di gennaio dall’India carico di tanta energia spirituale, e subito l’ho voluta condividere coi miei studenti a lezione, approfondendo diversi aspetti della pratica. A tale scopo voglio condividere con voi la lettura di questi concetti spiegati da Iyengar stesso sugli aspetti interni del pranayama, argomento di spicco nelle mie lezioni con i miei studenti e ogni volta mai approfondito quanto merita. Fate riferimento a quel trattato MERAVIGLIOSO che è Teoria e pratica del Pranayama, dove questo aspetto profondo e poco conosciuto viene descritto in maniera molto esaustiva e prendendo spunto dalle varie scritture classiche dello yoga. Buona lettura e… buon pranayama!

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La pratica del pranayama non elimina solo il velo di confusione che offusca la luce dell’intelligenza ma rende la mente uno strumento adeguato per la meditazione”.

“Normalmente il flusso del respiro non è regolare perché dipende dalle condizioni fisiche ed emotive. Occorre quindi regolare il flusso a zig-zag del respiro deliberatamente e con attenzione. Quando tale attenzione sarà inserita nel flusso di inspirazione ed espirazione, saprete che è iniziato il pranayama.

Il pranayama consiste di inspirazione (puraka), ritenzione del respiro (kumbhaka) ed espirazione (rechaka). L’estensione e il prolungamento di puraka e rechaka dipendono dal tempo (kala). Ora inspirazione – ritenzione ed espirazione – ritenzione avvengono nel torace (desa), mentre la precisione (samkhya) viene mantenuta mediante il flusso ritmico e regolare del respiro. Prendete nota che nel puraka il corpo casuale (karana sarira) si muove dalle profondità interiori verso la vastità del corpo, coprendo di spazio tutta la parte grossolana del busto (desa).

La ritenzione (antara kumbhaka) deve trattenere più a lungo possibile lo spazio creato, senza restringerlo. Nella fase di antara kumbhaka il corpo causale, il corpo sottile e quello grossolano si fondono in uno. In rechaka il corpo grossolano (desa) attraversa il corpo interiore per avvicinarsi al centro più profondo e unirsi a esso, senza restringersi pur recedendo dallo spazio. Nel bahya kumbhaka si ha la percezione dello stato di unione in cui il corpo grossolano e i corpi sottili diventano tutt’uno col corpo causale.

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Nel puraka non si inspira l’aria, ma è il Signore in persona che entra in forma di respiro.

Partendo dal pranayama deliberatamente controllato (yoga sutra II, 49-50), Patanjali aggiunge un altro pranayama che trascende il metodo della modulazione deliberata: specificatamente inspirazione, espirazione e ritenzione. Qui la respirazione è eseguita dal respiro stesso, senza premeditazione.

 

Il pranayama come preghiera.

Il Signore Infinito è fuori dal nostro corpo finito e al contempo nel centro più profondo di esso. Il sadhaka inspira l’Infinito e trattenendolo (antara kumbhaka) perfeziona l’unione con il jivatma (anima individuale). Egli non permette che alcun pensiero si intrometta o disturbi tale comunione dell’Infinito con il suo Sé individuale. Nell’espirazione il sadhaka modifica il proprio pensiero lasciando che il Sé abbandoni il Signore, attraverso l’esalazione del respiro.

Tramite il processo condizionante dell’espirazione, egli depone l’essenza stessa della vita come il devoto depone una ghirlanda di fiori ai piedi della divinità prescelta (Ista Devata Vigraha). Nella fase di espirazione – ritenzione (baya kumbhaka) egli attende che il Signore accetti il suo profondo abbandono, e rimanga per tutto il tempo della ritenzione umilmente sereno in unione col Brahman.

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Il pratyahara si cela nel processo stesso del pranayama. La mente ritirata dai sensi esce bramando i piaceri del mondo. Con la pratica del pranayama, i sensi invertono il senso di marcia e vengono fatti rifluire verso la pienezza interiore della mente distaccandoli dagli oggetti del piacere. Nel pratyahara i sensi si abituano al giogo della Luce interiore, che è eternamente pura, reale una e unica”

 

 

Fonte: “Yoganjali”, 70 gloriuous years of Yogacharya B.K.S.Iyengar, Light on Yoga Research Trust.

“Yoga and Dharma”, Astadala Yogamala, Volume 1, pag. 165-166.

 

 

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